Amartya Sen, Identità e violenza e… la comunità dei lettori

Mi è venuto in mente per contrasto, mentre leggevo Amartya Sen, Identità e violenza, di come una bel caso di identità non imposto, non univoco e totalizzante, non violento; ma scelto e consapevole, tollerante verso le altre identità che coesistono in ciascuno (e negli altri) sia l’identità di “lettori”.

Su questo tema e sul concetto di “comunità dei lettori” rimando (ovviamente) a quanto scritto da Luca Ferrieri e ripreso nella sua recente relazione all’incontro dei gruppi di lettura a Arco di Trento. Questo un passaggio importante:

La comunità dei lettori, infatti, non sembra caratterizzarsi che per alcune caratteristiche paradossali o ossimoriche: non è fondata su alcun contenuto, nemmeno quello del libro, su nessun tratto ideologico, territoriale, organicistico, storico, ma solo su alcuni aspetti comportamentali e sintomatici. Essa unisce persone molto differenti che hanno in comune solo la passione della lettura, e che probabilmente leggono testi e tipi di opere lontani tra loro. E’ una comunità leggera, inconsapevole, una comunità dei senza comunità, di quelli che non ne hanno altre o ne hanno ognuno una diversa. Eppure possiede le sue leggi non scritte, i suoi imperativi morali, anche se non categorici, e manifesta i suoi interessi nel campo della tutela e della salvaguardia del vivere civile, pacifico, solidale, per un motivo molto semplice, un vero motivo di interesse: i lettori non possono vivere, riprodursi e approvvigionarsi (fattore non trascurabile) in situazioni di imbarbarimento, di caduta della dignità, di black-out della comunicazione tra gli uomini. Dove il tessuto di solidarietà civile e umano si lacera irrimediabilmente, la lettura è in pericolo e la comunità dei lettori attraversa uno sbandamento che può portare alla disgregazione, all’abiura (ecco dunque lettori che diventano condottieri e crociati), o alla vita catacombale e larvale (eccoli scavare tra il fango e le macerie per trarne brandelli stampati, eccoli leggere, come racconta Acheng, la carta scritta usata per foderare l’interno delle scarpe).

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