Zen, la manutenzione della motocicletta, Pirsig intervistato dall’Observer

La scorsa settimana, L’Observer, il settimanale del Gurdian, ci ha fatto un regalo. Ha pubblicato un’intervista a uno dei miei (e di milioni di altri più o meno miei coetanei) autori mito: Robert Pirsig.
Sì, proprio l’autore de Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta. Di lui oggi si sanno pochissime cose: Tim Adams ci racconta un po’ della sua vita attuale, ma soprattutto ritorna sull’opera che lo ha reso così famoso. Pirsig, poi, che oggi ha 78 anni, ci spiega anche qualche particolare della sua biografia, così presente, in forma un po’ trasfigurata, nel suo grande libro.
Insomma una lettura che merita. Soprattutto per chi ha amato e ama le pagine della fantastica cacvalcata di Pirsig e di suo figlio Chris sulla motocicletta e alla ricerca della “qualità”.

9 commenti

  1. All’epoca ho letto anche io LoZmm, senza capirci poi molto, confesso: le mie esperienze di vita erano allora troppo lontane da quel mondo e anche da quelle riflessioni, di cui giungevano nel paese in cui abitavo eco molto lontane e distorte. Ma ero, allora, appassionata di psichiatria e anti-psichiatria (ad Arezzo c’era allora un seguace di Franco Basaglia, Pirella si chiamava, che aveva ripetuto l’esperienza di Gorizia) e credo di aver comprato il libro perchè la storia che veniva raccontata era in qualche modo connessa a queste tematiche. L’impressione che ho ricevuto da quella lettura è stata comunque, al di là delle mie aspettive, particolare e credo di averne ricavato un’attitudine alla riflessione e una ricerca della calma interiore come risposta alla frenesia del mondo che mi hanno accompagnato a lungo. So bene che questo non è l’unico e più importante tema del libro: ad esempio, se non sbaglio, c’è anche la riflessione sul tema della scienza e le sue applicazioni accademiche, che forse varrebbe anche la pena riprendere

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  2. “LO ZEN E L’ARTE… di uno scrittore che mi ha riportato (in motocicletta… alla lettura!
    E’ proprio tanto un libro di “Qualità…
    Leggerlo è come viaggiare al posto di “Chris (seduto dietro al padre). Anche in questo viaggio tra le pagine: “Viaggiare è meglio che arrivare… e si vorrebbe tanto che il libro non finisse mai!

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  3. E ciò che è bene, Fedro, e ciò che non è bene – dobbiamo chiedere ad altri di dirci queste cose?”………Letto tantissimi anni fa, non ancora diciottenne, ho ancora stampata in testa questa frase….. un libro davvero poetico ed interessante . E’ una grande avventura, a cavallo della mente e di uno moto, una visione dell’America on the road ma anche un libro simbolo . Il romanzo di un itinerario della mente alla ricerca di se stessa. Il lettore , come in un gioco di scatole cinesi, legge contemporaneamente tre libri : legge un romanzo on the road, con la passione americana della frontiera, legge un manuale zen sulla “manutenzione” della moto e sulla tecnologia tout -court e legge (soprattutto) la storia di Fedro e della sua quasi ossessiva ricerca della Qualità. C’è molta ricerca in questo libro , culto per una generazione : la ricerca di una “modalità” affinchè la Ragione possa “sottomettersi” alla Qualità, che diventa il bene supremo. Questo libro ,secondo me, ancora oggi mantiene la propria freschezza, sempre se i miei ricordi non siano fallaci…..ricordo anche di aver condiviso il piacere di questa lettura quasi esclusivamente con amici maschi e di aver letto ,in seguito, un altro romanzo di R. Pirsig :”Lila” del quale non ricordo quasi nulla.

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  4. ***Pessimesempio***, se volessi una stralunata traduzione in italiano dell’intervista vai qui: http://tiny.pl/8zzh
    E’ Google translate, quindi le traduzioni sull’Italiano sono molto indicative. Ma una visione d’insieme dovresti riuscire ad averla.

    Sul libro: mi ha commosso tanto l’articolo di Luigi quanto i commenti a seguire.
    Quel libro è mio padre!
    Credo egli l’abbia letto una ventina di volte. Io non sono andato mai oltre le 10^ pagina. Ma solo averne letto il titolo porta i ricordi di quando io e mio padre si mollava tutto e si andava a zonzo per l’Europa: io con “Matilde”, una BMW R65 del 1981 (regalo che mi feci ai 18 anni, 1991) e lui con un BMW K100.

    ACK. Commento inutile. Ma mi avete donato una porzione del mio passato che avevo riposto chissà dove.

    Hugs
    Fubar/081004th

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  5. Davvero stralunata la traduzione ! però leggendo con attenzione e un pò di immaginazione si riesce a capire qualcosa……….
    A proposito di traduzione, riprendendo il mio ZMM ( per leggere delle note che ricordavo di aver scritto a margine) mi sono resa conto che la traduttrice – ed. Adelphi – è la grande Delfina Vezzoli “, artista” alla quale piace cimentarsi con opere difficili ; l’ultimo che ho letto, tradotto da lei, è il bellissimo “Mappe per amanti smarriti” dell’anglo-pakistano Nadeem Aslam : la scelta lessicale è così riuscita che sembra di far parte di una bellissima e triste canzone orientale.
    Complimenti e lunga vita ai bravissimi traduttori come D.Vezzoli, G. Amitrano e tanti altri che ri-creano un’opera letteraria.GRAZIE!

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