Un libro per il giorno della memoria

Per il Giorno della memoria (ritardo di qualche ora ma fa nulla), segnalo: Milena, L’amica di Kafka di Margarete Buber-Neumann (Adelphi). L’autrice (della quale abbiamo parlato tempo fa), moglie di un uomo politico comunista, finisce in un campo di concentramento sovietico nel 1937, e nel 1940 consegnata dalla polizia sovietica alla Gestapo. Viene internata a Ravensbruck dove conosce Milena Jesenska, la donna che Franz Kafka amò e alla quale scrisse lettere d’amore meravigliose. In questo libro Buber-Neumann narra la vita di Milena; una vita ricca di vicende, attività, coraggio, fino alla resistenza contro i nazisti dopo l’occupazione della Cecoslovacchia: venne arrestata e nel 1944 morì nel campo di concentramento.

E voi avete qualche consiglio di lettura per il Giorno della memoria? Scrivetelo qui.

13 commenti

  1. sono molto legata a deaglio, la banalità del bene, storia di giorgio perlasca, un uomo che mi rende fiera di essere italiana. poi si potrebbe leggere, ma è certamente più impegnativo, la banalità del male di hanna arendt. per i ragazzi, per me uno dei libri che ricordo con maggiore affetto è kerr quando hitler rubò il coniglio rosa, che ti racconta quello che accadde ma senza angosciarti. e poi i libri di uri orlev, come corri, ragazzo, corri che è la storia di come lui e suo fratello sono sfuggiti alla morte.

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  2. Riprendo la risposta di Simonetta: per la banalità dl male di Hannah Arendt e per invogliarvi a leggerlo (impegnativo sì ma appassionante) vi riporto questo brano:

    “Ma il guaio del caso Heichmann era che di uomini come lui ce n’erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali. Dal punto di vista delle nostre istituzioni giuridiche e dei nostri canoni etici, questa normalità è più spaventosa di tutte le atrocità messe insieme, poiché implica – come già fu detto e ripetuto a Norimberga dagli imputati e dai loro patroni – che questo nuovo tipo di criminale, realmente hostis generis humani, commette i suoi crimini in circostanze che quasi gli impediscono di accorgersi o di sentire che agisce male”.

    Per capire invece come si è arrivati a questa “normalità”, consiglio una pietra miliare della storia dei totalitarismi: La nazionalizzazione delle masse” di George L. Mosse. Cito l’introduzione di Renzo De Felice (ed. Il Mulino):

    “Il nazionalsocialismo e il fascismo avrebbero introdotto e attuato un nuovo stile politico fondato in larga parte sulla “realizzazione drammatica” di una serie di miti e di culti di massa. (…) Mosse affronta questa “nuova politica” e il suo prender corpo e precisarsi in tutti i livelli , consapevoli e inconsapevoli, di élite e di massa, culturali e politici, in tutte le sue manifestazioni, letterarie, estetiche, architettoniche, teatrali, ecc., e nelle sue forme di espressione attraverso le feste popolari, la musica, la danza e le organizzazioni sportive”.

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  3. Io invece consiglio l’intramontabile “Se questo è un uomo” di Primo Levi, che, per chi non lo sapesse, nel libro racconta la sua esperienza da deportato, un lungo percorso di “deumanizzazione” (passatemi il termine) da una parte, la lotta per sopravvivere dall’altra.
    Lettura obbligatoria per qualsiasi ragazzino, possibilmente con correlazioni all’attualità (Cecenia, Guantanamo, Sierra Leone, Cile….l’elenco è lungo).

