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I libri più belli, letti nel 2017

Ricominciamo: la prima regola è semplice ed è sempre la stessa: si parla dei libri più belli, letti nel corso del 2017. Conta che il libro sia stato letto nel corso di quest’anno, non conta quando è stato pubblicato o scritto Altra regola fondamentale: il rispetto per gli altri. Ci piace molto il confronto, la…

Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925
Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925

Ricominciamo: la prima regola è semplice ed è sempre la stessa: si parla dei libri più belli, letti nel corso del 2017.

Conta che il libro sia stato letto nel corso di quest’anno, non conta quando è stato pubblicato o scritto

Altra regola fondamentale: il rispetto per gli altri.

Ci piace molto il confronto, la discussione, anche la contestazione dei giudizi altrui; non viene apprezzato, e nemmeno tollerato, l’insulto.

Ogni anno, questo post sui “libri più belli” è una fonte di preziosi consigli (anche contro qualche libro), di analisi, di serenità, di dubbi, di speranze, di riflessioni.

Grazie, come sempre, a tutti coloro che parteciperanno.

Abbracci

Commenti

2.739 risposte a “I libri più belli, letti nel 2017”

  1. Avatar Cristina
    Cristina

    Non conosco Pynchon, ma Camilla, ad esempio, tu Thomas Bernhard lo chiami un giazoi?? Per capire. Anche a me piacciono le scritture calde, ma forse, c’è giazoi e giazoi…

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  2. Avatar camilla
    camilla

    @ cris Thomas Bernard e’ bollente da togliere la pelle. Imparagonabile .Una cultura di tradizioni antiche ,profondamente diversa, Europea , né. distopica o post moderna. T.B.lo amo moltissimo e lo leggo spesso. Quei pezzi orecchiuti e sottolineati, che sono per me grandi avventure e speciale nutrimento.Ti direi alcuni americani “giazoi” ma devo controllare come si scrivono. Li ho visti…una volta sola. ba i 😉 cam

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  3. Avatar camilla
    camilla

    @ Editalara per caso nel librone di Montesano Lettori selvaggi si parla di Derek Walcott .?😁

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  4. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @tutti @Editalara @Cristina @Camilla

    Camilla, hai tirato fuori l’aggettivo giusto: Pynchon in certi punti è proprio “disturbante” e penso che lo faccia pure apposta a prendere un po’ per il naso il suo lettore e certamente non scalda il cuore come riesce a fare John Banville, che ho scoperto grazie ai tuoi suggerimenti

    Adesso che sto rimeditando il libro alla luce della stampella che mi sono procurata (ho già dichiarato la mia fonte e certo non spaccio per mio il pensiero altrui), penso che per apprezzare questo romanzo devo cercare di coglierne i messaggi. Guido Almansi di questo autore sottolinea i temi ricorrenti: innanzitutto la preoccupazione apocalittica che ricorre spesso nei suoi romanzi (l’idea di qualcosa che incombe sull’individuo, può essere la burocrazia, il mercato, qualcosa che ci annichilisce); la confusione tra realtà e rappresentazione, tipica del nostro mondo (è un elemento che rende difficile la lettura: credi di essere tu lettrice a non comprendere invece è proprio l’autore che riesce a mandarti in confusione); l’incapacità dell’esser umano di seguire la velocità del mondo contemporaneo che pure ha concorso a creare, oppure, che è stato indotto a creare senza volerlo (questo nel romanzo si sente molto, in effetti: tutto sembra accelerato, certe scene sembrano un film girato in fretta).

    Con la sua introduzione nell’Oscar Mondadori, Almansi aiuta anche a decifrare alcuni simboli. Innanzi tutto quelli legati all’onomastica (Pynchon è un grande inventore di nomi). Poi quelli di altri elementi che certo non avevo colto, a cominciare dal numero 49 presente nel titolo; 49 è un titolo liturgico: sono 49 i giorni che dividono la Pasqua dalla Pentecoste e non è un caso che la notizia dell’eredità è comunicata ad Oedipa per telefono da un uomo che si esprime in lingue diverse (una sorta di glossolalia). Insomma, come afferma lo stesso Almansi, che pure di Pynchon tesse le lodi, un libro esigenze, forse un libro per lettori masochisti.

    Da questo volume per me scaturiscono due conferme: i romanzi di certi autori postmoderni sono difficili e bisogna iniziarli quando si è predisposti; Guido Almansi, che avevo già incontrato a proposito di Calvino, merita tempo e attenzione perché è critico attento e profondo.

    Ciao,
    Mariangela

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  5. Avatar EditaLara
    EditaLara

    @Cam mi spiace , non c’è nel “Librone” .
    Io lo conosco poco, ho letto solo qualche poesia da “mappa del nuovo mondo”, forse c’ero arrivata seguendo Mussapi ..

