I libri più belli, letti nel 2014

Con qualche settimana di ritardo rispetto alla stagione, eccoci con il post che dovrebbe avviare la discussione sui libri più belli, letti nel corso di questo 2014. Anche il post dello scorso anno, come e più di quello degli anni precedenti, è stato un grande successo. In particolare, in quello del 2013 si è accentuata…

L’immagine è di Christopher Myers, presa in prestito dal sito web del “New York Times”, pagina delle opinioni del 16 marzo 2014

Con qualche settimana di ritardo rispetto alla stagione, eccoci con il post che dovrebbe avviare la discussione sui libri più belli, letti nel corso di questo 2014.

Anche il post dello scorso anno, come e più di quello degli anni precedenti, è stato un grande successo.

In particolare, in quello del 2013 si è accentuata la tendenza a generare flussi di discussione laterali e autonomi rispetto al corso principale. Digressioni che in realtà hanno reso la discussione decisamente ricca e varia: una specie di gruppo autonomo di analisi e autoanalisi delle letture, degli autori, dei lettori. E forse delle vite coinvolte.
Insomma, grazie a tutti.
Speriamo che anche questo 2014 ci porti letture, libri e discussioni memorabili.

Come sempre, usiamo i commenti

Un abbraccio

Aggiornamento: comincio a citare qui autori, titoli dei libri citati dai lettori nei commenti. Portate pazienza perché sono talmente tanti che ci metterò un po’ a mettermi al passo. Li elencherò in ordine alfabetico di autore.

Elias Canetti, “La lingua salvata”
Eugenio Corti, “Il cavallo rosso”
Mathias Enard: “La via dei ladri”
William Hopson, “I mocassini di sangue”
Stephen King, “L’ ombra dello scorpione”
Irene  Nemirovskyi, “Il Signore delle anime”
John Williams, “Stoner”

 

 

 

Commenti

2.606 risposte a “I libri più belli, letti nel 2014”

  1. Avatar Dani

    Credo che due parole FRA I BOSCHI E L’ACQUA di Patrick Leigh Fermor le meriti. Intanto è l’ennesima conferma che questi inglesi (come i Russi – lo so lo so mi ripeto, ma è un difetto dell’età) hanno una marcia in più. Poi gli inglesi quando parlano di viaggi corrono come piloti di Formula 1. Dunque il libro è una tranche di un lungo viaggio fatto a piedi dall’allora giovane autore dai Paesi Bassi a Istanbul. In questo si racconta di Ungheria e Romania, fino alle porte di ferro, che non sono pesanti cancelli ma due scoscese pareti rocciose dove i Balcani incontrano i Carpazi, tagliate dal Danubio. Fermor è un vero talento nelle digressioni sulla natura. Straordinari i suoi incontri con gli animali selvatici, le sue descrizioni dei paesaggi sottolineate dal sonoro del vento, delle acque, dai suoni della notte, Fantastico: davvero si viaggia con lui dormendo un po’ sotto le stelle e spesso in ricche dimore patrizie. E qui è l’altro aspetto muy interesante, vale a dire le tappe in case di nobili, più o meno decadenti, che saranno poi spazzati via dal conflitto mondiale. Qui si parla del ’34 circa. Si racconta di chiacchierate erudite a lume di candela, di pic nic vicino ai fiumi, di bizzarre partire a cricket improvvisate. Non mancano lunghe (e noiosette) digressioni storiche sulla mitteleuropa, su re eroici o sanguinari, e citazioni letterarie. Insomma una gran bella lettura che non può mancare, soprattutto per chi ama Chatwin e affini. Adelphi ha pubblicato anche le parti precedenti del viaggio in TEMPO DI REGALI. Dimenticavo: nel libro si trova una sorta di sunto veramente “diligente” sul tragico destino del popolo ebraico. In tre pagine, ispirate dall’incontro in un bosco transilvano con alcuni ebrei ortodossi, Fermor sa davvero riassumere, sembra impossibile, la tragicità di un popolo. Ah questi inglesi!!!

    Copio e incollo e inauguro io!! Scusate il piccolo attacco di protagonismo infantile. Cosi aggiungo un baci a tutti e buon 2014 di letture appassionanti.

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  2. Avatar luiginter

    Grazie @Dani che hai rotto il ghiaccio, continuo io: per ora il miglior libro che ho letto quest’anno è il primo volume dell’autobiografia di Elias Canetti, “La lingua salvata” (Adelphi).

    Un memoir davvero esemplare, per equilibrio, stile, scrittura, capacità riflessiva e forza nel restituirci i primi anni di vita dal 1905 in Bulgaria fino al 1921 in Svizzera di questo ragazzo che sarebbe diventato uno dei più grandi scrittori e intellettuali del Novecento.

    Caratteristica interessante di questo primo volume – pubblicato per la prima volta nel 1977 – è l’evidente antipatia che il giovane Canetti suscita, sovente, nel lettore, pieno com’è di una certa supponenza e di sopravvalutazione del potere salvifico dei libri e della conoscenza.

    Ma il Canetti autore è consapevole di questa antipatia del giovane Elias e gioca con noi lettori nel sembrare molto sincero (e lo è in effetti) e, come si dice, “di crederci”, senza però mancare, al momento opportuno, di prendere le distanze, da questa presunzione.
    Ecco, forse il difetto maggiore di questo bellissimo libro è che anche prendendo le distanze da questi eccessi consapevolezza intellettuale del giovane Canetti, il Canetti maturo usa raramente l’ironia ma resta serio (a volte serioso) anche nell’autocritica.

