Grace Paley, 1922 – 2007

Non ho letto nulla di Grace Paley, che se ne è andata mercoledì e della quale scrivono tutti un gran bene. Di lei in Italia si è parlato qualche mese fa in occasione della pubblicazione da Einaudi della raccolta di scritti L’ importanza di non capire tutto.
Nel catalogo Einaudi anche la raccolta di racconti Piccoli contrattempi del vivere. Dei quali Paul Auster ha scritto:

I racconti di Grace Paley sono fra i tesori della letteratura americana contemporanea. Nessuno meglio di lei è riuscito a catturare lo spirito e il ritmo della parlata di New York; nessuno è mai riuscito a osservare con più acume e simpatia le piccole cose che costituiscono la vita di tutti i giorni.

Questo invece uno stralcio della recensione dell’Indice, da Ibs.it, de L’importanza di non capire tutto.

Il libro di Paley riunisce i discorsi tenuti nelle principali università americane e straniere, gli articoli, i saggi che della scrittrice comunicano il tenacissimo impegno antibellicista e contrario a ogni forma di discriminazione sociale. La scrittura appassionata, l’insistenza coraggiosa ma mai dogmatica sui problemi storici e sociali che nella divulgazione sono spesso oggetto di indagine superficialmente documentaria o di retorica vuota di esperienza, o a volte addirittura di spettacolare ostentazione (come le guerre in Vietnam e in Iraq, l’aborto, la condizione delle madri e delle donne nere dell’America degli anni cinquanta), sono tutti elementi che costringono il lettore a tornare indietro e a prendere posizione, a tracciare continue linee di collegamento, dopo essere stato inevitabilmente coinvolto all’interno di una comunicazione il più possibile aperta e diretta, schietta e sincera, forte nel suo impegno seppure cosciente dell’impossibilitò di dire tutto, di capire tutto – come recita il titolo italiano che rende l’originale inglese Just as I Thought. Non a caso uno degli ultimi capitoli del volume (tratto da una conferenza tenuta a Harvard nel 1991) si intitola Connessioni e riporta a galla molti problemi già trattati, proprio perché i lettori riflettano su questo avvertimento: “Se volete essere la persona che migliorerà gli effetti del napalm o che lascerà le cose così come stanno. Dovete prendere una decisione, perché se non lo fate, gli dei e le dee di questo mondo – chiunque essi siano – incominceranno a pensare che l’intelligenza non sia un gene poi così importante per la continuazione della razza umana”.

Magari qualcuno la conosce (attraverso la lettura) e ce ne vuole parlare?

8 commenti

  1. Sono andata a rileggermi un racconto di G.P., in un’antologia di scrittori “con trattino”, in questo caso ” ebrei-americani”, pubblicata da Bompiani alla fine degli anni ’80.
    Un racconto gradevole, con dialoghi di buona immediatezza, attorno ad una recita natalizia i cui interpreti principali sono bambini ebrei-americani.
    Un solo racconto, e così fortemente caratterizzato, credo sia troppo poco per poter parlare di G.P..
    Però credo che il paragone con Carver sia eccessivo, una generosa sopravvalutazione.

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  2. Ho trovato questa vostra pagina cercando in rete Grace Paley libri.
    Di lei ho saputo leggendo una intervista data a Antonio Monda e pubblicata nella pagina CULTURA di rebubblica del 21 agosto scorso. Le risposte e i ragionamenti dell’intervista mi sono piaciuti molto.
    Oggi sono rimasto scioccato di apprendere che solo tre giorni dopo Grace Paley ha lasciato questo mondo.

    Vi consiglio di leggere l’intervisto su repubblica

    saluti

    moreno zamai

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  3. Da un pò di tempo leggo solo cose corte.
    Così, quando ho trovato i racconti di Grace Paley li ho comprati.
    Non saprei cosa dire se non che mi è piaciuto “Vivere”.

