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I libri più belli, letti nel 2012

Eccoci ai libri più belli, letti nel 2012. Parlare, scrivere, consigliare, discutere i libri che, per semplificare, definiamo “belli” ma che ovviamente sono molto di più. Ci accompagnano giorno dopo giorno e spieghiamo e raccontiamo la nostra relazione con loro, i libri, ma indirettamente anche con il resto del mondo. Anche quest’anno si comincia presto.…

Eccoci ai libri più belli, letti nel 2012.
Parlare, scrivere, consigliare, discutere i libri che, per semplificare, definiamo “belli” ma che ovviamente sono molto di più. Ci accompagnano giorno dopo giorno e spieghiamo e raccontiamo la nostra relazione con loro, i libri, ma indirettamente anche con il resto del mondo.
Anche quest’anno si comincia presto.
Il post dello scorso anno, sui libri del 2011 ha avuto un successo strepitoso. L’obiettivo, come sempre, è di migliorarsi.
Tra l’altro il tipo di commenti negli anni è via via mutato, si è fatto più articolato e diversificato, con toni e registri molto vari. Spesso – e credo sia un gran bene – si parla anche dei libri che ci hanno deluso.

Le regole sono le stesse: i migliori libri letti nel corso dell’anno, indipendentemente da quando siano stati pubblicati. Valgono richieste di consigli, scambi di pareri, suggerimenti…

Come sempre usiamo i commenti.


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Commenti

1.011 risposte a “I libri più belli, letti nel 2012”

  1. Avatar raccontiscomodi
    raccontiscomodi

    Ho atteso che Illex tornasse. Grazie per il racconto evocativo.

    Per Cristina: mi piacerebbe che approfondissi, naturalmente se ne hai piacere, i pensieri emersi dal gruppo su Cecità. In me ne ha fatti sorgere molti…

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  2. Avatar cristina
    cristina

    per raccontiscomodi
    posso anticiparti alcune immagini emerse in libera associazione dai componenti del gruppo, quali pasolini e le cinque giornate di salò, i desaparesidos, i campi di concentramento, il potere e la fattoria degli animali di orwell, un percorso analitico individuale e anche di gruppo, il sogno del regista bambino,….
    rimetterò la domanda al prossimo gruppo e se qualcuno vorrà scrivere qualcosa, sarò lieta di riportarlo.
    anzi, nel corso del prossimo incontro, ci vediamo ogni 15 giorni, proporrò di mandare un messaggio a tutti voi.
    ciao a presto

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  3. Avatar Lucilla P.
    Lucilla P.

    Appena finito col gruppo di lettura Cassiopea UOMINI D’IRLANDA di William Trevor. Libro di racconti asciutti e malinconici, con personaggi che vengono fotografati nel momento in cui la vita sterza bruscamente e rompe equilibri: la fede che viene a mancare ad un prete, un gioco crudele che spezza l’innocenza e l’amicizia di due bambini, un rapporto sentimentale perfetto fino ad allora che si scioglie senza drammi ed apparentemente senza ragioni, quindi in modo forse ancor più doloroso. La vita quindi prende un’altra via da quella immaginata, il dolore del momento non fa però rinnegare il buono ed il bello che c’è stato “prima”. Lo scrittore non apre alla speranza, ma sembra dirci che la vita è così, crudele; le cose passano, ma quello che è stato, resta. Nel bene e nel male.

    Il racconto più struggente è, per me, quello che, in inglese, dà giustamente il titolo al libro: “Barare a canasta”. Un marito vuole mantenere la promessa fatta alla moglie, malata di Alzheimer, di ripercorrere le orme del loro passato quando non potranno più farlo insieme; e lo fa, pur chiedendosi lui stesso il perchè, tanto lei di quella promessa si è probabilmente dimenticata subito dopo averla estorta… e lo fa per amore, per tenerezza e per rispetto per quella donna che ormai vive “negli abissi di un crepuscolo sempre più scuro” e non saprà mai che lui ha esaudito il suo desiderio di tornare, solo, nei posti dove sono stati felici insieme. Come non saprà mai che il marito barava a canasta per darle ancora la soddisfazione di vincere, quando già “il grigiore che l’avrebbe avvolta così presto” l’aveva catturata.
    C’è una sobria intensità di sentimenti, quasi tra le righe, che lo rende un distillato di emozioni. Imperdibile. Grazie a Domenico Fina, che lo aveva consigliato tanto tempo fa.