    Per me è stato il classico caso di libro che staziona per decenni nella libreria prima di trovare la strada verso il comodino.
    Ora però leggerò anche gli altri due volumi dell’autobiografia: “Il frutto del fuoco” e “Il gioco degli occhi”.

    ciao a tutti

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  3. Avatar Felice Celato
    Felice Celato

    Non ho dubbi: ancorché il 2014 sia appena iniziato, sono convinto che “Il cavallo rosso” di Eugenio Corti (Ares editore) mi resterà fra le migliori letture dell’anno.
    In effetti più che un grande romanzo, “Il cavallo rosso” è una raccolta di tre romanzi in sequenza (assai infelice la scelta dell’editore di pubblicarli in un unico, scomodissimo volume di circa 1300 pagine) che coprono, per oltre 30 anni della nostra storia recente (dal 1940 al 74), le vicende di una famiglia e di un piccolo gruppo di suoi amici (tutti, o quasi, lombardi, anzi brianzoli), prima, attraverso la guerra ( in Russia, Africa, Albania e Italia), poi, dalla caduta del fascismo alla resistenza, alla nascita della democrazia e al grande boom, fino, appunto, agli anni 70.
    Al di là delle avvincenti e terribili vicende di guerra, narrate con grande maestria da un autore che ne è stato in larga parte drammatico testimone diretto (nel libro, si individua la persona dell’autore proprio in uno dei co-protagonisti, Michele Tintori) ciò che più connota il romanzo nel suo complesso sono la sua esplicita matrice culturale cattolica, anche di taglio austero e conservatore, antifascista ma soprattutto marcatamente anticomunista, e la profonda sensibilità religiosa di gran parte dei suoi personaggi principali.
    Quanto al “genere” narrativo, direi senz’altro che si tratta di un romanzo – anzi di tre romanzi – a pieno titolo “storici”, nel triplice senso che la storia ne è la vera protagonista, anzi l’antagonista dei personaggi principali, che storiche ne sono le vicende da loro attraversate (narrate anche con scrupolo documentale) e che storici (cioè reali) sono diversi dei personaggi che qua e là vi compaiono con maggiore o minore peso (alcuni col proprio nome, da Don Gnocchi a Nilde Iotti a Mario Apollonio, altri in sigla, altri allusivamente) a cominciare dall’autore stesso, come dicevo sopra, sia pure, questo, sotto altro nome.
    Ma si tratta soprattutto di un’opera pervasa da una religiosità intima e forte, una fede tenace nella Provvidenza che si accentua nella drammaticità di molte delle vicende narrate soprattutto nei primi due grandi romanzi ( “Il cavallo Rosso”, che dà il titolo alla raccolta, e “Il cavallo livido”), ma che permane robusta e commovente lungo tutta la narrazione, fino all’epilogo teneramente metafisico.
    Come è ovvio, una narrazione di 1300 pagine ha inevitabilmente anche qualche pagina stanca che, nella nostra, si addensano, secondo me, nel terzo romanzo (“L’albero della vita”) dove il conservatorismo cattolico si fa più radicale (ma anche inquietante) muovendo dall’etica personale alla ecclesiologia, sempre in relazione al rapporto col comunismo, rispetto al quale la Chiesa viene vista come l’unico ( declinante) baluardo, insidiato dal male dei “modernismi” (veri o presunti, ovviamente).
    In sintesi, un libro molto forte, spesso commovente, una grande lettura per lettori tenaci, non priva, secondo me, di nobilissime parentele (Manzoni Tolstoi). Da leggere assolutamente, direi.

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  4. Avatar cristina
    cristina

    @luiginter.
    la prima volta che ho letto LA LINGUA SALVATA (23-25 anni fa a occhio) ne ero rimasta incantata. Ricordo che mi era piaciuto davvero tantissimo ( o forse era un mio modo di s entirmi meno in colpa per il fatto che con AUTO DA FE’ mi ero fermata subito?).
    Poi l’ho riletto 6 anni fa circa nel mio gruppo di lettura di allora. Oddio che delusione! un libro con un protagonista quasi insopportabile, insopportabile lui e insopportabile la sua mammina, una noia lunga da qui a lì.
    Certo il mondo trasversale di quell’Europa mitteleuropea fatta di tanti popoli lingue nazioni costumi e religioni c’è alla grande, e lì sta il nocciolo di interesse,,,, ma il protagonista ,ossantapace, che rompiscatole! e come si prende sul serio!
    Insomma vedi, la distanza di anni e la diversa ottica fanno cambiare idea e giudizio. Il mio si è ribaltato.
    Gli altri due vjer seguono …boh, valgono meno, parecchio meno, a mio modo di vedere, se non altro qui c’è la freschezza di un’infanzia, là una saputissima disputa ideologica senza fine,un’indanfrscenza spocchiosa..
    …dos marones, per dirla alla Dani—-

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  5. Avatar wwayne

    Quest’ anno ho letto nell’ ordine:

    Paul Doherty, “Alessandro Magno e l’ uomo senza dio”
    Fred Grove, “L’ ultima mandria”
    William Hopson, “I mocassini di sangue”
    George Pelecanos, “Angeli neri”
    Lewis B. Patten, “L’ avvoltoio non aspetta”
    William Hopson, “Trentacinque cavalieri indiani”
    Stephen King, “Doctor Sleep”
    Lewis B. Patten, “L’ uomo del Montana”
    Joyce Carol Oates, “Ragazza nera ragazza bianca”
    Lewis B. Patten, “Hai perso la testa, perderai tutto”
    Michael Brett, “Morte tra gli hippies”
    Paul Doherty, “Alessandro Magno e la vittoria impossibile”
    Q. Patrick, “Il caso Cragge”
    Lewis B. Patten, “La sola pace per i killer”
    Stephen King, “L’ ombra dello scorpione”
    Lewis B. Patten, “Vieni avanti e spara”
    Patrick Quentin, “Da’ una spinta al destino”
    Lewis B. Patten, “Con gli indiani alle calcagna”

