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I libri più belli, letti nel 2017

Ricominciamo: la prima regola è semplice ed è sempre la stessa: si parla dei libri più belli, letti nel corso del 2017. Conta che il libro sia stato letto nel corso di quest’anno, non conta quando è stato pubblicato o scritto Altra regola fondamentale: il rispetto per gli altri. Ci piace molto il confronto, la…

Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925
Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925

Ricominciamo: la prima regola è semplice ed è sempre la stessa: si parla dei libri più belli, letti nel corso del 2017.

Conta che il libro sia stato letto nel corso di quest’anno, non conta quando è stato pubblicato o scritto

Altra regola fondamentale: il rispetto per gli altri.

Ci piace molto il confronto, la discussione, anche la contestazione dei giudizi altrui; non viene apprezzato, e nemmeno tollerato, l’insulto.

Ogni anno, questo post sui “libri più belli” è una fonte di preziosi consigli (anche contro qualche libro), di analisi, di serenità, di dubbi, di speranze, di riflessioni.

Grazie, come sempre, a tutti coloro che parteciperanno.

Abbracci

Commenti

2.739 risposte a “I libri più belli, letti nel 2017”

  1. Avatar carloesse
    carloesse

    Bah, dipende…
    Io ho letto moltissimo proprio durante periodi difficili. E ho letto sia libri duri e dolorosi che ricchi di humour e di ironia. E entrambi mi hanno molto aiutato a superarli.

    Forse qualcuno ricorderà che ad Agosto scorso (per gli strani casi della vita in quel breve periodo ho perso simultaneamente mio padre ed il lavoro) mi confortai leggendo libri intensi e drammatici (Faulkner, il De Marchi della “Furia del mondo”, gli “Otto Personaggi” di Larsson, e poi “La sinagoga degli iconoclasti” di Wilcock, prima di immergemi in Dickens). Scrissi anche che tutti avevano contribuito a riacquistare quella serenità mentale che sentivo fortemente compromessa in quel momento.

    E proprio a proposito di Wilcock feci notare che :
    “…La quarta di copertina, che riporta parole di Roberto Bolano (scrittore che io ammiro enormemente e reputo tra i più grandi della letteratura dei gli ultimi decenni) cita: “Così giunse nelle mie mani La sinagoga degli iconoclasti, in un inverno freddo e umido, e ricordo ancora il piacere enorme che le sue pagine mi diedero, e anche il conforto, in giorni nei quali tutto faceva presagire solo tristezza. Il libro di Wilcock mi restituì l’allegria, come riescono a farlo solo i capolavori della letteratura che sono al tempo stesso capolavori dello humour nero, come gli aforismi di Lichtenberg o il Tristram Shandy di Sterne ….”.
    Voglio anche io sottolineare quello stesso “piacere enorme” e “anche il conforto” di quelle stesse pagine capitate per una strana coincidenza anche a me tra le mani in un momento simile al suo, uno tra i più tristi e complicati della mia vita, come ho scritto in premessa.”

    Poi ogni lettore, ogni uomo o donna, è una storia a se.

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  2. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @tutti @Cristina @Carloesse

    Certo, ognuno di noi è una storia a sé, c’è però da dire, Carlo, che tu conoscevi i motivi del tuo dolore, del tuo patimento eri conscio e per questo hai potuto elaborarlo, la situazione del romanzo cui mi riferivo io, che per me è esemplificativa invece di una nevrosi nascosta, di un qualcosa che non si vuole riconoscere, è diversa. Cerco di spiegarmi con le ultime pagine del libro: la protagonista a casa si sente spesso stanca e a questa stanchezza sembra non saper reagire; è una patita di fotografie, ma ad un certo punto perde interesse anche per questo hobby perché le sembra di avere fotografato tutto; al lavoro passa per dura, ma tra le righe non si coglie una grande passione per la sua professione; del passato ricorda solo l’amicizia perduta di una vecchia compagna. Ecco in questo senso io dicevo: un libro che senza mai nominarla illustra gli effetti della depressione (almeno, io ci ho visto questo!) può aiutare chi è in quella condizione a cominciare a valutare seriamente il proprio stato psicologico? Può fare da specchio?

    Cristina, per decidere di andare dal terapeuta, come dici tu, bisogna essere consci di avere un problema e essere disposti a riconoscerlo (in certi casi è già qualcosa!).

    Ciao
    Mari

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  3. Avatar cristina
    cristina

    posso solo dire che in un periodo – per fortuna assai lontano – in cui ho sofferto ( direi molto gravemente) di depressione, mi hanno aiutato libri su questa malattia di persone che erano state depresse : mi sono riconosciuta in loro come un’anima ferita allo stesso modo, e ho saputo che non ero la sola a soffrire di quel male di vivere.
    Questo mi ha fatto intravvedere una luce in fondo a un tunnel nero come il carbone, e soffocante oltre ogni dire.
    Ma non era letteratura o almeno non solo (alcune cose riguardavano Sylvia Plath e la sua vita), la più parte erano libri sulla depressione .
    Quando si è davvero depressi l’attenzione non riesce a fermarsi su un libro di letteratura, non “gliela fa”.
    Credo che Carlos parli di uno stato mentale diverso, triste, disperato, scoraggiato. Non depresso. La depressione è un male grave, gravissimo, anche mortale.
    (ah io ero in terapia, se no sarei morta, giuro)

