Ancora su I gruppi di lettura sul Venerdì di Repubblica

Ecco il testo dell’articolo pubblicato ieri sul Venerdì di Repubblica e dedicato ai Gruppi di lettura. I “gialli” li ho messi io. Naturlamente il testo di Repubblica è coperto da copyright. Che noi violiamo scusandocene. 🙂

il_gdl_fotografato

Parliamone. Perché nascono i gruppi di lettura in un interno
di Antonella Barina

TORINO. Certo, tele e affreschi avrebbero bisogno di restauro, i broccati sono sbiaditi, le dorature risentono della patina del tempo. Ma quest’aria un po’ sfiorita dona al prestigioso Palazzo Graneri della Roccia, che così incute meno soggezione, perde i1 sussiego dell’antica dimora nobiliare e si adatta al pubblico in maglione e jeans, seduto qua e là nelle sale come fosse tra amici in salotti di famiglia. Con un unico scopo: leggere. C’è chi legge solitario e chi lo fa in gruppo, chi ascolta una lettura a voce alta e chi discute un brano appena letto. Scegliendo dai tavoli ricoperti di libri volumi passati di mano in mano, pagine stropicciate, copertine con le orecchie. A tutte le ore del giorno e della sera. Il mattino le scolaresche: ragazzini sospettosi («sarà una pizza?») che poi si ritrovano sedotti da un attore che declama Pirandello; il pomeriggio i pensionati («finalmente mi godo la vita libera»), che si scambiano romanzi a suon di musica, sorseggiando il te; verso sera adulti di ogni età, che passano ad ascoltare, proporre, discutere i testi più svariati.
Da quando ha aperto due mesi fa, a Torino, il Circolo dei lettori – primo club del genere in Italia – ha una media di 400 ospiti al giorno e più dì 2000 iscritti (qui è tutto gratis). Gente che ha riscoperto il fascino dei libri goduti in compagnia. Come le migliaia dì persone che ormai in tante città hanno formato «gruppi di lettura» o «presìdi del libro», dove si condividono emozioni e pensieri suscitati dalla pagina scritta. Come i patiti del bookcrossing, che abbandonano in luoghi pubblici le loro opere preferite, perché altrì, trovandole, condividano lo stesso entusiasmo. Come la schiera sempre più folta di chi bazzica i blog di lettura, riversando in rete le pro-
prie recensioni lampo e stimolando in tempo reale altre microrecensioni…
Insomma la lettura, che sembrava un piacere solitario, un tesoro personale, sta diventando sempre più un’esperienza da condividere, uno stimolo alla socialità. E ormai anche in Italia il popolo dei lettori sente il bisogno di uscire allo scoperto e incontrare i propri simili. Come da tempo accade all’estero: in Usa i gruppi di lettura sono già mezzo milione (e sul tema sono nati libri, giornali, trasmissioni tv), in Gran Bretagna sono 50 mila, in Spagna più di un migliaio. E neanche l’Oriente teocratico ne è immune, se l’iraniana Azar Nafisi è riuscita a creare intorno alla letteratura quel seminario semiclandestino di donne «senza veli», poi raccontato in Leggere Lolita a Teheran.
«Condividere le proprie esperienze di lettori arricchisce assai più che leggere in solitudine: è uno stimolo a scoprire le più disparate chiavi di interpretazione di un testo» spiega Luca Ferrieri, pioniere italiano del nuovo trend, colui che ha fatto scuola: direttore dei servizi culturali e bibliotecari del Comune di Cologno Monzese, ha creato i primi gruppi nella biblioteca municipale una decina di anni fa, quando erano all’avanguardia perfino in Usa. «Non solo: chi si riunisce a parlare di un libro, si consiglia a vicenda anche nuovi testi. Uno scambio tra persone dai gusti simili, che così scoprono novità di cui altrimenti non verrebbero a conoscenza». Con buona pace di critici e recensori di mestiere, che qualcuno considera poco affidabili, altri accusano di linguaggio criptico, altri ancora di non sbilanciarsi mai…
