Peter Cameron, Feltrinelli Milano, 1 ottobre 2007

Lunedì sera alla Feltrinelli di Piazza Piemonte di Milano Peter Cameron ha presentato il suo ultimo libro *Un giorno questo dolore ti sarà utile*.
Come ho già avuto modo di scrivere, i due libri meritano e vanno letti, ma l’averlo visto e ascoltato è stata una scoperta ancora più bella. Persona simpatica e piacevole, colta, timida, spiritosa, come si capisce anche dai suoi libri.
Ecco una breve sintesi delle domande a cui ha risposto:

D: Come scrive?
R: Diversamente dagli altri miei romanzi, in questo fin dall’inizio sapevo dove sarei andato a finire. Nonostante questo, ci ho messo 4 anni a finirlo, come tutti gli altri miei libri: non vado avanti finché non sono soddisfatto di tutte le frasi!

D: Il romanzo è scritto in prima persona: che rapporto c’è fra Peter Cameron e James, il protagonista del romanzo?
R: Sono come un ventriloquo, parlo attraverso il mio personaggio.

D: Il suo è un romanzo sociologico, di *generazione*?
R: Non credo al concetto di generazione, ogni anno nasce una nuova generazione, è riduttivo semplificare le persone in questo concetto. Non mi identifico con una generazione, ma con delle singole persone. James non ha un valore simbolico, ho pensato a lui come persona, non come simbolo di una generazione.

D: James è un personaggio caratterizzato da una scarsa decisionalità: è una scelta difficile usarlo come protagonista di un libro.
R: In tutti i miei romanzi c’è poca azione, e spesso i critici me lo rimproverano. Ma non è vero: accadono tante piccole cose, che sono importanti: James finisce molto diverso da com’era all’inizio del romanzo, proprio per queste piccole cose che gli succedono.

D: I genitori sono due personaggi negativi, che non insegnano nulla a James, mentre il ruolo educativo è affidato alla nonna.
R: Il libro è dedicato a mia nonna, a cui ero molto affezionato. Ho voluto inserire questo personaggio perché gli anziani hanno una saggezza che io non ho

D: James è ossessionato dai siti di vendita di case e dalle case in campagna nel MidWest. Come mai?
R: Divido con James questa passione, è un modo di progettare un nuovo sè e una nuova vita. Si pensa infatti che cambiando casa la vita sarà più felice, anche se è solo una fantasia.

D: Non si nomina mai la parola *felicità*, che viene ricercata in modi diversi dai personaggi adulti. James, invece, dà l’idea di godersi la vita. Qual è la sua idea di felicità?
R: Spesso riconosco la felicità dopo che l’ho vissuta, mi dico *In quel momento ero felice*, mentre è più facile sentirsi infelici.

D: Che rapporto ha con il cinema? Hanno tratto dei film dai suoi libri.
R: Ho un rapporto conflittuale e complicato. Sono due forme diverse di arte, quello che si può fare nell’uno non si può fare nell’altro e viceversa. Certo che quando esce un film tratto da un mio libro, aumentano le vendite! Mia madre era più eccitata quando è uscito il film rispetto alla pubblicazione del libro, come se il film fosse più importante. Ecco perché sono uno scrittore geloso!

D: James è un ragazzo pensante. Per questo è un disadattato?
R: Quando sei un ragazzo, l’intelligenza può essere un problema, può renderti diverso e alienarti. Stare a casa a leggere Trollope non ti rende certo popolare a scuola! Mentre quando diventi adulti, è un aiuto nei rapporti con gli altri e nella vita.

D: I suoi dialoghi sono perfetti. Prima di scrivere costruisce i suoi personaggi a tavolino per renderli così credibili?
R: No, ma mi dà soddisfazione scrivere bei dialoghi, forse perché non sono bravo a parlare con gli altri nella vita reale!