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  4. Avatar Laura
    Laura

    Verissimo ognuno è una storia a sé. .Quattro mesi fa ho perso mio marito e nessun libro, nessun autore mi è in questo momento d’aiuto..ho un blocco, un rifiuto completo, il mio dolore il non accettare la sua perdita supera tutto..unico momento di conforto l’incontro settimanale con la psicologa…Buona serata…

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  5. Avatar Dani

    @Laura cara, mi dispiace, mi dispiace tanto. Spero che le nostre chiacchiere libresche ti aiutino un pochino, ti distraggono qualche minuto almeno.
    Un virtuale ma sincero abbraccio 🙂

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  6. Avatar wwayne

    Vi segnalo quest’ottimo articolo di Saviano sul politicamente corretto e sulla postverità: http://espresso.repubblica.it/opinioni/l-antitaliano/2017/04/12/news/testa-lenta-vs-pancia-veloce-1.299360.

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  7. Avatar wwayne

    @Carloesse: Se non è già successo, ti auguro sinceramente di trovare presto un nuovo lavoro. Le schermaglie che abbiamo avuto in passato (peraltro ampiamente superate) perdono qualsiasi significato davanti al dramma della disoccupazione, che non auguro veramente a nessuno.

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  8. Avatar cristina
    cristina

    Laura, un abbraccio.

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  9. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Laura

    Un abbraccio anche da parte mia. Condivido con Dani la speranza che i nostri sproloqui letterari, qui, possano in qualche modo distrarti.

    Ciao,
    Mari

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  10. Avatar Laura
    Laura

    Grazie . Vi leggo sempre con piacere,sto cercando con forza di dare un senso di quotidianità al mio presente…Un abbraccio.

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  11. Avatar camilla
    camilla

    @ laura. dopo ver letto della tua immensa perdita sono andata a rileggermi alcune pagine di Julian Barnes LIVELLI DI VITA.
    “Metti insieme due persone che insieme non sono mai state.Qualche volta e’ come quelprimo tentativo di imbrigliare un aerostato a idrogeno su uno ad aria calda : che cosa preferisci? Precipitare e prendere fuoco, o prendere fuoco e precipitare? Ma a volte invece funziona, nasce qualcosa di nuovo, e il mondo cambia. Solo che, a un certo punto, prima o poi, per una ragione. o per l’altra , una delle due persone viene meno.
    E ciò che viene meno è più della somma di ciò che c’era. In termini matematici, forse non è possibile, ma in termini sentimentali , lo e’. (Perdita di profondità . pag.69 )
    Un abbraccio. Camilla

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  12. Avatar carloesse
    carloesse

    @Laura
    Non so bene esprimere con le parole il mio desiderio di sentirmi vicino a una persona di fronte ad un dolore che è intimamente suo, e non mi sento in grado di fornire consigli di sorta. Tutto diventa così relativo di fronte a una perdita di tale genere…

    Capisco anche la tua scarsa voglia di leggere in questo momento. Però tu hai tenuto a comunicarcelo, ad accennarcelo. E’ solo per questo che voglio solo raccontare di come una cara persona, che ho conosciuto tramite il suo blog (e poi ho incontrato di persona, a una fiera del libro), passata per un’esperienza terribile quanto la tua (nel suo caso la perdita della sua unica figlia, poco più che ventenne, investita da un’auto pirata) e uscita dal senso di vuoto in cui era piombata attraverso l’esperienza della scrittura del diario del proprio dolore, che poi è diventato un libro, duro e violento come un pugno, dal titolo “Orfana di mia figlia”. L’autrice, Morena, è diventata una scrittrice, e seppure questo non abbia arrestato il suo dolore, l’ha aiutata a riappropriarsi di se stessa, a ridare un senso alla sua vita, a riempire, almeno in parte quel vuoto in cui stava perdendosi.

    Perché in fondo è questo, scrittura o non scrittura o qualsiasi altra cosa, l’essenziale, la meta che bisogna prefiggersi. Ridare un senso alla vita e riappropriarsene. Anche se ciò può richiedere tempo e sacrifici come quelli di Morena, che scrivendo quel diario ha dovuto rivivere passo-passo la propria sofferenza.

    Un abbraccio a te.

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  13. Avatar carloesse
    carloesse

    @wW
    Ti ringrazio, ma come vedi ci sono drammi ben più gravi del mio.
    Ciao

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  14. Avatar wwayne

    @Carloesse: Leggo i vostri commenti “uno a campione”, e quindi quello di Laura mi era sfuggito. Adesso che me l’hai segnalato sono andato a leggerlo, e ovviamente mi unisco a voi nel darle il mio abbraccio.

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  15. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @tutti
    Qualche settimana fa ho ascoltato “Opinioni di un clown” di Heinrich Boll utilizzando l’audiolibro della RAI (le pagine sacrificate dalla riduzione non sono moltissime, come ho potuto vedere dal mio vecchio Oscar Mondadori).

    L’abbiamo citato più volte, qui, anche recentemente, e io sono proprio contenta di essermi riavvicinata ad Heinrich Boll, autore tedesco amatissimo in gioventù. Sul romanzo mi viene solo da dire che è, al contempo, una tenera storia d’amore e un acuto quadro della società tedesco federale degli anni del boom economico: l’ipocrisia che il nostro anarchico clown percepisce nel suo circolo di conoscenze è quella che permea di sé un mondo non ancora denazificato che col proprio passato non vuole fare i conti; l’opportunismo e la grettezza degli amici cattolici di Maria (l’amore perduto del protagonista) sono poi quelle che Boll rinfaccia alla Bundesrepublik anche nella sua attività di pubblicista: la religione viene usata come instrumentum regni e il benessere economico assurge a valore esclusivo.

