Una famiglia americana – Joyce Carol Oates

Vorrei spezzare l’ennesima lancia a favore di Joyce Carol Oates, questa volta per *Una famiglia americana* (titolo originale, molto più bello: *We were the Mulvaneys*), ed. Marco Tropea.

Tutte le volte che leggo qualcosa di suo, ho come la sensazione che finalmente qualcuno sia riuscito a die quello che _anche io_ volevo dire, ma senza riuscirci. Ad esempio, quando parla il figlio minore, Judd, il piccolino della famiglia Mulvaney:

[…] Ho sempre avuto quella sensazione. Per quanto mi sforzassi non potevo sperare di arrivare a condividere i loro bei giorni, i segreti, le battute. I ricordi. Che cos’è una famiglia, dopo tutto, se non ricordi? Casuali e preziosi come il contenuto del cassetto che in cucina serve da ripostiglio generico. […]

Anche io sono la figlia più piccola…

*Una famiglia americana* racconta le vicende dei Mulvaney, una tipica famiglia americana, appunto, considerata dagli altri perfetta: una bella fattoria nello stato di New York, con animali e piante, quattro figli che sembrano perfetti, tutti si amano e si vogliono bene. Fino a quando una tragedia colpisce la bella figlia Marianne, e la famiglia si disgrega.

Mi ha colpito fin dall’inizio, “Eravamo i Mulvaney, vi ricordate di noi?”, con la carrellata sui sei famigliari, sul paese di Chautauqua, vicino al lago Ontario, fino alla fattoria High Point Farm, proprio come se fosse una cinepresa che si avvicina sempre più al centro dell’azione.

Unica critica contro la Marco Tropea, che ha pubblicato anche i bellissimi *La ballata di John Reddy Heart* e *Storia americane*, la copertina: simile a quella degli altri due (se uno non è attento, pensa che sia lo stesso libro), e che non rende per nulla l’ambientazione della fattoria. Ma amen.

*giuliaduepuntozero

17 commenti

  1. Finalmente ce l’ho fatta: ho letto un romanzo della Oates,che grazie a questo blog e a Giuliaduepuntozero desideravo proprio conoscere. La lista dei libri in attesa è sempre molto lunga e non è facile stabilire le priorità.
    “Una famiglia americana”, letto in una settimana, nonostante le 500 pagine, è stata una piacevolissima sorpresa: una scrittura magnifica per le sorprendenti capacità descrittive e per l’introspezione psicologica dei personaggi.In fondo, se guardiamo alla trama in sè poteva anche essere un libro di 100 pagine, invece la capacità descrittiva e digressiva della Oates riesce a tenere avvinti alla narrazione per altre 400 pagine. E poi quando stai per finire, da una parte vuoi finire per conoscere la conclusione, ma nello stesso tempo vorresti non finisse mai.
    Nelle parti descrittive senti che questa scrittrice è anche sceneggiatrice, per come riempie la scena di particolari.
    Ho letto che questa scrittrice si può inserire in un movimento che con un brutto termine si chiama REALISMO ISTERICO (o POSMODERNISMO o MASSIMALISMO) insieme a Don DELILLO o FRANZEN, autori che amo e che come lei scrivono romanzi fiume in cui prevale il gusto della descrizione senza limiti.
    Non trovo sbagliato questo accostamento , anche se per la Oates mi pare di sentire che chi scrive è UNA DONNA.Ed ora Giulia con quale altro romanzo mi consigli di continuare?
    Se un autore mi interessa non posso non continuare ad esplorarlo in tutte le direzioni.
    E’ successo così di recente con SIMENON ( ieri ho letto IL PRESIDENTE! ) e con PAUL AUSTER!!!