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  6. Avatar cristina
    cristina

    Ma mariangela,
    a priori io ,un libro che per capirlo un po’. devi avere una guida , anzi un interprete e un mediatore, ma anche no.
    Lo accetto per la Divina Commedia o per Boccaccio, ma oggi, qui, ora, no. Un libro o è autosufficiente o non è.

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  7. Avatar Dani

    @Cri (e Mari) in effetti sono d’accordo con te. La mediazione mi interrompe l’emozione e non sono mai riuscita a leggere la Commedia di Dante proprio per quel motivo. Lo concepisco per motivi di studio ecco… Approfondire è bello e aggiunge valore a una lettura, io lo faccio ma a libro finito. Se diventa necessario in corso d’opera preferisco evitare… ma è cosa personale,,potendo scegliere. E ho sempre una scelta così vasta!!

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  8. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Cristina @Dani @tutti

    Questo era un libro veramente particolare, solo con “Il maestro e Margherita” ho dovuto procedere in questo modo, per puntiglio, dico la verità. Non ho nascosto che con “L’incanto del lotto 49” il piacere della lettura è spesso venuto meno.

    Proprio sulla necessità che un libro sia “autosufficiente” perché si possa dire mi è piaciuto ho sotto mano un bell’esempio, proprio un caso che mi ha fatto riflettere in questi giorni su questo discorso (che probabilmente avevate già fatto quando io non conoscevo il libro in questione). Anch’io sono sempre stata convinta che per dire che un libro mi ha regalato piacere di lettura non se ne devono leggere altri prima. Forse ho cambiato idea. Visto però che i lavori sono ancora in corso (non la lettura del libro, che ho terminato, ma la decantazione) non posso spiegarmi adesso.

    Ciao,
    Mariangela

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  9. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Tutti @Cristina @Edit
    Un veloce ringraziamento a Editalara che l’ha suggerito e a Cristina che lo ha individuato come libro adatto a me (Cristina, mi sa che mi sopravvaluti!!).

    Di tanti nomi mi è capitato sott’occhio quello di un pittore molto amato, Vermeer, ho letto e ho subito trascritto qui sotto:

    “(…) la Bellezza è rivoluzionaria, chiede il capovolgimento delle parvenze del mondo e della società, perché in un mondo ingiusto la bellezza non ha senso: il regno a cui la bellezza chiama non è quel regno dell’Economico che abbatte la sciagura sugli uomini attraverso il lavoro coatto o la mancanza coatta del lavoro: in un senso molto preciso e materiale, la bellezza non è di questo mondo ma vuole il mondo nella bellezza, ed è la cosa che non serve a niente ma senza la quale niente di ciò che serve è necessario: non qui e non ora ci si può davvero perdere nelle estasi quiete di Vermeer, ma qui e ora si può sussultare ricordandosi attraverso Vermeer che esistono la bellezza, la calma, il lusso, l’ordine e la voluttà di una vita diversa dall’inferno che ci è dato nel regno storto dell’Economico: guardiamola, la ragazza con l’orecchino di perla, nella luce di sogno della sua verità: guardiamola, a lungo e beatamente, e sapremo che perché essa diventi reale non resta altro da fare che capovolgere quel mondo che ci fa credere che quel sogno sia solo un sogno.”

    [Giuseppe Montesano, “Lettori selvaggi dai misteriosi artisti della Preistoria a Saffo a Beethoven a Borges la vita vera è altrove”, Giunti, 2016, pp. 521/522]

    Ciao,
    Mari

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  10. Avatar cristina
    cristina

    naturalmente a qualcuno/a non sarà sfuggita la citazione di Baudelaire che Montesano fa senza dirlo…

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  11. Avatar Dani

    @Mari, ciò che riporti mi offre un assist straordinario al mio commento sulla mia lettura appena conclusa, dove la bellezza dei quadri Vermeer si equivale a quella della musica. Copio e incollo, perchè scrivo su word, così mi evito strafalcioni.

