Quella sera dorata e James Ivory a Sabato Libri, Radio Popolare

Oggi a Sabato Libri, il programma di Radio Popolare dedicato come dice il nome alla lettura, fra le altre cose (come il Nobel a Vargas Llosa) si è parlato anche di *Quella sera dorata*, del libro di Peter Cameron e del film di James Ivory, uscito ieri in Italia.

Con una presentazione dell’opera, un interessante confronto fra libro e film, e un’intervista al regista, fatta in occasione di una lezione al cinema Anteo a Milano.

James Ivory parla delle caratteristiche che deve avere un libro per dare vita a un buon film _non deve essere troppo mastodontico, deve essere interessante, la storia deve essere auto-conclusiva, adatta a un pubblico cinematografico, devono esserci belle scene e personaggi che suscitano forti emozioni_ e di come nasce in lui la scelta di girare un determinato film _in base alla possibilità che gli dà di conoscere un paese in cui non è ancora stato.

Qui trovate il podcast della puntata di Sabato Libri del 9 ottobre 2010. Il servizio su *Quella sera dorata* parte intorno al minuto 42.

*giuliaduepuntozero

6 commenti

  1. Grazie per questa segnalazione. Ho letto il libro e non mi aveva molto entusiasmato, ma il film mi è piaciuto e adesso vorrei approfondire. Non sapevo di questa trasmissione, mi permetto- forse- di inserirla nel blog. A presto, riprenderò a seguirvi.

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  2. Ciao pessima, io alla fine non sono andata a vedere il film… aspetterò che lo trasmettano in tv.
    Ti consiglio ancora di seguire la trasmissione Sabato Libri su Radio Popolare. Se sei di Milano, la puoi ascoltare alla radio, altrimenti sul sito in streaming o ascoltando i podcast.
    Ciao
    *giuliaduepuntozero

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  3. Ho letto qualche anno fa “Questo dolore ti sarà utile” e mi era piaciuto molto e ne ho parlato in un commento su questo blog. Subito dopo avevo letto “Quella sera dorata “e mi aveva lasciato un po’ indifferente. Troppi dialoghi che mi impedivano la concentrazione. Qualche giorno fa ho visto il film di Ivory che mi è piaciuto al punto che ho acquistato subito il romanzo ( la volta precedente l’avevo preso in biblioteca ) e l’ho riletto con attenzione come fosse la prima volta.Leggevo e riconoscevo i personaggi del film, i dialoghi, le atmosfere sudamericane. Io ho trovato bravissimo il regista nel rispettare il testo, che è fedelissimo tranne qualche particolare della parte finale. Ocho Rios e la villa li immagino proprio così con quei colori, con quella dimensione rarefatta, malinconica, come sospesa nel tempo e nello spazio, con quella natura selvaggia.
    Ben resa la goffagine di Omar e la sua metamorfosi, la fastidiosa sicurezza di Deirdre, la compagna di Omar, l’atteggiamento un po’ misterioso di Caroline, il rapporto di Adam , cinico e raffinato e del suo giovane amante. Forse non è così bella, ma molto espressiva l’attrice che impersona Arden, la cui bellezza è sottolineata molte volte nel romanzo.
    Nel film cercavo un richiamo al titolo del film” Quella sera dorata”, ma non c’è affatto. E’ solo un titolo elusivo, evocativo, del resto diversissimo è il titolo originario. Mi pare di avere capito che è un’invenzione di Adelphi, che lo ha giustificato, inserendo queste parole da una poesia di E. Bishop, che ha aggiunto nell’introduzione alla seconda parte del romanzo.
    Un romanzo tutto dialoghi è comunque già una perfetta sceneggiatura!
    Mi piacerebbe sapere se qualcun altro è rimasto soddisfatto di questa trasposizione.

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  4. Purtroppo non ho visto il film Di Ivory ma ho riletto” Quella sera dorata” da poco, in una giornata, con la gioia frenetica di quando avevo 13/14 anni!
    Alla prima lettura l’avevo spocchiosamente definito, tra me e me , poco più di un Harmony e invece… che bel libro, non un capolavoro, ma colmo di tenerezza, di passi leggeri, di voci attenuate, di pensieri gentili, di tempi rallentati, di luci soffuse, di affetto consapevole e di intelligente simpatia. Un libro davvero avvolto da una specie di pulviscolo dorato. Credo che il titolo dato da Adelphi non sia male anche se stravolge l’originale “The city of your final destination” perché è soave e traduce perfettamente la capacita di Cameron di rendere i suoi personaggi – tutti quanti- amici del lettore. Non si vede l’ora di finirlo, questo romanzo, per poi dispiacersi che sia finito. E lo si tiene in mano per un po’, non lo si vorrebbe lasciare. Sono grata a Peter Cameron per avermi fatto sognare , per avermi portata in un mondo dove si dimenticano i guai , le ire e le paure . Lo ringrazio per avermi ristorata e non vedo l’ora di gustarmi il film che ne ha tratto James Ivory.

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  5. E’ strano Cinzia che una prima lettura di questo romanzo ci abbia lasciato entrambe insoddisfatte e che invece in seconda battuta l’abbiamo apprezzato molto. Nel mio caso ha in parte contribuito il film, ma anche una diversa attenzione.
    E’ proprio vero che, al di là della bellezza oggettiva di un libro, conti molto anche il momento in cui lo leggiamo, il nostro stato d’animo, la nostra disponibilità.
    Attendo un tuo commento dopo la visione del film.

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