La dittatura dei media visivi inquina le nostre scelte di lettura?

IL, Intelligence in Lifestyle, il mensile del Sole 24 Ore, nel numero di novembre 2009 (uscito lo scorso giovedì) pubblica un’intervista ad Harold Bloom di Walter Mariotti.

Ovviamente quel che dice Bloom vale sempre la pena di essere letto, anche se, almeno a me, questa volta mi è parso un po’ ripetitivo, quasi fissato sui suoi temi preferiti: il valore degli scrittori del Canone (occidentale) e la possibilità che solo una élite continui a leggerli; l’ipocrisia del politicamente corretto che ha svilito la capacità di distinguere la grande letteratura dalla mediocre; la “dittatura della cultura visuale“.
Non pretendo di riassumere l’intervista (in bilbioteca, si legge in dieci minuti).

Però le  riflessioni di Bloom arrivano sempre  al centro dei problemi: e fanno pensare.

Ecco quello che ne ho ricavato, come idee su cui interrogarsi:

  • Non è che la dittatura dei media visivi, la conseguente difficoltà a concentrare pensieri e tempo su testi complessi inquina anche le nostre scelte di lettura?
  • Non è che troppo spesso anche le nostre letture sono deboli? Che evitiamo i libri “migliori” perché preferiamo le scorciatoie mediocri alle letture difficili?

E’ solo un sospetto fastidioso; però si è insinuato.

Ps Un periodo un po’ faticoso non mi tiene vicino al blog quanto vorrei; spero di rimediare presto

ciao a tutti

40 commenti

  1. Ultimamente, a differenza di Luiginter, sono molto vicina al blog; e ho opinioni su tutto, o quasi :-]!
    Credo che ci sia difficoltà di concentrazione. Punto.In questa ci sta anche la difficoltà di concentrare pensieri e tempo su testi complessi.Ma non solo per la dittatura dei media visivi.
    Sul secondo “sospetto ” di Luiginter non mi esprimo e attendo altri interventi perchè non riesco ad essere sintetica su un concetto di “libro migliore”.

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  2. Carissimi,
    concordo con Marina sulla difficoltà di concentrazione in assoluto, dovuta ad innumerevoli fattori, fra i quali certamente uno è l’ invadenza dei media, agevolata dalla nostra/mia pigrizia(purtroppo non indotta dal non far niente, casomai dall’ eccesso opposto). Questo, però, onestamente non sò se sia motivo da indurre una nostra/mia negativa capacità di scelta.
    Sui libri “migliori” credo che si tratti di una piccola provocazione prò discussione, di Luiginter.
    Cercando una quasi impossibile sintesi, invocata da Marina,non trovo niente di meglio che ricorrere al concetto espresso nella abusata frase latina “degustibus….”,in tutto e per tutti. Certo,ad esempio, il libro “Amici” tratto dalla omonima trasmissione, non mi sentirei di consigliarlo, ma vende… molto….!

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  3. Purtroppo non sono immune al canto delle sirene mediatiche e poi, abitando in un paese che non possiede una biblioteca degna di tal nome e dove l’unica libreria è anche rivendita di giornali e di oggettistica, molti titoli li ho scoperti attraverso i media- Fahrenheit, Cult book di Stas’ Gawronski, la pagina letteraria dei quotidiani, la rubrica della Zucconi a Chetempochefa ( Mare di papaveri, che trovo sia un libro molto bello, l’ho scoperto grazie ad una sua segnalazione)- Poi c’è questo GdL e i blog di letteratura . Non ho idee nette su quale e cosa sia un libro migliore : un libro che non è in classifica tra i più venduti? un libro che non ha ricevuto premi letterari? mah…
    La tipologia dei lettori è variegata : data la mia natura proiettata nel futuro e avendo letto molti classici già da adolescente, sono sempre affascinata da titoli e autori nuovi, da culture e scritture diverse, e l’unico cruccio è l’impossibilità di assecondare completamente questi desideri. Inoltre “non voglio” essere considerata e considerami come l’utilizzatrice finale di una merce, il libro : qualunque esso sia, sarà sempre un incontro predestinato.

