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I libri più belli, letti nel 2017

Ricominciamo: la prima regola è semplice ed è sempre la stessa: si parla dei libri più belli, letti nel corso del 2017. Conta che il libro sia stato letto nel corso di quest’anno, non conta quando è stato pubblicato o scritto Altra regola fondamentale: il rispetto per gli altri. Ci piace molto il confronto, la…

Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925
Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925

Ricominciamo: la prima regola è semplice ed è sempre la stessa: si parla dei libri più belli, letti nel corso del 2017.

Conta che il libro sia stato letto nel corso di quest’anno, non conta quando è stato pubblicato o scritto

Altra regola fondamentale: il rispetto per gli altri.

Ci piace molto il confronto, la discussione, anche la contestazione dei giudizi altrui; non viene apprezzato, e nemmeno tollerato, l’insulto.

Ogni anno, questo post sui “libri più belli” è una fonte di preziosi consigli (anche contro qualche libro), di analisi, di serenità, di dubbi, di speranze, di riflessioni.

Grazie, come sempre, a tutti coloro che parteciperanno.

Abbracci

Commenti

2.739 risposte a “I libri più belli, letti nel 2017”

  1. Avatar cristina
    cristina

    Carlos, ti do un consiglio con Mercè Rodoreda. apri il cuore, e lascialo palpitare. Poi magari rileggi e troverai anche l’incanto letterario, l’aggettivazione stravagante e sublime, le sospensioni, gli accenni leggeri alla tragedia pesante eccetera ccetera.
    Ma lei vuole una lettura a porui aperti, emozionale, prima di tutto.
    Buona Piazza

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  2. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Tutti @Jezabel @Carloesse @Camilla @Cristina

    Questa volta è proprio colpa vostra perché vi ho letti che parlavate dei dizionari di luoghi esistenti solo nell’invenzione letteraria e mi è venuto in mente che alla mia biblio ne avevo visto uno veramente ricchissimo:

    ►Anna Ferrari, “Dizionario dei luoghi letterari immaginari”, UTET, 2007

    Vi dico una miniera di voci con la relativa spiegazione. Per fare un esempio: al lemma “isola” conto approssimativamente più di 120/130 voci, da “Isola bianca”a “Isola vagante” passando anche per, pensate un po’, “Isola Cristina” (dal romanzo “Il dedalo francese” il cui protagonista fonda uno stato utopico a cui dà il nome della sua amata).

    Questi sarebbero libri da acquistare, in effetti; avevo consultato anche quelli che ha indicato Carlo, molto ben curati anche quelli (di quello di Anna Ferrari penso esista anche la versione digitale).

    Ciao,
    Mari

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  3. Avatar Jezabel
    Jezabel

    @Mariangela
    Grazie. Quest’ultimo sembra veramente il più esaustivo. Non lo conoscevo.

    Quanto ad Orlando, sono andata a vedere l’anno di uscita del film e deve essere stata un’esperienza universitaria. Non credo di avere compreso “tutto”, credo di aver approfondito da allora le problematiche relative alla Woolf. Forse il vero picco è stato raggiunto dopo aver letto THE HOURS, almeno 10 anni dopo.

    Quando ho visto e letto subito dopo ORLANDO, ho capito che era una metafora della difficoltà di canalizzarsi nei ruoli di genere stabiliti dalla società. Alcuni miei amici che lo hanno visto in quel momento, anche persone abbastanza colte, non lo hanno apprezzato o non hanno acchiappato questo aspetto da me tanto decantato.
    Difficile ricostruire a ritroso certe consapevolezze. In ogni caso credo che si possa leggere la Woolf senza approfondimenti ed apprezzarne alcuni aspetti. Altri si apprezzano con la maggior conoscenza dell’autore.
    Questa è la cosa che rende grandi alcuni autori: la fruizione a più livelli. Pensate ai nostri avi, alcuni analfabeti lo ascoltavano da altri, ed erano grandi estimatori dell’opera manzoniana, pur non sapendo tutti i retroscena del romanzo storico e della questione della lingua.

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  4. Avatar cristina
    cristina

    jezz, pure tu, ………dell’ autrice! essendo Virginia una donna (ahahaha).
    ORLANDO è un inno alla molteplicità e pluralità del nostro essere, alla dilatazione, sempre possibile.
    che volessero dire questo quel famoso “uno e trino”?? (sono felicemente blasfema, ebbene sì,o forse no??)