    Con il passo di una formica ho finito di leggere IL TEMPO DI UNA CANZONE di Richard Powers. Un gran libro, poderoso, scritto da una persona che, si percepisce, ha una formazione scientifica. Non solo per le disquisizioni sulla fisica di uno dei protagonisti (che non capivo per niente, ma non importa), ma proprio per la struttura del linguaggio e l’impianto collettivo del romanzo. Powers gioca con il tempo del racconto esattamente come l’ebreo emigrato David Stromn nel libro fa con le sue definizioni di un tempo senza confini, un eterno presente, dilatato in tutte le direzioni cronologiche. C’è un punto di inizio della storia: l’incontro tra David ebreo tedesco fuggito in America negli anni ’30 e Delia, nera, al concerto di Marian Anderson, quello è il punto fermo a cui gli eventi più volte ritornano. Dalla loro unione “vietata” da un razzismo inestirpabile prendono vita i fatti del racconto. Voce narrante uno dei loro figli, Joseph Strom, personaggio che opera una costante mediazione tra la sorella che, calata nella storia, sceglie il terreno della protesta, le Black Panters e Jonah il fratello consacrato alla musica. Lui sta nel mezzo, non si schiera, in modo a tratti fastidioso, salvo riscattarsi verso la fine con una trovata geniale che concilia i due mondi.
    La musica rappresenta un ulteriore livello narrativo che viaggia su un binario sopraelevato, sopra la storia, sopra il tempo. La voce perfetta di Delia prima, di Jonah poi, raggiunge quell’altezza finchè non si contamina con il piano degli eventi. Il talento puro di Jonah Strom ha la forza di una vocazione che chiede di essere espressa e non lascia spazio ad altro. L’adesione alla musica diventa per lui una fuga claustrale dai legami famigliari e dal mondo, con le sue violenze, le proteste, i cortei anti razziali, le uccisioni: gli unici due momenti in cui accetta di calarsi nella storia saranno fatali, per la sua voce, che si contamina, e per la sua vita. La musica (anche un po’ il mondo della fisica) che dà inizio al racconto con l’unione di David e Delia sarà in tutto il romanzo l’unico luogo possibile in cui le differenze si appianano e gli opposti si ricompongono, le fratture famigliari si saldano: ma è un’oasi, un luogo al di là del tempo, un livello superiore. Il mondo non appare pronto a superare le divisioni e tragicamente irrompe nelle vite descritte portando divisione, incomprensioni e morte. Non mi soffermo troppo sulla musica: per un’invasata come me sono state pagine esaltanti, scritte da un conoscitore della materia di sicuro (Cam ti sarò grata eternamente per avermi segnalato la lettura!!!). Il canto è vivisezionato in ogni sua possibilità, in alcuni episodi diventa l’unica modalità espressiva. I gemiti dell’amore si fanno note, timide, crescenti, definite. Alcuni momenti di imbarazzo si liberano in un canto collettivo, le diversità si mescolano in contaminazioni canore originali e inedite. Insomma per me puro godimento. Le citazioni abbondano in ogni campo e ogni tempo: musica classica, lieder, R&B, folk..fino ai ritmi del rap.
    Devo dire tuttavia che la grande capacità di scrittura di Powers (innegabile) non mi ha mai accesa nel profondo, nonostante la materia fosse per me appassionante. Non so bene spiegare perchè: azzardo che forse la sua formazione scientifica lo porta a mantenere un certo distacco che ha indotto anche alla mia percezione del libro. Può sembrare una contraddizione, ma non lo è. Da un lato leggevo avidamente le pagine sulla musica, sul canto in modo specifico, dall’altra gli eventi, che pur erano “forti” e potenzialmente coinvolgenti non mi emozionavano, fatta eccezione per alcune pagine. Che dire… ho come la sensazione che questa storia elaborata, piena di dolore, di arte, sia stata osservata da un microscopio, attento a raccogliere ogni particolare, ma senza quel pathos che pochi sanno davvero trasmettere. Non so, mi ha ricordato un po’ McEwan, altrettanto preciso, scientifico, ma spesso “distaccato” a parte alcune eccezioni, come Chesil Beach o Espiazione. Forse in altri romanzi Powers ha saputo superare questo limite. Qualcuno ha letto altro?
    Naturalmente diffonderò Il tempo di una canzone a manetta tra miei compagni di canto

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  12. Avatar camilla
    camilla

    @ Marian. non è necessario leggere più. libri di uno stesso autore per gustarne appieno UNO. E’ importante legge più. libri di un autore PER conoscerlo a fondo. L’autore intendo .Ciao. cam

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  13. Avatar EditaLara
    EditaLara

    @Cristina, per la citazione, se ti riferisci a ” la vita è altrove”, Montesano dice immediatamente all’inizio del libro che la frase è di Rimbaud .

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  14. Avatar camilla
    camilla

    @ Dani. sono felice che la voce di Jonah ( infantile, adolescente, uomo ) e la musica che sembra di esserci dentro, ti siano piaciute. Il romanzo comunque non riuscirai a dimenticartelo. Certo c’è. in questo libro materiale preziosissimo per 5 grandi libri. Forse troppo? Io ho letto tanti libri di Powers , tutti di impronta “scientifica”, razionali . Eppure la passione spesso si insinua. Il più emotivo (per me) e’ il bellissimo. SPORCO DENARO. Ma sono passati tanti anni. E ora tu li fai rinascere. Bravissima. Cam

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  15. Avatar cristina
    cristina

    Dani,
    qui sopra il link alla poesia L”invitation au voyage, di Beaudelaire, da cui la citazione “calme luxe et volupté” usata da Montesano