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  4. Avatar Domenico Fina
    Domenico Fina

    Grazie per la fiducia, Lucilla P.
    Trevor a mio avviso (ma non solo a mio avviso) è un maestro contemporaneo del racconto insieme ad Alice Munro resteranno nella storia di questa forma narrativa difficile e raffinata.
    Io ricordo di averli apprezzati tutti ma in particolare il racconto “La bravata” che ho trovato commovente e perfetto nella sua geometria; da sottolineare inoltre il racconto
    “Un pomeriggio” in cui una ragazzo che si rivelerà uno squilibrato pedofilo incontra alla fermata dell’autobus una ragazzina conosciuta attraverso la Rete. I dialoghi sono la parte memorabile di questo racconto, la ragazzina è soggiogata dal fatto nuovo, lui è soggiogato solo dalla sua paranoia. È un racconto tristemente splendido sul senso della realtà (in deriva).

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  5. Avatar antonellina
    antonellina

    …grazie ancora Illex….molto toccante anche l’analogia con Dante.

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  6. Avatar lucilla p.
    lucilla p.

    Sì, Domenico, giusto l’accostamento con Alice Munro, mia prediletta da molto tempo. Mi trovo a leggere i loro racconti in una sorta di apnea emotiva, per non perdere nessuna ombra, nessuna sfumatura, trattenendo tutto per poi respirare solo alla fine, e raccogliere allora il senso della storia, lasciando uscire gli odori e i sapori. A volte, passano nella mia testa senza che il mio cervello “comprenda” effettivamente lo scritto, perchè esso arriva direttamente in quella parte che qualcuno chiama anima, come se, più che una lettura, io abbia ascoltato un brano musicale. Fantastico! Grazie ancora.

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  7. Avatar marina
    marina

    Lucilla, Domenico, il parallelo tra Munro, che ho letto e riletto e Trevor, che non ho mai letto, mi ha dato un pò di sveglia…leggerò Trevor. Grazie.

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  8. Avatar marinaforlani
    marinaforlani

    Mi sono scordata di scrivere mezzo nickname, nell’intervento su Munro e Trevor, a conferma della sveglia di cui ho un pò bisogno 😉

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  9. Avatar carloesse
    carloesse

    Sull’affidabilità di Domenico Fina (mi ha fatto scoprire Ornela Vorpsi e gli sarò per sempre grato) ci metto una mano sul fuoco. Per questo prima o poi leggerò Trevor anche io. La Munro un po’ la conosco. In effetti grande specialista della forma- racconto.

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  10. Avatar Domenico Fina
    Domenico Fina

    Grazie ancora (divento rosso online). Anche se in territorio di lettura ogni libro è un azzardo, ci sono autori che ci sono congeniali e altri meno. Trevor per esempio anche a leggere i commenti sulla rete è apprezzato poi però c’è sempre quello che scrive commenti come “troppo malinconico”, “triste”. Ma un autore non deve essere allegro, uno scrittore deve essere bravo; Trevor lo è. Mi pare.
    Le due raccolte migliori pubblicate da Guanda a mio avviso sono Uomini d’Irlanda
    e Regole d’amore. Buona serata.

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  11. Avatar garife123
    garife123

    Beh dello straordinario William Trevor come non ricordare “Il viaggio di Felicia” da cui il bel film del regista Egoyan?

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  12. Avatar camilla
    camilla

    Che piacere sentir parlare di William Trevor, uno dei più grandi narratori contemporanei. Il suo ultimo romanzo, scritto a 81 anni e pubblicato in Italia, mi sembra nel 2009, “L’AMORE, UN’ESTATE è una storia scritta su un registro dolce e lieve, solo sussurrata, sembra, e intrecciata da altri sussurri, quelli della comunità di un villaggio immaginario dell’Irlanda. Un romanzo fresco, energico, potente, Uno dei più belli della sua prolifica produzione. Molto forte anche GIOCHI DA RAGAZZI, libri che lasciano un’impressione per sempre.

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  13. Avatar carloesse
    carloesse

    Wow! Fioccano suggerimenti su Trevor. Possibile che me lo sia lasciato scappare? Sempre più fermamente procederò al più presto (al momento sono impelagato in una liaision con Ingeborg Bachmann). Grazie a tutti.

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  14. Avatar Renza
    Renza

    Beh, carloesse, facci sapere qualcosa di più su questa liaision. Qualcosa che si possa confessare, naturalmente…

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  15. Avatar carloesse
    carloesse

    Beh, naturalmente essendo la poverina deceduta nel 1973 (qui a Roma, nell’incendio del suo appartamento – forse stava fumando a letto: ancora non scrivevano sui pacchetti di sigarette che il fumo uccide) non ci sarà molto di inconfessabile, salvo non mi si attribuiscano perversioni necrofile!
    Comunque della suddetta ho già letto “Tre sentieri per il lago” e sto finendo “Malina”, prima di accingermi all’incompiuto “Libro Franza” (o “Caso Franza” nella precedente edizione, sempre di Adelphi). E’ una scrittrice grandissima ed interessantissima, anche se non facile.
    Sono risalito a lei grazie alla Ortese (manco a dirlo).
    Anche lei scoprì la Bachmann molto tardi, quando era già morta, ma rimase meravigliata di come riuscisse a scrivere e penetrare così a fondo nel senso del dolore. “Lei sì che è una vera grande scrittrice, e non io” arrivò a dire.
    Spero di non aver deluso Renza, ma qualcosa in più comunque ve la farò sapere (almeno dopo aver terminato “Malina”).

