LEGGIAMO KUNDERA?

Cari amici del gdl,

una proposta per proseguire il cammino della lettura dei “saggi” (quella della narrativa prosegue senza esitazioni), deviando però dalla strada fino a oggi percorsa:

Milan Kundera – Il sipario, Adelphi, pp. 183, Euro 15,00

un libro per riflettere sull’oggetto principale dell’attenzione di (quasi)

tutti i lettori: il romanzo

Per kundera il romanzo e’ “l’ultimo osservatorio dal quale si possa
abbracciare la vita umana nel suo insieme”, citando Ernesto Sabato.

[altrr idee si leggono qui: La forma di conoscenza che soltanto il romanzo puo’ dare

Milan Kundera intrepreta il romanzo come “organismo delicato, prezioso, che
vive di un’unica storia dove gli scrittori dialogano in segreto e si
illuminano a vicenda”.

E in questo gioco potremmo anche vedere agire e cambiare noi *lettori*,
insieme con le nuove ricchezze che i grandi romanzi aggiungono a questa storia.
Il libro promette anche ricordi di prima mano: per esempio delle letture
delle bozze di _cent’anni di solitudine_ (che non descrive nulla, racconta
e basta) o degli incontri con Carlos Fuentes con cui Kundera scopre il
“Ponte argentato” tra Europa e America latina

Una recensione si trova su caffe’ letterario :

a questo indirizzo

[Negli anni scorsi Kundera aveva gia’ pubblicato riflessioni su questo tema:

_l’arte del romanzo (1986) e _I testamenti traditi, (1993)]

il risvolto dell’edizione adelphi di _Il sipario_ dice che:

Da tempo Kundera accompagna la sua attività di romanziere con una costante
riflessione sul romanzo, che è per lui un’arte autonoma, da leggere non già
nel «piccolo contesto» della storia nazionale, ma nel «grande contesto»
della storia sovranazionale – di quella che Goethe chiamava Weltliteratur.
Sterne reagisce a Rabelais e ispira Diderot, Fielding si richiama a
Cervantes e con Fielding si misura Stendhal, la tradizione di Flaubert
prosegue nell’opera di Joyce ed è nella sua riflessione su Joyce che Broch
sviluppa una poetica del romanzo: è questa l’idea che Kundera ci offre del
romanzo, organismo delicato, prezioso, che vive di un’unica storia dove gli
scrittori dialogano in segreto e si illuminano a vicenda.

Ma non è questo il solo aspetto stupefacente di una riflessione lontana
anni luce dall’angustia delle storie letterarie, dal narcisistico gergo
della «teoria della letteratura» e dalla seriosità inamidata degli
agelasti, coloro che non sanno ridere. Quando parla del romanzo Kundera fa
pensare a un pittore che ci accolga nel suo atelier gremito di quadri e ci
racconti di sé ma soprattutto degli altri, di coloro che ama e che lo hanno
ispirato – vale a dire dei romanzi che agiscono, come una occulta presenza,
all’interno della sua opera. E il suo racconto è nitido, di una
impressionante trasparenza, e insieme lieve, affascinante. È così,
salvaguardando il proprio linguaggio ed evitando scrupolosamente il gergo
accademico, che un romanziere come Kundera, capace di strappare il «sipario
della preinterpretazione», parla di ciò che più gli sta a cuore: la ragion
d’essere del romanzo, «l’ultimo osservatorio dal quale si possa abbracciare
la vita umana nel suo insieme».

il blog del gruppo di lettura ne aveva segnalato l’uscita:

[si legge qui

Da alcune recensioni

(prese dal sito di adelphi)

L’ENIGMA DELL’ESISTENZA

Il libro che ha scritto, un personalissimo romanzo del romanzo, ha tratti
incantevoli, ma la sua forza sta dove difende appunto una sostanza o un
carattere cui il romanzo non può sottrarsi e che è il segno della sua
necessità: mettere il lettore, il suo appassionato seguace, di fronte
all’enigma dell’esistenza, gettare un raggio di luce sugli inattesi quesiti
che nella vita tendono a restare invisibili, impalpabili.

Enzo Siciliano, «L’Espresso», 14 aprile 2005

LA RAGION D’ESSERE DEL ROMANZO

In queste pagine la forza dell’esempio potentemente illuminato dalla
lettura complice ma senza indugi né eccessiva «teoria» (si pensi a Kafka, a
Tolstoj, a Gombrowicz) si scioglie nel calore di un dialogo continuo dove
le voci si alternano. Ma resta una sola voce riflessa come la luce su un
diamante, a percepire la ragion d’essere del romanzo «mentre la forma
dipende da una libertà che nessuno può limitare e la cui evoluzione sarà
un’eterna sorpresa».

Renato Minore, «Il Messaggero», 7 aprile 2005

CONTROCORRENTE

Il sipario è un’apologia del romanzo, ma è anche una appassionata difesa
dell’uomo di lettere e del suo mandato. Un magnifico libro controcorrente.

Paolo Mauri, «la Repubblica», 4 aprile 2005

UN’APPASSIONANTE AVVENTURA

Nella limpidissima e trasparente prosa dello scrittore – la stessa dei suoi
testi narrativi – quella del romanzo diventa un’appassionante avventura,
fatta di continue scoperte («l’ambizione del romanziere non è di far meglio
dei suoi predecessori, ma di vedere ciò che essi non hanno visto, dire ciò
che non hanno detto») e di una serie infinita di concatenazioni.

Felice Piemontese, «Il Mattino», 4 aprile 2005

ciao ciao

_Luigi

3 commenti

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