    Sul libro ci sarebbe altro da aggiungere, ma il valore di questa rilettura va oltre al dato storico letterario: quando diamo colpi di zappa nel nostro passato, scriveva Vincenzo Cardarelli, non dobbiamo poi sorprenderci se emerge ossame sospetto, ed è proprio quello che facciamo, secondo me, quando rileggiamo un libro dopo molti anni perché è inevitabile essere portati ad una sorta di rendiconto rispetto a tutto quello che ci è successo nel frattempo (sì perché certe cose nella vita “succedono”, non siamo sempre noi a forgiarla la nostra esistenza). Insomma, senza farla lunga, è stata una rilettura pregnante anche se gli esiti del rendiconto non saprei ancora formularli in modo compiuto.

    Ciao,
    Mariangela

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  16. Avatar cristina
    cristina

    Laura,
    il libro che ha citato Camilla di Julian Barnes Livelli di vita è un libro bellissimo e fondamentale. E’ il suo “lutto”. Tienilo presente quando potrai e vorrai confrontarti con questo dolore immenso nel modo in cui l’ha elaborato questo scrittore così intelligente e bravo.
    E, se posso permettermi un consiglio, non ti isolare. Non fa mai bene, ma proprio mai.
    Noi tutte/i, come vedi, siamo qua, per il pochissimo che serve.

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  17. Avatar Dani

    Che vorrà mai dire leggere i commenti uno a campione….boh?
    Mari Opinioni di un clown è uno dei miei top di sempre. Il protagonista è la versione “adulta” di Holden, un puro di cuore che non può che sentirsi “disadattato” in una società zeppa di ipocrisie e io ho amato in egual modo i due personaggi. Libri che rileggerei all’infinito senza mai stancarmi. Ciao a tutti
    P.S. Mi sto proprio, ma proprio gustando Vita nei boschi di Thoreau. Acqua fresca a sorsate

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  18. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Dani @Tutti
    Per me è il romanzo più bello di Heinrich Böll, ma di questo autore mi piace ricordare ancora una volta “Racconti umoristici e satirici”, raccolta di racconti tra le più significative incontrate nella mia vita di lettrice.

    Quando ho tempo di curiosare in biblio mi piace scovare qualche libro dall’aspetto vetusto, dimenticato dagli utenti, che sembra attendere con ansia la successiva selezione, quasi intimamente temesse di finire tra gli scarti. Ne ho trovati due che segnalo:

     Lucia Borghese, “Invito alla lettura di Heinrich Böll”, Mursia, 1980

     Italo Chiusano, “Heinrich Böll”, La Nuova Italia, 90 Il Castoro, Settembre 1980

    Non ho la possibilità adesso di leggerli per intero, ma vedo che entrambi offrono un’ottima recensione del romanzo (che bello leggere quello che dicono i critici sui libri che amiamo!), e che possono tornare utili anche per una maggiore conoscenza della cultura letteraria tedesca degli anni ’60 e ’70.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

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  19. Avatar camilla
    camilla

    @ tutte/tutti. Sto riordinando le pile di libri , letti con grande entusiasmo, negli ultimi 10 anni, che per motivi vari non sono stati sistemati, in ordine alfabetico, ai loro posti nella grande libreria “di la”, libri che ho lasciato nel soggiorno per il piacere di vedermeli attorno e potermeli riprendere senza il rischio di dimenticarli non essendo diventati “celebri” per vari motivi nen legati al merito di ciascuno.
    Ho pensato di nominarne uno o due alla volta per condividerli con qualcuno che non ha avuto la bella avventura di incontrarli a suo tempo. Ecco qui un bel libro LE CONFESSIONI DI MAX TIVOLI di Andrew Sean Greer. Questo splendido romanzo ebbe la sventura di uscire assieme a un film , malriuscito, tratto da un racconto di Scott Fitzgerald ispirato a un antico mito della cultura popolare : nascere vecchio e diventare giovane.
    Il romanzo di Greer e’ un vero piccolo capolavoro per chi se lo legge.Che piacere
    .E sicuramente per i lettori ” liberi” sarà. una bella storia. Poi ci sono alcuni romanzi della Von Armin davvero deliziosi. E poi si vedrà.E’ inutile mettere troppa carne al fuoco. O offrire troppi cioccolatini in una volta. Ciao a tutti. Cam

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  20. Avatar cristina
    cristina

    io i cioccolatini – troppi – ma si,invece, perchè no. i libri no, dopo un po’ full.

    Mi è capitato a Bilbao settimana scorsa. Sono entrata, ho girato, ero già scombussolata da Richard Serra, che mi ha colpito come un pugno nello stomaco – no qualcosa di molto meglio e di più -mi sono vista pian piano tutte le sale dell’espressionismo astratto – Rothko, Rauschenberg, Warhol, Pollock etc. e poi siamo usciti, sul prato in riva al fiume e rientrati ( magico museo intelligente che ti lascia libero di uscire e rientrare) , ma dopo altre due sale non c la facevo più., ero troppo … piena.
    Ci vuole il suo tempo anche a incamerare e digerire le cose belle.
    Baci

    e BUON 25 APRILE A TUTTE E A TUTTI – io domattina vado a cantare alla Casa del popolo ( si, si chiama ancora così) di un paesello sopra Empoli col mio coro e poi se magna, e c’ho anche il fazzoletto dell’ANPI. Sto a postissimo.

