Le affinità elettive dei GdL casalinghi

Lunga e bella è stata la festa con cui il 30 marzo 2007, il GdL Librando ha festeggiato il primo anno di incontri.
Dalle 16,30 alle 22, 30 abbiamo parlato di libri , mangiando le cose buone che ognuna di noi aveva preparato, pescando dal repertorio di memorie personali e familiari.
Due sono state ( e sono sempre ) le fasi dei nostri incontri. Una, dedicata ai libri scelti da leggere in comune; l’ altra, ai libri elettivi che leggiamo, in aggiunta a quelli selezionati.
Quel giorno abbiamo parlato di “Norwegian wood, Tokyo blues” , di Haruki Murakami e di “A voce alta” di Bernard Schlink.
Il primo testo ha sicuramente interessato , anche se con sfumature diverse tra chi lo aveva apprezzato moltissimo, identificandovi l’ alterità dell’ autore giapponese e chi sentirebbe quasi l’esigenza di rileggerlo, avendo paura non aver colto tutto quello che questo romanzo poteva offrire.

Il secondo testo è stato, invece,occasione di una intensa e fertile discussione.

Per chi non lo conoscesse, riassumo in breve la storia di questo romanzo, uscito una decina di anni fa.
La storia si svolge nella Germania dei primi anni ’50 e narra l’iniziazione all’amore di un giovane , da parte di una donna, Hanna, che si rivelerà essere stata guardiana nei campi di concentramento. Con un espediente, in verità un po’ artefatto e abbastanza inverosimile, Hanna si trova nella condizione di non aver “capito” ciò che succedeva. (non rivelo l’espediente per chi volesse leggere il romanzo).
Naturalmente, questa sommaria sintesi non rende onore ad un romanzo ben scritto, articolato e che non si impegna in giudizi “giustificazionisti” dichiarati.

La discussione ha visto due posizioni: quella di chi ha trovato discutibile parlare comunque di questi temi, con sfumature ambigue che potrebbero dare l’impressione di una giustificazione a ciò che è successo. E quella di chi invece ha intravisto nel romanzo la descrizione di quella”zona grigia” e opaca (Primo Levi insegni) che è sopita, ma non annullata, nell’animo umano.

Per la prossima volta – e qui sta l’ affinità elettiva del titolo- leggeremo tra gli altri “Palazzo Yacoubian” di ‘Ala Al Aswani.
Ci vedremo il 26 aprile, dopo l’altro GdL casalingo: confronteremo i pareri. Con piacere .

4 commenti

  1. Quel che continua a sorprendermi durante gli incontri è la pluralità dei punti di vista. Tanto più il testo ha coinvolto tanto più emergono ragioni diverse e, pur se distanti o in contrasto, dentro ci sono tutte.
    La mia opinione si affina col confronto, mi accorgo della complessità del testo, del peso che la traduzione può avere, della capacità di una buona storia di diventare tante storie.
    Imparo anche a conoscere attaverso la lettura il lettore.
    Sono esigente in modo diverso nei confronti di quel che sto leggendo.
    Leggere per mia scelta è più soggetto agli umori e se il libro non piace mi capita di abbandonarlo, non senza disagio.
    Leggere e parlarne suggerisce una lettura più diligente e paziente. Così si scoprono molti libri che non si sarebbero mai letti, soprattutto sino in fondo. L’accurato resoconto di Renza è una conferma anche di questo.
    Ciao da br.

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  2. E’ praticamente perfetta la tua riflessione sulle caratteristiche della lettura in comune, brossura.
    La lettura che si affina, la pazienza che si rafforza, gli umori che cedono davanti all’ impegno. E poi, la ricchezza di leggere libri che si sarebbero trascurati. Nel nostro gruppo ” Librando” ripetiamo sempre il piacere di aver conosciuto libri che altrimenti sarebbero rimasti nell’ oblio. Piacere che accomuna i testi che sono piaciuti a quelli che non lo sono. Peccato che tu non sia dei nostri…

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  3. Bellissima l’idea di festeggiare il compleanno di un gruppo di lettura! Magari con la torta. La lettura degli stessi libri è davvero stimolante, pur rimanendo per ciascuno la libertà di orientarsi sulle scelte più individuali e private.
    Anch’io sto leggendo Palazzo Yacoubian che mi procura qualche difficoltà nella memorizzazione dei nomi! Ma vado avanti intrepida, per poi confrontare i giudizi con quelli espressi dagli altri partecipanti al blog, in particolare di Renza, di cui condivido l’opinione su “A voce alta”.
    Buona serata.

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  4. Sulla memorizzazione dei nomi in “Palazzo Yacoubian”: è un problema comune, molti del nostro GdL avevano cercato stratagemmi sottolineando, evidenziando, cerchiando… Parlando della storia spesso un nome (pronunciato in qualche modo…) veniva seguito da una serie di indizi per capire di chi si trattasse. All’inizio del libro si fa gran fatica, ma poi li si conosce un po’ e la strada scivola via in discesa.
    Buona lettura!

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