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  4. Ok…ecco, tendenzialmente anch’io, come Ennore, “penso” che i gusti non si discutano, che quello con un libro sia un incontro, (di cui può anche non rimanere traccia però…). Dico “penso” perchè invece “sento” che molti libri sono brutti, malscritti e malpensati.Da reading al contrario e cioè “leggiamo alcune tra le pagine più brutte di un libro molto brutto complessivamente”…ma lo dico solo qui perchè dirlo a chi ha apprezzato quel libro significa scatenare talvolta reazioni emotive intense.E poi ritengo di “non dover leggere” e in questo modo non ho letto molti dei “migliori”.Perciò per me la questione è sempre un pò controversa….

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  5. La vera dittatura è quella del marketing, che influenza la massa. Un vero cultore dei libri non viene minimanente corrotto da nessuna ditattura. IL secondo punto sencondo me è vero, ma la regola dice che bisonga leggere prima i libri migliori perchè non si sa quanto tempo ci metta a disposizione il destino, non bisogna sprecare tempo a leggere i libri mediocri. I libri migliori e superiori sono quelli di filosofia ma ovviamente quelli più venduti sono i vari New Moon e Dan Brown sempre presenti in tutte le vetrine delle librerie.

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  6. Ciao Marina,
    credo che tutti i lettori aspettino, prima o poi, di rimanere folgorati sulla via di Damasco della lettura da autori e titoli nuovi.
    Ultimamente, in modo inaspettato, un titolo e un autore nuovo per me è stato “Principianti” di Raymond Carver. L’interessante operazione editoriale di Einaudi mi ha restituito gli individui comuni, spesso disperati, ogni tanto illuminati da un pallido raggio di sole che Carver aveva descritto così bene, con una varietà, un equilibrio, un ritmo di scrittura che mi pare perfetto. Il minimalismo di Lish, che adesso considero esasperato, mi aveva privata di una pienezza di scrittura in cui anche gli oggetti finiscono per avere un’ anima o, almeno, una funzione inscindibile dall’andamento delle storie raccontate.
    Folgorante.

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  7. mi piace molto bloom. mi fa morire perchè è sempre provocatoriamente intelligente e colpisce sempre nel segno (si forse si ripete, ma le cose giuste bisogna ripeterle nella speranza che prima o poi si fissino nei cervelli). poi magari non concordo sempre con lui o lo trovo troppo snob, ma ogni volta pone l’attenzione su temi importanti.

    io comunque concordo con michele. ma aggiungo alcune considerazioni.

    la prima è che gli stili cambiano con il tempo. non concordo sul fatto che valga la pena di leggere solo i classici perchè “un classico è un classico”. esistono libri ben fatti anche tra autori moderni. libri che si distinguono per stile e contenuto e che non hanno nulla da invidiare ai testi più famosi. è vero però che, presi dal concetto della letteratura come svago, la maggior parte delle persone pensa di essere un/a lettore/lettrice perchè legge le storielle che il marketing propina. io su questo la penso un pò alla bloom: essere un lettore vuol dire pensare alla letteratura non come ad uno svago, ma come ad un momento di crescita culturale, approfondimento, “fatica”. altrimenti tanto vale leggere topolino ….

    la nostra società è una società veloce e anche molto superficiale. l’approfondimento richiede tempo, la riflessione pure, la concentrazione anche. forse varrebbe la pena di fermarsi e godere del tempo un pò come avviene nella pubblicità rallentata della vallelata.

