I muri segregano anche chi crede di proteggersi costruendoli

Ward Jackson, Vertical (1972-1976) (Wikiart)
Ward Jackson, Vertical (1972-1976) (Wikiart)

Nel 2017 la filosofa Donatella Di Cesare ha pubblicato un libro importante, e attuale: Stranieri residenti. Una filosofia della migrazione (Bollati Boringhieri). A pagina 205, scrive di muri:

«L’interrogativo filosofico riguarda il significato del muro, emblema, come ha sottolineato Wendy Brown*, di una sovranità in declino che per farsi valere ha bisogno di teatralizzazione. Non è difficile, dunque, riconoscere i termini di una questione che si ripropone sotto aspetti diversi. Una psicopolitica dei muri rinvia alla tragicità di una segregazione che, malgrado ogni apparente senso di sicurezza, è sempre anche autosegregazione. Chi sceglie di costruire un muro, per la paura dell’altro, per la necessità di proteggersi da tutto ciò che è estraneo, finisce per subirne le conseguenze.» [Pag. 205]

«La nuova frontiera è quella di un Nord che, ancora titubante, e imbarazzato nell’ammetterlo, è nondimeno deciso a contenere, anche a costo di murare la democrazia e di cancellare i diritti umani, la spinta dell’immigrazione che viene dal Sud.» [Pag. 206]


*Il libro di Wendy Brown citato da Di Cesare è: Stati murati, sovranità in declino (Laterza, 2010)

2 commenti

  1. @Tutti

    Luigi, grazie. Su questi argomenti ho trovato puntuale un breve saggio di Luciano Canfora:

    ►Luciano Canfora, “Un fascismo americano e la fortezza Europa” in “La scopa di don Abbondio. Il moto violento della storia”, Laterza, ed. digitale settembre 2018, pp.9/13.

    Canfora parte da una nota scritta, negli Stati Uniti appena entrati in guerra con il Giappone, dall’esule Bertolt Brecht: il drammaturgo ipotizza lo sviluppo di un fascismo peculiare, il fascismo americano, un tipo di fascismo che avrebbe sì mantenuto la forma esteriore della democrazia, svuotandola però del suo significato. Il rischio, oggigiorno, dice Canfora, è che la felix Europa, impotente e subalterna sullo scacchiere mondiale, deglutisca e metabolizzi il “buon” fascismo in quanto americano.

    Come negli USA, anche in Europa i muri, la xenofobia istituzionalizzata e il razzismo di stato sono all’ordine del giorno, l’autore cita lo sbarramento al Brennero, la chiusura della frontiera di Ventimiglia, la politica paranazista di Kurz in Austria, le prodezze di Orbàn in Ungheria, i clerico-fascisti giunti al potere in Polonia, i “gorilla” leghisti al Viminale.

    Non c’è dubbio, aveva ragione Brecht, conclude Canfora, “la fortezza Europa”, sognata dal Fuhrer, ha fatto passi da gigante: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che prevede anche il diritto di spostarsi e di migrare, conta poco nel paese della Rivoluzione Francese ed è carta straccia anche in quello che, nel 1776, ribellandosi al colonizzatore inglese, iscrisse il diritto alla felicità nella propria costituzione.

    Mariangela

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