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  16. Avatar marinaforlani
    marinaforlani

    Renza, Carlo, non trovo “Tre sentieri per il lago” nella libreria di casa, un pò disordinata ma il richiamo alla Ortese e al commento sulla capacità di Bachmannn nell’ andare a fondo nel senso del dolore mi ha ricordato un tema comune a entrambe sullo sguardo: la ragazza miope di Bachmann che non vuole vedere e la bambina de ” Il mare non bagna Napoli”, che con gli occhiali, attesi con trepidazione (perchè nalla prova nell’occhialeria di lusso aveva visto solo bellezza e benessere commerciale) vede troppo, troppa miseria, troppa bruttezza e ne rimane sopraffatta.
    Ora però sto per essere sopraffatta dalla fame perciò vado a preparare qualcosa e a consumarlo in compagnia.

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  17. Avatar Lucilla P.
    Lucilla P.

    Prendo nota degli altri racconti e romanzi del sig. Trevor, grazie dei suggerimenti, a volte mi perdo un po’ nel mare di titoli (anche dello stesso autore) attanagliata dal dubbio: sarà meglio questo o quello? Anche se supponto che il meglio, in questo caso, sia molto relativo….

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  18. Avatar Renza
    Renza

    Carlo, Marina, ho letto la Bachmann negli anni ’80 ( “ Tre sentieri per il lago”; “ Il Trentesimo anno” ; “ Malina” mi era parso un po’ ostico e devo averlo abbandonato ; le sue stupende poesie e il bel libro di Uwe Johnson, Viaggio a Klagenfurt, una biografia della scrittrice in forma di viaggio sulle sue tracce). Poi mi è sempre rimasta in mente, anche attraverso notizie sulla sua vita – rapporto con Max Frisch, amicizia con Henze, peraltro ancora vivente in Italia-). Qualche mese fa, leggendo
    ” Trama d’ infanzia” della Wolf è ritornata alla ribalta dell’ attenzione. La Wolf la cita molto ( ” Con la mia mano bruciata scrivo/ della natura del fuoco”). Sì, il tema del dolore è molto forte nella sua poetica, d’ altronde lei stessa aveva detto : ” Il compito dello scrittore non può consistere nel negare il dolore,nel nasconderne le tracce, nel far nascere illusioni su di esso. Per lui, anzi, il dolore deve essere vero e deve essere reso tale una seconda volta, cosicché noi possiamo vederlo. Tutti, infatti, vogliamo diventare vedenti. E solo quel dolore nascosto ci fa sensibili all’esperienza e soprattutto all’esperienza della verità.” “( Discorso “Si deve pretendere la verità” per il conferimento del premio dell’Associazione dei ciechi di guerra ). E il dolore aveva fatto parte della sua vita, personale e pubblica, tanto che la sua morte è stata letta anche come una forma di suicidio inconscio. Adesso, carloesse ha rinfocolato l’ attenzione. A volte le causalità si rincorrono e chiedono di essere ascoltate.

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  19. Avatar Renza
    Renza

    Non sono le causalità che si rincorrono, ma le casualità…

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  20. Avatar carloesse
    carloesse

    In una discussione a questo link:
    http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2009/06/02/strane-coppie-n-3-anna-maria-ortese-ingeborg-bachman/
    di alcuni anni fa, e a cui partecipai di sfuggita anche io (in quel blog mi firmavo Carlo S.), nacque il mio vero interesse per la Ortese. Da allora mi ripromettevo di passare in seguito anche alla Bachmann, cosa che sto facendo solo adesso….

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  21. Avatar marinaforlani
    marinaforlani

    Molto interessante il blog “Letteratitudine” soprattutto per me che sia di Bachmann sia di Ortese ho letto poco.

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  22. Avatar isotta
    isotta

    Vorrei segnalare il nuovo libro di Irvin Yalome che ritengo sia meraviglioso.
    “Il problema Spinoza”. Una lettura appassionante, che non si dimentica, come gli altri due libri di questo scrittore che ogni tanto rileggo volentieri. (“Le lacrime di Nietzsche” e “la cura Schopenhauer”).