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  8. è vero però che, presi dal concetto della letteratura come svago, la maggior parte delle persone pensa di essere un/a lettore/lettrice perchè legge le storielle che il marketing propina. io su questo la penso un pò alla bloom: essere un lettore vuol dire pensare alla letteratura non come ad uno svago, ma come ad un momento di crescita culturale, approfondimento, “fatica”. altrimenti tanto vale leggere topolino
    Mah… io su questa “fatica” non concordo e continuo a considerare la lettura un piacere. Ciò non toglie che anche letture genericamente ritenute impegnative possano essere un piacere, che non esclude, come tale, la crescita culturale e l’approfondimento.Per esempio credo sia capitato a tutti di leggere un libro che “ha aperto una finestra su qualcosa”. E allora è iniziato l’approfondimento, spontaneo e appassionato:la lettura di tutti i libri di quell’autore o di libri su quell’argomento ma di altri scrittori, viaggi nei luoghi del libro,libri di scrittori contemporanei all’autore…Non credo che la “fatica” sia necessaria.
    E il” Topolino” della mia infanzia (anni 60′) faceva ottima divulgazione e utilizzava un italiano ricco e complesso, non sbrigativo.Oggi non so.

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  9. ma sai, ognuno ha un pò le sue idee su cosa vuol dire leggere.

    per me ha un significato preciso esattamente come ritengo che esistono lettori e lettori. e la “fatica” (virgolettata) non toglie il piacere, ma differenzia il piacere dallo svago.

    è un pò come quelli che dicono che amano il cinema e poi scopri che vanno a vedere solo i film dei vanzina.

    che non c’è nulla di male, sia ben chiaro, ma il cinema, il cinema come arte e bellezza, è tutt’altra cosa.

    lo so che faccio arrabbiare le persone quando faccio queste affermazioni, ma la penso così perchè sono convinta del fatto che non bisogna abbassare il livello qualitativo delle proposte letterarie per far sì che tutti leggano, ma bisognerebbe alzare il livello culturale di chi legge perchè l’educazione alla bellezza è possibile.

    certo non conviene al marketing che riempie gli stand con i libri di moccia perchè finchè non si esercita il senso critico si possono facilmente prevedere i guadagni e non conviene a livello sociale perchè oggi vige la cultura del pressapochismo e della superficialità che fa sì che tutti siano esperti di tutto perchè tutto vale niente e non esistano differenze di genere perchè il trash è cultura (ovviamente sto estremizzando).

    non so, forse ho complicato un pò le cose, ma sono temi questi a cui mi appassiono perchè mi trovo sempre più di fronte a chi legge un casino, ma se si tratta di leggere e discutere qualcosa di più del libro più venduto …. eh no, dai, non vale!

    in tal senso bloom, con le sue esagerazioni talvolta esasperate, ha molto da insegnare.

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  10. Sono d’accordo con Maria Matera su quasi tutto, ma come ricorda Marina, il Topolino della mia infanzia, era tutt’altro che leggero, era fonte di conoscenza per chi aveva la mia età, il numero di Topolino su “La divina commedia” lo ritengo un capolavoro assoluto e non scherzo, mi ha fatto conoscere Dante. Una volta che mi sono trovato davanti a quello che ritengo uno scempio, il cemento che circonda l”Ara Pacis” a Roma, ho sentito una turista che magnificava l’edificio moderno, così posso pensare(rabbrividendo) che fra qualche decennio, qualcuno farà studiare a scuola, Moccia, come anni fà si esaltò Alberoni, ma fortunatamente, io non ci sarò!
    Carissima Maria, possiamo solo individualmente fare le scelte che riteniamo migliori, senza presunzione, sono pessimista?
    Mea culpa, ritengo “Blade runner” e “2001 odissea..”,capolavori assoluti, ma al tempo stesso “Una pallottola spuntata” è per me un capolavoro, sia pure nel suo genere.
    Un abbraccio

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  11. a notizia: topolino lo leggevo pure io. non ce l’ho con topolino come non ce l’ho con alan ford. era solo un esempio, il primo che mi è venuto in mente scrivendo velocemente al lavoro. ho toppato l’esempio e me ne scuso.

    inoltre: non sto discutendo le scelte di ciascuno, ci mancherebbe altro però non posso – e non devo – dimenticare che esistono libri e libri, autori ed autori ….