    “L’ ombra dello scorpione” é di gran lunga il più bello; secondo posto meritatissimo per “I mocassini di sangue”. Se volete comprare quest’ ultimo libro, su ebay ne é rimasta una copia: http://www.ebay.it/itm/MB-I-GRANDI-WESTERN-DI-WILLIAM-HOPSON-LONGANESI-N-50-/131084328397?pt=Altro_Libri_e_Riviste&hash=item1e853c1dcd&_uhb=1.

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  6. Avatar camilla
    camilla

    Con un certo mio stupore è un tuffo nel passato che inizia la storia dei migliori libri L E T T I nel 2014 : Dani ci racconta di un grandissimo viaggiatore, ancora nell’epoca d’oro dei viaggiatori e dei flaneur, avanti e indietro nel cuore della modernità. figure ormai, purtroppo ma ovviamente, obsolete, visti i mezzi contemporanei e la globalizzazione..di massa. Luigi ci parla di Elias Canetti, la sua autobiografia rimane un capolavoro letterario, Canetti infatti,( anche Autodafè è bellissimo, rimane per sempre, anche se la Cristina si è scocciata a leggerlo), è un grande scrittore oltre che il grande sociologo , ancora importantissimo, di Masse e Potere eccetera. Ci sono pagine, nell’autobiografia,letterariamente indimenticabili. Il piccolo Canetti che viene incoraggiato dai genitori a dire la poesia…e tutti che si scompisciano dalle risate per il suo accento “strano”, è un pezzo di bravura da Nobel.
    Eugenio Corti, strana riesumazione di una scrittore “militante”, difficile che possa interessare a tutti.A meno che non si sia degli specialisti e lo si possa confrontare, per es. con la teorie sorprendenti e luminose del Papa Francesco.
    Insomma sono stata abituata, per anni, a credere che le analisi, le introspezioni, le riflessioni fossero sempre orientate a un ordine, alla ricerca di un senso. Ma mi sono ben accorta, da tempo, e ho preso atto, dell’esistenza di molti ordini possibili, all’andirivieni del senso che non arriva mai a essere uno e ci obbliga a guardare in faccia il paradossale ordine del caos.Ed è ai confini, sempre in divenire costante, che sento di dovermi rivolgere, ridisegnando ogni volta,una nuova geografia del mio viaggio. E allora, il libro, edito in Italia e letto nel 2014, più vertiginoso, dove un magnifico ordine riesce a rinascere, attimo dopo attimo, dal caos, è il romanzo di Mathias Enard :LA VIA DEI LADRI. provare per credere. Bacioni.

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  7. Avatar margherita gozzelino
    margherita gozzelino

    Credo di poter dire che il libro che più mi ha colpito nel cuore e nel cervello, letto in questi primi mesi del 2014, sia STONER di John Williams. Buona lettura a tutti

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  8. Avatar polissena
    polissena

    @Ciao Luigi, buon 2014!
    Ho letto anche io Elias Canetti molto tempo fà e ne ero entusiasta, ma non oserei riprovarci ora dopo le delusioni che mi hanno provocato alcune riletture.
    Vorrei fare una recensione in pillole delle mie letture di quest’anno

    IL SIGNORE DELLE ANIME della Nemirovskyi, un altro personaggio notevole uscito dalla penna di questa inimitabile scrittrice

    TRE CAMERE A MANHATTAN, di Simenon, comprato per caso su una bancarella, coinvolgente come tutte le storie di amori ossessivi e possessivi, delude con un finale affrettato e zuccheroso. Ma chi è che ha imposto a Simenon di scrivere un libro in 6 giorni?

    QUALCUNO CON CUI CORRERE di David Grossman, fiabesco, tenero, coivolgente, da non perdere.

    LA VERITA’ SUL CASO HARRY QUEBERT, di Joel Dicker.
    Lo devo ammettere,anche se sono 770 pagine e pesava
    un bel po’ quando lo leggevo a letto, mi ha intrigato moltissimo quasi fino alla fine. Alcune pagine proprio belle ma molte da sfrondare. E poi lo scrittore, forse ancora troppo giovane, ha cominciato a ingarbugliarsi in un groviglio di possibili finali contrastanti per poi scegliere il più deludente. Peccato.

    E per finire un grande scrittore dell’inizio del novecento, quasi dimenticato e ingiustamente coperto di polvere, Sherwood Anderson, con i suoi splendidi e tristissimi RACCONTI DELL’OHIO, quasi uno Spoon River di personaggi viventi, ognuno con una facciata ‘normale’ di tranquillo e rispettabile abitante del piccolo villaggio di Winesburg, ma con una seconda vita nascosta di inconfessabili segreti , inquietudini, infelicità in cui nessuno è quello che sembra e nessuno vive la vita che vorrebbe.

    E quindi il 2014 comincia adesso per noi lettori e per il nostro capo. Auguri di comprensione reciproca, tolleranza e cordialità.
    Dai, proviamoci!

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  9. Avatar luiginter

    Qualche racconto di Anderson lo lessi anni fa, quando capii quanto fosse stato importante per Hemingway. Un vero maestro della short story, Sherwood. Ma è in catalogo ancora con qualche editore italiano?