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  16. Avatar EditaLara
    EditaLara

    @Cristina io ho pensato alla citazione del titolo, comunque Montesano cita espressamente Baudelaire moltissimo in tutto il libro e in particolare questa bella poesia che parla di “là-bas” a pertire da pag.21 .
    Devo dire che questo è davvero come una miniera di pietre preziose, le primissime pagine mi hanno d’aria i polmoni e fatta respirare perché interpretano alla perfezione la mia idea di presente e i miei concetti di cos’è Leggere e cosa sia la magia di cui parlavamo giorni fa.
    I contemporanei sono espressamente esclusi tranne rare eccezioni, più avanti spiegherà perché, comunque questo Lettori selvaggi è ciò che aspettavo da tanto, che nei miei vagabondaggi letterari e artistici avevo provato a immaginare, a cercare, ed ora eccolo qui, con le sue pagine lisce e sottili e piene di Grazia che mi danno gioia al solo toccarle!

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  17. Avatar Dani

    @Cri, sai che mi piace Battiato. Quindi non potevo resistere. Voce iniziale di Manlio Sgalambro.

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  18. Avatar cristina
    cristina

    Grazie Dani, anche a me piace Battiato moltissimo, ma lo conosco non abbastanza, e questa proprio non la conoscevo. ( il video è tremendo però…noo?)

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  19. Avatar Dani

    @Cri si, video molto new age, brutto assai. La canzone è tratta dal primo album Fleurs: una raccolta di cover di brani belli belli: De Andrè, Endrigo, Aznavour, Trenet. Ti piacerebbe sai?

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  20. Avatar cristina
    cristina

    si un po’ l’ho sentita la raccolta di Fleurs….che tipo che è Battiato, eh!

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  21. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @tutti @Editalara @Cristina
    Edita, in effetti le sei pagine introduttive del libro di Montesano da te suggerito sono molto significative. Qui solo uno stralcio:

    “I tempi sono sempre difficili per chi non abbia le palpebre cucite dalla menzogna o dalla rassegnazione: e con questo? Per coloro che vogliono vivere più vita, la magia che evoca altre vite e altri mondi è sempre a portata di mano, e la veglia ebbra che ci estrania dalle superfici per stare più vicini al cuore delle cose, è sempre possibile. Le letture decisive per la vita sono sentieri tracciati da banditi della parola, del suono, del colore, della forma, della conoscenza, sentieri che bisogna imparare a seguire come avventurieri, pronti ad afferrare l’occasione che cambia la vita: perché sui sentieri la notte viene presto.”

    [Giuseppe Montesano, “Lettori selvaggi dai misteriosi artisti della Preistoria a Saffo a Beethoven a Borges la vita vera è altrove”, Giunti, 2016, “Percominciare”, pp. 8/9]

    Di questo libro esiste l’ebook, che oltre ad essere più comodo costa meno della metà: è un acquisto che devo considerare!

    Ciao,
    Mariangela

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  22. Avatar EditaLara
    EditaLara

    oh..no dai, un del genere in ebook è un sacrilegio !

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  23. Avatar Mariangela
    Mariangela

    Sacrilego è non leggerli, i libri, non poterli portare appresso con facilità; senza parlare della possibilità, con l ereader, di fare le ricerche con l apposita funzione: lui cerca e io leggo senza sfogliare quasi 2000 pagine! (È vero che c’è l indice dei nomi, però, mi sembra comunque meno pratico).

    Ciao,
    Mariangela

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  24. Avatar cristina
    cristina

    oddio no, la polemica carta contro ereader noooo!! vi scongiuro

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  25. Avatar Domenico Fina
    Domenico Fina

    Nessuna polemica Cristina, sull’ebook 🙂 ma Mariangela sottolinea alcune caratteristiche che condivido e che rendono l’ebook stimolo ed estensione nel mondo dei libri e non una limitazione come alcuni ritengono. L’ebook costa la metà (sulle novità) e ci consente di avvicinare autori che non conosciamo o che non ci sono congeniali senza prendere una fregatura completa, ma semmai a metà, nel caso in cui non dovesse piacerci. Se un autore che ci ispira poco dovesse pubblicare solo su cartaceo non lo acquisteremmo. Prendi John Banville che è uno scrittore importante ma finora non mi ha convinto del tutto, ho acquistato il suo ultimo ‘La chitarra blu’ come ebook. Io giudico una casa editrice anche dalle pubblicazioni degli ebook, se pubblica solo cartacei non mi piace affatto. La NN lo ha capito e fin dall’inizio pubblica cartaceo ed ebook per ogni uscita. Inoltre l’ebook costituisce un modo per far resuscitare libri scomparsi, poiché pubblicare un ebook per un editore costa praticamente nulla, è un file word, si trovano in formato elettronico libri che in cartaceo sono scomparsi da anni. Non è azzardato pensare che libri scomparsi e che amiamo molto (per me Il segreto de L’anonimo triestino pubblicato da Einaudi nel 1961 e irreperibile da sempre) possano tornare a vivere in formato elettronico.

