Ernesto Guevara, lettura e condivisione

Ricardo Piglia, in L’ultimo lettore (Feltrinelli), affronta in modo esplicito la relazione fra il lettore, la lettura, la vita. Ciò che scrive è un ottimo modo per introdurre il passaggio decisivo che porta il lettore a condividere con altri la lettura e a farlo perché la lettura è una faccenda maledettamente seria e decisiva per la propria vita e intende dirlo agli altri.

Piglia scrive un intero capitolo dedicato a Ernesto Guevara lettore. Vale la pena lasciargli la parola: “Spesso ciò che si è letto è il filtro che permette di dare un senso all’esperienza; la lettura è uno specchio dell’esperienza, la definisce, la plasma.”

Guevara ferito, convinto di morire, “si ricorda di un racconto che ha letto”. Lo avrebbe raccontato poi nelle Pagine della guerra rivoluzionaria (che, detto per inciso, ha un tono di voce che ricorda le “confessioni” di un lettore in un gruppo di lettura): «mi misi a pensare al modo migliore di morire in quel momento in cui tutto sembrava perduto. Mi tornò alla mente un vecchio racconto di Jack London, in cui il protagonista, appoggiato al tronco di un albero, si prepara a finire con dignità la propria vita, sapendosi condannato a morte per congelamento nelle zone ghiacciate dell’Alaska. È l’unica immagine che ricordo.»

Guevara sta pensando a un racconto di Farther North, i racconti dello Yukon, “To Build a Fire”. È così bello e importante questo racconto perché, ci dice Piglia, pare che Guevara si sia ricordato, in quel momento cruciale, di una delle frasi finali di London: «Quando ebbe ripreso fiato, e il controllo di se stesso, si mise a sedere e si propose di affrontare la morte con dignità». È interessante notare che qui Piglia non dice che Guevara ha scritto di essersi ricordato di quella frase; forse, lascia intendere Piglia, l’ha detto a qualcuno e comunque l’informazione è arrivata a Piglia. È quindi Guevara che raccontando del momento in cui stava per morire sceglie di farlo parlando di un libro che ha letto e che gli è venuto in mente e lo usa come strumento per dare più senso a quel passaggio fondamentale della vita.

“Guevara”, scrive Piglia, “trova nel personaggio di London il modello di come si debba morire.” Non è lontano questo pensiero da quello di don Chisciotte, “che cerca nelle finzioni che ha letto il modello della vita che vorrebbe vivere”. E non è solo il “chisciottismo nel senso classico, l’idealista che affronta il reale, bensì il chisciottismo come modo di intrecciare lettura e vita. La vita acquista pienezza grazie a un senso che si ricava da quel che si è letto in una finzione”. E che, aggiungiamo noi, assume una dimensione piena e completa quando Guevara lo dice o lo scrive ad altri. È un passaggio decisivo per capire questo ruolo della lettura, sia per come viene letto il racconto, sia per come diventa, tale lettura, esperienza di vita fondamentale, o almeno parte importante di una esperienza di vita che comunque vuole essere narrata a sua volta. La narrazione di un narrato, mediata dalla lettura e dalla vita.

Dice ancora Piglia: “In questa immagine che Guevara richiama nel momento in cui è convinto di morire, si condensa ciò che cerca un lettore di finzioni: è uno che trova in una scena letta un modello etico, un modello di condotta, la forma pura dell’esperienza”.

Tale “costruzione di senso”, “non si trasmette più oralmente”, come diceva Walter Benjamin nel famoso saggio Il Narratore. “Non si tratta di un soggetto reale – sono parole di Piglia – che ha vissuto e che racconta direttamente a un altro la propria esperienza, è la lettura ciò che modella e trasmette l’esperienza, in solitudine. Se il narratore è colui che trasmette il senso del vissuto, il lettore è colui che cerca il senso dell’esperienza perduta”.

Ecco, noi potremmo dire invece che nel lettore che vuole condividere con altri la lettura si crea una trasformazione che unisce in una sola persona il lettore, appunto, e il narratore che Benjamin pensava perduto: il lettore ritorna a trasmettere oralmente la propria esperienza di lettore che è tutt’uno con la propria esperienza di vita.

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