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  10. Avatar lettoreambulante

    Io avevo trovato una vecchia copia su maremagnum, ma l’ha appena ripubblicato Einaudi. E’ anche un’ottima lettura per i gruppi di lettura!

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  11. Avatar polissena
    polissena

    @Luigi, io Anderson l’ho letto sul kindle e confesso che non lo conoscevo, ma ora vorrei averlo anche su carta e spero di trovarlo. Sai, mi capita spesso di iniziare con un ebook e poi comprarmi il libro. Non so se si troverà, ma vedo che anche tu come me ne sei rimasto colpito. Dovremmo ridargli il posto che si merita data la sua influenza sugli scrittori americani che lo hanno seguito.
    Ciao ciao (come dici tu)

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  12. Avatar Felice Celato
    Felice Celato

    Vorrei fare un’osservazione-lampo su una considerazione di Polissena sulle delusioni da riletture. Capisco perfettamente, capita anche a me, che, invece, delle riletture sono un “cultore”; come mi capitano, rileggendo, anche delle vere e proprie riscoperte. Il fatto è, secondo me, che la rilettura pone a raffronto l’identità, nel tempo, del libro, col mutare delle nostre sensibilità, spirituali e culturali; e, perciò, le riletture, a prezzo di qualche inevitabile delusione,mi danno il senso di questa mutazione e, per certi versi, mi aiutano a capire come io sia mutato, nel tempo. In fondo, forse, è proprio questo uno dei sensi della lettura di romanzi: il confronto fra la sensibilità culturale dell’autore, “congelata” nel libro, e la nostra…ancora in evoluzione, nonostante l’età…meno dinamica.

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  13. Avatar camilla
    camilla

    @felice celato Sono d’accordo.. per me l’unico modo di essere un lettore è essere un rilettore. Per questo non amo prendere i libri in prestito.

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  14. Avatar cristina
    cristina

    ah…le riletture! verissimo, si cambia eccome.
    se solo mi ricordassi perchè mi era tanto piaciuto La lingua salvata, ad esempio che ora trovo insostenibilmente pesante, capirei anche in che cosa sono cambiata.
    Il fatto è che invece nemmeno lo ricordo. Ma ero proprio così sorda da non vedere la cappa di quel pesantissimo rapporto madre-figlio? si vede di si.

    Ad esempio moltissimi anni fa avevo una cotta per Grace Paley. Riletta anni dopo—bah che dire? non mi pare nulla di che. Ma perchè me ne ero innamorata? ah, saperlo.
    Quindi non sempre riesco a leggere il termometro delle mie febbri passate.E mi ritrovo oscura a me stessa, sconosciuta ed estranea.

    So che alcuni non mi deludono mai – e a cicli li rileggo: Christa Wolf, Elena Ferrante, Colette, Simenon, Szabo’ per dire i primi che mi vengono in mente.
    Bè di Tolstoi non dico, e nemmeno Dostojevskyi e compagnia grande.Loro andrebbero letti ogni cinque anni – come cura

    Ma molti altri , no. Nonostante gli enormi meriti che una rilettura dà – no, ho troppo poco tempo, o forse, non voglio rischiare di essere delusa da me stessa più che dall’autore (autrice)

    Quindi solitamente rileggo – ma solo a libro caldo, finito da poco e molto piaciuto, allora sì che merita la seconda lettura, chè – sgombrato il capo dal busillis della trama e della “storia” – si spalancano le profondità dello stile, l’arguzia della terminologia , la ricercatezza del giro di frase, la delizia della scrittura insomma, così peculiare a ciascuno scrittore (scrittrice).
    Saramago merita una seconda lettura, Marias ci guadagna moltissimo, per non dire di Rodoreda – la perfetta regina del narrare – ma deve essere a breve distanza, se no si perde l’effetto stroboscopico e si ripiomba nella trama.
    Almeno così pare a me.
    Saluti notturni

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  15. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Cristina, sono contenta di vedere che i mezzi informatici sono dalla tua e che sei tornata a scrivere.

    @Tutti, un libro, letto nel 2014, che sto apprezzando molto è

    Paolo Villaggio , “Come farsi una cultura mostruosa”, Bompiani, 1972.

    È divertente e istruttivo: bisogna scegliere il significato corretto di un termine dato. Riporto un esempio (di quelli facili):
    Antefatto
    1. Campione senza valore.
    2. Figlio settimino.
    3. Racconto premesso a una narrazione.
    4. Personaggio, manierato e artificiale, che veste con ricercatezza.

    L’ho trovato su uno scaffale di book crossing; finito di leggerlo lo depositerò nell’angolo degli omaggi della mia biblioteca e la sua diffusione continuerà.

    A me piacciono molto anche gli stupidari, tempo fa avevo letto

    Antonio Di Stefano, “Stupidario medico”, Mondadori, 1992.

    Era spassosissimo, ma non c’era solo da ridere: gli svarioni nelle ricette e nelle prescrizioni erano veri!

    @Adour, quando non sappiamo quale etichetta usare, le persone ci sembrano disumane.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

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  16. Avatar Adour
    Adour

    @Camilla : Ho smesso di leggerlo avevi ragione un unico aggettivo: mostruosamente (fantozziano) Noioso, con Apoptosi cerebrale a pagina 98. Leggerò VIA DEI LADRI, come non potrei. Perchè non hai risposto all’amicoluigi o luigiamico?

    @rosamavi : ci sei nel mezzo del personaggio, ma fammi sapere. Un piccolo consiglio “MANCARSI di Diego de silva un piccolo libricino (o raccolta di pensieri) da borsa. Unico effetto collaterale : fa pensare.