    “..la vita non è un granchè, Ellen – dissi -. Non abbiamo visto altro che tempi mediocri e uomini mediocri e pochi soldi e miseria e scarafaggi e niente da fare la domenica tranne portare i bambini a Central Park in barca su quel laghetto merdoso. Che cosa c’è di bello in tutto questo? Che cosa perdiamo? Potremmo vivere un altro paio d’anni. Vedere i bambini crescere e il mondo scoppiare in una vampata di calore, ogni singolo buco di questo mondo prendere fuoco e ..”

    ” Non importa- disse Ellen- io voglio esserci lo stesso”.

    Aggiungerei anche che scriveva sotto lo pseudonimo di Agota Kristof.

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  4. “nicolò d’amico” credo ci sia un errore…Grace Paley e Agota Kristof sono scrittrici entrambe, due scrittici e non una scrittrice e il suo pseudonimo…Agota Kristof viventissima, credo, in Svizzera…

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  5. Ho letto alcuni racconti di Grace Paley (1922-2007) pubblicati da Einaudi, il libro si intitola “Enormi cambiamenti all’ultimo minuto”, sono racconti pubblicati nel 1974 ed ambientati a New York. Grace Paley ha lo spirito della donna ribelle contro le angherie del capitalismo, e i soprusi verso le donne.
    Non è questo naturalmente che la fa essere una bravissima scrittrice di racconti ma è soprattutto il suo piglio originale, la verve comica, quello che gli americani chiamano wit, l’acutezza, lo scatto. Per poetesse, dalla Dickinson a Marianne Moore, si è parlato di wit.
    Paul Auster racconta che la Paley si presentava spesso trafelata alla casa editrice per consegnare le bozze delle sue “storielle insignificanti” come le chiamava lei, racconti che estraeva dalla busta della spesa scritti in foglietti di varie dimensioni e con macchie di sugo e d’olio come condimento indesiderato.
    I racconti di Grace Paley potrebbero essere una buona lettura per le vacanze, danno brio e un po’ di sana impertinenza. Alcuni racconti sono molto brevi (2-3 pagine) altri arrivano fino a 15 pagine, l’attacco è spesso anch’esso un piccolo racconto di se stessa, una presentazione bonsai di Grace Paley, come nel racconto intitolato “Distanza”:

    “Sareste senza dubbio felice di conoscermi. Io ero la donna che apprezzava la giovinezza. Sì, per tutto quel tempo non ho fatto come certa gente. La giovinezza non l’ho lasciata passare come un sogno fuggevole. Per me, i martedì e i mercoledì erano allegri come il sabato sera”.

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  6. Insomma, cara Marina era solo un giochino.
    Il primo racconto della trilogia di K mi sembra molto simile nello stile a quelli della Paley.
    Una sintassi ridotta all’osso, il linguaggio scarnificato dal dolore delle cose, niente fumo e solo arrosto.
    Forse non ci azzecco, ma la sensazione è quella.
    Tutti figli di Hemingway in ogni caso.
    Per la Kristof confermo la vitalità. Sul lago di Losanna, mi pare.
    Saluti.

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  7. ciao Nicolò…un pò lo avevo pensato…poi leggendo, per caso, dopo aver puntualizzato sul blog, un servizio del Venerdidirepubblica sugli scrittori che scrivono in lingua differente dalla cosiddetta “linguamadre”, mi è sembrato, appunto, uno scherzo…anche perchè, nel dubbio, un giretto in rete e su wikipedia lo si fa…ma non è detto, e soprattutto non è detto che si abbiano dubbi…

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  8. La Paley era una gran bella persona, o almeno ho avuto questa impressione leggendo alcuni articoli su di lei. Impressione che mi è stata confermata anche dai racconti (Più tardi nel pomeriggio, Einaudi)….che fondamentalmente descrivono il suo mondo, il suo quartiere di New York, le sue intense amicizie, il suo impegno, ve li consiglio.
    Ne ho parlato un po’ qui: http://www.maryblogging.com/index.php/2010/09/16/il-mondo-di-grace

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