Simenon, un geniale ruffiano

…Non importa che non sia un capolavoro. Il �piacere della lettura� ha dettato la sua legge, e (quasi) tutti abbiamo ceduto al suo principio

– Come spieghiamo che Simenon riscuota tanti consensi? � s�, la lettura de Gli Intrusi, da parte del GDL di Cologno � stata per Georges un trionfo, a parte un paio di stroncature (pesanti, molto pesanti in verit�, delle quali si dir�).

La qualit� della scrittura, indubbiamente c�entra con il successo. Ma togliamoci subito il gusto di dire le cose come stanno: Georges ha una buona dose di furbizia e di intuito nel capire come compiacere il lettore (lo stesso intuito che gli permetteva di cogliere l�essenziale in tanti personaggi e ambienti che ci ha raccontato).

E� chiaro che con Gli Intrusi non ha badato tanto alla costruzione della storia: deboluccia, in alcuni momenti improbabile, scontata alla fine. Ma quasi tutii i lettori (ma il GDL rappresenta in modo credibile anche una ideale sala lettura?) hanno messo da parte questo difetto del plot, con un�alzata di spalle. �Non � questo l�importante�. E allora? E allora c�� Loursat, l�avvocato misantropo, solitario e sbevazzone che vive con la figlia e un paio di domestici e non sa neppure quel che succede, non in citt�, ma addirittura in casa propria. Si chiude nello studio la sera e beve, protetto da libri che leggiucchia, consulta, abbandona, sceglie a caso. Lo studio � surriscaldato, le cicche delle sigaretta sul pavimento, la giacca da camera logora e bisunta.

Loursat � il nostro eroe, escluso dalla cerchia dei pari – quanto a ceto e al denaro. E si trasforma grazie a un evento inaudito: ecco, gli eventi in questa storia servono a trasformare il nostro, anche se una ingannevole parafrasi potrebbe spacciare questo libro per un �giallo�: ma nessuno si inganni). Loursat cos� scopre di voler uscire dal cerchio nel quale si � autorecluso, non per tornare fra i pari, ma per illudersi di entrare in universo giovane, nel quale scoprir� per� confini, barriere, incomunicabilit�, invidie e soprattutto divisioni invalicabili tracciate dalla ricchezza e dalla povert�, dalle appartenenze sociali alle quali non si pu� (quasi mai) sottrarsi. Scoprir� comunque un altro mondo. Sar� sempre solo, anche alla fine, ma pi� lieve sar� la solitudine, pi� aperta, conciliante, curiosa.

Loursat: la sua parabola ha due punti di svolta. Il primo porta la storia nella seconda parte (quando la scoperta del cadavere in casa lo spinge finalmente a guardare oltre il confine del suo studio e della casa – da 18 anni passava le serate in casa, solo, allo stesso modo, sempre!); il secondo punto di svolta porta la storia nella terza parte, finale, della vicenda: quando assume la difesa di �mile, che � anche il fidanzato della figlia, con quale, finalmente, incomincia a comunicare.

Loursat ci strizza l�occhio dalle prime righe � a questo ci si riferiva dicendo della capacit� di compiacere il lettore. E ci piace maledettamente, in tutte le sue pieghe: anche quando si trova (e l�autore con lui) a disprezzare alcuni caratteri, appena abbozzati ma resi insopportabili e troppo facili da disprezzare: borghesi svenevoli e vani, vedove poveracce aspiranti piccolo borghesi, bottegai sudici. E compiace quando simpatizza per personaggi ai margini della societ�: ex pugili, prostitute.

Infine, Simenon mette al servizio della narrazione la sua immensa, istintiva, sintetica forza di ritrarre un ambiente, una cerchia sociale, le vie d�una citt�, un caff� di periferia. Ci invita a immaginare un retrobottega, un dialogo fra la madre e le due figlie che conducono una bettola fuori citt�. E restituisce la citt� di provincia in poche parole, pennellate impressionistiche.

Quindi non ci sentiamo in colpa se ci piace Georges, e poco conta se ci si sente in dovere di aggiungere: �forse non � un capolavoro�. Perch� non importa che non sia un capolavoro. Il cosiddetto �piacere della lettura� ha dettato la sua legge, e (quasi) tutti abbiamo ceduto al suo principio. 😉 [prima, continua]

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