IL PIACERE E IL DISPIACERE DEL LIBRO: LE FORMULE DELLA LIBERTA’ DEL LETTORE

Quando il gruppo di lettura vuole liberarsi dei lacci dell’argomentare diretto al bersaglio (che è il libro che ha letto), finisce spesso con il riempirsi delle voci (belle) sul piacere di quel che si legge fuori dal gdl, oppure che si è letto; ma anche del dispiacere di certe letture, magari proprio quelle del gdl.

Fra le discussioni degli ultimi mesi – sempre sul filo del rasoio fra tema e digressione, fra detto e contraddetto; piene di salti in avanti e di lato e indietro – sono spuntate con regolarità sia *l’affermazione della volontà di leggere altro* da quanto deciso dal gdl (e in questo ovviamente nulla di veramente notevole, salvo, forse, la stranezza di affermare qualcosa che nessuno si è mai sognato di negare) sia, più sfumata, l’ambizione di parlare nel Gdl di questi *altri libri* _invece_ che di quello scelto in quell’occasione dal Gdl stesso: è questo è già più curioso e molto interessante.

I due fenomeni (il dispiacere di alcune letture e il parlare di quel che si è letto da soli) possono essere visti come collegati: e confermano la matrice anarchica, polifonica e (per fortuna) incontrollabile del Gdl (almeno del nostro). E forse confermano però anche un suo limite: la difficoltà di argomentare con precisione e puntualità quando il libro non è piaciuto o quando non è stato nemmeno capace di farsi provare.

E quando si propone un confronto con quanto ci è piaciuto si generano, a volte, confronti azzardati, perché alcuni libri non sono confrontabili, sono semplicemente diversi. Questo dell’essere sommari è sicuramente un nostro diritto, ma fa del Gdl un critico meno brillante quando sconsiglia, mentre quando apprezza un libro è quasi vulcanico nelle idee e nelle diverse sfumature e interpretazioni. E i momenti migliori del nostro gdl ci sono quando anche chi non apprezza il libro è ricco di argomenti.

Detto questo, anche questo tipo di ambivalenza, contraddittorietà è parte del nostro gdl e ne definisce la natura instabile ma persistente nel tempo: un organismo ibrido, mutevole, capace di adattarsi, che percorre strade differenti e riesce a rigenerarsi anche grazie alle debolezze: forse riusciamo a sostenere il discorso pubblico su un’esperienza così personale come la lettura _proprio_ perché sappiamo di poter persino dire: questo libro non mi è piaciuto… perché non mi è piaciuto. Oppure: non l’ho letto perché ne stavo leggendo un’altro dal quale non potevo staccarmi.

Ciao ciao

_L

Ultimi articoli pubblicati

Unisciti ad altri 6.913 follower

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un’icona per effettuare l’accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s…

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: