Into the wild – nelle terre estreme, la natura mediata dai libri

Il libro ancora attende sul comodino ma il film di Sean Penn, Into the wild, tratto dal libro di Jon Krakauer, l’ho visto ieri sera.
Mi è parso molto bello, mi ha colpito molto, commosso anche. Per ora, però, non è questo il punto (sul quale vale la pena ritornare, comunque, visto che il punto “narrativo” è spesso quello che ci interessa di più).
Il punto, adesso, è che questa sia una storia piena di libri.

Sono ovunque: prima di tutto nella testa di Chris: li cita continuamente, sono il suo riferimento continuo e più importante, come del resto ricorda anche sua sorella Carine.
Ma i libri nel film si vedono anche, come oggetti, continuamente: nelle mani di Chris – fino alla fine, Il Dottor Zivago, per esempio, sul quale traccia l’appunto (rigorosamente in maiuscolo) che ne rivela il cambiamento decisivo (HAPPINESS ONLY REAL WHEN SHARED). Chris legge ovunque, in ogni condizione, di luce, al riparo o no, in Alaska ma anche prima, durante il viaggio.
Libri usati vendono gli amici on the road di Chris, Jan e Wayne, e i dialoghi fra i tre e Tracy nell’accampamento sono tra le cose più belle, ricche e positive di tutta la storia.
Chris è ovviamente inserito nella grande tradizione americana del “ritorno” alla natura alla ricerca di autenticità, lungo la strada indicata da Henry Thoreau, ma interpretata da tutta la cultura del rifiuto della civiltà del successo/progresso, come Jack London, ma anche come l’individualismo religioso o l’alternativa hippy. Con tutti i limiti, di questo “ritorno” (sui quali se riesco tornerò nei prossimi giorni).
Limiti esemplificati bene dall’inisistenza di Sean Penn sul libro forse più importante di questa storia: il manuale della flora (Tanaina Plantlore di Priscilla Russel Kari) al quale Chris si affida per capire quali vegetali siano commestibili e quali no.
Non è che tornare alla natura fidandosi troppo (e magari solo) dei libri porti a cattivi risultati? Si confondono le piante che si possono mangiare e quelle che invece sono velenose. E non si impara sui libri a scuoiare un alce e a conservarne la carne per i tempi grami. Nemmeno con il surrogato di un libro come il taccuino degli appunti raccolti ascoltando i consigli di un amico.


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61 risposte a “Into the wild – nelle terre estreme, la natura mediata dai libri”

  1. dire che fosse malato o pazzo dimostra l’insulsaggine di chi scrive queste cose. Aveva capito, che la vera vita non è di quei coglioni che si comprano il cellulare da 300 euro o da chi è felice quando va a prendere la busta paga perchè così può divertirsi il venerdi sabato domenica, o da chi si compra il maxi portatile del cazzo da 1000 euro. guardatevi il film e carcate di capire perchè io manco c’ho voglia di sprecare parole per dei mezzi dementi che solo pensano quelle cosa che sono state scritte qua. non da tutti, ma da buona parte. meditate signori meditate.
    non poteva prendere un cellulare?….ma come cazzo si fa a dire certe cose?
    tutte le persone che fanno queste cose sono folli, pazze?? davvero straordinario questo commento. come dire, io non potrei farlo, tu diventi pazzo perchè lo fai. le cose sono due, o rivedi la tua idea o vai a ricontrollare meglio la definizione di pazzia in un comune dizionario di italiano.

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  2. Ho visto il film ieri sera, mi riprometto di leggere il libro ed anche tutti quelli che Chris si era portato dietro… ho letto molte interessanti riflessioni qui, che non fanno altro che ricordarci che ognuno interpreta sè e la propria realtà in modo unico ed incomprensibile. Non importa se questo ragazzo fosse ingenuo o egoista, illuminato o superiore…importa che ognuno di noi è in viaggio, ovunque siamo, alla ricerca di una verità che sfugge; per qualcuno la felicità, per altri dio, per altri ancora è già solo difficile definire la meta…ed ognuno lo fa a modo proprio, consapevolmente o meno, accettando ciò che poi, alla fine, la vita rende. Vite come quella di Chris non possono che stimolare ognuno a cercare la propria strada, sia essa nel cemento o nella natura, in solitudine o in compagnia. Che il vostro (il nostro) cammino sia lieto.

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  3. E’ un film di straripante bellezza, traboccante di emozione. Meravigliose le immagini, splendida la colonna sonora, che richiede attenzione soprattutto nelle parole della canzoni, tradotte in sovrimpressione. Chris è in viaggio nella sua solitudine, nella dimensione assoluta ed estetizzante della natura incontaminata e selvaggia, alla ricerca estrema della felicità. Rifiuta la carriera e il successo già garantiti dalla sua brillante carriera universitaria. Fugge da stesso e da quel destino di inutile e paralizzante profondità psicologica che segna il passato e condiziona il futuro di ogni individuo. Il ragazzo parte senza meta per riappropriarsi della vita, per demolire le gabbie economiche del consumismo e della produzione, e quelle della convenzioni sociali che gli impediscono di sentire e, soprattutto, di sentirsi. Troppo facile, troppo convenzionale anche questo, forse. Quanti esempi nella letteratura,da Robinson Crusoe, agli eroi sconfitti di Jack London, di Boris Pasternak, o nel cinema, a partire da Easy Rider. Nel suo viaggio il ragazzo incontra un’umanità così diversa da quella che gli si era prospettata, così ai confini del mondo, una galleria di personaggi bellissimi e sofferti, rabbiosi, cinici, delicati, ognuno con la propria carica di dolore, con la propria gioia di vivere. Carica il sebatoio delle sue emozioni con un carico di sorprendente umanità. La cosa più sorprendente però è il finale, per nulla scontato, per nulla consolatorio, perché questa immersione nella solitudine, questo continuo bisogno di stupirsi di fronte alla grandezza del creato, alla sua esagerata bellezza, lo conduce verso il dolore estremo, che non può più condividere, che non può più raccontare. A un certo punto sente il bisogno di tornare, ma sa già che quello che ha visto, quello che ha sentito, non potrà mai trovare corrispondenza, per cui anche il ritorno non avrebbe più senso. L’utopia che l’aveva spinto con ingenuo e giovanile enusiasmo ai margini dell’esistenza alla fine lo distrugge

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    1. si utopia, ma sai, quando la realtà è così. sapeva e avrebbe potuto vivere in quella, nella realtà del consumismo, ma forse semplicemente non voleva, e già a 22 anni aveva capito di non volere più tutte quelle cose. poi lo dice anche, magari torno e ci faccio un libro, ma non so… certo che non ha senso dire, ha sbagliato perchè non era preparato, ma quello che voleva era quello, e lo capisco bene, poi è finita come è finita per un’errore o mancanza di informazione si, ma era un rischio che credo fosse ben consapevole di correre. c’è chi corre il rischio di morire sotto una macchina andando a fare compere, c’è che corre il rischio di morire in quel modo cercando se stesso. tutto qua. ognuno si prende i suoi rischi.

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  4. si utopia, ma sai, quando la realtà è così. sapeva e avrebbe potuto vivere in quella, nella realtà del consumismo, ma forse semplicemente non voleva, e già a 22 anni aveva capito di non volere più tutte quelle cose. poi lo dice anche, magari torno e ci faccio un libro, ma non so… certo che non ha senso dire, ha sbagliato perchè non era preparato, ma quello che voleva era quello, e lo capisco bene, poi è finita come è finita per un’errore o mancanza di informazione si, ma era un rischio che credo fosse ben consapevole di correre. c’è chi corre il rischio di morire sotto una macchina andando a fare compere, c’è che corre il rischio di morire in quel modo cercando se stesso. tutto qua. ognuno si prende i suoi rischi.

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  5. […] in Alaska _ sull’importanza dei libri in questa storia rimando al bell’articolo di luiginter_: Volevo il movimento, non un’esistenza quieta. Volevo l’emozione, il pericolo, la […]

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  6. È un film spettacolare. Essendo anche solo una ragazza, mi ha colpito moltissimo. Riporta dei ragionamenti bellissimi, pieni di emozioni. Ti fa capire anche molte cose. Merita di vederlo, merita tantissimo direi. Lo consiglierei a tutti. Almeno una volta deve esser visto.

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  7. Chiedo a tutti voi una cosa:
    Sapete i titoli di tutti i libri apparsi durante il film??
    UN IMMENSO E SINCERO GRAZIE !

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  8. Alberto, lo scrive già Luigi nel suo commento iniziale e io, a memoria, lo confermo: ricordo che nel film, durante le scene finali Alex legge sicuramente Il dottor Zivago.

    Lo ricordo bene perché il film l’ho visto diverse volte e questo particolare mi deluse; in parte perchè è un romanzo che non mi è mai piaciuto e perchè al suo posto avrei preferito un finale insieme a Tolstoj o a Thoreau, che sicuramente sarebbero stati più indicati.

    A parte questo piccolo neo però, rimane comunque il più bel film del decennio,sul quale vorrei prossimamente esprimere anche il mio pensiero in modo, diciamo così, più articolato. Lo farò dopo la lettura del libro, che mi aspetta sul comodino; intanto, per prepararmi, a parte il film che rivedo sempre con emozione e piacere, ho riletto sia l’articolo di Krakauer su Outside, da cui tutto partì, che CAMMINARE di Thoreau, caposaldo anarchico-ambientalista e vero cuore pulsante del giovane Christopher McClandess.

    Mi dispiace Alberto di non esserti stato di grande aiuto, ma sono sicuro che qualche amico saprà accontentarti. E comunque ti ringrazio per aver stimolato ulteriormente in me
    l’interesse su questa vicenda, che in realtà non mi ha mai abbandonato; come ringrazio anche Luiginter; Theleeshore e Giuliaduepuntozero, che insieme a tutti gli amici del blog, nel corso degli anni ne hanno parlato diffusamente.

    A presto

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  9. Penso di ricordare qualcosa… Lev Tolstoj “ Felicità familiare”
    Boris Pasternak “Il dottor Divago”
    “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain
    “Walden, vita nei boschi” e forse “La disobbedienza civile” di Hernry david Thoreau
    Jack london “ Zanna Bianca”
    E anche Nikolaj Gogol
    E ,infine, Il manuale della flora ^-^

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  10. Quoto Illex sul fatto che è senz’altro uno dei film più belli del decennio e raccolgo l’invito a leggere Camminare di Thoreau, che non ho letto. Grazie a Leila che non perde un colpo 🙂

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  11. Concordo anche io: veramente un gran bel film. Leila attenta osservatrice: io non avrei saputo ricordarne uno (o forse vagamente e a malapena solo Walden, vita nei boschi).

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