    baci, vado a tagliare i capelli

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  5. Avatar Dani

    Visto che sono sveglia da due ore per colpa dei miei gatti che non sanno che è domenica, vi scrivo un po’ della mia ultima toccante lettura. Volevo colmare una lacuna e non avendo letto quasi nulla di Anna Maria Ortese (solo il Monaciello di Napoli) mi sono presa alla biblio IL MARE NON BAGNA NAPOLI. Pochi racconti, di varia lunghezza: nei primi due si raccontano due disillusioni: una bimba quasi cieca spera che un inatteso paio di occhiali le apra un mondo che le è precluso, nel secondo una donna matura accarezza per non più di mezza giornata la possibilità di una vita affettiva che la vita le ha sempre negato. Dal terzo racconto la terza persona lascia il posto ad un io errante in una sorta di Inferno dantesco che è la Napoli del dopoguerra. Desolazione, miseria, brutalità e nessun Virgilio che ne spieghi il motivo, nessuna legge del contrappasso che giustifichi la sofferenza di molti. Lo sguardo di Ortese si posa sui fatti e raramente esprime un giudizio, ma registra tutto con la precisione di un cronista. La forma è apparentemente semplice, ma in realtà cesellata ,e credo, scelta con cura estrema, allucinata, tagliente e ti si incide nella memoria con termini veramente efficaci nel rendere i quadri vivi al lettore. Nel racconto “La città involontaria” descrive l’edificio dei Granili, nato come albergo dei poveri, poi caserma, viene occupato nel dopoguerra da sfollati senza casa. Lunghi corridoi su più piani, su cui si affacciano stanze sovraffollate, come strade “prive affatto di cielo”, questa frase mi è risuonata nella mente tutto un giorno e alcune pagine le ho rilette tre volte di fila perchè erano perfette e pur se dolorose nel contenuto davvero mi stregavano. Giusto un passo come esempio….
    “Ma quegli uomini e donne e bambini seminudi, e cani e gatti ed uccelli, tutte forme nere, sfiancate, svuotate, tutte gole che emettono appena un suono arido, tutti occhi pieni di una luce ossessiva, di una supplica inespressa, tutti quei viventi che si trascinavano in un moto continuo, pari all’attività di un febbricitante, a quella smania tutta nervosa che s’impadronisce di certi esseri prima di morire, per un gesto che gli sembra necessario, e non è mai il definitivo, quella grande folla di larve che cucinava all’aperto, o si pettinava, o trafficava, o amava, o dormiva, ma mai veramente dormiva, era sempre agitata, turbava la calma arcaica del paesaggio, e mescolando la decadenza umana alla immutata decenza delle cose, ne traeva quel sorriso equivoco, quel senso di una morte in atto, di vita su un piano diverso dalla vita, scaturita unicamente dalla corruzione”.
    Vi è, per ammissione stessa dell’autrice, il prevalere di una natura brutale sulla ragione. Natura quindi in un’accezione negativa, non come madre benigna, ma come mostro che si mangia il pensiero e comportamenti logici, mai uno spiraglio. Mi viene in mente per forza Thomas Hardy, ma non ricordo se lui avesse questa potenza espressiva perchè lo leggevo ai tempi del liceo ed è passato troppo tempo. Comunque qua ogni clichè, ogni visione superficiale ad uso turistico di una città e di un popolo sono smascherati e il mare non bagna per nulla certe contrade.
    L’ultimo lungo racconto “Il silenzio della ragione” sembra discostarsi dai precedenti ma non è così. Questa volta sotto l’occhio impietoso dell’autrice sfilano persone reali: artisti, intellettuali, giornalisti, ma sono quasi morti che camminano, spettri ambiziosi, superficiali, meschini. Non so quanto quest’analisi sia veritiera, ma sicuramente fu questo racconto a suscitare critiche dure e il successivo abbandono di Ortese della città. Nell’edizione che ho letto, del 94, un prologo e un epilogo dell’autrice cercano di spiegare la causa della sua visione così dura della città. Personalmente mi hanno un po’ disturbata, quasi come lei volesse giustificarsi. scusarsi. Ortese porta a spiegazione del libro una nevrosi tutta personale, un suo male di vivere, uno spaesamento dovuto a ragioni che spiega solo in parte. Sinceramente non capisco perchè. In fondo la realtà che fotografava è tuttora così. La guerra e la misera nera di quei tempi sono più lontane certo, ma alcuni mali del Sud sono vivi più che mai, e sappiamo bene quanta afflizione popoli quelle terre (Saviano insegna).
    Comunque prologo ed epilogo a parte è un libro immenso e alcuni passaggi meriterebbero di essere inseriti nelle antologie delle scuole. @Jezz, ci sono?
    Ora ho bisogno che Carlos mi dica cosa leggere dopo di Ortese, anche se non subito: “In sonno e in veglia”, oppure un romanzo? Dai che l’esperto sei tu.
    Poi aspetto il parere di Edita che lo sta leggendo, e prima o poi lo leggerà anche Rosamavi perchè le è stato regalato.
    Vo a farmi un caffè

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  6. Avatar cristina
    cristina

    ecco, Dani, grazie, intanto.
    Nelle cose che hai scritto e descritto c’è la ragione del perchè non riesco ad amare Ortese. Fosca, cupa, allucinata, nevrotica, senza spiragli. Oppure troppo barocca.
    Sempre eccessiva e sconsolata, senza una vera ragione se non nelle sue personali. Perchè Napoli ( che non è tutto il sud, anzi, dal sud proprio è diversa costituzionalmente) è anche vitale, piena di anticorpi, energica, elettrizzante, polimorfa, e…. amorosa.
    Io non riesco ad appassionarmi. Ho rispetto, ma non mi appassiona.

    “quella gran folla di larve…” Nessuna compassione, quasi un’entomologa. Non fa per me. Che differenza con – ad esempio – Elsa Morante. O con , più recente- Elena Ferrante.

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  7. Avatar Dani

    @Cri, ciao. Io invece da un linguaggio così vengo avvinta totalmente. Credo sia segno di un coinvolgimento profondo anche se il narratore impersonale tenta di segnare un distacco. Penso anche che la visione della città possa essere universalmente estesa e diventare emblema delle forze che si contendono l’uomo, sempre. Io lo metterei senza dubbio al livello di grandi classici. Sono infatti curiosa di leggere altro, ma devo far decantare questo. Comunque in cima alla mia pila che aspetta di essere letta guarda caso c’è proprio Ferrante, I giorni dell’ abbandono e sto meditando se iniziarlo o darmi a qualcosa di più leggero.
    Oggi primavera nuvolosa. Io sto cucinando pollo mentre alla radio c’e la Sagra della primavera di Stravinski. Ahah, pensa che contrasto.

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  8. Avatar camilla
    camilla

    @dani e @ Cristina. ho avuto anch’io. il mio periodo per la Ortese. Sono perfettamente d’accordo con Cristina. E Napoli è uno splendore. Le zone buie ci sono in tutte le grandi città e Napoli non potrebbe non averle. Ma se non ci si e’ stati per almeno …una settimana, non si può capirne la grande bellezza. Napoli ha un passato straordinario e la sua regalità e’ vivissima tutt’ora. ☺ Del resto Sorrentino e’ Napoletano a proposito. di grande bellezza.😵

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  9. Avatar cristina
    cristina

    Dani, con Ferrante io NON comincerei coi Giorni dell’abbandono, bensì da L’amore molesto. fidati (ne l’Amore molesto c’è tanta, ma tanta Napoli)

    Sorrentino l’ondivago, la grande bellezza.bruttezza e i primi film magnifici, finisce che dopo un po’ m’ha stufato a fare sempre o’ genio

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  10. Avatar cristina
    cristina

    Camilla, hai per caso letto l’ultimo libro tradotto qua di Chimamanda Ngozi adichie? “Quella cosa intorno al collo”, ho biosgno di saperne qualcosa…

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  11. Avatar rosamavi
    rosamavi

    Ciao a tutti!
    Non riesco molto a seguire il blog, a dire il vero ho anche poco tempo per leggere…ma resisto!
    Intanto mi affaccio per essere stata nominata da Edita e Dani: ebbene sì, venerdì scorso ho di nuovo incontrato Laura Toffanello e Mario Pistacchio, già autori dell’opera prima L’ESTATE DEL CANE BAMBINO, pubblicato da 66th and 2nd . E’ un romanzo di cui parlai qui appena terminato: lo si potrebbe definiscono sia romanzo di formazione, sia noir….fatto sta che a tutti noi che lo abbiamo letto è rimasto nel cuore. Vi incollo una breve sinossi: “Brondolo, alle porte di Venezia, primi anni ’60. Paesino dove ognuno ha un soprannome e qualche volta qualcosa da nascondere. Fossero pure vecchie superstizioni non esattamente scoraggiate dal parroco locale. Vittorio, Ercole, Menego, Michele e Stalino sono ragazzini all’inizio di un’estate lunga e piena di aspettative. Qualche libro da leggere, i genitori da aiutare nei campi, fratellini rompiscatole a cui badare. Ma soprattutto giochi e avventure: epiche partite di calcio riecheggianti le gesta di Sivori e Corso, pesche misteriose, gite segrete di notte e i racconti paurosi di nonno Cestilio (…)”.
    Ora gli autori hanno pubblicato il secondo libro, REQUIEM PER UN’OMBRA, completamente diverso (dicono gli autori e quelli che lo hanno già letto, io l’ho preso venerdì con la loro dedica <3), noir ambientato a Torino con un investigatore per protagonista. A parte l'affetto che ora mi lega a loro per averli incontrati, credo che siano due giovani meritevoli di attenzione, se voleste cimentarvi mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate!
    Buona settimana!
    Rosa
    p.s.: @cristina, giusto per precisare, ma LO pneumatico e GLI pneumatici sono la forma corretta…

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  12. Avatar rosamavi
    rosamavi

    *lo si potrebbe definire, scusate!!!

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  13. Avatar Dani

    Grazie Rosamavi. Sai ne potrei parlare ai miei librai preferiti, di Toffanellioo e Pistacchio intendo. Organizzano spesso incontri con gli autori molto frequentati, ma sono certa che lu conoscono già. Tu eventualmente potresti fare da tramite?
    @Cri non è un inizio con la Ferrante perché ho letto la quadrilogia. Ora però ho comprato questo per cui, dopo una pausa di letture d’altro genere di cui ho necessità, leggerò I giorni dell’abbandono. Magari controllo alla biblio se hanno L’amore molesto

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  14. Avatar rosamavi
    rosamavi

    @Dani, certo che potrei. Loro vivono a Vasto, ma magari tornano già in occasione del Salone a fine maggio!

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  15. Avatar cristina
    cristina

    Pneumatici… quindi la Crusca mi da abbastanza ragione, nel senso che l’uso famigliare, cioè corrente, è il/i pneumatici (leggere gli pneumatici è orribile, e pace se è pure corretto)

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  16. Avatar EditaLara
    EditaLara

    @Cristina a dire il vero per me , che amo la grammatica da sempre, è orribile sentir dire la forma parlata “i pneumatici” , mi si rivolta lo stomaco proprio, quindi per me viva l’opzione più corretta e formale “lo/gli” 😉

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  17. Avatar Jezabel
    Jezabel

    @tutti
    anch’io gli pneumatici…
    La Ortese non c’è.

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  18. Avatar carloesse
    carloesse

    Cara @Dany, mi fa un enorme piacere il tuo interessamento ad Anna Maria Ortese e mi lusinga che tu chieda il mio consiglio per proseguire nell’immersione dentro il suo universo. Compito non facile data la sua complessità, quella che però a mio parere ne fa una fra le più grandi scrittrici del ‘900, e ben superiore, contrariamente al pur legittimo giudizio di Cristina, a Elsa Morante, della quale fu per un certo periodo amica e in stretto rapporto di corrispondenza (a un certo punto bruscamente interrotto).

    Ti dico subito che secondo me dovresti innanzitutto affrontare IL CARDILLO ADDOLORATO, uno fra i romanzi più straordinari della letteratura mondiale, sorprendente per il perfetto equilibrio tra realtà e fantasia magica, tra i toni lievi e quelli drammatici, nella coralità dei personaggi e delle loro storie che si intrecciano in un vortice che ha del miracoloso.
    L’approdo finale alle sue opere principali dovrà essere comunque IL PORTO DI TOLEDO, romanzo impervio e da non affrontare (c’è un forte rischio di abbandono) prima di avere effettuato qualche altre sue letture (romanzi anche meno riusciti o comunque meno maturi come L’IGUANA, o quel piccolo ma preziosissimo (un vero e proprio gioiello) MISTERO DOLOROSO (una variante di un fiabesco racconto incorporato nel “Cardillo”, forse addirittura il nucleo da cui si dipanerà il romanzo), il cui tema con ulteriori e diverse varianti comparirà ancora tra i racconti di IN SONNO E IN VEGLIA e nel PORTO DI TOLEDO stesso.

