Il quinto giorno, Frank Schätzing

Kuroshio Sea - 2nd largest aquarium tank in the world - foto: jonrawlinson, flickr
Kuroshio Sea - 2nd largest aquarium tank in the world - foto: jonrawlinson, flickr

Innanzitutto, un avvertimento: se siete facilmente suggestionabili, come me, non leggete questo libro prima di una vacanza al mare. Io ho fatto questo errore questa estate in Liguria, cedendo alle pressioni del mio ragazzo che mi consigliava questo libro da anni, e già dopo qualche decina di pagine mi è venuto il terrore di addentrarmi in acqua, temendo l’attacco di pesci, balene, alghe, granchi, vermicelli marini.

Il romanzo ha riscosso un grande successo grazie al passaparola, alla sua uscita, nel 2004, e non stento a crederlo. Pur superando le mille pagine, si legge tutto d’un fiato, nonostante il tema di fondo non sia neanche così leggero.

*Il quinto giorno*, ed. Nord, è infatti un fanta-thriller ambientalistico, dove si immagina che in un futuro molto vicino la natura _il mare_ si ribelli all’uomo, seminando morte e distruzione.

Il bello (?) è che il romanzo non potrebbe essere più attuale di così, e, complice una descrizione dettagliatissima dei particolari più scientifici, si finisce per perdersi e non capire più dove finisca la realtà e dove incominci la finzione.

Ma c’è anche la speranza. Emergono i primi segni di un cambiamento di mentalità nel concepire il nostro ruolo sul pianeta Terra. Molti cercano di comprendere la varietà biologica per capire i veri principi unificatori. In ultima analisi, è un processo che abbatte ogni gerarchia. L’uomo si è già chiesto quali effetti avrà sulla psiche dei suoi discendenti ereditare un mondo impoverito. Chi è in grado di decidere quale valore può avere una specie animale per lo spirito umano? Vorremmo boschi, barriere coralline e mari pescosi, aria pulita, fiumi e laghi limpidi. Se continuiamo a danneggiare la Terra e ad annientarne la verità, distruggiamo una complessità che non comprendiamo e che non saremo mai in grado di sostituire. Le cose che distruggiamo rimangono distrutte. Chi vuole decidere a quale parte della natura possiamo rinunciare?

*giuliaduepuntozero

8 commenti

  1. Purtroppo questo libro non mi è piaciuto per la semplice ragione che la trama nel finale si appella ad avvenimenti talmente miracolosi da uscire dal mio orizzonte.
    Certo l’idea di base è interessante per di più condita con alcuni scenari di carattere scientifico, ma ritengo che la coerenza narrativa sia essenziale anche per i testi di fantasia o fantascienza in cui la libertà di narrare è l’equivalente di un foglio bianco per il pittore.
    Alla fine il dipinto dovrà comunque lasciarci un qualche messaggio.
    Ciao.
    (e complimenti per il sito…)

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  2. Il bagno ho continuato a farlo, ma dopo averlo letto ho avuto problemi a mangiare pesce.
    Sono d’accordo con Robitex, la trama non ti da tregua, e nel finale ti perdi. Di buono ha che la parte scientifica è reale. Di vero, tranne il finale fantascientifico e qualche scena alla King,ha tutto.
    Purtroppo il rispetto per l’ambiente non ci sarà mai. Mi hanno detto che in Italia, dal 2011, saranno bandite le buste di plastica, e sostituite con altre di carta. Forse la carta cresce da sola? Ci vuole tanto a girare con una busta riutilizzabile?
    Alla fine ti accorgi che anche l’ambientalismo riesce ad essere ridotto a business.

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  3. anto :
    Il bagno ho continuato a farlo, ma dopo averlo letto ho avuto problemi a mangiare pesce.
    Sono d’accordo con Robitex, la trama non ti da tregua, e nel finale ti perdi. Di buono ha che la parte scientifica è reale. Di vero, tranne il finale fantascientifico e qualche scena alla King,ha tutto.
    Purtroppo il rispetto per l’ambiente non ci sarà mai. Mi hanno detto che in Italia, dal 2011, saranno bandite le buste di plastica, e sostituite con altre di carta. Forse la carta cresce da sola? Ci vuole tanto a girare con una busta riutilizzabile?
    Alla fine ti accorgi che anche l’ambientalismo riesce ad essere ridotto a business.