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  23. Avatar FALCO
    FALCO

    Grazie Isotta!! Yalom mi ha talmente conquistato con i due libri che tu hai citato certo non mancherò di leggermi questo e al più presto !
    Qualcuno ha un commento da farmi su Vita e Destino di Vasiliij Grossman? Avrei deciso di cominciarlo ma mi intimidiscono i libri così …corposi

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  24. Avatar marinaforlani
    marinaforlani

    @Falco: ci sono 2 post su “Vita e destino” sul blog, molto commentati.

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  25. Avatar luiginter

    Ciao Falco, con questa ricerca:
    https://gruppodilettura.wordpress.com/?s=%22vita+e+destino%22

    trovi un paio di post specifici su Vita e Destino e altri nei quali si accenna a qualcosa che li implica.

    Comunque: grandissimo libro. Irrinunciabile.

    ciao ciao

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  26. Avatar garife123
    garife123

    Qualcuno (giallocromo/carloesse/nicole ?Grazie ) aveva segnalato “LA CARTELLA DEL PROFESSORE” della scrittrice giapponese HIROMI KAWAKAMI: l’ho trovato bellissimo, delicato, poetico e un po’ malinconico.
    Un’ incontro di due solitudini che viene innescato dal comune piacere per il cibo in una megalopoli dove sembra che ognuno viva un’esistenza anonima e solitaria.
    Per chi vuole accostarsi a questo libro esiste anche la graphic novel “GLI ANNI DOLCI” vol 1 e 2 ed. Rizzoli Lizard della stessa autrice con i disegni dello straordinario Jiro Taniguchi.

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  27. Avatar NICOLE
    NICOLE

    Vero Garife…..dolcemente malinconico,

    grazie Isotta sono a metà di le lacrime di Nietzsche, libro incredibile, appasionante credo che acquisterò anche gli altri due di Yalom

    buona serata e buone letture a tutti

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  28. Avatar carloesse
    carloesse

    Avevo promesso di parlarvi di Ingeborg Bachmann non appena terminato Malina (e sto già affrontando “Il Libro Franza”). Lo faccio ora.

    MALINA è un po’ un romanzo filosofico, azzarderei “hegeliano” nella sua tripartizione 1- tesi:(diurno, presentazione dei personaggi e della situazione: un triangolo tra una donna, la protagonista, semplicemente “Io” e 2 uomini, il giovane amante Ivan e Malina, l’uomo con cui vive); 2- antitesi (notturno, onirico, un susseguirsi di sogni ed incubi ricorrenti narrati da Io a Malina); 3- sintesi (soluzione della storia in un assassinio, vero o figurato che sia – E “Cause di morte” doveva essere il titolo della trilogia cui doveva appartenere), un po’ romanzo psicanalitico che investiga sul dolore e sul disturbo mentale della protagonista narrante, e in qualche modo romanzo anche kafkiano, sospeso tra realtà ed irrealtà. Diverse possono essere le chiavi di lettura di questo libro di indubbia grandezza, ma discontinuo, arduo, e a tratti disturbante, un po’ nel solco della letteratura del conterraneo Thomas Bernhard (che infatti non riesco ad amare completamente).

    TRE SENTIERI PER IL LAGO è invece una raccolta di racconti (cinque). Se il primo non mi ha particolarmente entusiasmato, gli ultimi due sono decisamente magistrali. L’ultimo è quello di più ampio respiro (e che dà il titolo al libro): una fotografa che ha trovato una certa fama a Parigi, a New York, e continuamente in giro per il mondo che torna nella casa del padre, in Austria, per una breve vacanza, in cerca di una difficile riconciliazione con le proprie radici, ma soprattutto con se stessa. Ma forse è più ancora nel più conciso (ed essenziale) racconto precedente “Il Latrato” (il più breve della raccolta) che scorgo la reale grandezza di questa scrittrice, che ci dipinge qui il ritratto di un’anziana vedova che vive il tramonto della propria esistenza nella venerazione cieca di un figlio arido, un medico assorbito da se stesso, dalla propria carriera e dal proprio successo. La presa di coscienza avverrà da parte della giovane nuora, che aveva preso l’abitudine di andare a farle visita di continuo sostituendosi al marito negli obblighi filiali. Un vero gioiellino di scrittura, che costituirà parte del nucleo del “Caso Franza” (o “Libro Franza”), secondo atto della trilogia “Cause di morte”, da molti (compresa la Ortese) considerato il suo capolavoro, anche se rimasto incompiuto.
    E che ho già cominciato a leggere.