    insomma le differenze qualitative esistono, non c’è nulla da fare. fare finta di nulla in nome della libertà di scelta è miope e avvalla la propinatura delle stupidate che fanno passare come Cultura o meglio ancora Arte.

    mi spiace, ma io non ci sto.

    dopo di che non sto dando del cretino a chi guarda una pallottola spuntata (blade runner e odissea 2001 sono capolavori) o a chi legge moccia (cioè forse a chi legge moccia si!). pensa che io guardo pretty woman ogni volta che lo danno in tv e potrei farti mille altri esempi di amenità televisive e letterarie a cui mi dedico.

    ma non è questo il punto, secondo me.

    il punto è: non tutto ciò che viene pubblicato è letteratura. punto. esiste libro e libro. punto. i mezzi che abbiamo a disposizione (tv, internet, ecc.) non predispongono alla riflessione e all’approfondimento (e non sono io a dirlo e nememno bloom, ma gli studi fatti in campo scientifico). punto. siamo tutti abituati poco a fare “fatica” e questo ci porta spesso a fare scelte “leggere”. punto.

    tenere conto del fatto che esistono le differenze è presunzione? boh: io lo chiamo senso critico. però ho il pallino della semantica perchè, tanto per citare orwell, il linguaggio e il suo significato intrinseco sono fondamentali per non appiattire non solo la capacità espressiva, ma anche le nostre menti.

    non lo so, ma io la penso così.

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  12. Maria, certo che non tutto ciò che viene pubblicato è letteratura e che esiste libro e libro, sono d’accordo eccome…

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  13. Carissima Maria,
    forse non mi sono espresso bene, io sono d’ accordo con te,è che temo di peccare di presunzione quando stabilisco a mio gusto, cosa è letteratura e cosa no, ciò non toglie che ritengo si pubblichi e si sia pubblicata molta “spazzatura”. Ci sono quadri di Picasso che io ritengo inguardabili, ma qualcuno che si erge a parametro di ciò che è “pittura”, dice che sono capolavori e a volte le letture che ne danno, sono convincenti. Credo a questo punto, che non ci possa essere una parola definitiva sull’ argomento.

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  14. io invece credo che esista un parametro “oggettivo” perchè non si tratta di gusto.

    il gusto è una cosa, e in tal senso ognuno giustamente ha i suoi e tutti i gusti personali sono degni di rispetto, ma l'”estetica” (=l’estetica è un settore della filosofia che si occupa della conoscenza del bello naturale e artistico da wikipedia) e lo studio dell’arte è una cosa diversa, e in tal senso non dimentichiamoci che ci sono esperti che fanno questo tipo di lavoro (bloom è uno di questi).

    tra l’altro, aggiungo, non è detto che tutto ciò che è arte con la a maiuscola risponda al gusto di ciascuno. a me, ad esempio, picasso piace un pò perchè conosco i processi artistici che stanno dietro alle sue strane forme (in tal senso vedi si può educare al bello e all’arte e in tal senso ioparlo di “fatica”) e un pò perchè amo i colori che usa e il modo in cui esprime, attraverso questa sorta di ampliamento dei sensi, i sentimenti.

