Lettori o elettori?

Viene questo dubbio ricevendo, come è successo a me e forse anche a voi, alcune mail da parte di case editrici, peraltro di indubbio valore, che presentano un loro volume e invitano a “votarlo”. Il fatto è che è in corso l’iniziativa di Fahrenheit (Rai3) sull’elezione del libro dell’anno, anch’essa più che encomiabile, e alcune case editrici stanno facendo “campagna elettorale”. Non so, probabilmente non c’è nulla di male, forse se non avessero ricevuto la mail molte persone non avrebbero saputo dell’iniziativa in corso, o avrebbero ignorato che quel libro della tal casa editrice era in lizza, però fa una certa impressione essere chiamati, come lettori, a fare gli elettori, e ricevere in casella dei piccoli spot editorial-elettorali. Forse le case editrici potevano risparmiarsi quel “votate per”, limitandosi all’informazione editoriale (spesso già ampiamente infarcita di elementi propagandistici e qualche volta mistificanti). Oppure dobbiamo adattarci all’era dei libri-merci e del bibliomarket, ma allora la tentazione di scrivere a fahre@rai.it una bella “mail in bianco” è molto forte!

*egolector*

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5 risposte a “Lettori o elettori?”

  1. Non ho intenzione di resistere a questa tentazione (si resiste se non ne vale la pena) quindi sì, mi hai convinto, scriverò una bella “mail in bianco”, grazie. 😉

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  2. avete ragione.
    però guardate: fahrenheit è una delle poche realtà prestigiose che dà spazio anche alla piccola editoria.
    è la piccola e media editoria che “si abbassa” – da quanto ne so io – a fare campagna elettorale.
    è una questione di sopravvivenza, il farsi notare.
    comunque vincerà Gomorra, non c’è storia credo.
    (ma, ripeto: il vostro ragionamento lo condivido).

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  3. Infatti, Fahrenheit è del tutto innocente, la trasmissione è ottima, dà spazio ai piccoli editori, ai lettori, ai gruppi di lettura, di meglio non si potrebbe fare: grazie di esistere.
    Quello che si intendeva mettere in luce è lo stile disinvolto, pubblicitario, promozionale cui devono sottostare tutte le case editrici se vogliono stare nel gioco. Quelle grandi usano altri mezzi e quelle piccole fanno campagna elettorale via mailing. Ripeto, le capisco, è quasi un segno di resistenza, per contendere ai pescecani il mercato palmo a palmo. Ma dal punto di vista del lettore è un po’ disarmante. Anche i lettori contano solo se comprano, se votano…

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  4. “Anche i lettori contano solo se comprano, se votano…”. Riprendo l’ultima frase di egolector per fare una piccola riflessione.
    Ci scandalizziamo perchè i libri vengono trattati come merce, perchè la cultura non è merce ecc ecc. Ma lo scrittore ha dei costi quando scrive. La casa editrice ha dei costi quando stampa. Il libraio ha dei costi quando tiene aperta la libreria. E quindi un libro hai dei costi. E quindi rientra nelle logiche di mercato come tutto il resto.
    Non trovo scandaloso che ci sia competizione, in fondo il popolo già ai vecchi tempi preferiva le favole di Esopo all’Eneide di Virgilio, sai che che novità.
    Semmai, trovo scandaloso che non si faccia abbastanza per difendere la cultura attraverso sovvenzioni ben canalizzate, che permettano a chi “fa” realmente cultura di sopravvivere senza doversi abbassare alle logiche del mercato, che fa il suo dovere e basta.
    Non mi sconvolgo se tutti leggono il Codice Da Vinci. Mi sconvolgo di più se scompare da una biblioteca un libro di Hemingway perchè non ha più charme.
    O se un’università dà la laurea honoris causa a Valentino Rossi che non è nemmeno capace a parlare.
    Non è l’economia la padrona della nostra vita. E’ la politica (e non quella,decisamente stantia, dei partiti).
    Quindi, se il mio modo di partecipare alla politica dei libri è votare un libro, allora lo faccio, fossi anche l’unica a doverlo votare, ma almeno faccio sentire la mia flebile voce.
    Scusate, ma il mio tono forte è solo un po’ di fervore giovanile….sono ancora un po’ un’idealista 🙂

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  5. E’ vero che fahreneit dà spazio ai piccoli e medi lettori, ma francamente non credo che gli autori e collaboratori vari della trasmissione siano del tutto ignari di quello che c’è dietro ad una iniziativa come questa e non credo neanche che siano del tutto estranei alla logica della grande editoria. Nel senso che anche lì vengono pubblicizati alcuni libri non per il loro intrinseco valore ( e chi lo stabilirebbe?) ma per le richieste editoriali. Almeno credo che sia così.

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