Il disperso d Marburg, secondo Antonio

Cari amici, per la prima volta da quando si riunisce il ns. gruppo non ho la possibilit� di essere presente all’incontro di gioved� 1 luglio e vi prego di scusarmi per l’assenza. Mi piace per� fare arrivare qualche breve commento personale sul libro “Il disperso di Marburg”, un modo di avere una partecipazione “virtuale”alla riunione.

– La forma di diario con cui � scritto il libro, se � la pi� consona per l’argomento trattato, purtroppo inevitabilmente spezza il ritmo della narrazione e questo non aiuta nella crescita delle emozioni durante la lettura.

– I numerosissimi passaggi nella ricerca dei motivi alla base della scomparsa dell’ufficiale tedesco, la necessit�, al fine della esattezza della ricerca, di precisare con cura certosina il n� del battaglione tale o il nome della divisione tal’altra tolgono a mio modo di vedere molta dell’immediatezza che la vicenda in s� pure possiede.

-Anche se si percepisce in Revelli il desiderio intenso di andare a verificare se � reale l’esistenza di un “tedesco buono”, secondo me � importante vedere (pag 150- 5 maggio)come Carlo giudica la tesi di un “tedesco buono” in quei tempi: come qualche cosa di sganciato dalla realt� delle cose tutte immerse nella tragedia pi� grande della guerra.

Un saluto a tutti,

Antonio Pezzotta

Intervento precedente su Il disperso di Marburg

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