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  15. Carissima Maria,
    invidio le tue certezze, io purtroppo sono assillato dai dubbi, sarà forse che con l’ età ho imparato a mie spese che oltre il bianco e il nero, esistono sfumature di grigio.
    Anch’io penso che esista un parametro “oggettivo”, ma:
    “Dunque di nuovo, che cos’è l’Estetica? Anche rispondendo che è la scienza che studia il bello e l’arte, non ci mettiamo in posizione di molto migliore per comprendere di cosa si tratta. Infatti la risposta che ci siamo dati apre molte nuove domande. Ci si deve ora chiedere: cos’è il bello? Il bello serve a qualcosa? Come deve essere qualcosa per poter essere giudicata bella? Il bello si può ricercare solo sul piano del sensibile? Vi è un unico bello, oppure vi sono tipi diversi di bello tra loro irriducibili? Vi sarebbe ancora il bello se nessuno lo percepisse come tale? Vi è un bello oggettivo, o il bello dipende dal gusto di chi lo osserva? Se fosse vera la seconda alternativa, come si può dire qualcosa di rigoroso, di scientifico, su qualcosa che dipende dal gusto di chi osserva? E ancora, quando un oggetto può definirsi un oggetto artistico? Che rapporto c’è tra arte e bello? Per quanto così tanti quesiti possano quasi farci girare la testa, si tratta solo di alcune delle domande che emergono quando cominciamo a riflettere sull’Estetica. Come quando dispieghiamo un foglio accartocciato: i punti diversi che sembravano coincidere gli uni sugli altri diventano sempre più separati, così affrontando i nuovi problemi dell’Estetica scopriamo che le perplessità che avevamo inizialmente, dipendono dal fatto che essa racchiude in sé un nugolo di domande. Quello che inizialmente rimaneva inaccessibile comincia ad aprirsi e a mostrarsi nella sua complessità, anche se non sappiamo ancora comprenderne il senso.”
    Ecco cosa intendo per dubbi, chi scrive questo, forse li ha risolti, io ancora no.

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  16. sottoscrivo maria matera in pieno. L’arte è educazione all’arte. Se Cervantes, Balzac e Kafka sono arte con la a maiuscola è anche grazie al fatto che abbiamo imparato a leggerli. E se abbiamo imparato a leggerli non è soltanto grazie ad un gusto personalissimo ed autoreferenziale ma anche (o forse sopratutto) grazie ai vari bloom o bachtin oppure altri scrittori che li hanno letti e amati prima di noi. Ecco perché rabbrividisco all’idea di una scuola dove si insegnerebbe quello che piace ai studenti oppure quello che è più di moda.

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  17. ecco mark ha detto con poche parole ed un intervento quello che ho espresso con tante parole e tanti interventi (non ho il dono della sintesi e poi mi piace da matti dialogare!).

    sarà che io vengo da una famiglia di persone non particolarmente istruite, sarà che il quartiere dove sono vissuta era un quartiere dove la regola era l’abbandono scolastico (io ero vista come una sorta di marziano, ma avevo tanti ammiratori tra quelli che facevano fatica a prendere una sufficienza alle medie e rimane ancora un mistero questa cosa visto che non sono mai stata una bellezza mozzafiato), sarà che ho avuto insegnanti bravi, ma ritengo che capire che esistono differenze non sia un modo presuntuoso o elitario di vedere le cose, ma al contrario un modo per elevare le persone, tutte, e fornire strumenti che permettono di distinguere e dire: mi diverto a leggere wilburn smith, ma pirandello o orwell è un’altra cosa; oppure mah! vogliono far passare la mazzantini e la tamaro come talenti letterari d’eccellenza, ma sarà proprio così? che stile propongono? che novità stilistiche e di contenuto forniscono?

    perchè , cacchio (alla barti simpson), bisogna saper distinguere le cose prescindendo dai gusti che, degni di essere accettati, non sempre coincidono con ciò che è Arte, ed essere capaci di fornire un guidizio che non è il giudizio di un critico letterario (io non lo sono, ad esempio, ma all’università ho seguito i corsi di un grande maestro dell’estetica che si chiamava Dino Formaggio e che mi ha resa meno grezza di quanto non fossi), ma è un giudizio che tenga presente parametri (lo stile, ad esempio) che non sono il “mi piace, non mi piace”.

    e poi non bisogna mai fare l’errore di pensare che chi si occupa di estetica o di arte sia un cretino che lo fa per diletto. non sopporto più i tuttologi e i pressappochisti. stanno portando tutto ad un livello talmente basso da preoccupare.

    oggi tutti sono coinvinti di sapere tutto perchè c’è internet. per cui tutti sono psicologi, tutti sono scrittori, tutti sono lettori.

    no, no, io in questo processo per altro non ci vedo la democratizzazione dell’arte, ma esattamente il contrario: appiattimento facilmente strumentalizzabile delle menti – e dei pensieri.