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  4. Devo assolutamente segnalare un altro libro sulla Shoah, Maus di Art Spiegelman. La rilettura dell’Olocausto a fumetti (anzi, un lungo romanzo a fumetti) sulla storia della famiglia di questo geniale illustratore che parte dagli anni Trenta e arriva fino alla seconda guerra mondiale. E’ stata la prima opera a fumetti a vincere il Pulitzer e se lo leggerete capirete perché. L’invenzione grafica dei topi-ebrei e dei gatti-nazisti, l’atmosfera che si respira, l’oscillazione continua tra tragedia e ironia ne fa un vero capolavoro. Ecco cosa dice l’autore:

    “E’ come nei cartoni dei Looney Tunes, il protagonista supera l’orlo del burrone e continua a correre a mezz’aria. Così la civiltà occidentale è finita ad Auschwitz e ancora non ce ne siamo accorti. (…) Siamo tutti ebrei… tutti noi su questo pianeta… e Th-th-that’s all, Volk”.
    Come direbbe la nonna di Amos Oz, è così triste che fa ridere.

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  5. Vedi alla voce amore, uno dei primi libri di Grossman e forse uno dei più belli. La storia vista attraverso gli occhi di un bambino dell’Israele di oggi, ma non solo, un libro complesso sia come struttura sia come significato.

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  6. Beh, io consiglio “L’albergo della magnolia” di Lia Levi, la storia di un graduale ma inesorabile processo di degradazione di un ebreo italiano, privato di tutto, anche della propria identità, già prima dell’Olocausto, al tempo delle leggi razziali. Il romanzo, di agevole lettura per i ragazzi, mette in luce le responsabilità dell’Italia in materia di Shoah. Credo sia un’angolatura interessante.
    Quanto a “Se questo è un uomo”, sono perfettamente d’accordo con Sara: è un classico intramontabile, va letto perché è spietatamente reale, ed attuale.

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  7. Mi aggrego a gran voce a chi ha citato “se questo è un uomo”.
    Ne ho letto l’anno scorso di questi tempi dei brevi passaggi con ragazzi intorno ai 15 anni e penso siano rimasti decisamente scolpiti; dopo un momento iniziale di silenzioso sgomento il desiderio di andare oltre, conoscere, interrogarsi e tentare di capire era così forte che non li fermavo più. E questo mi sembra proprio un bel segno.
    Aggiungo alla lista anche “Il bambino con il pigiama a righe” di John Boyne: libricino dall’aria semplice, breve e sembra senza troppe pretese. Ma cattura in modo immediato, senza lasciare il tempo di rendersene conto. E’ un libro per ragazzi ma anche agli adulti penso non faccia male.
    “Se cominciate a leggere questo libro, farete un viaggio con un bambino di nove anni che si chiama Bruno. E presto o tardi arriverete con Bruno davanti a un recinto. Recinti come questo esistono in tutto il mondo. Speriamo che voi non dobbiate mai varcare un recinto del genere.”

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  8. Io consiglio “La luna e la follia” di Isaac Singer, non sulla shoah, ma sono pagine intense di intensa vita ebraica.
    Buona lettura a tutti
    Fulvia

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  9. “Questo è stato”, di Piera Sonnino (Il Saggiatore).
    Un manoscritto rimasto per mezzo secolo nel cassetto e poi ritrovato. E pubblicato solo qualche anno fa.
    E’ una validissima testimonianza di chi è scampato allo sterminio della propria famiglia, ma è anche una grandissima prova letteraria. Un racconto lucido che ripercorre un dramma famigliare e, al contempo, la quotidianità dell’Italia di allora, in un crescendo di indifferenza e di assurda normalità dell’odio.

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  10. Rosetta Loy – La parola ebreo – Einaudi–> italia,leggi razziali.Buona narrazione sottotono,con riferimenti documentari.

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  11. “Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.

    Mai dimenticherò quel fumo.

    Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.

    Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.

    Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.

    Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.

    Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai. […]

    “la notte”
    elie wiesel.
    la testimonianza più alta insieme a Primo Levi

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  12. Io ho appena finito di leggere “Hitler” di Giuseppe Genna, sulla vita del Fuhrer dalla sua infanzia alla fine. Strepitoso e visionario.

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  13. Rimanendo quasi in tema, direi che “Massa e potere” è quanto di più essenziale sia mai stato scritto sul rapporto tra Uomo e Potere.

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