D: La società americana sembra dividersi fra vincenti e perdenti. Nei suoi romanzi, invece, sembra che ci sia speranza di trovare il proprio posto nel mondo senza dover per forza essere l’uno o l’altro.
R: Sì, c’è questa speranza. In James alla fine del libro c’è più speranza che all’inizio, non concreta ma come sensazione. In *Quella sera dorata* c’è un vero happy end, anche se Omar può essere considerato un perdente dalla società, anche se lui ha trovato la felicità e questo lo rende un vincente.

Per chiudere, una piccola gioia personale: mi ha fatto un bellissimo autografico sulla mia copia di *Quella sera dorata*, For Julia, with all the best wishes, Peter cameron.

*giuliaduepuntozero

3 commenti

  1. Quella sera dorata non l’ho ancora letto, ma l’ho già comprato ho letto il secondo e l’ho trovato molto bello, ne ho fatto la recensione sul mio blog. Ciao Giulia

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  2. Li ho letti entrrambi ma Quella sera dorata mi è piaciuto di più, in questo mi è mancato qualche altro personaggio più definito, sostanzioso, ma leggere Cameron è sempre un piacere. ciao Stefi

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  3. Ho letto volentieri e tutto d’un fiato il secondo romanzo di Cameron, sollecitata dal post di Giuliaduepuntozero e che per caso avevo acquistato il giorno prima.
    Alla fine mi ha lasciato un profondo senso di tristezza; non so perchè , ma leggendolo mi sono sentita immersa in un’atmosfera simile a quella del libro di Haddon ” LA STRANA STORIA DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE”, se pure sono romanzi diversi.

    James come Christopher, l’adolescente autistico,si relaziona con gli altri in modo diverso dai suoi coetanei e ha dentro di sè- come qualcuno ha scritto- tutta LA SAGGEZZA E L’INNOCENZA DEL MONDO”

    E’ bello e triste insieme entrare dentro l’animo di JAMES, questo diciottenne che vive a New York dopo l’11 settembre. E James ha visto tutto, perchè il suo liceo è vicino a Grand Zeero.

    Mi sono subito chiesta: è James UN RAGAZZO DISTURBATO, costretto ad andare dallo psicoterapeuta, alle cui domande risponde con altre domande, o E’PIUTTOSTO DISTURBATO IL MONDO CHE GIRA INTORNO A LUI ?
    QUELLA MADRE al terzo avventato matrimonio durato tre giorni e che non si accorge neppure che il figlio una sera non è rientrato;
    QUEL PADRE preoccupato di eliminare con un intervento estetico mirato le borse sotto gli occhi;
    QUELLA CASA in cui si parla di più con il cane, Mirò il barbone nero, che non con la madre e la sorella;
    QUELLA GALLERIA D’ARTE in cui si vendono PATTUMIERE d’artista giapponese con scritte della Bibbia al costo di 16000 dollari…

    Per fortuna c’è l’adorabile nonna NANETTE, intorno a cui ruota un mondo non ancora contraffatto dalla stupidità, dall’intolleranza e dall’odio.

    E’ disturbato o saggio James a pensare che la psicoterapia
    ” è un concetto fuorviante delle società capitalistiche, in base al quale il crogiolarsi nell’analisi della propria vita sostituisce l’atto stesso di viverla”?

    Provo simpatia per quel James che si dice anarchico e ateo e che ama soprattutto LA SOLITUDINE e LA LETTURA.
    Per imparare preferisce leggere piuttosto che andare all’università” LEGGERE TUTTI I LIBRI CHE HO SEMPRE VOLUTO LEGGERE”, o un lavoro in biblioteca ,o un lavoro da artigiano per CREARE oggetti, in QUESTO MONDO DI SQUALI E dI AVVOLTOI e che invece vorrebbe di AGNELLI e di CONIGLI , “un mondo TUTTO USA E GETTA, dove anche le cose che consideriamo sacre sono immondizie “( e soprattutto l’arte!).

    A questo punto mi viene un dubbio: quelle PATTUMIERE come oggetti artistici non sono una metafora o una copia di questo mondo che ruota intorno a James…anzi INTORNO A NOI !!!
    Che ne pensi Giulia….anzi che ne pensano gli altri lettori di questo romanzo ?

    Ovviamente leggerò …al più presto QUELLA SERA DORATA!!!

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