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  21. Avatar wwayne

    Io sono un uomo di destra, ma quelli dell’ANPI mi stanno simpatici da quando hanno contribuito ad affossare la riforma del Bomba, aggiungendosi al fronte del NO in tempi precocissimi. Viva l’ANPI dunque! 🙂

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  22. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Camilla @Tutti
    Camilla, bella la tua idea di coinvolgerci nelle operazioni di riordino e parlarci dei libri che hai letto negli ultimi dieci anni! Non la trovi attività psicologicamente scombussolante?

    @tutti @Cristina @Dani
    Il libro che ho sotto mano mi ha fatto venire in mente la lettura di Dani, che sta affrontando Thoreau: mi sembra di ricordare che per stabilire un rapporto diretto con la natura, lui camminasse nei boschi; l’autore che sto leggendo, in fondo, suggerisce di fare la stessa cosa, ma nelle città, nei centri urbani:

     Gianni Biondillo, “Passaggio a nord-ovest: Milano a piedi, dal duomo alla nuova fiera”, Terre di Mezzo, 2016

    “Occorre cambiare mentalità, cambiare paradigma, per noi e per le nuove generazioni – per le mie figlie – che vivono con affanno una città che conoscono sempre meno. Ad oggi gli abitanti di questa metropoli sono semplicemente dei city users, hanno cioè perduto la capacità di rendere significativi gli spazi che attraversano quotidianamente e di entrarvi in relazione. Ma senza relazione non c’è relazione sociale. (..) Bisogna misurarla, capirne l’estensione, attraversarla da capo a piedi. Dobbiamo fermarci in posti che non conosciamo, mangiare cose misteriose,dialogare in lingue, dialetti, idoletti, gerghi sconosciuti” (pp. 12/13)

    Un libro utile dal punto di vista pratico (da utilizzare per farsi delle belle camminate seguendo i percorsi tracciati sulle mappe) e indispensabile per l’elaborazione di una coscienza civile di cittadini.

    Ciao,
    Mariangela

    ps. Cristina, parla anche della zona della Fiera di Milano!

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  23. Avatar Dani

    @Mari & co. Lettura ancora in corso ma lui nel bosco ci ha vissuto, in solitudine per un tempo abbastanza lungo da trarne considerazioni profonde. Comunque, per ora, il libro non mi pare per nulla datato e può ancora parlarci utilmente su più fronti. Il rapporto con la natura è il tema più evidente, ma anche il saper fare a meno del superfluo che ci zavorra, l’importanza della lettura… libro pieno di spunti, una bella prosa. Sono contenta che Edita l’ abbia citato, così mi sono decisa a leggerlo

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  24. Avatar cristina
    cristina

    Mari, cosa sono gli idoletti??

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  25. Avatar cristina
    cristina

    Mari, ha ragione Biondillo, la zona Fiera è abbastanza irriconoscibile, tutti i miei orizzonti di ragazza e adulta lì si scontrano con altri skyline, non parliamo di milano city life che è proprio davanti a dove lavoravo, non è che sia contraria alle innovazioni urbanistiche ma lì è tutto stretto impiccato e non c’è uno di quei grattacieli che mi piaccia sul serio. mi sembra un non luogo per ora. Ma magari mi sbaglio. invece la Darsena ci ha guadagnato moltissimo.

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  26. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Cristina @tutti
    Cosa significhi “Idioletto” non lo sapevo neppure io, metto qui il link che mi è sembrato più chiaro:

    https://it.wikipedia.org/wiki/Idioletto#cite_note-2

    Il senso nel testo di Biondillo: nella metropoli andiamoci a cercare la diversità linguistica se davvero vogliamo capire la città che viviamo.

    @tutti @Cristina
    Cristina, allora l’hai vista City Life!! Proprio a questo proposito il libro di Biondillo, per la lettrice presuntuosa a cui piace dire “l’avevo pensato anch’io!”, ha anche un altro merito: ti ricordi quando vi scrivevo che la nuova sistemazione dell’area della Fiera di Milano proprio a me non era piaciuta? Ecco, questo autore esprime il concetto in modo compiuto, argomentato e con cognizione di causa; qui posso mettere solo un breve stralcio, ma il passo conviene leggerselo tutto procurandosi il libro:

    “La verità è che fin dai tempi dei primi rendering, visti ormai un decennio fa, trovavo tutta l’operazione CityLife sbagliata, Chè il problema non è tanto il bello o il brutto, in una città, ma il necessario e il coerente. Il trasferimento del polo fieristico a Rho aveva liberato uno spazio enorme nel cuore della città. Poteva essere pensato in modo migliore, e invece s’era voluto fare cassa, mascherando l’operazione di speculazione con la foglia di fico delle archistar, iattura di questi anni, che ha costellato l’intero globo di deiezioni artistiche sempre più strampalate e avulse dal contesto. La domanda non è se siano belli questi edifici di Zaha Hadid, ma come si pongono nei confronti del resto della città. E la risposta delude: come un’isola indipendente. Come se gui non fossimo a Milano, ma in un pezzo di città globale, che non è interessato a dialogare con il resto del quartiere. È una specie di ghetto per ricchi,con un’architettura che sembra pura scenografia”

    [Gianni Biondillo, “Passaggio a nord-ovest: Milano a piedi, dal duomo alla nuova fiera”, Terre di Mezzo, 2016, pp. 53/51]

    È quello che, più confusamente, avevo pensato io quando ho visitato la zona lo scorso agosto. Aggiungo solo che secondo me è un’architettura che sembra avere come unico scopo quello di fare sentire l’esser umano straniato, isolato, perso e incapace di agire nella grande città.