E Bianca Verri, che dirige la biblioteca comunale di Cervia, tra le prime istituzioni a organizzare circoli di lettori, aggiunge: «In settembre si è tenuto ad Arco di Trento il primo incontro nazionale dei gruppi di lettura: ne abbiamo censiti una sessantina, per tre quarti legati a biblioteche, per il resto ad associazioni culturali e librerie. Ma molti sfuggono ancora aì conteggi, in realtà sono molti di più. Sodalizi di lettori avidi, curiosi, tra i 30 e i 70 anni. In prevalenza donne, più aperte e disposte a mettersi in gioco».
A sedurre i giovani, più restii, ci prova il circolo di Torino, con iniziative ad hoc: letture d’essai, come il vecchio cinema sperimentale, tipo Guido Gozzano letto a ritmo di rap. Ma anche Jane Austen in originale, per esercitarsi con la lingua. O «Fitnessbook», vale a dire la palestra della mente: letture corali sulle amache, tra essenze profumate e vibrazioni musicali. «In Italia ci sono molti eventi legati al libro, dalle fiere ai festival ai readings pubblici, ma poche occasioni per stare insieme e sentirsi protagonisti della lettura.» spiega Antonella Parigi, che dopo aver fondato con Baricco la Scuola Holden di scrittura creativa (da lei guidata per dieci anni), ora ha ideato con la Regione Piemonte il Circolo dei lettori, di cui è la direttrice. «Qui abbiamo creato un luogo d’incontro aperto a tutti, per riportare la lettura a ciò che dovrebbe essere: emozione, passione, strumento per conoscere se stessi. Basta con la cultura per adepti».
Quella autoreferenziale, contro cui si moltiplicano anche i blog di lettura, vere e proprie bacheche on-line, dove chiunque può affiggere opinioni, dubbi, sensazioni sui libri letti. «Nell’attimo stesso in cui una riflessione passa per la testa, di slancio, senza dover aspettare di riunirsì in gruppo per discutere: sapendo che in giro per il mondo c’è sempre qualcuno collegato in rete che risponde subiro» spiega Leo Sorge, giornalista e scrittore esperto dì nuove tecnologie (è appena uscito il suo e-book I cip di Nostradamus, edito da Apogeo e stampabile a richiesta). «La partecipazione a questo tipo di blog è in esplosione perché, finito un libro, senti di aver acquisito qualcosa in più e vuoi gridare le tue conquiste al mondo».
Un bisogno di confrontare con gli altri le proprie scoperte culturali che Valerio Magrelli, uno dei maggiori poeti italiani, docente di lingua e letteratura francese all’Università di Cassino, spiega così: «La desertificazione sistematica della tv, su cui si continua a gettare napalm, ha creato sacche di profughi in cerca di nutrimento del pensiero. Sotto qualsiasi forma. Quando in passato ho tenuto corsi di scrittura poetica, mi sono accorto che il desiderio del pubblico di imparare a comporre versi in realtà nascondeva un bisogno più profondo: quello di parlare di libri. Ottimo: vuol dire che la vita continua a pulsare sotto i diserbanti televisivi. E che riaffiora l’antichissima pratica della lettura collettiva».
Quella dei monaci che recitavano a voce alta i testi sacri; degli operai che agli albori della rivoluzione industriale leggevano per i compagni al lavoro; dei pochi contadini non analfabeti che nelle veglie intorno al fuoco raccontavano storie lette… «In una pagina bellissima del V secolo» precisa Magrelli «Sant’Agostino descrive con grande stupore il maestro Ambrogio che legge sottovoce: “Gli occhi scorrevano lungo la pagina, ma voce e lingua restavano immobili”. Vuol dire che la lettura a voce alta all’epoca era d rigore».
Tutto bene, dunque, nel ritorno alla lettura di gruppo? «Quel che disapprovo totalmente è la tendenza a sostituire i giudizi dei lettori a quelli dei critici di professione: il fai-da-te alla competenza», conclude Magrelli. «Non ci si fa operare da un amico, ma da un chirurgo. Perché non dovrebbe essere lo stesso per la letteratura? Anche se il singolo recensore può essere opinabile, non va messa in discussione la funzione della critica. Che dovrebbe fare da filtro: una società senza critici è una società in dialisi».