    Ciao anto,
    ho cambiato da poco la mia visione sulla questione ambientale leggendo un articolo sul numero di settembre di “Le Scienze”.
    In quell’articolo dedicato all’apparente innocuo argomento dei limiti dello sviluppo, è contenuta in realtà una visione complessiva della sopravvivenza dell’umanità sul pianeta.
    Leggerlo con attenzione e con la mente aperta alle implicazioni fornisce una chiave di lettura molto potente sul prossimo futuro dell’umanità, che attualmente assomiglia molto ad uno struzzo che si ostina a tenere la testa sotto la sabbia mentre si trova su un isola che sta per subire uragani, terremoti, ecc.
    Se ho tempo inserirò quì alcuni riferimenti bibliografici.
    Bye.

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  4. Robitex, perchè dici di aver recentemente cambiato idea sulla questione ambientale? Qual era la tua idea prima? Riassumi, se hai tempo, l’articolo al quale hai accennato.
    Credo che al nostro punto di non ritorno si è giunti, più che altro, per ragioni economiche: per mantenere alta la domanda, occorre spingere a consumare continuamente. Ciò ha portato, oltre che al depauperamento delle risorse,ad una massa sterminata di rifiuti.
    Il problema riguarda l’agricoltura, il nucleare, le perforazioni petrolifere, la chimica dei cibi. Quanto incide sull’inquinamento la spinta al consumo?
    Anni fa ho visto un film, L’incubo di Darwin, che parlava dell’introduzione artificiale del persico nelle acque del lago Vittoria. Questo esperimento ha distrutto tutte le specie ittiche perchè il persico è diventato dominante, tanto che noi oggi noi lo paghiamo pochissimo. I cargo caricavano pesce e scaricavano fucili per alimentare i conflitti in Africa.
    Mi rendo conto di fare discorsi sconclusionati, è un argomento difficile da condensare.
    Ciao.

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  5. Non è che ho cambiato idea, semplicemente ho allargato il mio punto di vista. Vedi, tu citi molti esempi, ed è proprio qui il punto: la complessità globale della produzione, trasporto, smaltimento risorse del sistema economico provoca una percezione sminuzzata del problema. Ma se ci si concentra sui fondamenti fisici dei cicli economici, si può comprendere la struttura del problema che da una parte determina le possibili soluzioni e dall’altra evidenzia uno scenario prossimo futuro piuttosto “pericoloso”.
    Basta dire che con questa logica è possibile prevedere che l’andamento della popolazione umana invertirà la rotta della crescita esponenziale cominciando un era di declino.
    Da questo punto di vista, in fondo, il libro di Schätzing mi comunica un qualche senso di positività: in effetti l’Autore dimostra di avere fiducia nella scienza (riposta negli uomini di scienza), di considerare che in fondo la vita sul pianeta ha subito immani catastrofi ben peggiori della fine delle riserve di petrolio ed è sempre riuscita a rinnovarsi e continuare il viaggio, e sopratutto che la specie vivente homo sapiens sapiens (noi) può decidere di cambiare e crescere dalla culla della società di oggi.

