Il lettore che non vuole che gli si dica cosa deve leggere

L’intervista al lettore che non leggerà mai più in un gruppo di lettura, ha spinto qualcuno a osservare che, in fondo, quel ragionamento mette in questione l’intera esistenza dei Gruppi di lettura.
Ma è una posizione estrema, in effetti. Un lettore che non si presti al compromesso nel scegliere il libro è difficile che diventi il lettore dentro un Gdl.

Paul Guiragossian, La Grande Marche (1987)
Paul Guiragossian, La Grande Marche (1987) – WikiArt

Eppure, la faccenda chiama in causa una condizione assai più profonda. Che un lettore potrebbe sintetizzare dicendo che non ne vuole sapere di esperti che gli dicono cosa, quanto e come deve leggere. (Sì “deve” perché gli sembra proprio un’invasione della sfera della libertà di lettore).

Perché è vero che in molti casi i gruppi di lettura in Italia sono figli di istituzioni e atteggiamenti un po’ paternalisti, che, per motivi anche “a fin di bene”, si sentono in dovere di organizzare, scegliere i libri, convocare esperti che ne parlino con i lettori.

Capita di imbattersi in pieghevoli di pregiata fattura, che pubblicizzano l’intero “programma dei Gruppi di lettura della Biblioteca di XXXX”, con i libri “da leggere e discutere”, le date, gli autorevoli esperti che guideranno la discussione ecc.

Ecco, a corso di ripetermi, dico che è un modo per frustrare i lettori e impedire al gruppo di lettura di crescere e vivere felice. Dedicarsi alla scelta del libro è un pezzo fondamentale del l’attività del Gruppo di lettura. Altrimenti il fastidio prevale e si avvertirà l’eco della scuola, dell’esperienza delle letture scelta da altri.

4 commenti

  1. @Tutti @Luigi Gavazzi @Cristina

    Da quello che leggo qui e là, vedo che spesso si tende a confondere il Gruppo di Lettura con la conferenza,con la spiegazione dotta fornita da un esperto.

    A me è capitato di trovarmi in questa situazione equivoca e di farlo presente agli organizzatori: spero non si sia offeso nessuno, tra l’altro la spiegazione dell’esperta era di per sé veramente molto interessante, ma comunque una cosa molto diversa dalla discussione in un GdL.

    Torno solo un momento al lettore che non vuole rinunciare neppure a un pizzico della sua capacità di scelta: certo, davanti ad una posizione così intransigente non c’è possibilità di compromesso, ma, come dici tu Luigi, è un caso estremo. Ci sono a mio parere tante situazioni intermedie dove la scelta del libro determina l’accesso al GdL da parte di partecipanti nuovi, perché li invoglia a frequentare, e altre dove, l’aver privilegiato un certo titolo e scartato altri, produce una sorta di sbarramento all’accesso.

    Rispondo qui a Cristina in merito al numero dei partecipanti: quando il numero dei lettori si attesta attorno alla decina, come dici tu non più di 10/12 persone, è tutto diverso, un’altra cosa. In quel caso è più facile mettersi d’accordo ed è, secondo me, meno probabile che alcuni lettori “subiscano” la scelta del tema. E’ però vero che i gruppi numerosi arricchiscono di più in un altro senso (se si ha un maestro di gioco coi baffi, però, altrimenti viene fuori un quarantotto!).

    Ciao e grazie,
    Mariangela

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  2. Boh, Mari, ma esistono davvero dei Gdl di 18-20 persone? ingestibili e inutili s econdo me. Altro che arricchimento, vedo solo un grande possibile macello.
    Meglio farne due. Già solo all’idea di mettere d’accordo 20 teste, mamma mia, ma a che pro?

    Non conosco Gdl che facciano conferenze stampa, conosco GDL che invitano a volte autori/autrici a parlare magari di un libro letto o da leggere. Mi sembrano due cose molto diverse

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  3. In un caso come nell’altro, sia nella conferenza che nella, ammesso sia corretto definire così il tipo di intervento che descrivi tu,”presentazione del libro” i lettori non sono gli agenti attivi dell’incontro, il protagonista è l’autore o l’autrice.

    I gruppi numerosi sono difficili da gestire, ma, almeno nella mia esperienza, non sono inutili; decidere di “rimanere uniti” non risponde solo a un’esigenza di ordine pratico (indisponibilità spazi, duplicazione degli incontri), ma è determinato proprio dal fatto che negli anni si è creato nel gruppo un legame che non si vuole sciogliere.

    Ciao,
    Mariangela

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  4. certo,Mari, se si invita un autore è lui il protagonista, ma tu puoi porre le domande e tirare le fila del gioco, noooo? se no che sca bio sarebbe? Molti Gdl invitano autori dopo aver letto i libri. E’ un modo per confrontare lettori e autore su un’opera, si fa normalmente, qual è il problema?

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