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  29. Avatar NICOLE
    NICOLE

    La donna allo specchio di E Schmitt
    letto in un fine settimana, storia di tre Anne, donne “inadatte” per la loro epoca
    Anne nelle fiandre del 1700 che trova la sua dimensione a contatto con la natura, Hanna nella Vienna di inzio secolo che vive su sè stessa la nascita della psicoanalisi ed infine Anny in America ai giorni nostri che sta consumando la sua vita tra doghe e alcol.
    Scrittura semplice e coinvolgente, a me è parso di vivere su me stessa le loro esperianze anche nei passi più duri del libro
    ciao ciao

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  30. Avatar Chiara Forin

    “Dieci prove di fantasia” di Cesare Segre: pensavo fosse un libro-saggio di un professore di univrsità ma si è rivelato il diario di un innamorato della letteratura.
    Breve ( sono 10 racconti) e altamente consigliato per chi è del mestiere e per chi non lo è… non l’ha mai letto nessuno?

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  31. Avatar Artemisia
    Artemisia

    Finito “Il vino della solitudine”. E’ proprio vero: i miei timori erano del tutto ingiustificati. Il racconto esprime grande determinazione e forza di carattere nell’affrontare una situazione estremamente difficile. Una grande lezione di coraggio e orgoglio femminile. Mi piacerebbe discuterne più a lungo ed in modo più approfondito,anche per chiarire a me stessa alcuni punti che in parte mi sfuggono.Ciao a tutti e buone nuove letture

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  32. Avatar isotta
    isotta

    Philip Roth è uno dei miei scrittori preferiti. Ho letto molti dei suoi libri, il più bello per me è “Pastorale Americana” e adesso ho trovato quello da mettere al secondo posto della mia classifica personale.
    “Nemesi”, l’ho finito ieri sera e letto quasi senza smettere in due giorni. Lo consiglio a tutti.
    Una sottile analisi dell’animo umano. Profondissimo.
    ciao a tutti

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  33. Avatar garife123
    garife123

    Tra le cose migliori di questo periodo segnalo “HABIBI” graphic novel di CRAIG THOMPSON (quello di Blankets) ed. Rizzoli Lizard. Uno straordinario romanzo, un’opera massiccia dove si intrecciano amore, religione, sentimenti; in certi passaggi mi ha ricordato Eisner;
    Un racconto che, per quanto corposo (665 pag.), ho letto in pochi giorni.
    L’autore ha dichiarato in un’intervista che Habibi (mio amato/amata) ha richiesto sette anni di lavoro.
    Un libro complesso dove i significati si rifanno alle sacre scritture del Corano e della Bibbia e vengono sovente messe in contrapposizione.
    Ho cercato in questo sito la recensione (magari di giuliaduepunto zero) e’ possibile che mi sia sfuggita?

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  34. Avatar marinaforlani
    marinaforlani

    Si Isotta, anche a me è piaciuto “Nemesi”. Mi piace Philip Roth (ma dovrei dire mi piacciono gli scrittori il cui cognome è Roth visto che anche Joseph Roth e Henry Roth sono scrittori che non ho dimenticato) e a questo romanzo così triste nell’epilogo, peraltro prevedibile, ho pensato più giorni, dopo averlo finito.

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  35. Avatar raccontiscomodi
    raccontiscomodi

    Dopo aver visto lo spettacolo teatrale a Milano ho letto “Il principe di Homburg” di H. Von Kleist.

    Il principe in questione vince una battaglia mettendo a segno un personale colpo ad effetto che mette in ginocchio i nemici. Esegue tale manovra disobbedendo agli iniziali ordini superiori che in fase di organizzazione chiedevano coordinamento dell’intero battaglione ed attesa di movimenti bellici decisi a priori. Il principe, accusato di tradimento, viene condannato a morte. Egli cerca di chiedere la grazia. Il Grande Elettore gli chiede di giudicarsi da solo mettendolo di fronte alla giustificazione della disobbedienza..

    “…Con quale diritto, pazzo che non sei altro, ti costruisci queste speranze, se ciascuno a suo raccapriccio, sul carro di guerra, potrà strapparmi le redini di mano? Pensi tu che sempre, come stavolta, la fortuna premi la disobbedienza con la corona del successo?…”

    Con un amico di fronte ad un caffè ne abbiamo discusso per un pomeriggio intero. Disobbedire, rischiare, vincere ed essere condannati…

    Buoni pensieri e buoni pomeriggi anche a voi.

