Ancora un cuore così bianco

Difficile questa volta raccontare del nostro incontro “casalingo” senza correre il rischio di scivolare nel logorroico, sia per la molteplicità degli spunti offerti dal libro scelto (Un cuore così bianco di Javier Marías) che per la ricchezza e vivacità del dibattito che ne é venuto fuori. Vi lascio solo delle tracce di quello che ha colpito me in quella serata, invitando magari gli altri lettori e lettrici del gruppo ad aggiungere la loro.

Lettori e lettrici… questa è stata la sorpresa: tra le facce nuove anche due uomini. Così come *luiginter* aveva sottolineato la diversa partecipazione di uomini e donne del GdL di Cologno, anche noi siamo rimaste piacevolmente stupite nel notare il diverso modo non solo di leggere nello specifico questo libro, ma in generale di affrontare la lettura e la discussione. Dopo lunghe considerazioni di noi donne sullo stile narrativo di Marías e sulle tematiche proposte, un intervento maschile breve e diretto ci ha spiazzato: “ma dite, secondo voi, lui ama sua moglie?” Una domanda che ha acceso gli animi più di troppe parole.

Altro spunto ricorrente in tutto il romanzo su cui ci siamo soffermati é stato il “segreto”: cos’è un segreto? é giusto raccontarlo al partner o alle persone più vicine? perché lo si racconta (o non lo si racconta)?

Quelli (quelle) tra noi che lavorano con le parole si sono sentite coinvolte dalle divagazioni linguistiche, per altri invece noiose o pesanti. Anche lo stile “a spirale” ha raccolto consensi e proteste. Cercando di tirare le somme Un cuore cosí bianco é molto piaciuto oppure poco o per niente.

E’ stata molto animata la discussione sui vari personaggi e ne sono uscite definizioni interessanti: per esempio il protagonista si é beccato l’etichetta di “uomo beige”, cioè passivo, inetto, osservatore della vita propria e altrui; mentre il rapporto con la moglie ci é sembrato “tiepido”.

Unanime forse la conclusione a cui siamo arrivati: allargare il cerchio di lettura aumenta le angolazioni e le sfacettature possibili. E il libro é spesso un’ottima scusa per trovarsi a chiacchierare, raccontarsi, confrontarsi. Un’occasione preziosa a cui ci stiamo affezionando.

5 commenti

  1. Già, *fenice, la domanda di quel lettore uomo vi ha spiazzate e ha acceso gli animi: “lui ama sua moglie?”.
    Ma spiazza perché non trova risposte o perché trova solo riposte troppo semplici? Risposte incompatibili con lo “stile a spirale” di Marias, che forse è, in fondo, lo stesso stile enigmatico della vita, per cui quella domanda, così diretta, non può trovare una risposta netta, tagliata, priva di pieghe, ombre, digressioni. O meglio, io risponderei: sì, ama sua moglie. Ma forse di un amore dubbioso, che si distrae, si interroga, si ingarbuglia.
    Sappiamo forse definire cosa sia l’amore? E di una definizione che vada bene per tutti e che non muti nel tempo?
    Forse il problema è proprio nel fatto che la scrittura di Marias, come tutta la letteratura di alto profilo, suggerisce più domande che risposte, e ogni volta che proviamo a dare risposte ci sentiamo inadeguati. Colpa anche del cuore così bianco? (o esangue; ma chi ha il coraggio di definirlo “vigliacco” un cuore esangue; e forse un po’ vigliacco finisce con esserlo?)

    ciao a tutti

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  2. Grazie *luiginter* degli ulteriori spunti.
    La domanda ci ha spiazzato perchè riportato di botto forse ad un’essenza che ci eravamo perse per strada (e uso “persE” al femminile non a caso), così prese ad esplorare altri particolari e dimensioni. A me personalmente credo abbia spiazzato per la profondità di questa domanda così semplice. Poche parole che hanno innescato subito una voglia di risposte, tanti cervellini impegnati a capire, a chiedersi, a scavare probabilmente anche nella propria idea che abbiamo del verbo amare.
    Sarebbe bello sentire altre voci…

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  3. già.. la differenza di reazioni a Marìas tra uomini e donne: la stessa cosa che ha colpito anche me!
    forse il libro si prestava moltissimo ad essere letto e discusso da entrambi, proprio per il diverso modo di interpretarlo
    un’altra domanda della stessa voce maschile di “ma secondo voi lui ama sua moglie?” è stata “ma secondo voi lei lo tradisce? con il fascinoso Ranz o con l’insignifcante Custardoy?”
    forse gli uomini sono convinti di avere l’esclusività dell’Amore? dell’amore che ricevono naturalmente!
    l’amore non si può legare, costringere, chiudere negli argini, tantomeno può essere costretto da altri: deve poter uscire e straripare, libero e colorato e in questo modo assumere diverse forme
    Luisa è stata giudicata (dal nostro gruppo) come forse lo è ogni donna che dimostri affetto, sintonia o semplice condivisione di momenti con altri uomini che inevitabilmente compaiono nella vita di tutti i giorni e continueranno ad apparire
    nell’amore e nella vita non c’è un percorso stabilito, guidato, sicuro, tantomeno un finale deciso e stabilito a priori
    e poi juan è davvero un “uomo beige”, come si può non ammirare il giallo oro di ranz o altri colori dell’arcobaleno?
    la vita è esattamente come il modo di narrare di Marìas *non possiamo comportarci, né decidere, né scegliere, né agire in funzione di un finale conosciuto*
    libro splendido!
    il prossimo nostro appuntamento sarà attorno al testo di ‘Ala Al-Aswani *Palazzo Yacoubian*

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  4. Silvietta* ha sottolinetato uno dei tratti che anche a me sembrano decisivi della scrittura di Marìas, una delle forze che tanto inquietano il lettore: l’impossibilità di leggere le storie e le vite (e di rassegnarsi a viverle, sembra voler aggiungere Silvietta) in funzione del finale “conosciuto”, in funzione di un qualsiasi finale. E questo, ovviamente, anche a libro terminato.
    La lettura quindi sembra non avere direzioni, si ferma, si avvita, esita, suscita domande senza dare risposte, non trova gesti e parole certe (le parole: un tema così importante in questo libro che potremmo anche definirlo un libro sul peso da dare alle parole e sul peso da dare alle parole che “non diciamo”).

    ciao ciao

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