    @Mariangela: No l’etichetta l’avevo trovata.
    Ed era di longanesi “Diffidate delle donne intellettuali: finiranno col rintracciare sempre il cretino che le capisce.”
    Ma l’ho cestinata. Ora sto imparando a conoscerti, e ne sono felice, forse per questo non ho nessuna etichetta per te.
    Per lo stupidario medico: c’è una ricetta ASL su tw che dice
    “ Si richiede controllo PEY SMECKER” in pz portatore di PEY SMECKER” .
    Ma non finisce qua , questa ricetta a ben vedere, risulta protocollata dal CUP con tanto di pagamento di Ticket. Scommetto che il cardiologo che la sta visitando, sta ancora cercando il PEY SMECKER.
    Un sorriso a tutti, 🙂

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  17. Avatar cristina
    cristina

    @mariangela, ciao!
    si i mezzi informatici sono dalla mia – ma la sfiga pure ( si può dire sfiga qua così? spero di si) si è rotta una gronda ( qui le chiamano docce, i toscani so’ strani), devo fare riparare il tetto che ci crescono sotto le felci ( si, felci di 20 cm!!! da non credere), due mesi fa mi ha lasciato a terra la batteria dell’auto, e non parlo dei denti che lì è solo tragedia greca.
    quindi, il pc, in fondo, sarebbe anche poca cosa, e il mio omino-salvatore per ora ha fatto il miracolo -ma fino a quando durerà questa vecchia baracca ruminante non si sa. per ora scrivo e lui esegue, da bravo.

    @tutti, gli svarioni dei medici sono come quelli di tutti, cioè i cretini sono equidistribuiti.
    Peraltro mio padre era medico, e ho molti amici medici, quindi tenderei a difendere la categoria….(e sbaglierei probabilmente).
    Longanesi è uno fra gli scrittori più misogini che esistano, povero lui ( acidissimo e intelligentissimo, ma con cadute vertiginose, a volte…)

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  18. Avatar camilla
    camilla

    @adour — sarei proprio felice se leggessi VIA DEI LADRI di Enard, e mi dicessi che ne pensi. Il bisogno che io sento tanto, di spostare il mio centro di certezze (?) e di comprendere che i centri sono molteplici e il senso si trova solo affrontando una specie di caleidoscopico “caos” che , però, dopo una certa fatica,sembra illuminarsi e apre , abbraccia, comprende anzichè ….spaventare per la sua apparente “incontrollabilità” , è anche un grande sollievo.Scusa la confusione del mio scribacchiare, può ben darsi che sia incomprensibile ma mi sembra così sincero. Chi è l’amico luigi? mi sfugge. Un affettuoso ciaociao.

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  19. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Cristina, Può essere che sia stato anche misogino, ma di Longanesi non possiamo negare la statura intellettuale e la poliedricità.

    Io lo conosco soprattutto come aforista e, se è vero che di aforismi ne ha scritti di sferzanti e acuminati (Gino Ruozzi li definisce frecce avvelenate scoccate all’indirizzo di scrittori, di politici e di colleghi giornalisti) e di poco condivisibili (è suo il famoso “Mussolini ha sempre ragione), è anche vero che verso la fine della sua vita ce ne ha lasciati di più riflessivi e intimisti:

    • È già buio, sono le quattro soltanto. Ogni volta che accendo la luce invecchio un po’
    • Sono un carciofino sott’odio
    • Sono talmente solo che lo specchio non mi riflette più
    • Oggi, noia che sbatte come una persiana al vento
    • I figli che studiano a voce alta nell’altra stanza, dicono un rosario alla mia giovinezza

    Sono riflessioni amare e ferite in cui è facile riconoscersi e magari, perché no, per effetto catartico, trovare conforto nei momenti meno ruggenti (capitano).

    @Adour, vedi che per colpa tua che mi provochi proprio sugli aforismi di Longanesi, gli altri devono sorbirsi le mie tirate pro forme brevi.

    Ciao!
    Mariangela

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  20. Avatar adour
    adour

    Noto che @tutti assume sempre più un carattere selettivo.
    @Cam se questo libro mi annoia ti inseguirò come un amante ferito. sino alle pendici delle alpi. Il post era “voi lettori pensate di capire il mondo”
    Si. forse aveva un caratteraccio, forse anche misogino, ma chi siamo noi, per giudicare moralmente un grande intelletto come longanesi.
    Grazie @mariangela sono sicuro che nessuno si è annoiato/a.
    Oltre a quelli citati, c’è ne ancora un altro però, che vorrei aggiungere,
    – “Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi. –

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  21. Avatar adour
    adour

    Ah dimenticavo
    Oggi è il 21 marzo, non è solo primavera, ma è anche
    LA GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA .
    E mentre vi rimando a questa bellissima iniziativa di radio3
    http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-c6b5a8ee-dd7c-4f55-b8b9-3f92b965a20a.html?refresh_ce

    Vi invito tutti, ma tutti a postare una vostra poesia o passo di un libro.
    Su non fatevi pregare.
    Um sorriso primaverpoetico 🙂

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  22. Avatar Mariangela
    Mariangela

    Febbraio

    Febbraio è sbarazzino.
    Non ha i riposi del grande inverno,
    ha le punzecchiature,
    i dispetti di primavera che nasce.
    Dalla bora di febbraio
    requie non aspettare.
    Questo mese è un ragazzo
    fastidioso, irritante
    che mette a soqquadro la casa,
    rimuove il sangue, annuncia il folle marzo
    periglioso e mutante

