Proposta per possibile lettura

filo conduttore/parole chiave

identità, confronti, incontri oltre i confini, memoria

Libro:

Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata, Guanda, 2002

registro: sorridi amico sorridi, anche quando ricordi; e a volte ti scappa anche una lacrima

Temi del libro:

incontro/scontro fra identità ebraica, ucraina, americana; tre piani temporali diversi: contemporaneo, anni quaranta e pre-moderno (shtetl, fine 1700 ca); co-presenza di narratori diversi (un ebreo americano contemporaneo e scrittore che è anche fra i personaggi del romanzo; e un ragazzo ucraino che racconta una parte della vicenda in modo affatto personale, con una serie di lettere da spedire allo scrittore ebreo nelle quali commenta anche i capitoli del libro che il primo sta scrivendo).

L’atmosfera oscilla fra il magico, il comico, il paradossale; il presente il passato prossimo e remoto; irrompe anche la memoria della tragedia suprema del 900 (come potrebbe non esserlo in un romanzo ambientato in Ucraina?). C’è anche una bimba partorita nel fiume, una segheria assassina, le amicizie, gli amori mancati e realizzati; le controversie fra rabbini di scuole diverse; una guida turistica improvvisata e cieca; un’agenzia di viaggi della memoria sulle tracce della diaspora perduta, una cameriera che serve solo carne a un americano vegetariano, un amico del nonno da dimenticare e una vecchia che invece aiuta a ricordare.

Il tutto in un pastiche linguistico esilarante (reso dall’inglese in modo creativo e riuscito), con il narratore ucraino che sogna l’America, vorrebbe essere donnaiolo ma soffre con il nonno il ricordo della nonna…

Secondo Piero Citati uno dei capolavori assoluti della narrativa americana contemporanea (Repubblica, inizio ottobre 2002).

Scritto da un ragazzo di 23 anni.

Se non ricordo male è stato anche fra i libri delle “stagioni”.

Qui si trovano un po’ di recensioni in italiano

e in inglese

seconda proposta

tema

amico, nemico, identità, incontro, scontro, conoscenza, straniero, “tedesco buono”

libro:

Nuto Revelli

Il disperso di Marburg, Einaudi 1994

Questa la scheda di Einaudi:
http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880613365&ed=87

Nella primavera del ’44 un militare tedesco usciva a cavallo tutte le mattine dalla sua caserma in provincia di Cuneo e girava per le campagne, parlava coi bambini, offriva sigari ai contadini. La leggenda del “tedesco buono” viene per la prima volta alle orecchie di Nuto Revelli negli anni Settanta e poi, per lungo tempo, lavora nella sua coscienza.

Chi era questo “cavaliere solitario”? E come finì la sua storia? A un certo punto Revelli sente di dover iniziare una ricerca vera e propria e prende a battere a tappeto le fonti orali: incontra tutti quelli che possono rievocare, ne vince con pazienza le piccole e grandi reticenze, tira le fila dei lacunosi ricordi. Il primo quadro che ne ottiene è contrastante.

Era un ufficiale. Avrà avuto vent’anni. No, forse quaranta. Fu ucciso dai partigiani. Oppure da un gruppo di sbandati. Era tedesco, o ucraino, o polacco, o addirittura cecoslovacco. Inizia anche la ricerca documentaria: Revelli riesce a mettere in movimento gli archivi militari in Germania, e a poco a poco il puzzle prende forma. Il disperso alla fine, dopo otto anni di ricerche ossessive, avrà un nome, un cognome, un battaglione, una famiglia, un passato.Ma quando il nemico acquista un’identità diventa un po’ meno nemico. Più Revelli scava nella storia del “cavaliere solitario” e più l’immagine che si forma assomiglia alla propria riflessa allo specchio.

Tutta l’indagine parte e si snoda su un latente, indistinto turbamento: l’angoscia non sopita per le rappresaglie naziste, gli interrogativi sull’atteggiamento autentico della popolazione contadina, e la possibilità che ci fosse un “tedesco buono”, comunque un nemico che a poco a poco si sente affine, con esperienze simili alle proprie. Il valore dell’esperienza partigiana e la convinzione di essere stato dalla parte giusta non vengono meno, ma l’insulsa morte di quel nemico diventa metafora di una tragedia collettiva comunque assurda. Dell’assurdità, forse, di tutte le guerre.

ciao a tutti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.