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  6. Purtroppo non sono d’accordo con la positività finale del libro di Schätzing. Non si può limitare il problema alle riserve di petrolio.
    Credo che tutto dipenda dalle scelte economiche, che non ci saranno perchè si preferirà perpetrare questo sistema.
    In molti libri sulla recente crisi economica, è stato posto l’accenno sulla necessità di approfittare di questo momento per cambiare il sistema. Puoi, cioè, tappare le falle per evitare la bancarotta, ma continuando a produrre le cose di sempre (case, divani, abiti, farmaci masticabili invece che solubili), o cambiare con una sterzata violenta.
    Mi spiego: è necessario consumare altrimenti l’economia crolla.
    Ma puoi consumare sicurezza degli edifici, verde pubblico, bonifica dei siti, invece che cellulari. Tutto dipende dal messaggio pubblicitario che viene inviato. Se invece di essere afflitti dalla necessità di passare al touch screen, fossimo bombardati da messaggi che insistono sulla necessità di rimuovere le navi radioattive dai fondali, forse inizieremmo a pagare per la seconda economia e non per la prima. Non parlo di tassare, ma proprio di comprare.
    Una simile scelta, da un lato eviterebbe di immettere in circolazione nuovi beni inutili, con conseguenti scarti ed inquinamento, dall’altro ripuliremmo ciò che ci rimane della terra.
    Ti sembra impossibile che la gente possa pagare per una bonifica e non per un abito? No, siamo animali manovrabili, dipende tutto dal messaggio che ci viene inviato. La seconda economia, tra l’altro, sarebbe collettiva, e sostituirebbe il piacere individuale e momentaneo dello shopping compulsivo, con il piacere duraturo del bene sociale.
    Zygmunt Bauman ha descritto molto bene quanto sia funzionale all’attuale sistema spingerci a consumare senza mai essere soddisfatti.
    Ovvio che tutto ciò non si realizzerà: che tristezza, però.

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  7. anto :
    Purtroppo non sono d’accordo con la positività finale del libro di Schätzing. Non si può limitare il problema alle riserve di petrolio.
    Credo che tutto dipenda dalle scelte economiche, che non ci saranno perchè si preferirà perpetrare questo sistema.

    Bé non posso rivelare il finale nel caso qualcuno stesse leggendo il libro, ma il finale appunto fantasmagorico non lo definirei “una scelta pessimista”, ma l’apertura di un nuovo scenario planetario.
    Altra cosa il riferimento al petrolio le cui riserve in esaurimento (o meglio in esaurimento è il petrolio a buon mercato facile da estrarre e purificare) incidono su tutto anche sul cibo che mangiamo visto che l’agricoltura senza l’oro nero…

    In molti libri sulla recente crisi economica, è stato posto l’accenno sulla necessità di approfittare di questo momento per cambiare il sistema. Puoi, cioè, tappare le falle per evitare la bancarotta, ma continuando a produrre le cose di sempre (case, divani, abiti, farmaci masticabili invece che solubili), o cambiare con una sterzata violenta.
    Mi spiego: è necessario consumare altrimenti l’economia crolla.
    Ma puoi consumare sicurezza degli edifici, verde pubblico, bonifica dei siti, invece che cellulari. Tutto dipende dal messaggio pubblicitario che viene inviato. Se invece di essere afflitti dalla necessità di passare al touch screen, fossimo bombardati da messaggi che insistono sulla necessità di rimuovere le navi radioattive dai fondali, forse inizieremmo a pagare per la seconda economia e non per la prima. Non parlo di tassare, ma proprio di comprare.
    Una simile scelta, da un lato eviterebbe di immettere in circolazione nuovi beni inutili, con conseguenti scarti ed inquinamento, dall’altro ripuliremmo ciò che ci rimane della terra.
    Ti sembra impossibile che la gente possa pagare per una bonifica e non per un abito? No, siamo animali manovrabili, dipende tutto dal messaggio che ci viene inviato. La seconda economia, tra l’altro, sarebbe collettiva, e sostituirebbe il piacere individuale e momentaneo dello shopping compulsivo, con il piacere duraturo del bene sociale.
    Zygmunt Bauman ha descritto molto bene quanto sia funzionale all’attuale sistema spingerci a consumare senza mai essere soddisfatti.
    Ovvio che tutto ciò non si realizzerà: che tristezza, però.

    Penso che queste tue osservazioni siano interessanti e rappresentano proprio ciò che ho inteso nel commento precedente: occorre una crescita culturale ingente, un coinvolgimento personale diretto al bene comune e chi sa quante altre cose per far si che si possa tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo ed al contempo migliorare la qualità della vita.
    Serve un nuovo linguaggio e non si può negare che “Il Quinto giorno” non provi a fornirci di qualche idea.
    Penso infine, che la Storia è la fonte principale con cui dovrebbe pensare ed agire l’organismo della società umana, proprio come fanno gli yir.
    Alla prossima.
    Ciao.

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