    Ciao,
    Mari

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  27. Avatar cristina
    cristina

    dunque se per City life si intende la zona ex varesine, insomma Melchiorre Gioia àF.Filzi dove c’è anche la piazza sopraelevata con la fontana e la zona negozi con Feltrinelli etc quella, si, l’ho vista. Mahh, che dire, stretta impiccata

    Non ho ancora visto la nuova zona Fiera Monterosa Montebianco piazza Giulio Cesare perchè lì ho maggiori difficoltà visto che ci abitavo da bambina-ragazza e ci giocavo pure in quelle strade. Ho solo alzato lo sguardo da ex casa mia e mi è venuto lo stranguglione ma questo – cioè la nostalgia del profilo del passato – nulla deve entrare in conflitto con le valutazione e l’impatto attuali.

    Non è che i grattacieli ( rascacielo in spagnolo buffo eh?) facciano sentire estranei solo a Milano, diciamo un po’ ovunque.. che in basso è sempre solo vetro e cemento ( pure le torri di Isozaki a Bilbao…bleahhhh!!), forse solo a Chicago mi sono sentita meno etsranea, perchè è roba bella forte dell’inizio del 900… e pure a New York il Rockfeller centre mica male , affatto!
    Ma ovunque si riesca a fare una piazza, una piscina, uno stagno, un luogo circolare e aperto di ritrovo umano ti senti subito meglio.
    Certo City life col resto del quartiere non dialoga, ma figuriamoci. Quartiere omogeneo anni ’20, case dignitose e popolari manontroppo, lambisce l’Isola ( operaissima fino a 25 anni fa e …combattente).
    Del resto non so dove e come dialoghino ste cose altrove. A bilbao dialogano poco pure lì, ma diciamo che il molto verde e le piste ciclabili e il gioiello centrale del Guggenheim rendono il tutto vivibile e godibile. Poi c’è pure il fiume, e dove c’è un fiume se sa, tutto splende e risplende e si vivifica,
    Le archistar a me non dispiacciono, a volte fanno cose meravigliose, a volte meno, ma insomma anche questa è arte moderna.

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  28. Avatar camilla
    camilla

    @marian. scombussolante? No intendo nominare libri coccolissimi. E basta.
    @ cris. cert. l’arte va rispettata e noi ci dobbiamo rispettare. Come in amore: almeno uno alla volta ma con passione.
    un abbraccio a tutte /i

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  29. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Camilla @Tutti
    Intendevo dire “scombussolante” per te che stai riprendendo in mano libri che hai letto, magari molto tempo fa, non certo per noi che ti ringraziamo! “Scombussolante” per come anche una rilettura può esserlo (come scrivevo nel mio commento di ieri alle 12.40).

    @Cristina @Tutti
    Allora, quella cui ti riferisci tu, l’area delle ex Varesine, è la zona di porta Nuova (Piazza Gae Aulenti) e anche su quella sono d’accordo con Biondillo: architettura tamarra, la definisce, ma non nega che la volontà di creare una certa centralità ci sia stata, anch’io, alla fine, pur non amando i grattacieli, convengo che in qualche modo sia collegata con l’Isola e che, terminata anche “La biblioteca degli alberi”, si sia venuto a creare uno spazio vissuto dai cittadini (della serie: non mi piace, ma c’è di peggio).

    Altra cosa è “City Life” che è l’area della ex fiera di Milano (da te identificata con “Monterosa Montebianco piazza Giulio Cesare”): del quadrilatero originario (di quello sto parlando e non di MilanoFiera City di viale Scarampo, che ancora esiste) non rimane nulla se non le biglietterie in stile Liberty in Largo Domodossola e il palazzetto dello sport che adesso chiamano in un altro modo. Sono d’accordo, anche qui, con Biondillo quando dice che lo spazio urbano che si è venuto a creare dopo lo spostamento a Rho del polo fieristico poteva venire utilizzato meglio. Innanzitutto (questo lo dico io) non è scontato che urbanistica e architettura moderna siano per forza sinonimi di grattacielo (che bisogno ne abbiamo?), inoltre – e sono sicura che me lo confermerai se avrai modo di visitare City Life – il tutto appare isolato dal resto del mondo, quasi un’isola a sé senza raccordo con il resto della realtà cittadina.

    Ciao,
    Mariangela

    ps. La fermata della Metro Lilla (M5) è quella di “Tre torri”: tu esci di lì e ti sembra di essere in un deserto con grattacieli (in realtà c’è anche qualche alberello, ma l’impressione è quella di un luogo arido e straniante).

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  30. Avatar cla055
    cla055

    Brava Cristina sei a postissimo….intona un ‘Bella ciao’ anche per me che sono stonatissimo….Buon 25 Aprile, ti auguro una piacevole giornata.

