E poi siamo arrivati alla fine

Forse è la prima volta, ma ho preso una sola leggendo l’inserto domenicale del Sole 24 Ore, dei cui consigli mi son sempre fidata ciecamente.

Settimana scorsa presentava in modo entusiastico una nuova uscita della Neri Pozza, *E poi siamo arivati alla fine* di Joshua Ferris, della recente collana Bloom. Ambientato negli USA, a Chicago, in un’agenzia pubblicitaria, protagonisti la cui vita è incentrata tutta sull’ufficio, mi sembrava proprio adatto a me.

E invece… non sono neanche a metà, ma lo trovo una gran noia e una grande ripetizione. A parte un licenziamento dopo l’altro (che angoscia, per me che sono ancora in prova), e una serie ininterrotta di pettegolezzi, non c’è altro. Neanche una visione un po’ in profondità del mondo delle agenzie pubblicitarie, che sinceramente era quello che mi interessava di più.

Una mezza delusione dal Sole 24 Ore.

*giuliaduepuntozero

7 commenti

  1. giulia,
    mi permetto di darti un consiglio: per qualche mese fai qualcosa che assomigli a una cura disintossicante: leggiti Dickens o Melville o Faulkner o quello che vuoi. Unica regola: non deve essere stato pubblicato da meno di 50 anni. Un gioco. Sì. Ma vedrai che ti piacerà. Poi tornerai con piu’ serenità a leggere tutte le novità recensite dai giornali.
    un abbraccio

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  2. ciao!
    A me il romanzo di Joshua Ferris è piaciuto molto. L’ho trovato divertente, scritto bene… questo fiume di storie, con la linea del romanzo che esce verso metà libro… Bello! Una visione profonda del mondo pubblicitario? Penso che il libro voglia dare una visione della fusione vita-lavoro, che si gioca tutto in superficie. Chi vuole scendere in profondità… fa la fine di Tom Mota!

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  3. pecs, grazie del consiglio, le letture di classici le ho fatte da ragazza, adesso preferisco dedicarmi ai contemporanei. magari ci tornerò quando andrò in pensione, ovvero fra una quarantina di anni.
    tg, in effetti quando ho scritto il mio commento ero ancora prima della metà, e con quell’intermezzo si è un po’ risollevato. però non l’ho trovato così divertente come diceva hornby, anzi, noioso e ripetitivo. ma forse come dicevo avevo delle aspettative diverse.

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  4. ciao giulia…ho finito “e poi siamo arrivati alla fine” 5 minuti fa, e siccome mi è piaciuto molto sto cercando qualche curiosità-…..
    In effetti il libro parte lento: ci vengono presentati i vari personaggi, le loro manie, i loro dubbi, paure, ma è solo verso metà che inizia a coinvolgere veramente con un finale di tutto rispetto. Ti consiglio di finirlo….

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  5. Ciao Mirko,
    a dire il vero l’ho letto, ma anche arrivata alla fine, non mi ha convinta.
    Come scrivevo nel commento sopra, verso la fine si è risollevato, ma non mi è sembrato proprio divertente, anzi…
    Come mai ti è piaciuto? Io non l’ho trovato coinvolgente…

    Ciao

    *giulia

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  6. ciao, non mi ero accorto del tuo commento…..
    mi hanno coinvolto molto la storia di Lynn e del cancro al seno ma anche tutte le dinamiche lavorative, il modo di descrivere i vari personaggi. Proprio oggi facevo caso (e mi sono preoccupato un po’) a una tipa e ho pensato “questa è una Karen Woo”. Che dire? spero di non imbattermi in un Jim quel-che-era.
    Forse dipende anche dal periodo in cui l’ho letto: penso che se lo avessi preso i mano l’anno scorso non l’avrei apprezzato così tanto…..

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  7. Cari amici, ho finito solo ieri di leggere “E POI SIAMO ARRIVATI ALLA FINE” e non posso fare a meno di associarmi a Giulia in un giudizio negativo.Ammiro coloro che sono riusciti a intuire i personaggi dal momento che, per quanto mi riguarda, il libro è un fiume di pettegolezzi, fallimenti e frustrazioni appesi al niente. Non c’è caratterizzazione per alcun protagonista.Uffici pieni di cianfrusaglie piuttosto che ripetute pause caffè non sono sufficienti a delineare alcun individuo (o gruppo di individui, appunto). Da salvare solo il capitolo relativo alla nottata di Lynn Mason.Quel flusso di pensieri presentato quasi in modo da confondere il lettore sul “prima” e ” dopo” , mi ha ricordato lo stile Virginia Woolf.
    Michaela

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