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  2. Scusatemi se mi intrometto in un discorso che mi appassiona molto ( grazie sempre a giulia2.0 che mi ha fatto conoscere J.C. Oates). Recentemente ho letto anch’io ” Una famiglia americana “e l’ho trovato splendido; come osserva xochitl2 si sente che è una scrittura declinata al femminile, ricchissima di particolari e sempre , però , funzionali alla storia . La Oates è una fata ed una strega nello stesso tempo : ti presenta questa famiglia da spot televisivo eppure credibilissima e poi comincia ad avvelenarla lentamente e tu, lettore, rimani avvinto fino al momento in cui ti chiedi : ma come siamo arrivati a questo punto? per poi arrivare, incredibilmente ad un happy end per niente scontato e anche stavolta ti chiedi come si sia arrivati a questo punto. Bellissime le descrizioni degli animali e il rapporto dei Mulvaneys con loro.
    Mi piaceva di più il titolo inglese, certamente più evocativo ( We Were the Mulvaneys ) la stessa cosa con “La figlia dello straniero” che originariamente era” La figlia del becchino” e forse rendeva meglio il senso di estraneamento e di solitudine di Rebecca.
    Ciao Xochitl2…. molto belle le tue recensioni su Simenon!

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  3. Ciao Silvana, perchè parli di intrusione? Io speravo proprio che invece tu intervenissi per approfondire con la tua sempre apprezzabile sensibilità e competenza quanto da me accennato.
    E’ ripeto grazie a questo blog che ho conosciuto questa scrittrice americana,tra l’altro proposta per il Nobel,ma che molti ignorano eppure ha scritto moltissimo e molto è stato tradotto in italiano.
    E adesso che cosa leggo della Oates?..aspetto consigli

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  4. Ciao Xochitl2, ciao Silvana,
    grazie per i vostri commenti! Sono molto contenta di aver trovato qualcuno con cui condividere la mia passione (anzi, vero e proprio amore) per questa scrittrice.
    Allora, iniziamo subito dai consigli per il futuro: premetto che è dura, perché ogni libro, a suo modo, è un capolavoro; poi, come spesso accade, associo un libro a un certo periodo, e quindi il mio giudizio può essere falsato anche da questo. Però, se vi fidate, ne sparo alcuni:
    – *La ballata di John Reddy Heart*: sarà che è il primo che ho letto, quello che mi ha fatto conoscere LEI, di cui non sapevo nulla, sarà che mi sono innamorata anche di John Reddy Heart…
    – *Una famiglia americana*, appunto (condivido il commento di Silvana sul titolo, e non è l’unico della Oates, anzi…)
    – *Blonde*, biografia di Marylin Monroe, anche in questo caso un bellissimo personaggio femminile descritto da una bravissima scrittrice donna che di donne sa proprio parlare
    – *La madre che mi manca*, uno dei libri che ho letto in un momento particolare, quando è morta la mia nonna..
    Poi ce ne sono tanti altri, di raccolte diracconti (se vi interessa vi do qualche titolo anche di questi), uno per ragazzi stupendo *Occhi di tempesta*.
    E ora che ci penso.. anche *The falls* mi era piaciuto un sacco.
    Basta così!
    Fatemi sapere cosa decidete di leggere!
    Un abbraccio

    *giuliaduepuntozero

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  5. Mi sono persa a dar consigli e non ho risposto puntualmente ai vostri commenti… rimedio ora.
    Mi è piaciuta molto, Silvana, la tua descrizione la Oates è una fata ed una strega nello stesso tempo: hai centrato proprio il segno! In tantissimi suoi libri c’è questa vena chiamiamola dark, questa capacità di descrivera la cattivera della natura umana e tutti i suoi aspetti, anche quelli più oscuri. A questo proposito, un esempio molto calzante è *My sister, my love* (*Sorella, mio unico amore* nel rabbrividente titolo italiano), di cui non dico nulla, leggete anche questo, poi mi saprete dire.

    *giuliaduepuntozero

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  6. Chiudo con questo: è proprio vero che è conosciuta poco e poco considerata, avevo letto anche io che è stata candidata più volte per il Nobel, ma nulla.
    I misteri…

    *giuliaduepuntozero

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  7. Sto leggendo due suoi romanzi : “L’età di mezzo ” e “La ballata di John Reddy Heart…devo dire che nonostante il primo sia apprezzabile l’ho abbandonato appena ho iniziato La ballata di J.R.H. Già dalle prime pagine sono stata catturatala dal personaggio, anzi dal modo come la Oates sta costruendo il personaggio attraverso gli occhi, i desideri e la memoria di chi gli è stato vicino senza mai ( mi pare) penetrare nella sua anima . Tra quelli acquistati sui remainders di IBS c’è anche “Le cascate” ma penso di leggerlo più avanti.
    LEI (J.C.O.) è dei gemelli 🙂
    Un caro saluto