    Ciao, Claudio

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  31. Avatar camilla
    camilla

    @ cri anch’io domani vado alla solita manifestazione del 25 aprile. Prima si portano i fiori nel piccolo cimitero alle donne trentine partigiane uccise .ciao bella ciao cam

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  32. Avatar cristina
    cristina

    claudio, (immagino cla 55 sia un claudio) grazie.
    Si si dovrà fare anche Bella ciao, che però a me non piace .Musicalmente e intrinsecamente diciamo, è una canzone abbastanza anonima e neutrale, infatti è quella che sanno tutti e che dice poco o niente.
    Vabbuò
    .Buona notte

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  33. Avatar Dani

    @Cri sai che l’ho cantata anche in lingua curda,? Bella ciao è internazionalissima

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  34. Avatar cristina
    cristina

    sentite questa versione
    https://www.facebook.com/cristinamiMil

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  35. Avatar cristina
    cristina

    no macchè lasciate perdere, non porta da nessuna parte cioè si al mio FB che non vi interessa, scusate, non riesco a linkare

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  36. Avatar Jezabel
    Jezabel

    @Laura
    in un momento molto difficile la mia amica mi spedì un biglietto di Snoopy con la scritta SEI ABBRACCIABILE!
    Magari i cruschini potrebbero storcere il naso, ma io mi sentii capita.
    Te lo rinvio virtualmente.

    W opinioni di un clown!!!!!! stupenda lettura di giovinezza che non ho voluto riprendere per paura di non ritrovare quelle sensazioni, ma magari è giunto il momento.

    @Mariangela
    potrebbe interessarti Heinrich Mann IL SUDDITO, PROFESSOR HUNRAT (da cui è tratto il film L’angelo azzurro)
    Ciao a tutti.
    Ho passato il 25 aprile a correggere verifiche di storia. Mi viene da piangere…

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  37. Avatar Laura
    Laura

    Ancora grazie di cuore a tutti/e..

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  38. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Jezabel, grazie!

    @tutti
    Dopo molti anni ritrovo nel libro di Biondillo un film visto da bambina: “Rocco e i suoi fratelli”: del capolavoro di Luchino Visconti non ricordavo nulla, salvo la scena dello stupro perché mi aveva fortemente impressionata; non sapevo che è ispirato al racconto di Giovanni Testori “Il ponte della Ghisolfa”, né sarei stata in grado di individuarne l’ambientazione: un quartiere di Milano legato all’attività produttiva dell’Alfa Romeo.

    Proprio da queste parti, al Portello, ci conduce la passeggiata urbana di Biondillo. Io non l’ho ancora visto bene, il Portello, dove prima sorgeva l’Alfa Romeo, perché mi sono fermata in “piazza” Gino Valle (Biondillo non ha l’animo di definirla piazza tout court e si ostina a usare le virgolette e io non so dargli torto perché proprio non è piaciuta neppure a me), non ho attraversato il nuovo ponte sulla circonvallazione che conduce, appunto, alla zona risistemata. Nel libro si ricorda che, dopo Visconti, anche Salvatores qui ha girato un suo film, “Nirvana” (voi cinefili ne sapete più di me).

    Ho trovato condivisibile il pensiero dell’autore: lavorare alle catene di montaggio non era facile, ma il posto in fabbrica è stato per molti immigrati fattore di riscatto, motivo di identificazione sociale e di integrazione (viene ricordata l’ultima scena del film di Visconti). Cosa rimane oggi di tutto questo? Quali tracce rimangono di questo passato proletario? Dove prima si produceva, argomenta l’autore, adesso si consuma, bisogna quindi concludere che del nostro passato di vergogniamo?

    [Gianni Biondillo, “Passaggio a nord-ovest: Milano a piedi, dal duomo alla nuova fiera”, Terre di Mezzo, 2016, pp. 60/64]

    Non si pensi che questo libro parli solo di vicende meneghine perché fa bene l’autore quando usa la maiuscola per ricordare che da queste parti è passata la Storia d’Italia.

    Saluti.
    Mariangela

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  39. Avatar camilla
    camilla

    @ Tutte/i. @ Mariangela (sempre all’erta sulle cose di libri 📚 e di questo le sono grata anche se mi fa saltare di qua e di là , alla ricerca delle arche perdute) Ho letto che al salone del libro di Torino, tra i tanti ospiti interessanti, ci sarà. anche Annie Ernaux. Che brava.
    Tra le pile di libri in cui mi aggirò in questo periodo, col riordino , somiglio a Marian. Ogni bel libro mi commuove perché. mi ha regalato ore di emozioni.Ma bisogna pur scegliere : ho già. parlato. a lungo alcuni anni fa’ di questo libro così. bello, dialogando con passione col nostro comune ( per molti di noi) amico dottor Antonio. E’ Mathias Enard che all’indicativo presente riunisce mirabilmente Oriente e Occidente .L’ invenzione del passato in una forma artistica rinnovata,un cortocircuito creativo in cerca della bellezza che concilia.
    PARLAMI DI BATTAGLIE , DI RE E DI ELEFANTI
    E Michelangelo e’. a Istambul, …un appassionato capitolo di una storia di amore o di tolleranza tra cattolicità e Islam. …” Dovremo parlare a lungo di battaglie perdute, di re dimenticati, di animali scomparsi. Di ciò. che fu, di ciò. che avrebbe. potuto. essere, affinché. sia di nuovo.”. Chi non l’ha letto questo piccolo poemetto epico corra a leggerselo. Chi l’ha letto ci ripenserà con nostalgia. ciaociao a tutti. Cam

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  40. Avatar Dani

    @Cam l’ho letto e apprezzato anche io e nella mia pila ora ho.Bussola, ma non so quando sarà il suo turno.
    Ernaux, notiziona. Certo varrebbe la pena andare a sentire che racconta. Vedrò se riesco a organizzarmi

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  41. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Tutti @Camilla
    Citi “Parlami di battaglie, di re e di elefanti” di cui parlavate, qui, circa tre anni fa. Mi ricordo che alcuni di voi avevano espresso un giudizio più che positivo.