    Vincenzo Cardarelli

    Forse perché lui viveva a Roma, dalle mie parti a febbraio fa un freddo cane.
    Ciao,
    Mariangela

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  23. Avatar cristina
    cristina

    Mattino 7:00-12:00

    coperto
    Maestrale

    (Voci sovrapposte)

    All’alba siamo coraggiosi.
    La musica della sveglia ci sorprende.
    La Ciaccona di Bach alla radio ci controlla
    annuncia tra le lancette: vivrete.
    Siamo vissuti, stiamo ancora vivendo.
    Quante ore, l’intero giorno?
    Bisogna rendere onore a tutto questo:
    coprire le spalle, circondare il collo.
    Metterò un golf, la sciarpa, stringerò il bavero al cappotto.
    La luce cade nelle tazze, dondola sul latte.
    Siamo sopravvissuti almeno per sederci in cucina
    le mani sul tavolo, le teste in fiamme
    sotto due lampade dai paralumi
    a quadri bianchi e rossi, rossi.

    (Antonella Anedda – da “Salva con nome” 2012)

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  24. Avatar cristina
    cristina

    il datario e l’orologio qui son sbagliati…. io ho postato la poesia di Anedda alle 23.26 del 21 marzo, quindi in tempo per la giornata!

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  25. Avatar adour
    adour

    Sono sicuro che per le poesie non si è mai in ritardo.
    Vi regalo quindi, una delle più belle frasi d’amore …in onore dei 450 anni del bardo di Stratford- on -Avon
    ———
    Non è mai notte quando vedo il tuo volto;
    perciò ora a me non sembra che sia notte,

    nè che il bosco sia spopolato e solitario,
    perchè per me tu sei il mondo intero;

    chi potrà dunque dire che io sono sola
    se il mondo è qui a guardarmi?
    ————–
    “Sogno di una notte di mezza estate”

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  26. Avatar camilla
    camilla

    @adour – brandellino di poesia sul’amore di Wystan Hug Auden:
    .CHI SEI?
    Ogni amante ha una teoria
    /tutta sua
    Sulla differenza tra il dolore
    Di essere con il suo amore, e quello
    /di essere solo :
    ……………………………………………………………….
    ……………………………………………………………….
    Quale che sia il nostro punto
    / di vista, bisogna dimostrare
    Perchè ogni amante desideri di fare
    Sua propria una qualche diversa
    /personalità:
    Forse, in verità, non siamo
    /mai soli.
    (fuori tempo massimo chiedo venia)

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  27. Avatar Dani

    Anch’io fuori tempo massimo.. Visto che leggo di Montaigne, cito una frase appena letta in cui lui cerca di definire la sua amicizia con Etienne de la Boétie.
    “Se mi si chiede di dire perchè l’amavo, sento che questo non si può esprimere che rispondendo – Perchè era lui, perchè ero io”.

    @Mariangela, grazie per gli aforismi di Longanesi. Dove li trovo?

    Buona primavera a tutti

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  28. Avatar Jezabel
    Jezabel

    La mia collega di scienze – ma Google ha confermato – ha dichiarato che la primavera arriva il 20 marzo!!
    Mi sento investita da un’anomala onda spoetizzante… .)

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  29. Avatar adour
    adour

    Bellissima poesia @jezabel , forse un po’ troppo futuristica, ma bella, piena d’ amore colto con estrema sensibilità poetica.

    Deve essere bello vivere, con te sempre cosi romantica, il sig. google, cosi preciso, e la prof di scienze cosi veritiera . Ma aggiungersi a tale armonia sarebbe un sacrilegio per cotante virtù.
    🙂

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  30. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Dani, Gli aforismi di Longanesi sono raccolti in

    Leo Longanesi, “La sua signora: taccuino di Leo Longanesi”, Rizzoli, 1975 introduzione di Idro Montanelli.

    (Non c’entra, ma ricordo che l’introduzione di Montanelli mi aveva impressionata, a mio parere è un pezzo d’antologia della lingua italiana)

    Qualora ti risultasse difficile reperire il testo citato sopra, potresti sempre puntare su una raccolta di cui forse avevo già scritto:

    Gino Ruozzi, “Scrittori italiani di aforismi”, Mondadori, 1996

    È un meridiano della Mondadori che, nel secondo volume, “Il Novecento”, raccoglie la produzione aforistica di tutti i più grandi autori italiani del ventesimo secolo. Tra gli altri, ci sono anche quelli di Longanesi.

    Nella sua introduzione, Ruozzi dedica molto spazio a Longanesi. Nelle sue riviste Longanesi aveva sempre promosso il ricorso alle forme brevi dedicandovi, anche, articoli teorici.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

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  31. Avatar Maria Teresa Manghi

    Fra i libri piu’ belli dell’anno,”La porta”,M.Szabo’.Emerenc e’ indimenticabile.

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  32. Avatar Jezabel
    Jezabel

    Chi o cosa mi ha attribuito quella faccia esagonale e pure arrabbiata? Se è una velata esortazione ad inserire una foto… esagonizzatemi pure!!!

    Sì, Adour, conduco una vita difficile in tempi difficili, ma ciò non mi impedisce di ripescare per voi la prima poesia che ho imparato a memoria (non sapevo ancora leggere) e che serviva a memorizzare la scrittura in corsivo delle vocali :
    a con due gambe
    e con due braccia
    o tondo in faccia;
    curioso l’u che guarda in su
    ma è più carino l’i col puntino.

    Chi direbbe che insegno LETTERE !!!!