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  18. @maria matera: in questi tempi di tanta e inutile chiacchiera le tue sono parole preziose e il dettaglio delle spiegazioni che dai utilissimo; è chiaro che indirizzate a una “platea” elitaria o se la parola non piace, marginale come questa, i tuoi rimangono concetti per pochi quando invece bisognerebbe insegnarli dalle elementari.
    C’è un punto però del tuo ultimo commento che non condivido: quando dici “appiattimento facilmente strumentalizzabile delle menti” lasci intendere un disegno o linea (politica, o culturale o altro) perseguita da qualcuno (dei poteri) ai fini di una maggiore malleabilità delle menti; io invece penso che dietro il livellamento verso il basso della cultura non ci sia nessun disegno perseguito da nessuno. Secondo me le cause sono molto più tristemente banali: semplicemente, come diceva qualcuno, l’Europa non si rispecchia più nella sua cultura, nelle sue arti, nella sua filosofia. La sua anima non si rispecchia più lì.
    E allora come pretendere un qualsivoglia trasferimento della cultura e dell’arte quando manca chi dovrebbe operare tale trasferimento.

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  19. si, ammetto che io, un pò alla orwell o alla huxley, credo che esista una sorta di “disegno” culturale che è dettato più che altro dal marketing editoriale.

    ma la cosa che più mi fa pensare è che questo appiattimento delle menti o democratizzazione dell’analfabetismo (come lo ha chiamato tomas in un altro post) non preoccupa nessuno, anzi lo si accetti in nome di non si sa bene che cosa.

    la vecchia europa …. non so, so che l’arte è un fatto interculturale così come la “bellezza” che ci apre il cuore e ci purifica.

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  20. Eppure eppure come non condividere i dubbi di Ennore sulla non possibile , assoluta oggettività dell’arte? Philip Roth è un grande…e Stephen King?

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  21. Cari Maria e Mark,
    faccio un ultimo intervento sull’ argomento che trovo molto interessante, ultimo perchè mi pare di capire dai vostri interventi,di non riuscire ed è un mio limite, a farmi capire: io, come Voi, credo che ci sia un assoluto in ogni cosa ed essendo un credente, in senso religioso, non potrebbe essere altrimenti, ma mi chiedo se l’ assoluto nelle forme di arte e dell’ estetica in senso lato, sia quello che ci viene proposto,il mio è solo un dubbio.
    Ad Architettura, mi hanno insegnato a leggere un quadro o qualsiasi forma d’arte e mi veniva spiegato il perchè, tutto molto ben argomentato, ma ciò non toglie, a mio parere, che si tratti sempre e comunque di una visione parziale (altrimenti perderemmo il nostro senso critico, tutti avremmo la stessa visione delle cose, questo è bello, questo è brutto, punto)Nel museo di “ARTE moderna” a Roma possiamo vedere “battufoli di cotone in campo nero”o “Pali colorati” c’è chi ci potrà convincere che è ARTE. Se il nazismo non fosse stato sconfitto (alcuni bellissimi romanzi sull’ argomento)oggi parleremo di un’ altra estetica ed il “minculpop” ci avrebbe proposto come assoluta, un’ altra cultura. Sono solo mie elucubrazioni e lungi dall’ essere condivisibili.
    Come ho già detto e non è ironia, io invidio chi non ha dubbi. Scusandomi per la pedanteria, invio un caro saluto.