    @Tutti
    Oggi ho pensato a te Camilla mentre ascoltavo un audiolibro (integrale) di un autore che voi, sicurissimamente, avrete letto molti anni fa: “La lettera scarlatta” di Hawthorne. Ne sento qualche pagina al giorno e, anche se l’inizio mi è sembrato più veloce dei capitoli centrali (la speditezza in questo momento per me è un pregio), lo sto trovando un bel libro. Ne parlo in anticipo a lettura in corso perché proprio al proposito, anche su sollecitazione di Editalara, ho trovato un libro del critico Harold Bloom che a Edit sta un po’ antipatico. Edit! Io, Bloom lo trovo accattivante invece, niente affatto noioso, forse un po’ perentorio, quello sì, di vecchio stampo come lui stesso ammette e non senza orgoglio, ma leggerlo è un piacere, anzi mi rammarico di conoscere così poco di letteratura americana per poter giudicare anche nel merito di quello che scrive e non solo in riferimento a come lo scrive e allo stile che usa (e che stile!).

    A proposito di perentorietà, sentite un po’ come si esprime, parlando della protagonista de “La lettera scarlatta”, in fatto di scrittori americani e personaggi femminili:

    “Di tutti i personaggi femminili della nostra letteratura nazionale, Hester Prynne è senza ombra di dubbio la figura centrale. All’infuori di Hawthorne e James, i romanzieri americani di sesso maschile non sono stati in grado di rappresentare le donne con la forza e la vivacità che ha contraddistinto la tradizione inglese (…). Nel nostro secolo, le donne ritratte da Faulkner, Hemingway e Fitzgerald appaiono in genere meno vivide degli uomini, con alcune significative eccezioni. (…) Se c’è un’eroina nazionale della nostra versione della volontà protestante in America, non può che essere Hester Prynne (..).

    [Harold Bloom, “Il canone americano. Lo spirito creativo e la grande letteratura”, Rizzoli, 2016, p. 275]

    Cristina, non ti ringalluzzire! Anche se fosse non è un buon motivo per rifiutare in blocco gli scrittori (uomini) americani!

    Ciao,
    Mariangela

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  42. Avatar camilla
    camilla

    @ Marian. Tu non sai Marian quanto casino hai combinato nella mia memoria sui libri e le mie passioni. Già. citando Bloom, che da tanti anni con la sua critica letteraria mette il mare della letteratura in tempesta: troppo ci sarebbe da dire, non da “giudicare” ( brutto vizio della cultura di massa dove ognuno pensa di poter criticare un’opera confondendo gusti personali con capacità. critiche, che Bloom possiede). LA LETTERA SCARLATTA e’. un magnifico romanzo, sempre attualissimo. Il libro che citi di H.Bloom ,l’ anno scorso avrei voluto “mangiarmelo” perché. Bloom parla di genialità del grande scrittore, chiamandola DUENDE !!! lo spiritello magico delle arti descritto , indicibilmente, da Federico García Lorca nella sua magnifica Conferenza sul duende. Come vedi Marian mi hai caricata sul tuo tappeto volante. Dove finiremo?Il Duende Teoria e giuoco di F. G.Lorca, introduzione. itliana di Elemire Zolla : ” Reputo il saggio sul duende fra i massimi del secolo. ….”.
    “”…..perché. nulla e’. il bello se non l’inizio de tremendo……” R.Maria Rilke. e ciaociao cam

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  43. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Camilla @Editalara @Tutti
    Camilla, visto il trasporto con cui lo hai citato nel tuo commento, ho scaricato “Gioco e teoria del duende” di Federico García Lorca (Adelphi, 2007) e ne ho letto metà. Per quello che ho capito finora è un inno all’istintività e alla passione contrapposte alla freddezza delle muse. È una colata di lava incandescente, questo breve scritto di F.G.Lorca, è molto seducente, ma su alcuni punti non penso di essere del tutto d’accordo (devo finirlo!) Per ora mi viene solo da dire che nella foga carnale con cui cita sangue e morte, a detta dell’autore spettacolo nazionale del suo paese, la Spagna, mi ha ricordato il racconto di Gabriel Garcìa Màrquez “Cronaca di una morte annunciata”, complice anche, lo ammetto, il nome di battesimo Garcia che i due autori condividono (associazione mentale letteraria o riflesso di Pavlov?).

    Ringrazio te per avere citato questa lettura così come sono grata ad Editalara per avere menzionato Harold Bloom.