    Ma IL PORTO DI TOLEDO resta il fondamentale e finale (anche se non definivo) approdo, anche per capire le sue profonde radici totalmente immerse nella città di Napoli, da lei tanto amata e da essa ben poco ricambiata. Non per nulla Ortese affermerà sempre che è questo il libro a lei più caro, il figlio prediletto e così tanto ignorato e bistrattato da critica e pubblico, forse perché ben poco capito.
    Si tratta infatti della sua “autobiografia trasfigurata”, o almeno quella dei suoi giovanili, della sua formazione da completa autodidatta, quelli che spiegano anche il suo isolamento, la sua solitudine, la sua sofferenza e il suo dolore ma soprattutto il senso della “compassione” (e non quella di impronta “cristiana” che sottintende la nostra cultura occidentale, ma in un senso più universale, direi quasi “orientale” di una sorta di panteismo totalmente intuitivo e a-culturale, slegato da qualsiasi religione, che è la cifra “sacrale” sotto la quale andrebbe letta gran parte della sua letteratura (tutta?).

    Niente di più lontano, sempre a mio parere, dalla Ortese “ fosca, cupa, allucinata, nevrotica, senza spiragli” che vedono Cristina e Camilla, ma se vogliamo invece una scrittrice solitaria, isolata, dolente ma mai viscerale, ricca di un amore segreto e non contraccambiato per Napoli, per gli uomini, per tutte le creature viventi. E per il sentimento d’amore in se, privo di asprezza, ma grondante di sincera e profonda compassione, venata semmai di melancolia, di nostalgia, e nutrita da una fantasia del tutto singolare e irripetibile. Che (sempre a mia personalissima opinione) di Morante se ne mangia quattro e di Ferrante anche dieci solo a colazione, e per la quale ho anche azzardato un ardito parallelo con un autore cinematografico a lei pure distantissimo, quale Miyazaki.

    Ti consiglio poi (se vorrai approfondire ulteriormente questa poliedrica scrittrice) di leggere i suoi racconti giovanili raccolti in altre collezioni (“L’Infanta sepolta, “Il Monaciello di Napoli, “Angelici dolori”,..), ma molti dei quali già riportati in qualche modo, e ancora trasfigurati, all’interno di “Toledo” e poi le sue opere più tarde (l’arduo “Alonso e i visionari) e,o i suoi scritti critici (“Da Moby Dick all’Orsa bianca”, “Corpo Celeste”, “Le Piccole persone”, ecc. ) e reportage (“La Lente scura, …).

    Se vorrai raccogliere le mie impressioni sulle singole opere per orientarti meglio almeno su quelle sue fondamentali, ti suggerisco anche di dare almeno un’occhiata alla decina di libri che ho letto e recensito brevemente nella mia pagina di aNobii (si aprono tutte dal mio “scaffale generale” ma le trovi raggruppate in un unico scaffale se clicchi “per autore” alla sinistra dello scaffale stesso che di default dovrebbe aprirsi su “Tutti i libri – dal più recente”.
    Buona fortuna!

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  19. Avatar carloesse
    carloesse

    @Dani, @tutti
    Scusate il lungo spazio del mio intervento qui sopra, m quando si tratta di parlare di una mia vera passione (e quando trovo qualcuno forse disposto a condividerla, come ora Dany) divento incontenibile.

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  20. Avatar wwayne

    3 anni fa sostenni delle prove di accesso per l’abilitazione all’insegnamento di Italiano. In quell’occasione il MIUR emanò una lista di 35 autori sui quali dovevamo prepararci: implicitamente la conoscenza di questi autori era considerata imprescindibile per poter insegnare letteratura italiana.
    La Morante c’era. La Ortese no.

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  21. Avatar cristina
    cristina

    Carlos, davanti alle passioni c’è poco da fare. E la tua, si sente, è autentica e sincera e convinta. Quindi più che legittima.
    Dirò Solo questo, e non prendertela: IL CARDILLO INNAMORATO è stato per me uno dei libri più arzigogolati, incasinati, barocchi, inutilmente arruffati , che ho letto. Nulla mi ha lasciato se non noia, con qualche bello sprazzo descrittivo (molti a dire il vero,) ma è come Bufalino, quasi tutta schiuma ( per me, si capisce, parlo sempre a titolo personale). Magari anche bella, deliziosa, leggiadra, ma sempre schiuma. Alla fine, troppo inconsistente.

    Morante ha una grandiosità del tutto innegabile. Inutile mettere a confronto due artiste e due stili incompatibili e non confrontabili.
    Ma Ortese passa, Morante resta, questo direi che è cosa praticamente assodata.
    In ogni caso, buona lettura e pure buona fortuna a Dani

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  22. Avatar carloesse
    carloesse

    @wW: … e la cosa non mi stupisce minimamente!
    L’ottusità di tutte le “accademie” nei confronti di tutti gli spiriti veramente originali e rivoluzionari è ricorrente e proverbiale. Bach fu ignorato per quasi un secolo (ci volle Mozart per riscoprirne la effettiva grandezza, ed anche allora..); Caravaggio fu bellamente ignorato da tutti dal tramonto della breve stagione dei “caravaggeschi” per oltre due secoli e ci volle Bruno Longhi, solo nel ‘900, per riscoprirlo (anche se le sue opere erano da sempre sotto gli occhi di tutti) e riconoscerlo come uno tra i più grandi maestri in tutta la storia della pittura.
    E di casi simili se ne contano a bizzeffe…

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  23. Avatar carloesse
    carloesse

    Che Ortese passi e la Morante resti lo dici tu, ora. La verità per adesso non può che nascondersi nella sfera di cristallo. Morante (come sempre parere tutto mio) resterà forse come una figura tra le tante nella storia della letteratura italiana, del tutto secondaria (o ignorata) in quella anche solo della letteratura occidentale. La Ortese chi può mai saperlo?