*luiginter

12 commenti

  1. La “disapprovazione”(lettori birichinissimi che dibbediscono!)di Magrelli mi lascia perplessa.I lettori “forti”che frequentano i gruppi di lettura*,hanno la possibilità,sui blog e nelle riunioni,di parlare di libri,talvolta dandone valutazioni in contrasto con i giudizi dei critici.Talvolta sono proprio i lettori che fanno da filtro,ridimensionando fenomeni editoriali,intuendo l’impostazione da sceneggiatura già pronta e troppo scoperta,valutando in modo equilibrato lbri non memorabili ma che si vorrebbero vendere come tali,talvolta opinando che il repechage fortunato,l’inedito della prima metà del secolo scorso, ce lo potevamo risparmiare.Paradossalmente la critica,se vuole fare da filtro,dovrebbe chiedere rinforzi ai lettori forti.
    Ditemi e contradditemi.
    Marina Forlani,Lettori Accaniti,Biblioteca Berio-Genova.
    *ovviamente esistono anche lettori “forti”,solitari,che non si esprimono nei gruppi e sui blog.

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  2. Concordo, parola per parola con Marina, riguardo a quanto attribuito a Magrelli nell’articolo del Venerdì a proposito dei critici.
    Aggiungo, per disegnare il contesto da cui muove la mia considerazione, che il Gdl cervese ha trovato un grande impulso e sostegno proprio da parte di alcuni critici militanti invitati dalla Biblioteca per percorrere insieme le variegate strade della critica propriamente detta. Faccio alcuni nomi come Silvio Perrella, Alfonso Berardinelli, Fulvio Panzieri ma anche di scrittori come Marco Lodoli, Dacia Maraini e Raffaele La Capria.
    E poi, se volete, possiamo inoltrarci ancora di più in questo territorio per scoprire se e quando la lettura dei GdL si collochi al di sotto del livello della critica letteraria professionale.

    Infine porto un esempio concreto a sostegno della qualità di lettura che la pratica ben attrezzata dei lettori può manifestare: un romanzo portato dal passaparola dei lettori alle vette delle classifiche dei libri più venduti e letti, come Il cacciatore di aquiloni, è stato molto ridimensionato dal nostro gruppo di lettura che ne ha messo a nudo le debolezze e le strategie per compiacere i pubblico.
    bianca v.

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  3. Non credo che i gruppi di lettura abbiano mai rifiutato ideologicamente e per principio il ruolo della critica. Solo praticano *anche* strade indipendenti dalla critica.
    A volte alte a volte basse. Legittime sempre. Nessuno vuole *sostituire* i critici. Semplicemente, le voci possono anche essere altre.

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  4. Giusto rilievo di Luigi. Chi ha detto che i gruppi di lettura o i lettori ” forti” rifiutino idelogicamente i critici? Li leggono, anzi, e magari paragonano impressioni e giudizi con i propri. Ovviamente, non sempre c’ è coincidenza, ma il bello è proprio qui. Magrelli, critico e poeta, sensibile e raffinato, sa che la lettura non è mai atto acquiescente ( qualche volta lo è per un preciso atto di volontà, quando si decide, per gioco, di affidarsi ad uno scrittore) e perciò implica il contrasto. Se c’ è un rapporto vivo tra il lettore e il testo e/o autore che legge, perchè non dovrebbe esservi contrasto tra lettore e critico?
    Senza contare che nell’ atto di lettura- oltre a tutto ciò che un critico sa trovare- ha larga parte il mistero dell’ identificazione soggettiva con ciò che si legge. Che è la parte più intraducibile del piacere di aver letto proprio certe cose e non altre ed è la parte imponderabile che sfugge , quando si consiglia un autore o un libro a qualcuno Poco tempo fa, suggerivo a Marina Forlani ” Il ritorno a casa di Enrico Metz” di Claudio Piersanti, assai sminuito da un critico d rango di un un inserto domenicale molto letto , che invece a me è piaciuto molto. Insomma, il “sein und dasein” di ognuno di noi è davvero misterioso e libero da ogni influenza, anche dei critici onesti, come Magrelli. Figuriamoci di quelli che lo sono un po’ meno.