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  26. Avatar EditaLara
    EditaLara

    D’accordissima con le buone caratteristiche elencate dell’ebook, io pure li leggo , di sera nel letto leggerezza e retroilluminazione sono ottimi ma a volte, per alcuni libri, il piacere del tocco e dello sfogliare per me è imprescindibile. solite cose che si dicono insomma.
    condivido però un’impressione di Rosamavi di tempo fa, a volte gli ebook mi lasciano la sensazione di non aver letto.

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  27. Avatar claudio
    claudio

    Ho finito da qualche giorno il libro di McEwan NEL GUSCIO. Ho aspettato, come faccio di solito, qualche tempo per metabolizzare al meglio la lettura (mi capita sia per i film che per i libri di avere bisogno di un po’ di tempo per inquadrarli al meglio). Devo dire che è un buon libro come lo era stato il suo penultimo LA BALLATA DI ADAM HENRY. Come vi avevo anticipato in un post precedente la parte di narratore in prima persona è svolta da un feto in procinto di nascere. Si tratta di una detective story e il feto svolge la parte di narratore ‘ascoltando’ dalla madre e dal suo amante, fratello del marito, i discorsi per eliminare il terzo incomodo. La scrittura di Ian è, come al solito, elegante. Rispetto a libri precedenti ha diminuito il dettagliare delle situazioni e cio’ fa si che ne guadagni lo scorrere della storia (ricordo che in SABATO raccontava di una partita di squash che impegnava pagine e pagine del racconto).
    Rimane sempre, con Marias,Coe,Grossman,Yehoshua e Oz, tra i miei preferiti, quelli da leggere a prescindere, autore con una cultura sterminata (si evince da interviste rilasciate) e una facilità di scrittura che rende semplice il narrare.
    Un ciao a tutti,

    Claudio

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  28. Avatar claudio
    claudio

    Scusate tra i miei preferiti ho dimenticato il leader : Murakami.

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  29. Avatar cristina
    cristina

    Domenico,
    le tue argomentazioni sono interessanti. Ciò nonostante io – che nulla ho contro chi legge gli ebook – preferisco il libro vero e proprio, e per i libri introvabili la vecchia cara, infaticabile e sorprendente Biblioteca!
    Poi dipende da come uno legge: io – se il libro è mio e se è interessante – sottolineo, commento a margine, annoto sulla prima di copertina l’anno, il commento generale, qualche parola.
    Non detesto i mezzi elettronici ma li trovo effimeri, quindi inadatti a una lettura letteraria che per me almeno, effimera non può essere mai. Tutto là.
    Per i libri ” a rischio”, prima leggo tramite Biblioteca poi, se vale la pena, acquisto e lo faccio mio.

    Sto leggendo KKENT HARUF, dopo il molto bello LE NOSTRE ANIME DI NOTTE di cui aevo scritto qualcosa, ho letto il primo libro della TRILOGIA DELLA PIANURA.
    La stile è s empre asciutto, stringato, eppure rudemente toccante. I dialoghi ( di poche parole) sono irresistibili nel loro dire l’impaccio a comunicare, e l’incapacità di dialogare davvero.
    Letterarura super super americana ( nel senso di United States), quella del mito proprio : pianura, paglia, vento, polvere, stalle, cavalli, vacche, coyote, macelli, bazaar e esistenze molto solitarie scolpite in pochi tratti eppure efficacissimi.
    I due vecchi fratelli scapoli, silenziosi e buoni, i due ragazzini curiosi e feriti nell’amore, l’insegnante che aspira a una seconda chance nella vita sentimentale, il vecchio padre rabbioso con l’Alzheimer, la ragazzina sventata e a suo modo coraggiosa….. Ha un’attenzione Haruf, verso le vite “piccole”, quelle degli anziani e dei bambini in particolare, che rende con estrema misura, piena di compoassione e tenerezza.
    Assomiglia, il suo, allo sguardo di Elizabeth Strout, ma lui è più asciutto, indagatore e va più a fondo, all’essenza dell’umanità.
    E lo fa per una strada di sottrazione, con uno stile all’apparenza semplice , in realtà ponderatissimo e pieno di rigore.
    Niente male davvero, per uno scrittore di quella parte del mondo che in genere io trovo non troppo interessante.

