La macchina da fottere

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Sono bambole gonfiabili. Le produce la Orient Industry Factory di Tokyo, che poi le distribuisce nel mercato internazionale. Corpo, viso e capelli a scelta, da un minimo di 1.150 dollari per il modello base, a cifre che possono superare i 5000 dollari per le versioni iperrealistiche con la pelle in latex.
La notizia è vera. Ma c’è un racconto di Charles Bukosvski che s’intitola La macchina da fottere e che sembra proprio ambientato lì. E’ la storia di un tale che va in un negozio di bambole gonfiabili e scopre che esiste un modello animato. Il titolare del negozio spiega che quel particolare tipo di bambola geme, si muove e, insomma, dà più soddisfazione di una di bambola ordinaria. Dopo varie domande al venditore e con qualche perplessità, il protagonista del racconto si decide infine a provarla. Ed è costretto ad ammettere che fare l’amore con quella macchina da fottere è meglio che farlo con una donna in carne ed ossa. Il raaconto è nella raccolta Storie di ordinaria follia.

6 commenti

  1. Non amo granchè Bukoswky… non so… mi sembra cerchi (come tanti) lo scandalo facile, sparando sesso ed umori variegati… con redenzioncina finale tramite l’arte… Un MelissaP (che ho solo sfogliato al supermarket…) in pantaloni e ‘mericano (nell’accezione sordiana del termine).
    Il sesso credo che sia oramai oggetto di consumo maschile e femminile. In qualche caso status symbol. Siamo passati dal “non si scopa” al “quante volte si DEVE fare per essere normali?” in pochi anni. Chi parla (scrive) non è un santo. Temo che siamo un po’ tutti bambole gonfiabili. Banalità: ma le superfiche in tv non sono tutte, ma proprio tutte, identiche? I superfichi hanno ancora qualche margine rosicato di individualità… ma quanto durerà?
    A me la pancetta nelle donne la trovo estremamente sexy… 🙂

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  2. Caro Gruppo di lettura Vaiano,
    Bukowsky l’ho letto da ragazzino, e allora m’incuriosiva l’aspetto trasgressivo. Ma quando l’ho riletto qualche anno più tardi, ci ho visto anche un’anima letteraria, che certo non sta nel sesso: sta nella costruzione del racconto, dei personaggi, nello stile, nel mondo che crea in generale. Ti invito a rileggerlo dando più importanza quegli aspetti. Sul paragone con Melissa p non so dirti, non l’ho letto. E quanto alla pancetta nelle donne, bè, è l’unica cosa su cui siamo d’accordo, mi pare. La trovo sexy anch’io.

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  3. Anch’io *gruppo di lettura di Vaiano* condivido il consiglio di *Capaldi* di rileggere Bukowsky, e per gli stessi motivi. E torno a segnalare “Post Office”. Aggiungo anche che Bukowsky mi ha avvicinato a John Fante…

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