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  5. Scusate, mi inserisco un pò brutalmente in questo dibattito su critici vs gruppi di lettura.
    Il punto è che il passaparola, il consiglio personale, sono più affidabili? Una qualche statistica che non ricordo diceva che le recensioni non aumentano la vendita di
    libri (e la lettura?).
    Dunque? È un problema solo italiano? Oppure rientra all’interno dei problemi della globalizzazione che lascia, il lettore in questo caso, inerme di fronte alla mole di informazioni, sottoposto al fuoco incrociato del marketing
    al punto non se ne distingue più la natura?
    O c’è un di più italiano in questo, la nota sfiducia verso l’accademia (reciproca in questo caso) e il sospetto nemmeno tanto celato che non ci sia trasparenza nella critica, che il recensore preferisca il libro degli amici, che tutto rientri nei meccanismi di cooptazione dell’industria editoriale?
    Mi piacerebbe sentire cosa ne pensate, perchè non mi è affatto chiaro

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  6. giulia, non so bene cosa dire. Credo che un po’ di diffidenza, ragionevole, non pregiudiziale né ideologica, nei confronti della critica sia salutare; d’altra parte a me piace leggere della buona critica; e ogni tanto mi faccio influenzare, consigliare. Sicuramente bisogna stare attenti, come dire, vigili; sugli inserti dei libri dei quotidiani troppo spesso si capisce che un po’ dei libri di cui si parla sono “i libri degli amici” o del figlio dell’amico. Altri, ogni tanto, sono delle piacevoli scoperte.
    Il passaparola è bello e fecondo. A volte però è troppo dipendente dall’ambiente da cui arriva e quindi rischia di essere spesso monocorde, monotematico. Sarebbe importante che si generasse – e che lo ascoltasismo – da ambienti diversi, con gusti diffeenti. Insomma, ascoltiamo, leggiamo i critici, gli amici, i vicini, i compagni di lettura, gli amori: poi scegliamo, affidandoci un po’ anche all’intuito, alla fortuna.

    luigi

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  7. Salve a tutti,
    colgo giusto lo spunto di Luigi sulla critica e sul suo ruolo oggi, per dire la mia con molta umiltà.
    Mi pare di capire che un pò di diffidenza verso i critici sia non dico d’obbligo ma almeno condivisibile visti i rapporti di forza che ci sono nel mondo editoriale, e che non sono sconosciuti a nessuno.
    Nonostante ciò in Italia ci sono degli ottimi critici e professionisti della cultura, peccato che però alcune loro riflessioni siano poco comprensibili ai lettori, peccato che il sapore dell’università e dell’autoreferenzialità si senta ancora così tanto. Peccato che alcuni invece di parlare di libri o delle riflessioni che il libro ha scatenato nel proprio intimo parlano di tutt’altro, presi come sono da altre logiche, a noi sconosciute. Se scorriamo le pagine di tante riviste che si occupano di letteratura spesso ci chiediamo: “Ma questo quì, il libro, lo ha letto davvero?”.
    Ecco, secondo me bisogna rispondere a questa domanda, a questa voglia di conoscenza. Il lettore che poi acquista o prende in prestito un libro vuole sapere questo.
    Magari qualche critico storcerà il naso, però quante volte abbiamo seguito i consigli di un nostro amico che aveva letto il libro e che ce lo aveva descritto tanto bene da farci venire voglia di leggerlo?
    Magari questa non è critica vera e propria, però senza togliere nulla ai critici sarebbe bello che ci fosse e che si potesse leggere o ascoltare qualcosa di simile.
    Forse i tempi sono maturi se un TTL ha già inserito nelle sue pagine un Diario di Lettura, forse non è poi nulla di nuovo quello che sto dicendo ma solo una ridefinizione del giornalismo culturale o di terza pagina, come veniva chiamato in passato.