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  36. Avatar Artemisia
    Artemisia

    Vorrei parlare oggi di un romanzo letto recentemente che mi ha particolarmente incuriosito. Si tratta di “Una stanza tutta per gli altri” di A.Jmenez Bartlet. Della stessa scrittrice avevo già letto alcuni gialli abbastanza piacevoli, che hanno per protagonista la figura di un’ispettrice alquanto anticonformista.Questo romanzo,invece, non è un giallo, ma una sorta di “diario fittizio” la cui pseudoautrice sarebbe la domestica di Virginia Woolf, con la quale la scrittrice ebbe un rapporto intenso e per molti aspetti conflittuale. Dal romanzo, che appare così credibile da poter essere scambiato per un’opera autentica e non di finzione, emerge un’immagine inedita della grande scrittice inglese, ma soprattutto il ritratto di un personaggio psicologicamente complesso e molto interessante anche sul piano sociologico. Ve lo consiglio.Ciao a tutti

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  37. Avatar mina
    mina

    concordo pienamente riguardo “UNA STANZA TUTTA PER GLI ALTRI”. L’ironia, direi quasi il sarcasmo, traspare da tutte le righe: la scrittrice femminista per antonomasia, fautrice di “una stanza tutta per sè” e la sua “serva”. Alla quale, per l’appunto, non rimane che sospirare la “stanza tutta per gli altri”. Rimanendone esclusa, ovviamente, a causa della sua condizione sociale, che non prevede “promozioni”. Somma ironia: la domestica si fa essa stessa classista. Si ammala, nel suo piccolo, dei tic, dei modi di pensare e dei difetti dei “padroni”. Risultato (esilarante): una donna di umile estrazione che fa la snob con i suoi “colleghi” perchè, nel bene e nel male, l’essere a contatto col circolo di Bloomsbury le ha aperto la mente, ma che allo stesso tempo ne è esclusa. Insomma, nè carne nè pesce.

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  38. Avatar marinaforlani
    marinaforlani

    Mi aggiungo ad Artemisia e Mina: Jemenez Bartlet non l’avevo mai letta perchè non riesco ad appassionarmi ai romanzi polizieschi e davo per scontato che non avesse mai sconfinato in un altro genere. Poi in biblioteca ho trovato questo libercolo Sellerio, molto ben scritto:
    angustie per colazioni e cene per molti ospiti, letti da fare e disfare, aperta conflittualità con la nevroticissima Virginia che un pò distilla perle di femminismo elitario e un pò pretende l’impossibile facendo la “padrona”. Uno sguardo ancillare verosimile, un bel libro.

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  39. Avatar Lucilla P.
    Lucilla P.

    Bello e dolente L’INVENZIONE DELLA SOLITUDINE, che Paul Auster ha scritto per suo padre, poco dopo la sua morte. Lo chiama “l’uomo invisibile”; chiuso e geloso di sé tanto da sembrare non esistente nella realtà. Scrive Auster: “Solitario. Ma non nel senso di stare da solo. (….) Solitario nel senso del ripiegamento, del non dover vedere il proprio volto, del non vedere se stesso nello sguardo di un altro.” Invisibile e inconoscibile. Ma il figlio scrittore non si arrende e si interroga: “Sembrava assurdo che esistesse un uomo simile … così privo di sentimenti e di esigenze verso gli altri. E se un uomo così non esisteva, vuol dire che ce n’era un altro, uno nascosto dentro l’uomo inesistente, e il gioco consiste nel trovarlo (…)”. Così, tre settimane dopo la sua morte, inizia quasi ossessivamente a tentare di fermare sulla carta questa esistenza, ai suoi occhi più evanescente delle altre. Ricordi minuziosamente rievocati, piccoli schizzi quasi pittorici della sua fisicità, come per afferrare ciò che è fuggito per sempre, mani, piedi, modo di parlare, e poi fatti rivisti con occhi adulti, ma col medesimo dolore del ragazzo non amato da questo padre sfuggente.
    Il mistero dell’uomo coincideva con un grande segreto rimosso nella sua famiglia, una storia tragica che aveva forgiato suo padre, facendolo chiudere al mondo, ai sentimenti, alle emozioni. Non lo rivelo: la scoperta avviene nella modalità cara ad Auster, cioè per caso. Si tratta, comunque, di un segreto di portata tale da avere conseguenze devastanti.
    Oggi ci sono teorie psicologiche secondo le quali, per sintomi la cui causa non si riesce ad individuare nella storia personale del paziente, è necessario indagare se sia avvenuto, nelle generazioni precedenti, qualcosa di veramente importante, soffocato poi nella trasmissione del ricordo: tramandare il buco nero di un segreto considerato indicibile può avere effetti pesantissimi sui discendenti, perché il non detto si paga con il blocco delle anime e dei sentimenti. E ci si inventa, in questo caso, per difendersi, la solitudine.

    Mi ha molto colpito, anche per il modo tormentato in cui è presentato, il tema della difficoltà di esprimere con le parole LA cosa fondamentale che è necessaria per spiegare e comprendere la propria o l’altrui storia. Auster confessa in una sorta di diario che la scrittura va a rilento e la “sensazione che la storia che sto tentando di scrivere sia come incompatibile col linguaggio, e che il suo grado di resistenza ad esso dia la misura esatta di come sono vicino a dire qualcosa di importante. (….) Ho l’impressione che, se voglio capire qualcosa, dovrò entrare in quell’icona di tenebra, penetrando l’oscurità assoluta della terra.”. Sottolinea l’impossibilità di esprimere pienamente ciò che è, appunto, indicibile. Eppure il nucleo del dolore riesce ad essere individuato, come se fosse un oggetto che può essere intravisto nella penombra con la visione periferica, mentre se fissato, scompare. E il dolore si può solo evocarlo, come un profumo conservato nei ricordi che torna, senza essere realmente presente, ma è reale ed attuale comunque nell’esperienza soggettiva.