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  30. Avatar Domenico Fina
    Domenico Fina

    Cristina non hai preso in considerazione che non tutti purtroppo vivono in zone con biblioteche fornite 🙂 la mia qui ad Avezzano ha tutta l’opera completa di Fabio Volo ma non ha neppure un libro, per dire, di Coetzee, Alce Munro, Antunes eccetera.
    Su Haruf ho notato che mai c’è stato un consenso così unanime, una cosa quasi sconcertante, anche su Anobii o sui forum più disparati, sulla rete in generale, nella recensioni della stampa. Non c’è una sola critica negativa, questo fatto me lo ha quasi reso poco attraente, io ho letto Benedizione di Haruf quando uscì due anni fa (è stato il primo della collana NN) e mi sembrò un libro onesto ma non un capolavoro. Leggerò gli altri quando si saranno calmati i clamori, tutti mi dicono devi leggerlo – non sai cosa perdi – e più me lo dicono e più mi viene a noia 🙂 neppure Guerra e pace o Madame Bovary hanno lo stessa unanimità di consensi. Aspetterò. Credo che NN abbia fatto un’operazione riuscitissima al di là delle loro più agognate aspettative, se pensi che Canto della pianura è stato pubblicato appena uscì, nel 2000, da Rizzoli e non se lo filò nessuno, già questo fatto è indicativo per rappresentare come la fortuna di un libro e di un autore alle volte siano davvero imprevedibili per un editore.

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  31. Avatar EditaLara
    EditaLara

    @Domenico ecco una voce fuori dal coro allora 😉
    Ho finito da poco il Canto della pianura e devo concordare sul fatto che anch’io l’ho trovato un bel libro, onesto come tu dici, ma assolutamente non un capolavoro.
    I personaggi sono belli, veri, ma lo stile di scrittura io l’ho trovato semplice al limite del tema scolastico, scarno ma in modo esageratamente descrittivo, un uso del passato remoto continuo e ripetitivo che mi infastidiva. I personaggi mi sono rimasti molto impressi, ma ad alcuni mancava del tutto la passione, nel senso della rabbia o dello scatto in avanti, sembrava tutto troppo calmo. In generale è stata una lettura molto piacevole, e talmente semplice che andava benissimo anche la sera con la stanchezza delle 23.
    Leggerò Le nostre anime di notte perché so che è molto piaciutoba Camilla e mi fido dei suoi gusti. Insomma un romanzo che rende bene l’immagine delle grandi pianure americane, e che può essere letto in contemporanea ad altro.
    Ciao 🙂

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  32. Avatar camilla
    camilla

    @ marian e domeico fina
    Sulla comododita’ la velocita’per accedere alle informazioni,alla letteratura, alla conoscenza gli oggetti Ebook, Kindle e i pdf scaricati sul computer sono utili e dilettevoli. Il libro e’ robusto.e’ scrittura visibile su uno sfondo di contrasto, la quale, come ha dimostrato la stele di Rosetta,potra’ essere recuperata anche a distanza di millenni.La tecnologia digitale non offre nessuna garanzia di futuro recupero nella trasmissione del sapere qualora accadessero avvenimenti che la interrompessero .
    Il libro invecchia portando con se’ le tracce del passato da una mano all’altra. L’identita’ di un libro e’ unica , anche di un solo esemplare stampato in milioni di copie.Difficile pensare che dopo di noi possano passare ai nostri posteri gli amati tablet. Insomma sarebbe terribile per l’ umanita’ la ” perdita” del libro. ( tratto da James Bradburne ). Detto questo l’amore per il libro, il nostro libro, con le nostre note i nostri segni e’ imparagonabile a oggetti …transeunti. Il libro e’ la nostra stele di Rosetta. Prezioso. ciao cam
    Anche io uso Kindle, Ebook se serve. Anche il microonde uso. Ma non li posso amare. baci cam

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  33. Avatar EditaLara
    EditaLara

    Cavolo davvero non esistono critiche a questo autore se non positive!! Anche a me è piaciuto ma ..boh ..

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  34. Avatar camilla
    camilla

    @ editalara No no non ho amato ī buon Haruf. Hai capito male. Nell’epoca del DISINCANTO il buon Haruf si e’ immaginato un macondo tutto suo. Ma ne riparlero’ baci cam
    Tientelo caro il tuo librone selvaggio di carta . Forse sara’ preziosissimo per i tuoi nipoti e bisnipoti. Questa e’ la vita. E i nostri libri psrleranno per noi anche …dopodomani. Cam

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  35. Avatar camilla
    camilla

    @ domenicofina ci siamo accavallati con i post. Apprezzo molto il tuo . Cam

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  36. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Camilla
    Spero di trattare i libri un po’ meglio di quanto mi riesca di maneggiare gli utensili da cucina, altrimenti sì che siamo fritti, in senso letterale!

