Einaudi ha da poco ripubblicato in un unico volumetto due libri di poesie del grande Franco Loi (1930-1921): Stròlegh. Teater. Andrebbero inseriti nella serie di cui parliamo in “Libri e luoghi” (che deve moltissime delle sue segnalazioni a Mariangela: le trovate nei commenti a quell’articolo).
Stròlegh e Teater, sono dunque opere milanesi, raccontano una Milano popolare, operaia, con la lingua particolarissima di Loi, ricca di invenzioni, di dialetto interpretato a suo modo, di personaggi indimenticabili. Un modo bellissimo, commovente e pieno di forza artistica, per scoprire la storia proletaria di questa città. Strolegh uscì la prima volta nel 1972, sempre da Einaudi. Teater invece è del 1978.
Scrive Lara Ricci sul domenicale del Sole 24 Ore del 24 gennaio che Loi scrisse Stròlegh di getto nel 1970: «uno straordinario stream of consciousness in cui l’autore plasma il dialetto milanese come materia incandescente, mescendolo agli idiomi degli immigrati che da ogni parte della penisola affluivano nei quartieri popolari milanesi, oltre che al colornese materno e al genovese paterno». Racconta soprattutto il quartiere a nord-est della città, il Casoretto, via Leoncavallo, via Teodosio (dove abitava Loi), fino a via Wildt e Sire Raul. Ma anche Piazzale Loreto, che ha ricordato per tutta la vita come il luogo della strage perpetrata dai fascisti il 10 agosto del 1944. Vide i cadaveri ammucchiati uno sull’altro dei 15 partigiani assassinati dai fascisti della Repubblica di Salò (dai quali, è bene non dimenticarlo mai, discendono politicamente le signore e i signori di Fratelli d’Italia oggi al governo). Fra i morti anche Libero Tiemolo, padre di Sergio che è stato amico di una vita di Franco Loi.
Ricci nella sua recensione si rammarica però che Einaudi abbia scelto una ripubblicazione in una edizione anastatica, quindi senza tenere conto di alcune correzioni che l’autore ha apportato negli anni e che sono visibili manoscritti sulla sua copia (conservata nel Fondo all’Università Cattolica) e senza inserire delle note che avrebbero aiutato nella lettura che resta piuttosto difficile.

(Le foto: in apertura: il deposito Atm fra via Casoretto e via Teodosio, Milano. Qui sopra: al Parco Lambro, Milano. Luigi Gavazzi, Ig @luigigavazzi)

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