I miei luoghi oscuri, James Ellroy

Per i nostri 5 anni insieme, il mio ragazzo mi ha regalato I miei luoghi oscuri, uno dei pochi libri di James Ellroy (scrittore che adoro) pubblicati dalla Bompiani, e sicuramente meno noto dei vari Dalia nera e LA Confidential della Mondadori.
Questo libro, però, è fondamentale per gli amanti di Ellroy, dal momento che si basa su un episodio autobiografico, deciso per la vita dello scrittore: l’omicidio della madre, trovata strangolata quando lui aveva 10 anni.
Scrivo fondamentale, perché a partire dal rapporto conflittuale con la figura materna, il piccolo James (anzi, allora si chiamava Leroy) si appassiona al mondo della criminalità, dei delitti irrisolti, del LAPD (la polizia di Los Angeles), che lo porteranno a scrivere i suoi bellissimi libri.
I miei luoghi oscuri ha una struttura molto ben congegnata: parte ripercorrendo l’indagine sull’omicidio di Geneva Hilliker Ellroy, con tanto di verbali, interrogatori, documenti. La prospettiva si sposta poi sul piccolo Ellroy, seguendo la sua infanzia e adolescenza. La terza parte si sofferma su Bob Stoner, investigatore, sulla sua vita e sui suoi casi, e infine l’ultima sezione arriva alla vicenda fondamentale: le indagini di Ellroy e Stoner sulla “rossa” (così Ellroy chiama sua madre), 35 anni dopo l’omicidio.
Ho trovato il libro innanzitutto molto commovente, nel descrivere questo rapporto tormentato, di amore e odio, fra lo scrittore e la madre. La componente autobiografica, poi, ha gettato una nuova luce sulle mie letture ellroyane precedenti (per la cronaca, i miei preferiti sono Clandestino, American tabloid e Sei pezzi da mille). Mi ha molto colpito la sincerità dello scrittore, che in diverse parti ammette di strumentalizzare il ricordo della madre per vendere i suoi libri. Lo dice con il suo solito stile, crudo, diretto, sincero, a volte volgare, spesso ironico.
Chiudo con un consiglio musicale: leggetelo con i sottofondo La cienega just smiled di Ryan Adams, dall’album Gold.
Buona lettura.

*giuliaduepuntozero

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