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  24. Avatar camilla
    camilla

    @ Cristina mi chiedi di Adichie QUELLA COSA INTORNO AL COLLO. Sono racconti del mondo di cui facciamo parte tutti. Le esperienze di queste donne che vivono la complessità di questi tempi. La Nigeria e gli Stati Uniti : due realtà lanciate verso il domani, che somiglia a tutto il mondo in cui anche noi viviamo. Niente più. certezze, nessuna pietà . Un immenso fungo sconosciuto ci sovrasta riuscendo a “globalizzare” la paura declinata in tutte le sue forme. Ma anche la forza dei legami ancestrali, il bisogno assoluto di esistere come esseri umani singoli e unici che pretendono un raggio di luce, legami di affetto e di amore, difese troppo fragili dalle umiliazioni continuamente inferte.
    Kimamanda e’ una formidabile e irrinunciabile testimone della complessità e delle contraddizioni in cui tutti,
    ricchi o poveri, sono, siamo travolti . Il cambiamento epocale non è. mai stato tanto veloce e violento.

    E’ uscito il terzo libro di Hisham Matar.IL RITORNO. Lo ho appena cominciato ma mi coinvolge come i due precedenti. Un grande scrittore un’ Africa vicina vicina. ( recensione bellissima su Internazionale 31 marzo/6 aprle 2017)@tutti ciao. Cam

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  25. Avatar carloesse
    carloesse

    PS: Il CARDILLO è “addolorato” e non “innamorato”!
    (ma stai tranquilla, è un lapsus in cui, per qualche strana ragione, incorrono spesso quasi tutti, specie tra chi non l’ha letto o comunque per nulla amato).
    😉

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  26. Avatar wwayne

    @Carloesse: La Ortese nel mio caso non è neanche passata, nel senso che ignoravo chi fosse prima che il suo nome saltasse fuori in questa sede. Ad ogni modo, il fatto che fosse una scrittrice provocatoria e rivoluzionaria già me la rende simpatica.
    Anche sul lavoro apprezzo gli studenti che sanno porre domande provocatorie e destabilizzanti, se comprendo che lo fanno per sincera curiosità intellettuale e non per il puro gusto di irritare o mettere in difficoltà il professore.
    Tuttora ho uno studente così. All’inizio lo adoravo, e infatti quando scoprii che aveva un mucchio di insufficienze mi ripromisi di difenderlo quando avremmo discusso della sua eventuale bocciatura.
    Poi la settimana scorsa ho saputo che questo ragazzino non soltanto ha l’abitudine di far forca, ma dato che si annoia ad andare a giro da solo, cerca anche di convincere gli altri a bigiare le lezioni insieme a lui. Tra questi studenti che lui ha portato sulla cattiva strada ce ne sono alcuni anche molto intelligenti e volenterosi, che senza la sua cattiva influenza mai si sarebbero sognati di fare una cosa del genere.
    Da quel momento in poi ho cambiato totalmente opinione: non solo non lo difenderò a fine anno, ma sarò il primo a chiederne a gran voce la bocciatura. Un elemento così negativo per la classe va estromesso il prima possibile.

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  27. Avatar camilla
    camilla

    @ carlos. Io ti capisco benissimo. Una passione letteraria e’ una bella, bella Cosa. Io tra contemporanei amo Banville e quando qualcuno si interessa a lui mi sento in Paradiso. Ma so bene che la Mia passione e’ derivata dall’aver letto tutto Il possibile su B. Riconosco il suo stile e ogni singolo protagonista di ogni romanzo perciò la lettura diventa una specie. di amore e di gratificazione. Non può. nascondermi nulla e ogni suo libro ( non i suoi gialli) mi riporta ad altri suoi precedenti. Ma come e’. possibile incontrare qualcuno che abbia la mia stessa passione?
    Io non ho grandi passioni di questo tipo per nessuna/o scrittore italiano.Amo molto Proust e possiedo…di tutto su di lui. E su tutti gli autori che amo. Penso che Ortese sia una scrittrice di culto e solo una sua approfondita conoscenza permeta il giusto apprezzamento. La Morante
    non credo che ” resterà” pur essendo molto
    brava. Ha scritto anche libri non belli e fastidioso come ARACOELI ma tutto molto legato a piccole realtà. La Ortese potrebbe essere internazionale e…riscoperta. La stazza la ha. Io non la conosco e ho cominciato IL CARDILLO e altre cose che ho piantato a metà. Comunque capisco la tua passione e spero che qualche Dani e altre si facciano contagiare. E’ magnifico leggere con amorevole passione. ciaociao. cam

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  28. Avatar carloesse
    carloesse

    @wW
    Non entro nella tua vita professionale e non ho alcun elemento, se non la tua impressione, per entrare nel merito. Se tu senti di essere nel giusto fai bene a seguire la tua scelta (sentiti naturalmente anche i tuoi colleghi).

    Quanto ad Ortese, tengo a precisare che non fu mai intenzionalmente provocatoria, e se rivoluzionaria fu, lo potrà dire solo il futuro, e comunque suo malgrado. Non lo era certamente nel suo temperamento schivo. Fu “solo” una scrittrice totalmente autodidatta, coraggiosa perchè rifiutò qualsiasi compromesso con nessuno (neanche con se stessa), tirando dritto per le sue scelte e le sue convinzioni senza seguire alcuna scuola e alcuna corrente culturale o di pensiero e senza crearne alcuna propria, pagando questo con un continuo isolamento e la sua totale emarginazione, sino alla sua morte (1998).