    La prima parte del libro finisce quando Auster diventa padre e anche la mia lettura si è interrotta: ho bisogno di allontanare per un po’ queste pagine di singolare scrittura “sincopata”, inzuppate di amore, sangue e rimpianto. Forse, tra un po’…..

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  40. Avatar Lucilla P.
    Lucilla P.

    Amici del Sud, amici del Nord, fatevi vivi, rassicurateci!
    Cosa possiamo fare tutti insieme?
    Oltre ad addolorarci? Teniamoci per mano in questi giorni tristi.

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  41. Avatar Renza
    Renza

    Lucilla, in attesa di capire a quale orribile responsabilità
    ( individuale, di gruppo, mafiosa, ideologica…) attribuire il terribile evento di Brindisi, riporto le parole di uno scrittore sulla tragedia di Beslan del 2004 .

    “Quando una società arriva ad uccidere i giovani significa che ha raggiunto il livello più barbaro della barbarie. Un giovane è un simbolo. È il padre dell’uomo, il suo avvenire, le sue promesse. È lo specchio delle nostre ambizioni e il portatore dei nostri valori. Assassinarlo vuol dire uccidere l’uomo, vuol dire anche calpestare quei valori umani che ci consentono di vivere insieme. […] È la politica del diritto del più forte. Il mondo precipita nell’assenza di diritti, nell’arbitrario e nell’assurdo.( Tahar Ben Jelloun, per la Strage di Beslan, 2004).

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  42. Avatar Artemisia
    Artemisia

    Sono stata a Brindisi alla manifestazione per Melissa e per gli altri nostri ragazzi così ferocemente e assurdamente colpiti da una barbarie che non ha parole per poter essere raccontata e forse neppure immaginata. E’ quasi impossibile descrivere il senso di angoscia, di smarrimento, di incredulità provato in quei momenti e visto riflesso nei volti delle persone che ti circondano. Migliaia di persone strette assieme per piangere,ma anche per urlare, come ha detto una delle studentesse che coraggiosamente ha preso la parola, siamo qui e non abbiamo paura.

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  43. Avatar Dani
    Dani

    Raccolgo l’invito di Lucilla a farsi sentire. Ma non ho parole..penso che una parte importante di questo mondo andrebbe reinventata con innocenza e candore, schiacciati dal calcolo, da assurde ideologie, dalla falsità vestita in giacca e cravatta. Davanti a eventi come questo mi sento assolutamente impotente e disarmata, come molti credo…

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  44. Avatar theleeshore

    Raccolgo anch’io l’invito di Lucilla e ringrazio Artemisia per la bella testimonianza. Una cosa si può fare ed è fondamentale: non bisogna avere paura, come già detto sopra, perché come diceva Borsellino: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”.

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  45. Avatar illex
    illex

    Anche io vorrei dire la mia su quello che è successo a Brindisi, e su quello che sta succedendo in Italia.

    A Brindisi è successo che una ragazzina di sedici anni esce di casa al mattino per andare a scuola e non ci arriverà mai perché, appena scende dall’autobus, viene dilaniata da un bomba. Da una bomba?, no dall’esplosione di tre bombole di gas.

    Un dolore immenso.

    Mio figlio ha quindici anni, e qualche volta mi è capitato di forzarlo il mattino per alzarsi e andare a scuola.

    ‘Ale, alzati che è tardi.’ Papà ho sonno, oggi non ho voglia di andare a scuola, fammi rimanere a casa’ ‘Ale scendi dal letto e sbrigati; se non ti alzi da solo ti ci trascino io in classe’.

    Ho pensato a questo quando ho sentito dell’accaduto, angosciato per la ragazza e per i suoi genitori.

    Poi, mentre la brava giornalista raccontava della dinamica, delle bombole che sono state fatte esplodere col detonatore, m’é venuto in mente del treno a Viareggio: quello carico di gas che esplose di notte alla stazione. Sabato guardavo il telegiornale e vedevo il cartellone pubblicitario appena ammaccato su un fianco e la strada intorno intatta, così come l’edicola e i negozi lì vicini; e nulla, veramente nulla, mi ricordava ciò che era invece successo quella notte nella stazione di Viareggio.
    Certamente le proporzioni non sono neanche lontanamente paragonabili; ma, mi sono chiesto: è mai possibile che se esplode la caldaia di un appartamento viene giù l’intero fabbricato, se salta un vagone pieno di gas fa a pezzi quasi un quartiere intero e qui l’esplosione di tre bombole di gpl non provocano neanche un piccolo cratere fumante, nemmeno una leggera bruciatura al marciapiede?