    Ciao,
    Mariangela

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  44. Avatar camilla
    camilla

    @ Mariangela Quello che non avevo detto a proposito de el Duende e’ che le varie case editrici che hanno pubblicato questo piccolo grande saggio non sono paragonabili all’ edizione SEMAR del 1995 ” Federico García Lorca IL. DUENDE. teoria e gioco, con le introduzioni specialissime di Elemire Zolla per la traduzione italiana, di José F.A. Oliver scritta in tedesco , testo a fronte,Die e Ballade vom Duende e di Valentin Gomez I Oliver , in lingua spagnola, Habitaciones de la sangre/stanze del sangue
    Sono introduzioni specialissime…che ti entrano nella. sangre e diventano. parte del tuo lessico oltre che rendere giustizia al luminoso García Lorca. Adesso non ho tempo ma ne scriverò qualche pezzettino. ciaociao Cam 😈

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  45. Avatar Dani

    Ciao.
    Qualcuno ha letto “Una vita come tante” di Hanya Yanagihara? Trascorso un buon primomaggio?

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  46. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Dani @Tutti
    Non conosco l’autrice che citi, vedo che “Una vita come tante” è un libretto di 1104 pagine! Stai meditando se iniziare una lettura poderosa oppure ti sei già buttata?

    @Camilla @Tutti
    L’edizione Adelphi de “Gioco e teoria del duende” che ho sottomano io è curata da Enrico De Pastena, sua è la postfazione: a me sembra bravo anche lui; questo pezzo di Lorca, in origine una conferenza, è uno scritto sulla creazione artistica; è da meditare.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

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  47. Avatar Dani

    @Mari no, ho letto qualche commento in rete, ma i miei consiglieri prediletti sono qui, quindi chiedevo se lo conoscevate. Io sto ancora centellinando Thoreau, ma leggo poco. Solita mancanza di tempo, voglia di star fuori, giornate con gli amici con tutti questi ponti..
    I saggi, conferenze ecc che citate, sicuramente interessanti, sono un miraggio
    Ciao

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  48. Avatar camilla
    camilla

    @ Dani Il mio primo maggio : tutto il giorno sul divano con un tremendo. raffreddore, mezza morta.
    Ho visto il libro che citi ma 1000 pagine mi sono sembrate troppo per un rischio di un polpettone troppo …condito.Ma non so altro.
    Ieri mi sono sollazzata rileggendo LA SOVRANA LETTRICE di Alan Bennett, e L’ANNO DELLA LEPRE di Arto Paasilinna.Due libretti di anni fa. Rileggerli e’ meglio della tachipirina . Oggi bene. ciaociao Cam

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  49. Avatar camilla
    camilla

    @ tutte/i.
    Non sono ancora riuscita a parlare dell’ immenso LA BUSSOLA di Mathias Enard ed. e/o – premio Goncourt 2015 e un sacco di altri premi.
    Un romanzo impegnativo e imperdibile .Sulle ali di una specie di Ippogrifo, il professore -musicista Franz Ritter, in una notte insonne ci trasporta nell’alone dei ricordi della sua vita. Musica, archeologia , filosofia, poesia, narrativa, normativa, filologia tra Oriente. e Occidente.Una vita piena di viaggi, di studi , di incontri, di una storia d’amore bruciante , Sarah, che insegue tra Vienna, Parigi, la Spagna e l’ Egitto, l’ Iran, la Siria , tra città e deserti e isole sperdute. E la Storia : dalla rivoluzione Iraniana alla caduta di Reza Phalavi, all’avvento distruttivo della Repubblica Islamica di Khomeini, alla immane tragedia dei giorni nostri. e il rimpianto. per la sua Siria prima delle attuale distruzioni. Aleppo, Damasco con le loro meraviglie e la ricchezza di un’arte grandiosa oggi distrutta pezzo per pezzo dall’ ISIS.
    E tanta musica, Mozart,Beethoven , Schumann,Chopin e decine di altri musicisti, e Verdi .Donizetti,Rossini.., e poi gli scrittori: Goethe, Musil, Proust, Balzac Kafka…e altri grandi e per ognuno ci sono aneddoti osservazioni. Insomma grandioso. E tra i grandi personaggi il nostro prof.Franz Ritter ricorda l’incontro con Annemarie
    Schwarzenbarch.(ne abbiamo parlato da poco).

    Quel che salta per aria e’. la presunzione delle
    opinioni di massa sull’ Oriente dettate dalla non conoscenza della Storia e dell’ attualità. Un romanzo stupendo. e necessario. Solo per lettrici e lettori curiosi e pazienti , La ricompensa e’ luminosa e indimenticabile. Un altro capolavoro di Enard.Uff che faticata. ciaociao. a tutti.Cam

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  50. Avatar wwayne

    @Jezabel: Se ti può consolare, io ho passato non solo il 25 Aprile, ma anche tutti i giorni successivi a correggere temi e compiti di Storia. E tuttora sono ben lontano dall’averli “smaltiti” tutti.
    Tra l’altro non so se capita anche a te, ma generalmente i temi dei miei ragazzi non mi soddisfano. Questo perché prendono in esame degli argomenti giganteschi (l’amore, l’odio, la libertà, i diritti civili, l’onestà eccetera) e li liquidano in poche righe, trattandoli con una superficialità inaccettabile.
    A fregarli secondo me è il fatto che sono cresciuti nella società degli sms e dei tweet, e quindi sono abituati a dire tutto in due parole e via, non sono più capaci di sviluppare dei concetti in maniera articolata. Per molti di loro già riempire due colonne è un’impresa titanica. Io sto cercando di allenarli a scrivere dei temi più estesi, ma finora con scarsi risultati.

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