    Emblematico fu il “caso Priebke” (al momento della sua scarcerazione, quando ormai era un novantenne rincoglionito):
    “….La indigna il caso di Erich Priebke, l’ex ufficiale delle S.S. coinvolto nell’eccidio delle Fosse Ardeatine, in quel periodo in attesa di giudizio in carcere da diversi anni prima. Nella vicenda legge la metafora del perenne accanimento del vincitore sul nemico ridotto all’inerzia e all’umiliazione. Prende carta e penna e scrive a Il Giornale. Il 12 gennaio 1997 la Ortese firma sul quotidiano milanese una richiesta di pietà per il «lupo sconfitto». Sottolinea la «dignità con cui accetta […] tutto il rituale solenne della giustizia insieme con i ricordi di quello che ormai era il suo Paese, e della moglie lontana». Si domanda: «Come dunque ci si aspettava che morisse, per il nemico?». Ne nasce un’odiosa polemica, nella quale si sbizzarriscono i professorini della sinistra. Tabucchi ritiene «oltraggioso e deplorevole» l’intervento della Ortese, altri se la prendono con «l’intenerita coetanea del nazista». Lei non si scompone e reagisce, scrivendo un pezzo significativamente intitolato Quest’Italia che mi è straniera: «La terra sta diventando una fossa atroce per i deboli […] e quell’uomo è vecchio e solo […] e abbiamo torto ad identificare questa idea […] con il vecchio nazismo. No, il nazismo è oggi un altro ed è universale e, in qualche modo, perché universale, invisibile». Quel nazismo è oggi rappresentato dalla dittatura del conformismo, di chi non accetta che altri possano avere opinioni diverse dalle proprie e che, invece di argomentare, preferisce l’insulto.”
    ( da questo link:
    http://blog.ilgiornale.it/appetiti/2015/03/09/anna-maria-ortese-la-scrittrice-controcorrente-che-difese-priebke/?repeat=w3tc

    …e come vedi non ho alcuna remora nel citare come fonte un giornale “di destra” ( e da me aborrito) quando penso che abbia ragione ben più di quanta ne ebbe l’intellighenzia imperante (e conformista) dell’epoca. La sua categoria della compassione per l’essere umano e di rinuncia al senso di giustizia puramente vendicativa andava ben al di là del comprensibile per chi pone la politica o l’uso della storia per i suoi fini, per quanto nobili possano essere o sembrare.
    E qui sta tutta la sua grandezza e la sua “universalità” che (mi dispiace ribadirlo ancora, e che potrà forse ancora irritare qualcuno, ma ripeto essere solo e ancora solo una mia personalissima opinione) Morante non possiede.

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  29. Avatar carloesse
    carloesse

    Errata corrige: il caso “Ortese-Priebke” montò al momento della sua condanna (1997), e non a quello della sua scarcerazione (la pena dell’ergastolo fu commutata in arresti domiciliari per l’età)

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  30. Avatar wwayne

    @Carloesse: Mi sono già consultato con alcuni dei miei colleghi, e tutti hanno condiviso il mio allarmismo e la mia decisione di ostracizzare il ragazzo. Che peraltro potrebbe averci risparmiato la fatica decidendo di ostracizzarsi da solo, dato che è da una settimana che non lo vedo.
    Comunque fai male ad aborrire la destra. Specialmente in questo momento: dato che la sinistra è spaccata, anzi è ridotta in macerie, siamo l’unica cosa che separa gli italiani da un governo pentastellato. Nella sfida con Grillo partiamo fortemente svantaggiati, è vero, ma siamo gli unici a potercela giocare.
    Riguardo a Priebke, se fosse stato un lupo sconfitto allora la clemenza sarebbe stata un atto buono e giusto. Ma lui non era un animale privo di raziocinio, bensì un uomo che aveva razionalmente scelto le tenebre. E allora di clemenza per lui era inopportuno anche solo parlarne.
    P.S.: Apprezzo moltissimo la tua decisione di non entrare nella mia vita professionale.

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  31. Avatar Domenico Fina
    Domenico Fina

    Premesso che tra le grandi scrittrici italiane del ‘900 (Ortese, Morante, Campo, Romano) la mia preferita è Lalla Romano 🙂 be’ riconosco la grandezza di alcuni libri di Anna Maria Ortese, Il cardillo addolorato ad esempio è una capolavoro di grazia dolente e briosa. Il porto di Toledo invece lo iniziai molti anni fa e lo lasciai, mi sembrò troppo straniante, astruso, non trovai la chiave per entrare; diciamo che su alcuni aspetti della narrativa di Anna Maria Ortese sono innamorato, il senso profondo di compassione che nutre per ogni essere vivente e la sua ansia panica verso l’immane cosmo (si leggano le prose de In sonno e in veglia). Meno mi sono congeniali alcune prose che alludono agli spiritelli o alle presenze invisibili e magiche nelle nostre esistenze. Notevoli sono anche i racconti de Il mare non bagna Napoli.

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  32. Avatar cristina
    cristina

    devo specificare…Si, è addolorato, non innamorato, accidentaccio.
    Quando ho detto Ortese passa, Morante resta, intendevo nella mente, nel cuore, non nella storia della lettetura. Chiedi a chi vuoi di La storia, o de L’isola di Arturo e vedrai che sono scolpiti nei cuori e nelle menti. Impossibile scordarli.
    Chiedi dei libri di Ortese e restano brandelli di veli di nuvole, scale spaziali verso balaustre, e così via…. In questo senso. Mi scuso se sono stata poco chiara

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  33. Avatar carloesse
    carloesse

    @wW
    Dovresti sapere bene che per me tra grillo e salvini sarebbe come scegliere tra satanasso e belzebù. E poi ‘sta destra che tanto ti piace non ci ha governato per vent’anni conducendoci al disastro? E questi (con o senza il Berlusca) non sono gli stessi loschi figuri (ora capitanati da quel bel campione di modernismo che è il lepeniano Salvini) ? Se questo è il “nuovo che avanza” io mi faccio frate e mi vengono i i brividi solo a pensarlo!!! Ma ti prego, lasciamo perdere la politica, tanto tra noi sarà sempre un discorso tra sordi.