    Io non lo so se la piccola Melissa è morta a causa di un Breivik nostrano; per colpa della sacra corona unita o perché la scuola è stata intestata alla persona sbagliata; temo solamente, per come hanno iniziato a raccontarla, che bisognerà prepararsi a sopportare, oltre al dolore, anche un’altra vigliacca vicenda italiana destinata a protrarsi per anni, buona solo ad alimentare rancori, qualche plastico notturno e infinite trasmissioni strappalacrime in prima serata.

    Senza nessuna giustizia.

    E sinceramente, mentre stiamo togliendo il futuro ai nostri ragazzi, è veramente insopportabile vederli anche piangere per queste atrocità in una camera mortuaria.

    ‘Ale, resta a letto, oggi a scuola non ti ci mando.’ ‘Grazie papà.’ ‘Dovere, figlio mio.’

    Io non ho ancora paura, ma sono molto preoccupato.

    Grazie Artemisia.

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  46. Avatar Lucilla P.
    Lucilla P.

    Illex, condivido alla virgola quanto hai scritto. E non vorrei.

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  47. Avatar Michele
    Michele

    Uno dei libri più belli che ho letto nel 2012 è La guardiana di Floriana Laurenza

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  48. Avatar isotta
    isotta

    Vorrei parlare dell’ultimo libro che ho letto. “Just kids” di Patti Smith. Mi è piaciuto moltissimo, oltre a essere la biografia dei primi anni della vita artistica della poetessa e rock star è anche una dettagliata descrizione della società boemienne americana di fine anni sessanta e settanta e dei personaggi che sono passati dal Chelsea Hotel di New York diventando in seguito grandi nomi della musica e dell’arte.
    Consiglio di leggerlo e mi piacerebbe anche leggere il commento di chi lo ha già letto.
    ciao a tutti

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  49. Avatar Betty Blu
    Betty Blu

    Anch’io ho letto Just Kids un po’ di tempo fa. E mi è piaciuto molto, oltre che perché amo Patty Smith come musicista, anche per l’ambientazione nella New York di quegli anni. Ho apprezzato soprattutto il primo periodo, quando talvolta neanche aveva un appartamento dove stare e quando ha incontrato quell’altro spiantato del suo amico fotografo Robert Mapplethorpe.
    Ricordo di averlo comprato sulle bancarelle di Torino in occasione della manifestazione “portici di carta”. Grazie a tutti per i consigli di lettura.

    Betty Blu

    P.s. Qualcuno si ricorda il film omonimo del mio nick name?

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  50. Avatar polissena
    polissena

    Sono appena tornata da una settimana nell’isola del Giglio e prima ancora di disfare la valigia, prima di qualunque altra cosa, ho acceso il computer che non aprivo da tempo per leggere i vostri post,

    Mi sono commossa con Illex, Artemisia, Lucilla e tutti voi che avete espresso la vostra emozione ed il vostro sgomento per l’assurdo assassinio di Melissa

    Ma anche io sono stata testimone di un’altra vicenda squallida, anche se non paragonabile alla tragedia di Brindisi

    Nell’isola ho abitato nella bella casa di una amica, costruita nel punto più alto, con una vista spettacolosa. Ma anche se non volevo guardarla, la nave era sempre sotto i miei occhi, coricata sulla spiaggia come una triste balena morta e con sempre attorno qualcuno che la fotografava, che ci si avvicinava con le barche, che commentava mangiando gelati.
    Gli abitanti del posto, i gigliesi, che si sono prodigati al massimo, mi hanno raccontato di incredibili episodi di sciacallaggio, anche da parte dei soccorritori, che hanno perfino divelto le panche dal ponte per portarsi via il nome della nave inciso
    Nei fine settimana il traghetto trasporta frotte di turisti dell’orrore, che apparentemente dimentichi dei due poveri corpi ancora non ricuperati, che trasformano la nave in una bara
    galleggiante, arrivano sull’isola con panini e bibite solo per provare l’emozione di guardare.
    fotografare, raccontare.

    Ma che gente è questa, che fa questo turismo macabro? Sono tra noi, sono dappertutto
    Al ristorante, a Capalbio, sulla via del ritorno il cameriere ci ha chiesto “Venite da Giglio? Siete andate a vedere la nave?”

    Ho scattato tante fotografie, al mare, alle rocce, al Castello, alle cascate di fiori, ma la nave no, quella non l’ho fotografata

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