La democrazia, se non è liberale non è democrazia

Saul Steinberg, Wyoming, 1985
Saul Steinberg, Wyoming, 1985

Poche parole contro la deriva verso la destra nazionalista, xenofoba, fascistizzante e illiberale dell’Italia

Vorrei dire due parole politiche, direttamente e esplicitamente politiche: noi siamo per la democrazia liberale. Quindi siamo molto preoccupati per la deriva del nostro paese verso la destra populista e sovranista, venata di rancore, intolleranza, razzismo, che, come ha scritto giovedì 4 aprile su La Repubblica, Ezio Mauro, vuole la

“ridefinizione dell’Europa sotto la spinta del nuovo radicalismo di destra per recuperare i valori giudaico-cristiani, chiudere i confini, impiantare un sistema di Stati nazionali sovrani, bloccare l’immigrazione, fermare alla frontiera il mondialismo, sconfiggere definitivamente il socialismo, abbattere la resistenza della cultura politica moderata, prosciugare i conservatori e varare l’esperimento finale: separare la democrazia autoritaria ma sovrana, amica delle democrature in Russia e in Turchia, partner della Cina, alleata di Trump ma non degli Usa, definitivamente a-occidentale. Una democrazia illiberale.”

Ecco, sia chiaro, per quanto siamo piccoli e poco influenti, anche se qui si parla di libri e di lettura e se non ci sogniamo nemmeno di rivendicare la lettura come un “valore” in sé, tanto meno un valore esclusivamente liberale (alcuni gerarchi nazisti leggevano e leggevano anche tanto, come ci ha ricordato, fra le altre Hannah Arendt), qui dicevo difendiamo, anche con le unghie, la democrazia liberale. Se non è liberale non è democrazia.

Un commento

  1. Caro Luigi Gavazzi,
    W la democrazia liberale senz’altro, senza dubbi, sempre! Aggiungerei W l’Europa, che – di questi tempi –non ci sta mai male. Anzi, visto che questo è un blog di lettori, mi permetto di raccomandare a chi non lo avesse già letto un testo fondamentale al riguardo – quello che forse ha diffuso nei giorni nostri il concetto di illiberal democracy come sfida alle moderne democrazie: di Fareed Zakaria The future of freedom – Illiberal democracy at home and abroad, Norton & Co, 2003. Più recente, sullo stesso tema, consiglierei anche di Yoscha Mounk: Popolo vs Democrazia, Feltrinelli, 2018.
    Quanto alla citazione di E.Mauro, mi preme sottolineare che i valori giudaico-cristiani esortano, per l’appunto (oltreché a molte altre belle cose che rifletterebbero l’incomparabile umanesimo di tali valori), proprio a NON chiudere i confini, a NON bloccare l’immigrazione, a NON fermare alla frontiera il mondialismo (qualsiasi cosa voglia dire questo termine ambiguo).
    Giusto per restare ai valori giudaico-cristiani basterà citare solo l’A.T.: Non opprimerai il forestiero: anche voi conoscete la vita del forestiero perché siete stati forestieri in terra d’Egitto, Es. 23, 9-11, che va particolarmente bene per noi Italiani, storici emigranti; oppure: Non defrauderai il salariato povero e bisognoso, sia egli uno dei tuoi fratelli o uno dei forestieri che stanno nella tua terra, nelle tue città. Gli darai il suo salario il giorno stesso, prima che tramonti il sole, perché egli è povero e a quello aspira. Cosí egli non griderà contro di te al Signore e tu non sarai in peccato. Deut.24, 14-15, che va pure bene per noi Italiani….maestri di sfruttamento del lavoro in nero, caporalati, etc.
    Inoltre, come ben ricorda Zakaria (che non è certamente né cristiano né ebreo, anzi forse è di famiglia islamica) alle pg. 33-35 del testo sopra citato, the Catholic Church was the first major institution in history that was independent of temporal authority and willing to challenge it. By doing this, it cracked the edifice of state power, and in nooks and crannies individual liberty began to grow. Del resto – qui il N.T. ci vuole! – è noto anche ai laici più risoluti il date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. C’è qualcosa di più liberalmente fondante?
    E’ per questo che i valori giudaico-cristiani, non ostante ogni possibile uso strumentale del termine, costituiscono (a mio giudizio) una tappa fondamentale della (uso qui il titolo del capitolo del libro di Zakaria dal quale è tratta la precedente citazione) storia della libertà umana (e, aggiungerei io: della nostra storia), alla quale non fa male richiamarsi e all’interno della quale si iscrive, per noi, la democrazia (che, come ben dici, dalla libertà non può prescindere).
    Per il resto – per quel niente che vale – sono d’accordo su tutto.
    Felice Celato

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