    Tornando invece alla Ortese:
    1) Non è tanto l’esito del “caso Priebke” in sé che voglio mettere in discussione, quanto l’essersela presa con lei fino all’ostracismo, all’insulto, al non volere capire il suo volere partecipare al dibattito culturale allontanandosi dai canoni della giustizia come convenzionalmente applicata (essenzialmente in modo vendicatorio ed espiatorio), per esprimere un parere fuori del coro, che tenesse in considerazione anche la pietà e la compassione che, secondo il suo sentire, si dovrebbe concedere ad ogni essere vivente a prescindere dalle sue colpe, e anche (qui sta il vero scandalo per il conformismo) in mancanza di pentimento. Tu dici che non era un “lupo sconfitto”. E cos’era allora, un agnello vincitore? Un pericolo ancora vivo per la nostra società? E’ invece proprio questo questo il vero pericolo che, secondo lei, tutti noi sempre corriamo. Noi tutti (giudici, accusatori e accusati, innocenti e colpevoli, le nostre storie, i nostri percorsi umani, giusti o sbagliati che siano o siano stati, rischiamo di perdere la nostra unicità, la nostra umanità per diventare simboli ad uso di vincitori e vinti delle nostre battaglie, a volte anche un po’ meschine.
    2) @Domenico:
    le allusioni agli “spiritelli”, alle presenze magiche e invisibili a te “poco congeniali” sono invece proprio imprescindibili secondo me per comprendere appieno tutta la sua poetica, anche quella più apparentemente “realistica”. Perché lei in fondo, come il Leopardi che tanto amava, non crede più nel vero, che le appare un inganno, e crede invece in una natura fatta essenzialmente di sentimenti e di pensiero. Per lei come per il poeta di Recanati è solo qui che risiedono il vero e il reale, chiusi tra “i misteri del cielo” e “il dolore del mondo”, quelli che solo El Greco riuscì a cogliere e rendere come immagini dipinte e che solo a Napoli le parve di riuscire a “toccare con mano” proprio perché è in quella città trovò “strettamente confusi, stretti e amalgamati tra loro”, “ la felicità più cantante e il dolore più lacerato, la santità e la dissolutezza, la pietà e la voluttuosa ferocia, troni e galere, mercati ed altari, i canti di gioia degli eletti e il singhiozzo lamentevole del dannato…” (da “Un personaggio singolare” in “L’Infanta sepolta”).

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  34. Avatar Jezabel
    Jezabel

    @tutti
    non amo la Ortese, anche per me è una scrittura ostica, ma sento e so che è una grande, per i suoi interventi e per l’intenzione dei suoi scritti.
    Le letterature da cui studiamo in fondo nascono per il liceo e se almeno gli autori fossero citati per avere partecipato al dibattito culturale, i testi sarebbero completi.
    Invece no. Alcuni autori ci sono perché dai loro libri sono stati tratti degli sceneggiati, altri ci sono perché “se non lo metti sembra che ce l’hai con lui perché era omosessuale”, altri non ci sono – come la Ortese – perché alcuni professoroni non l’hanno capita e via discorrendo.

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  35. Avatar carloesse
    carloesse

    Ciao @Cri,
    io credo di avere capito bene cosa intendi, ma mi dispiace, il “chiedi in giro” non è un metro che io consideri affidabile. Specialmente per confrontare un’autrice rinomata e bene o male conosciuta da tutti (LA STORIA fu anche realmente un best seller) con una generalmente misconosciuta e spesso bistrattata e confinata (proprio per la sua personalissima originalità) in una nicchia secondaria.
    Preferisco sempre affidarmi a ciò che è rimasto inciso nella “mia” mente e nella “mia” memoria.

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  36. Avatar cristina
    cristina

    come vuoi Carlos, e va benissimo.
    Ma comunque io ho scritto chiedi a chi vuoi, non chiedi in giro. è un pochino diverso…

    Che Morante sia conosciuta da tutti/e, no, non credo proprio, guarda.Non più oggi.
    Ortese bistrattata e confinata ? io non lo so, mi fido di te, ma forse quelle erano vecchie questioni fra i gruppi intellettuali (?!!) dell’epoca .oggi a chi vuoi che importi?
    E diciamo così, a te piace di più Ortese e a ma assolutissimamente Morante.

    Ma, se vogliamo andare un attimo oltre, pensiamo che esistano parametri o graduatorie più oggettive a cui rifarsi sul valore – diciamo riconosciuto e inconfutabile – di scrittori e scrittrici?
    La domanda è sincera, se no tutto resta assolutamente nell’ambito fluido e inafferrabile – nonchè soggettivo – del gusto personale.
    Qual è il metro affidabile ( oltre al proprio piacere e gusto personale?)??

    Jezz, le letterature da cui studiamo?
    ma non mi ricordo nemmeno un bif delle letterature da cui ho studiato, la mia “cultura” – o meglio conoscenza – è tutta venuta dopo, almeno per il novecento, fatta sulla mia pelle e sulla mia curiosità ed esperienza.
    La Ortese non c’è perchè alcuni professoroni non l’hanno capita? mah, forse perchè non è considerata una “maggiore” nell’immiserito elenco da manuale di letteratura liceale.
    Ripeto, io l’accosto spesso -per arricciamento stilistico e affabulazione super schiumosa – a Gesualdo Bufalino, per me illeggibile. (eppure conosco gente di vaglia che lo adora Bufalino eh)

    Ma in certi aspetti Ortese è simile a Virginia Woolf – in alcune parte gioiosamente inventive.
    Ma quei brani su Il mare non bagna Napoli erano invece così tetri, cupi, impietosi che a me questa scrittrice – che non mi è antipatica – resta di fronte inerte, non ho voglia di intavolare un dialogo con lei.

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  37. Avatar EditaLara
    EditaLara

    @Carloesse , ho cominciato a leggere “Il mare non bagna Napoli” su “folgorazione” di Dani, ancora non mi esprimo, è presto, ma oggi ho pensato a te per questo romanzo e anche per una citazione che ho trovato perfetta per noi che abbiamo colto l’essenza della magia della “Città incantata”, che fortunatamente abbiamo tra le dita (per dirla alla D.Fina) la chiave di quel mondo; ecco in fb mi piace la pagina di Corto Maltese ( di cui ho dei meravigliosi dvd ma qui si aprirebbe un’altra bella disquisizione 🙂 ) e proprio in quella pagina sono incappata in una citazione di Derrik Jensen, autore e attivista che non conoscevo ma che forse merita un approfondimento!