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  8. Ciao a tutte le ammiratrici di questa scrittrice … io ho letto ” Una famiglia americana ” ben cinque anni fa, ma mi ha coinvolto cosi’ tanto che ancora lo ricordo anche in piccoli passaggi ! All’inizio la mamma (che lavorava nel piccolo studiolo dietro alla casa color lavanda e che la mattina scriveva bigliettini per ogni componente della famiglia con le istruzioni per la giornata) e’ stata il personaggio che mi ha catturato di piu’, poi pian piano che leggevo, ogni componente della famiglia Mulvaney mi piaceva tanto da sentirlo vicino come un conoscente reale (!) … ma vi ricordate del micio Focaccina, il gatto di Marianne ? ( si chiamava cosi’, no?)
    La Oates ha trasformato questi personaggi in persone reali, per quanto li ha descritti bene … la prima parte del libro sembra quasi una favola o una reclame, dove si vedono quelle famiglie unitissime e allegre … poi nella seconda parte del romanzo si vede come spesso la vita reale per quanto bella possa essere si discosti sempre e comunque dall’ideale.
    Fino ad oggi non ho letto altri romanzi della Oates, ma ho da poco iniziato La ballata di John Reddy Heart, sono alle prime pagine e ancora non mi ha preso come fu con ” Una famiglia americana”, pero’ vado avanti …
    un saluto !

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  9. Joyce Carol Oates: a Goddess. The more books of hers you read, the more you want to read. Her books become an addiction.

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  10. Nessuna estimatrice di JCO ha letto “I’ll take you there” (Un giorno ti porterò laggiù? Ne avevo parlato tempo fa su “I libri più belli del 2012” e mi piacerebbe qualche vostro parere.. Ciao

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  11. @Giulia – Copio e incollo
    UN GIORNO TI PORTERO’ LAGGIU’ di J.C.Oates. Protagonista è una donna senza nome, con un’infanzia priva di affetto, silenziosamente colpevolizzata per la morte della madre dai fratelli e dal padre. Un’intelligenza adamantina e brillanti successi scolastici la portano al college dove cerca, in una confraternita universitaria, quelle sorelle che ha sempre desiderato. Il luogo si rivela inadeguato, la volgarità e l’ignoranza imperversano e la ragazza senza nome ne esce fuori con le ossa rotte.
    “Mi ero convinta che la vita non analizzata, la vita vissuta senza una continua introspezione, senza mettere in dubbio i pregiudizi, i preconcetti e le fedi ricevuti in eredità era follia. Nella nostra vita civilizzata siamo circondati dalla follia, ma ci crediamo illuminati”.
    Poi un amore, a senso unico, controcorrente, scandaloso, con un geniale dottorando di colore, sconvolge la sua esistenza. La donna acquista un nome, che ancora non è il suo, ma non l’amore vero. Il difficile compagno vive nel pensiero, con la convinzione che la discesa nella storia e nel tempo presente schiacci l’individuo. La ama fisicamente in modo brutale, soccombendo a pulsioni che non accetta razionalmente.
    Due eventi inaspettati, che non racconto, altrimenti dico troppo e non invoglio la lettura, mutano la direzione della vita di X. Alcune pagine verso la fine raccontano di un viaggio nell’Ovest dell’America, che è un viaggio anche interiore, verso una libertà nuova. Notevole anche il racconto della camminata in solitaria in un canyon.
    La Oates cita Pascal nell’intestazione del capitolo 30 (la filosofia ha una parte importantissima in tutto il romanzo) che voglio riportare, come emblematica del personaggio:
    “In termini di spazio l’universo mi comprende e mi inghiotte come un atomo; ma in termini di pensiero io comprendo il mondo”.

    Credo ci sia molto della stessa Oates in questo romanzo, anche se della sua vita si conosce poco. La sua estrema riservatezza, e anche il suo aspetto fisico, mi ricordano molto Emily Dickinson.
    Ciao

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  12. Sicuramente e’ un mio limite ma dopo un centinaio di pagine mi sono arresa..troppo prolissa, le descrizioni, i vari nomignoli dei figli , dei vari animali m’irritano mi lasciano fredda, non riesco ad appassionarmi al dramma della figlia e’ una realta’ Americana troppo distante da me..la stessa identica situazione mi e’ capitata con Franzen, mentre amo la Strout..

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