    Buona serata a tutti (che non è una selezione)

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  33. Avatar rosamavi

    Filastrocca del mese di giugno,
    il contadino ha la falce in pugno:
    mentre falcia l’erba e il grano
    un temporale spia lontano.
    Gli scolaretti sui banchi di scuola
    hanno perso la parola:
    apre il maestro le pagelle
    e scrive i voti nelle caselle…
    “Signor maestro, per cortesia,
    non scriva quel quattro sulla mia:
    Quel cinque, poi, non ce lo metta
    sennò ci perdo la bicicletta:
    se non mi boccia, glielo prometto,
    le lascio fare qualche giretto”.

    Gianni Rodari

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  34. Avatar cristina
    cristina

    domanda: un grande intelletto può – o non può- essere giudicaro moralmente? Io dico, e assolutamente, di si.
    una cosa sono le opere, un’altra le persone, gli autori in carne e ossa.
    E voi ?

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  35. Avatar camilla
    camilla

    @cristina . non giudicare. E’ una cosa brutta giudicare, non è possibile giudicare. No?baci

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  36. Avatar adour
    adour

    Ma perchè giudicare?
    Chi può essere giudicato da chi?
    Chi ci dà il diritto di giudicare alcuno?
    Non stiamo parando di eventi delittuosi, ma della vita di un uomo, che nel bene e nel male ha lasciato la sua impronta. Si può essere d’accordo o meno sul suo pensiero, ma sulla vita NO. La vita appartiene ad ognuno di noi.
    E non parlo solo da un pdv cattolico-cristiano ma da sostenitore della libertà individuale di ognuno e quindi delle sue oggettive responsabilità. Qui per esempio il proverbio di Mariangela ci calza a pennello.
    @Rosamavi che stupenda poesia, di una tristezza infinita, il contadino lacerato dal lavoro sui campi, gli scolaretti affetti da sordomutismo temporaneo, nel momento delle pagelle, tranne uno, uno solo(un po’ rompino).Ma il suo destino sembra già essere segnato, premonitore quel “giro in bicicletta”, ad una dura vita carceraria( forse 41bis) per tentativo di corruzione, reiterata.
    Ma tu e Jezabel dove le trovate ???? 😉
    PS : Ai miei tempi, se osavo parlare, i salesiani, mi avrebbero inchiodato alla lavagna e frustato a sangue.

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  37. Avatar adour
    adour

    ahahhahaha 🙂 che faccine Buffe avete
    Alcune però azzeccate

    Un caro sorriso a tutti
    PS: Luigi ma il mi piace? cioè è tipo FB ? Ho notato che hai cambiato foto, ed il contratto con la mentadent
    ciao gigi 😉

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  38. Avatar Jezabel
    Jezabel

    Adour, peccato che non l’abbiano fatto…
    Ammazzare così i nostri nascenti tentativi poetici

    Quanto al giudicare, io – adesso che tutti abbiamo un’immagine rinnovata sul blog – giudicherei la tua foto stantia!!!!
    🙂 : ) : )

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  39. Avatar adour
    adour

    Cambiata ora.
    Sarà così possibile vedermi, nella mia trascendente bellezza. ahahhaha 😉
    La tua sempre arrabbiata è azzeccatissima ahahhahaha 😉

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  40. Avatar Jezabel
    Jezabel

    Sì, trascende infatti!!
    Ma basta così, con le nostre scaramucce abbiamo monopolizzato il blog….

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  41. Avatar cristina
    cristina

    @cam, tesoro mio, ma scherziamo?
    giudicare – ossia esercitare l’arte di discernere e scegliere – orienta le vite personali. Del resto è cosa che tu fai spessissimo coi libri che non ti piacciono e ci vai anche giù bella dura e io ne so qualcosa.

    Della vita di Longanesi ovviamente nulla mi cale. ( anche se devo dire che – sapendo per caso della vita privata di un altrop famoso intellettuale molto noto per decenni e maitre à penser -bè mi ha fatto male sapere di vizi privati e pubbliche virtù, per capirci, ma lascio perdere)
    Delle opere di Longanesi, del suo pensiero e dei suoi umori – che sono pubblici e quindi esercitano un’influenza e sono lì per farsi leggere e apprezzare (valutare) – altro chè se giudico, è il mio diritto di lettrice, anzi di persona.
    Gli riconosco intelligenza e witz supremi – sia chiaro, ma lo infilzo per la sua tremenda distanza dalle donne che in lui si manifestava come misoginia (probabilmente era paura terrorizzante, ma a me di ciò poco importa, anche il mio amatissimo Gadda aveva dei bei problemi col sesso femminile…)
    Così come giudico CéLINE O IL PERSONAGGIO DI sTONER, E MI RICORDO INFUOCATE DISCUSSIONI su Littell…
    E’ brutto giudicare? un’opera? non sono per nullissima d’accordo.

    Invece ne approfitto Cam impagabile per dirti grazie mille per quello che hai scritto su Proust nell’altro post…. e’ stato per me folgorante più che illuminante !!!

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  42. Avatar cristina
    cristina

    in effetti @Luiginter -queste faccine così infantili le trovo inappropriate,diminutive….e sminuenti. Non si potrebbe fare qualcosa in senso esteticamente migliorativo?

    Annoto e noto qui – probabilmente fuori luogo -qualcosa che mi intriga:
    Oggi Zucconi su Repubblica dice ( col titolo -Così Twitter risveglia il fanciullo che c’è nei vip -)
    “Per lo pisoanalista è il ritorno all’infanzia assoluta, il tempo senza pudore.
    J.Kerry, Paris Hilton, Obama, Di Caprio, tu, io…inconsciamente torniamo bambini nel regno magico di Twitter e chi resiste è un vecchio che si vergogna di essere stato fanciullo. Ci si abbandona ai 140 caratteri come al ruttino dopo la poppata…”.
    Io non uso Twitter, ma l’argomentazione – oltre che l’immagine – è suggestiva.
    Che ne pensate?