    Ciao,
    Mariangela

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  37. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @tutti
    Che certi libri siano stati impropriamente relegati alla letteratura per l’infanzia si affannava a spiegarlo anche una mia indimenticata professoressa, molti anni fa, non posso quindi invocare l’ignoranza perché non è che non lo sapessi che forse valeva la pena leggersi qualche titolo famoso, lo sapevo bene, ma il danno era stato fatto: la nomea di libri per bambini e certe trasposizioni cinematografiche avevano diminuito se non azzerato il loro apeal. Certi romanzi famosissimi non li avevo mai letti da piccola e certo non mi veniva in mente di andarmeli a prendere passati i vent’anni, mi sarebbe sembrato un ripiego, sinceramente. Da allora, fino a “Il richiamo della foresta”, scoperto due settimane fa, di questi titoli celeberrimi non ne avevo mai letto uno.

    Lunga premessa per dire che sto ascoltando “Moby Dick”, dalle teche RAI, e ne sono semplicemente estasiata e mi sto chiedendo come abbia potuto, come lettrice, trascurare per tanti anni un titolo di questa stazza (coi termini marinareschi in realtà sono ancora un po’ imbranata, ma imparerò anche quelli). Vi dico, lo sto trovando così coinvolgente, così ben scritto e così ricco di temi che solo ora mi rendo conto di che opera sia.

    Mi direte che quella dell’audio RAI è una riduzione, ma io penso di guadagnare in interpretazione quello che perdo in testo: l’attore che legge è bravissimo! Dovrebbe comunque arrivarmi a breve anche il libro per integrare la lettura e fare i confronti.

    Tutto questo anche a causa dello sprone di Editalara, che ci pungola a non assecondare i pregiudizi (Edita, sempre colpa tua!)
    Ho invece mollato “Ventimila leghe sotto i mari” perché l’ascolto non trovava terreno intonso: il ricordo di non so quale film mi toglieva il piacere della scoperta, quindi ho deciso di cambiare … imbarcazione e di rimanere … in superficie.

    Ciao,
    Mariangela

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  38. Avatar EditaLara
    EditaLara

    @Mari è una bella colpa questa per fortuna ma qui nel blog nessuno mi pare troppo attaccato ai pregiudizi, per questo è diverso e mi piace.
    Guarda, io sono ancora colpevole di non averlo letto Moby D. ma so per certo che non è minimamente per ragazzi! Tutto il contrario!
    Ce l’ho in lista da anni cavolo..

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  39. Avatar cristina
    cristina

    Veramente è a me che Le nostre anime di notte è piaciuto molto.

    Haruf non scrive capolavori, intendiamoci. I capolavori sono un’altra cosa.
    Ma scrive libri buoni e belli, il che oggi è grasso che cola. La sua scrittura è solo in apparenza semplice. E’ una raffinatezza quella semplicità. ) la traduzioine di Canto della pianura è pessima, en passant)
    Domenico puoi aspettare a leggere, ma visto che su Le ragazze ti sei precipitato, perchè no su questo? E’ un libro piccolo che apre abbastanza il cuore, dolente e speranzoso al tempo stesso.

    Comunque quel che è successo per Haruf – uscito in Italia, ignorato e poi riscoperto grazie a NN – era già successo a Mercè Rodoreda, pubblicata negli anni 90 da Adelphi, sostanzialmente ignorata e passata sotto silenzio e poi ripubblicata ( e per fortuna ritradotta benissimo) da La nuova frontiera, a cui ha portato una fortuna insperata. E si parla di una fra le massime scrittrici del secondo novecento!
    Potenza del passa parola e di internet… credo io

    Mari , ma mi fai morir tu e gli ascolti radiofonici! ma senti, e l’USQ dove l’hai messo??

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  40. Avatar Mariangela
    Mariangela

    Lo sto leggendo, come programmato, molto lentamente: libro unico in tutti i sensi.
    Mariangela

    Non facile, però.

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  41. Avatar Mariangela
    Mariangela

    Cristina, non ci crederai, ho sognato una scena di Moby Dick, quella dove, uccisa una balena, ne “sbucciano” il grasso! Gran libro, veramente!

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  42. Avatar EditaLara
    EditaLara

    @Cristina era piaciuto a te? bene, lo leggerò, anche perchè so che l’ha scritto durante la malattia, quasi un testamento morale forse.. sullo stile di scrittura non so se la colpa sia del traduttore ,ma per me davvero era al limite minimo ..tra l’altro alla fine il traduttore parla di scrittura quasi barocca di Haruf.. barocca??! allora non ho capito nulla !

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  43. Avatar cristina
    cristina

    Barocca? no, di barocco in Haruf non ci sono nemmeno le virgole!!
    Non è un testamento, è una sorta di canto alla vita, e anche alla fine, con la sua poesia, i suoi ricordi, le sue consapevolezze e le sue miserie e la capacità di amare e di andare contro corrente.