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  22. caro Ennore, tento una definizione (appresa) del criterio di distinzione:
    è grande l’arte che fa avanzare la nostra conoscenza dell’uomo e della vita. Trattandosi di arte lo fa attraverso un filtro estetico. Se il filtro estetico fallisce abbiamo a che fare con un saggio, uno studio, un articolo, un quadro travestiti da arte.
    Per essere grande un opera d’arte, l’estetica e la conoscenza delle quali è fatta, sono inseparabili, impermeate l’una dall’altra e irricevibili per così dire come discorsi indipendenti.
    Poi c’è l’intrattenimento (tacciato spesso come frivolo ma chi di noi non ha i suoi momenti frivoli).
    Poi c’è la rielaborazione (in forma scritta o visiva) superficiale e menzognera di tutto ciò che sappiamo di noi stessi e della vita, e quì siamo alla chiacchiera: normalmente secondo me pericolosa perché tutto quello che uno scopre attraverso la grande arte lo dimentica attraverso la chiacchiera, la quale ha la qualità indiscussa di coprire la verità con la menzogna (la menzogna è storicamente molto più amata della verità e anche più facile da digerire).
    Poi ci sarà sicuramente altro…

    Mi rendo conto della brutale semplificazione e me ne scuso; era solo per disegnare delle linee di forza o binari immaginari su quanto si andava dicendo.

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  23. ennone, per risponderti come si deve e con cognizione di causa, dovrei essere un critico d’arte e io non lo sono.

    però ci sono cose che so a naso. è che io sono molto esigente e le banalità le colgo così come le differenze al di là dei gusti. voglio dire che ci sono cose banali che leggo e con grande piacere però so che sto leggendo banalità piacevoli.

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  24. TV, internet, radio, politica, cultura?
    NO. Via tutto.
    Due cose: soldi, ed io. Quando vado in libreria, sono queste le uniche cose che mi sfiorano.
    >Entro in libreria solo quando e se ho la disponibilità economica per prendere un libro.
    >Esco dalla libreria dopo qualche ora, con un libro sottobraccio.
    Non decido prima cosa prendere.
    Nemmeno il genere.
    Passeggio tra i libri, scorro gli occhi tra titoli e copertine. Ne prendo uno, che mi sembra promettente.
    Leggo il riassunto.
    Se mi ha colpito, leggo la prima pagina.
    Sfoglio a caso e scelgo un paragrafo in mezzo.
    Mi piace?
    Libro in mano, vado avanti.
    Passato del tempo, presi, lasciati cadere, scelti e scartati, mi ritrovo con 5-6 libri tra le mani. Tiro un sospiro, accompagnato da un invisibile sorriso, mi siedo.
    Riprendo i libri, uno ad uno. Li sfoglio assente, leggendo non parole, ma pensieri ed emozioni. Miei pensieri, mie emozioni.
    Alla fine mi alzo. Un altro giro, tra i scaffali, dove ripongo con cura i libri rimandati al loro posto.
    Alla cassa, porgo libro, soldi e tesserino d’iscrizione annuale. Prendo il resto, il libro in un sacchetto rosso, sorrido e ringrazio.
    Esco.

    Ora, qualcuno di voi riesce a spiegarmi quando e come potrei pensare, essere indotto, influenzato dai mass media e dalla politica, in mezzo a questo sacro rito?
    Riuscite a trovare qualche “gap” psicomentale dove qualcuno potrebbe inserire idee non MIE, pensieri non MIEI, alterando cosi’ la mia decisione?
    IO SONO IO!
    E non ammetto neppure la più piccola possibilità che qualcuno abbia il potere, o tantomeno il diritto, di indicarmi cio’ che devo provare o pensare.
    Ho 20 anni, e Dio, Uomo o Satana si dissolvono, dinanzi alla mia libertà. E solo Nietzsche, dinanzi all’alba della sua pazzia, potrebbe comprendere il valore di questa mia volontà.
    …perché io sono…
    K.K.

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  25. mio caro eugenio, sei molto giovane e dimentichi, come tutti i giovani, una cosa: che non sei la norma!

    se prendi i mezzi pubblici, guardati attorno e osserva attentamente quali libri la gente ha in mano ….