    Lettori che ne pensate ?

    AriannaC

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  8. Salve a tutti,
    ecco un regalino da parte mia, visto che siamo sotto le feste…

    Il gentilissimo Nico Orengo, dir.editoriale TTL, rispondendo semplicemente via email e a titolo personale, non ha postato l’intervento, mi ha dato però il consenso a rendere pubblica la nostra breve corrispondenza elettronica a proposito del ruolo della critica e della novità del Diario di Lettura, presente su TTL.

    20 dicembre 2006 15.45
    gentile cameli, il diario di lettura è più umorale, volatile, fatto
    da non professionisti della critica:questa è la sua qualità e
    simpatia. Ma la vera recensione è altra cosa, presuppone un filo di
    continuità con libri dello stesso autore o di altri autori, che parte
    da un prima. Credo poi che la sincerità di un critico sia sempre
    avvertibile dalla temperatura della sua scrittura.

    20 dicembre 2006 17.11
    Gentile Orengo,
    Concordo pienamente sulla professionalità del critico e sul valore della recensione, e come potrei non esserlo? Per me sono stati e sono tuttora degli strumenti utili di approfondimento.
    Quello che mi chiedevo e che mi sto chiedendo da un pò di tempo a questa parte è se a fianco del critico non sia interessante per un lettore, avere anche l’opinione di un lettore suo simile, diciamo “uno informato sui libri” per parafrasare il grande Fruttero, cose che poi accadono in tanti altri settori, magari meno culturali.
    Con questo ripeto senza togliere valore alle competenze di un critico che per le sue competenze naturalmente compie altri percorsi ed elabora altre riflessioni.
    Grazie per avermi risposto.

    MI piacerebbe postare le nostre riflessioni sul blog del Gruppo di lettura di Cologno se me ne da il consenso, altrimenti pace.
    Un saluto
    arianna

    20 dicembre 2006 17:18:56
    Sono d’accordo con lei…anche se o rimangono per forza termini generici…i miei gusti,incontri, la mia biblioteca, le mie idiosincrasie, antipatie,ecc dovrebbero essere le sue…non scontato l’andare in parallelo…

    Faccia pure…un saluto, nico orengo

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  9. Sono d’accordo con tutti gli interventi,che hanno amplificato,approfondito e articolato quello che avevo”buttato lì”in poche righe.Sono lettrice dalle molte idiosincrasie,recenti, ma che si stanno cronicizzando(conosciute anche dagli altri lettori del mio GdL):al romanzo(salvo casi limitati)preferisco il racconto.
    Interrompo la lettura di un libro che non mi piace.
    Scelgo un libro(a parte la saggistica) senza leggere le note di copertina,sfogliandolo,leggiucchiando.Se lo finisco,leggo anche quelle.Se non lo finisco,pure.Leggo più libri contemporaneamente(abitudine non inconsueta, credo,tra molti lettori).Leggo il “nonlibro”giovanilistico,nato sul blog,che ispira simpatia con la capacità di suscitare immagini(situation-book,si possono chiamare così?),e mi diverto.La possibilità di leggere libri gratuitamente, segnalando alla biblioteca titoli che interessano,sapendo che quasi sicuramente saranno acquistati,rende il lettore molto libero.
    O no????

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  10. Che ben vengano come funghi i gruppi i lettura nella speranza che dalla solitudine si passi al confronto, alla critica, alla riflessione di ciò che leggiamo. Non devono spaventarci i gruppi di lettura, ma coloro che vogliono a tutti i costi farci leggere ciò che decidono loro per riempire le loro tasche già piene. Che ben vengano, allora i gruppi di lettura sprattutto per dar voce a chi non ce l’ha.

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