    Mari…mi fai mori’, ma come puoi legge l’USQ in parallelo a così tanti altri libri? per forza dici che non è facile! ti disperdi ( no, non è facile, affatto)

    Buona giornata, da ieri ci sono i glicini in fiore a ingentilire la città

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  44. Avatar wwayne

    Ho da poco finito di leggere “Stato di emergenza” di Steve Pieczenik. Ci sono molte digressioni inutili che appesantiscono un po’ il testo (soprattutto nella parte iniziale), ma non ho mai avuto la tentazione di mollarlo, perché ha un’idea di base irresistibile: l’idea che 4 stati del Nord America si stacchino dagli Stati Uniti per governarsi da soli.
    Un romanzo di fantapolitica scritto negli anni 90 ma quanto mai attuale in un periodo come questo, in cui la Gran Bretagna è uscita dalla UE e le teorie sovraniste imperversano anche in tutti gli altri stati (Italia in testa). Teorie che tra l’altro mi trovano totalmente d’accordo, visto che ormai la stucchevole frase “Ce lo chiede l’Europa” è diventato un lasciapassare per qualsiasi porcata.
    Tornando a “Stato di emergenza”, l’autore di questo romanzo si è dimostrato molto lungimirante anche nel capire in anticipo le conseguenze devastanti delle fake news. Fermo restando che a mio giudizio queste ultime hanno sì degli effetti devastanti, ma solo su coloro che prendono per oro colato tutto ciò che leggono: chiunque abbia un minimo di spirito critico riconosce ad occhio nudo praticamente tutte le bufale che girano per il web.
    Insomma, “Stato di emergenza” tutto sommato è un bel libro, e il suo autore possiede evidentemente grande intelligenza e intuito, perché in questo romanzo ha anticipato due dei più grossi problemi della società moderna. Per chiunque volesse leggerlo, è un vecchio numero di Segretissimo, quindi credo che lo si possa trovare solo in biblioteca o su ebay.

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  45. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Cristina @tutti

    Cristina, perché dici così: Musil è difficile in sé (bellissimo, comunque, se riesco vi dirò poi sull’altro articolo), non a causa di letture concomitanti, quelle semmai regalano varietà, alleggeriscono, offrono altri scenari.

    Sono quasi a buon punto anche con l’altro libro, il romanzo presunto non “autonomo”, di cui vi dicevo, ma prima voglio ribadire: ti giuro, quando stanotte ho letto il tuo messaggio avevo appena finito di sognare una scena di Moby Dick! Vedi allora? Non si può dire che le letture mi scivolino addosso, che non le interiorizzi o che lo spirito (Musil insegna!) rimanga indifferente, è pur vero che un mostro come Melville non capita tutti i giorni (chi l’avrebbe detto!).

    Di cosa dovrei preoccuparmi, se a leggere mi diverto? Siete o no un cinema, voi del blog: se leggo con metodo, sono troppo razionale, se leggo differenziando, rischio la confusione, se leggo critica letteraria, ho paura delle mie sensazioni e non sono autosufficiente. Va beh, cosa devo farci, dite pure quello che volete che tanto io le mie scribacchiature su quello che leggo, qui, le metto lo stesso.

    Ciao,
    Mariangela

    Ciao,
    Mariangela

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  46. Avatar EditaLara
    EditaLara

    Ecco un vero
    duro
    forte
    diretto
    pugno nello stomaco:
    Un giaciglio per la notte. Il paradosso umanitario. di David Rieff .

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  47. Avatar EditaLara
    EditaLara

    I giacigli per la notte

    Ho sentito dire che a New York
    all’angolo della 26a strada e di Broadway
    nei mesi invernali ogni sera c’è un uomo
    e ai senzatetto che si radunano
    pregando i passanti procura un giaciglio per la notte.
    Con questo il mondo non cambia,
    la relazioni fra gli uomini non migliorano,
    l’epoca dello sfruttamento non è per questo più vicina alla fine.
    Ma a qualcuno non manca un giaciglio per la notte,
    il vento viene tenuto lontano da loro per una notte,
    la neve destinata a loro cade sopra la strada.
    Non deporre il libro tu che leggi, uomo.
    A qualcuno non manca un giaciglio per la notte,
    il vento viene tenuto lontano da loro per una notte,
    la neve destinata a loro cade sopra la strada.
    Ma con questo il mondo non cambia,
    la relazioni fra gli uomini per questo non migliorano,
    l’epoca dello sfruttamento non è per questo più vicina alla fine.

    Bertold Brecht

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  48. Avatar cristina
    cristina

    BB la sapeva lunga!

    Ho in mano CREPUSCOILO di Kent Haruf. Gnaaaam!
    si, ecco, i suoi libro saziano.

    Mari, secondo me tu leggi come vuoi ( e ci mancherebbe) ma pure metti cose in mezzo, frapponi. poi vedi tu eh

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  49. Avatar EditaLara
    EditaLara

    spero gli abbiano cambiato traduttore!

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