    “Noi abbiamo un bisogno di incanto che è profondo e sacro quanto il nostro bisogno di cibo e di acqua.” Derrick Jensen, “The culture of make believe”

    di questo stesso autore mi ha colpita un’altra frase :
    “Ogni mattina quando mi sveglio mi chiedo se scrivere o far saltare una diga. Non sono del tutto convinto di aver preso la decisione giusta. Scrivo libri e sono un attivista. Allo stesso tempo mi rendo conto che non è né la mancanza di parole né la mancanza di attivismo ad uccidere i salmoni qui nel Nord-ovest. E’ la presenza delle dighe”.

    …i collegamenti infiniti che ci portano da un libro all’altro , da un autore a un altro e ci fanno incontrare come lettori..meravigliosi !
    buona giornata a tutti

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  38. Avatar Domenico Fina
    Domenico Fina

    Carloesse hai letto “Cleopatra va in prigione” di Claudia Durastanti, pubblicato da Minimum fax lo scorso anno? Secondo me potrebbe piacerti, è un bel racconto lungo ambientato nella periferia romana, scritto con sguardo straniante che a tratti ricorda Anna Maria Ortese. Claudia Durastanti ammira la Ortese, oltre ad essere una giovane scrittrice attenta a tutti i linguaggi e le tendenze internazionali (vive a Londra, è nata negli USA, spesso torna a Roma e in Basilicata dove ha origine la sua famiglia); insomma ha lo stesso piglio inquieto e viaggiatore di Anna Maria Ortese fatte salve le ovvie differenze, per carità.

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  39. Avatar Dani

    @Carlo che dire? Grazie, sei stato più che esauriente. Farò tesoro e appena sarò pronta per Ortese leggerò il Cardillo (faccio un giro anche su Anobi). Ora però devo abbassare un po’ la pila dei libri in attesa prima che crolli. Che Ortese manchi dalle antologie comunque non va bene. Che scherziamo? Pagine de La città involontaria sono quanto mai attuali ed educative, o di altri racconti de Il mare non bagna Napoli. Certo il dubbio che sia stata emarginata di proposito viene.
    Comunque a me piace anche Morante. Perché fare confronti, mica è il caso?

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  40. Avatar carloesse
    carloesse

    @Cri,@Editalara@Dani
    D’accordo sostanzialmente su tutti i vostri interventi. Quanto al confronto Ortese-Morante certo, ognuno è in grado di crearsi la propria scala di valori. Tutti i miei “pipponi” precedenti erano solo per sottolineare quanto io consideri un po’ sopravvalutata l’una e decisamente sottovalutata (e che quindi a mio parere necessiterebbe di una rivalutazione) l’altra.
    E lo ripeto, secondo i miei personalissimi metri di giudizio. Secondo me solo il futuro ci potrà dire qualcosa di più.
    Quanto a IL MARE NON BAGNA NAPOLI è secondo me un’opera minore nella sua produzione, e solo parzialmente rappresentativa di questa scrittrice, i cui veri capolavori sono altri, che ho già citato. E non mi dilungo oltre.

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  41. Avatar carloesse
    carloesse

    @Domenico
    No, Claudia Dursanti non la conosco. E quindi ti ringrazio per la segnalazione.
    Ciao

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  42. Avatar carloesse
    carloesse

    @Cri
    Non a caso a me Bufalino piace….
    😉 Ciao

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  43. Avatar Dani

    @Edita, il Derrick Jensen mi sta ssssimpatico. Comunque i commenti sono all’ora solare

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  44. Avatar EditaLara
    EditaLara

    all’ora solare ??!
    quel Jensen deve essere una spina nel fianco di molti , forse troppo estremista? sincero o furbetto ? mahh 😉

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  45. Avatar cristina
    cristina

    ecco vedi Carlos? de gustibus

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  46. Avatar wwayne

    @Carloesse: Del tuo commento mi ha colpito in particolare questo passo:

    rischiamo di perdere la nostra unicità, la nostra umanità per diventare simboli ad uso di vincitori e vinti delle nostre battaglie.

    A mio giudizio il concepire la vita come una continua battaglia, dove di volta in volta ci sono necessariamente un vincitore e un vinto, non significa assolutamente perdere la nostra umanità. In tal caso sarebbe disumano anche Omero, che nell’Iliade fa emergere esattamente questa visione del mondo. Lui aveva capito prima di tutti che al contrario è proprio della natura e della vita umana buttarsi in mille battaglie, cercare forsennatamente la vittoria, lottare con tutte le proprie forze per affermarsi. Questo concetto era valido ai suoi tempi, è valido oggi e lo sarà anche tra mille anni.
    L’unico cambiamento che c’è stato è nel modo in cui queste battaglie vengono portate avanti: per paura dell’atomica abbiamo smesso di farci guerra nel senso classico del termine, ma l’umanità continua a dare libero sfogo al proprio lato conflittuale in mille altri modi. E questo non è necessariamente un male: se andassimo sempre tutti d’amore e d’accordo come in una gigantesca Pleasantville, probabilmente dopo una settimana la noia ci mangerebbe vivi.

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  47. Avatar camilla
    camilla

    @ww. proprio. oggi in Siria hanno usato i gas venefici e contemporaneamente hanno bombardato gli ospedali dove i sopravvissuti speravano di essere soccorsi. A volte mi chiedo se vuoi sbalordire a tutti i costi. Poi ti proclami credente e perdoni tutti…Ti rendi conto di quello che hai detto? Professore.👹 cam

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  48. Avatar wwayne

    @Camilla: Il fatto che io sia credente e incline al perdono non significa che io mi faccia illusioni sulla natura umana. E il fatto di cronaca da te riportato conferma la mia visione. Anzi, la visione di Omero: sarebbe intellettualmente scorretto spacciare per proprie delle idee altrui.
    Noto che continui a mettere in mezzo la mia professionalità anche quando non c’entra assolutamente nulla. Ma ti perdono.

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  49. Avatar cristina
    cristina

    la follia dei credenti è la più perniciosa. Ego dixi.

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