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  43. Avatar Mariangela
    Mariangela

    Il quesito di Cristina, che ci induce a riflettere se sia lecito giudicare moralmente un autore, scindendo l’opera dal suo comportamento personale, non è argomento facile per la domenica mattina; l’ho letto al bar, mentre bevevo il caffè, mi è venuto uno stranguglione e ho rimandato al pomeriggio. (@Cristina, tu che sei toscana, è giusto affermare che “stranguglione” è sinonimo di spavento?).

    @Adour, il proverbio “Anima e camicia ognuno con la sua” può essere interpretato (i proverbi possono avere più valenze) come incitazione all’anticonformismo, come un monito a non giudicare gli affari privati degli altri, ma non arrivo a leggerci un completo discarico rispetto alle responsabilità pubbliche che un autore sicuramente ha quando scrive. È però vero che è molto difficile capire quanto degli orientamenti politici di un autore siano entrati nella sua opera e quanto sia rimasto confinato nel suo comportamento personale e privato.

    Giusto perché per me è troppo difficile, mi aiuto con Magris che su questo dilemma ha scritto molto. Magris ci ricorda che se dovessimo giudicare Pirandello da certe sue affermazioni private a sostegno del regime, dovremmo rinunziare alla sua opera, che pur con la bolsa retorica fascista ha poco a che fare; per non parlare di intellettuali che hanno dato il loro appoggio manifesto al nazismo, come Celine e Hamsun: le loro opere, se questo fosse il metro di giudizio dovrebbero addirittura venire censurate.

    Diverso, secondo Magris, è il caso in cui i privati convincimenti si siano riversati nell’opera pubblica; è poco tenero con Heiddegger che pur alla fine della guerra ha negato la sua compromissione con il regime, ed è quasi riuscito a farsi passare per vittima del nazismo (sfruttando anche la sua relazione con l’ebrea Hannah Arendt).

    Il grande filosofo tedesco durante il dodicennio bruno non aveva mancato, spiega Magris, in virtù della sua posizione di professore, di infierire su studenti ebrei, su colleghi e maestri del calibro di Jaspers e Husserl. La sua adesione al nazismo, quindi, conclude Magris, non fu solo circostanza privata, magari moralmente riprovevole, ma pur sempre attinente, appunto, alla sfera individuale, fu un fatto rilevante sul piano culturale e pienamente rientrante nel suo pensiero globale. (“Kitsch e passione Hannah Arendt e Martin Heiddeger” in Claudio Magris, “Utopia e disincanto”, Garzanti, 1999, pp. 212/217).

    @Cristina. Quanto a Longanesi, non incentrerei tanto il giudizio sulla sua misoginia – a mio parere, odiava le donne tanto quanto gli uomini – ma piuttosto sul sostegno al regime fascista, durante il ventennio, e alla destra più conservatrice e reazionaria, in epoca repubblicana. Bisogna però riconoscere, per onestà, che la sua rivista “L’Italiano” proprio dal regime fascista fu fatta chiudere.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

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  44. Avatar anna
    anna

    Arrivo con molto ritardo., ma le poesie che ho letto mi hanno ricordato la prima poesia imparata in prima elementare, che dice:
    Tornava al nido con l’imbeccata
    un colpo, un grido, ecco è spirata.
    Ai rondinini stretti nel nido
    giunse quel colpo, giunse quel grido.
    Mamma mammina dove sei tu?
    Vana è l’attesa, non torna più.
    Amavo tantissimo la mia maestra, ma questo strazio non gliel’ho mai perdonato.
    Le faccine sono molto carine, non ne cambierei nemmeno una, nemmeno per accontentare i più scontenti. Ci si può cogliere dei riferimenti personali, utilizzando un po’ di analisi spicciola.
    Sto leggendo alcuni racconti di Mavis Gallant, canadese come la Munro, morta da poco novantenne. Che dire? Amo i racconti, quindi parto avvantaggiata, e poi queste meravigliose canadesi mi prendono il cuore con la magica capacità che hanno di dire tutto con le poche parole essenziali che servono, senza una sbavatura.
    Qualcuno di voi lettori così attenti la conosce?

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  45. Avatar anna
    anna

    Ben mi sta, così imparo a star zitta. Cosa mi vorrà dire quel mostro ghignante?

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  46. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Anna, c’è un articolo su questo blog dedicato proprio alla Gallant.

    Vai in “Archivi”, sotto “Febbraio”, fai scorrere gli articoli e arrivi a quello che ti interessa “Mavis Gallant, la precisione del grande racconto”.
    Ciao,
    Mariangela

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  47. Avatar cristina
    cristina

    psicoanalista…non pisoanalista…ma che scrivo? ihih

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  48. Avatar cristina
    cristina

    @mariangela, ci tengo: abito – per caso – da un decennio in Toscana, ma sono milanesissima ( proprio issima, e coi toscani giuro…non è facile…)

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  49. Avatar anna
    anna

    @Mariangela, grazie. Ciao

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  50. Avatar cristina
    cristina

    @Maria Teresa hai ragione. La Porta è un capolavoro, senza dubbio, gli altri libri di Szabo’ purtroppo sono decisamente inferiori,almeno secondo me. Ma La porta, ah che lettura, che lettura!

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