    PS: per inciso: la libertà è una chimera. siamo tutti prigionieri del tempo in cui viviamo anche quando trasgrediamo perchè siamo tutti, nessuno escluso, prodotti culturali e storici. averne la consapevolezza non ci rende soggetti passivi, ma, al contrario, rende le nostre azioni decisamente più libere. ma questa è una consapevolezza a cui arrivi, se sei saggi e possiedi senso critico, con gli anni. mi ricordi il mio personaggio letterario preferito del mio autore preferito: arturo bandini, spavaldo e temerario.

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  26. Grazie Maria, anche se forse hai frainteso le mie parole: io non rigetto niente.
    La mia libertà si basa infatti sull’ascoltare tutti, comprendere tutto, ma decidere da SOLO. E’ l’ultima istanza, quella che conta, quella che decide chi siamo. E io rivendico la mia assoluta proprietà su quest’istanza. Tutto qui, niente di speciale.
    Per quanto riguarda la cosiddetta “norma”, beh, me ne sbatto altamente, se mi perdoni il linguaggio. La nostra vita è fatta di scelte, scelte nostre incentrate su di noi. Se qualcuno è talmente stupido da basare queste scelte su pensieri non suoi, ben gli sta, si merita solo ciò che ne ricava: una vita rubata.
    K.K.
    PS: Arturo Bandini? Perdonami l’ignoranza, ma non conosco né personaggio né autore con questo nome…

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  27. @Eugenio: quello che può succedere (dico in generale, il caso tuo può essere diverso) è che mentre ascolti tutti e comprendi tutto hai già deciso. O per meglio dire sei già stato deciso. Anche quando non ne sei consapevole, voglio dire.

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  28. @Mark: comprendo perfettamente la pericolosità dei messaggi subliminali derivati dai media audio-visivi, e so che non sempre possiamo difenderci efficacemente dalla loro azione, pero’ non dimenticare un fatto: i media possono importi di comprare un libro, pero’ non vedo in che modo possono fartelo apprezzare :). Una qualità scadente traspare fin dalle prime sillabe, e non c’è pubblicità che tenga per cambiare questo fatto.
    K.K.

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  29. La discussione ha preso una piega molto interessante, complimenti.
    Mi riaggancio però alla prima domanda di luiginter, ricordando il saggio di Baricco *I barbari*:

    […] i barbari usano il libro per completare sequenze di senso che sono generate altrove. […] i barbari tendono a leggere solo i libri le cui istruzioni per l’uso sono date in posti che NON sono libri.

    Qualcuno l’ha letto?

    *giuliaduepuntozero

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  30. *I barbari* è stato leggibile, a capitoli, su “La Repubblica” online. Non ho letto tutti i capitoli, anche perchè come tessitore di testi talvolta Baricco mi stanca un pò, con un eccesso di parole che a me risulta non chiarificazione ed esplicazione ma ridondanza. Però ricordo che ho trovato interessante il capitolo (o lezione) che parlava dell'”approfondimento”, del xx°secolo e dei suoi orrori.Andrò a rileggermelo.

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  31. per eugenio:

    se vuoi volare con fante inizia con Chiedi alla polvere (io l’ho scoperto nel 1986 e da allora l’ho letto, credo, una trentina di volte) o con la Confraternita del Chianti o con I sogni di Bunker Hill.

    se poi ti appassioni … leggiti pure gli altri!

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  32. [off Topic] @Maria: preso oggi – è piccino piccino :), però mi ha già conquistato, a partire dalla davvero ottima introduzione di Alessandro Baricco, letta di nascosto durante l’ora di Economia Politica. Grazie per il consiglio,
    K.K. [on Topic]

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  33. [off Topic] @Elena: ho seguito il consiglio di Maria (il commento sopra il mio…), e comunque il libro lo sto già mangiando, tardi per ripensarci 🙂 [on Topic]

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  34. @Eugenio
    Sì, l’avevo capito, e Fante è sempre una bella scoperta 🙂
    L’ho detto per una manìa tutta mia che “mi costringe” a leggere -se si tratta di un ciclo di storie- tutto in ordine rigorosamente cronologico.
    Buona lettura e…. Full of life!

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