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Paure, disincanto, i bambini e il mondo degli adulti Appunti e note dalla serata dedicata a Io non ho paura [il romanzo e il film] [quello che segue è una specie di discorso indiretto libero polifonico: provo a sintetizzare e mettere insieme pareri, interpretazioni, punti di vista molto differenti. Chiedo perdono se non tutte le…

Paure, disincanto, i bambini e il mondo degli adulti
Appunti e note dalla serata dedicata a Io non ho paura [il romanzo e il film]

[quello che segue è una specie di discorso indiretto libero polifonico: provo a sintetizzare e mettere insieme pareri, interpretazioni, punti di vista molto differenti. Chiedo perdono se non tutte le riflessioni vengono rappresentate, se sono rappresentate male; naturalmente sono graditi altri resoconti o ulteriori spunti e riflessioni 🙂]

Un film molto forte. La pellicola colpisce duro: in questo senso il film è sicuramente riuscito. Però, chi ha letto il libro sente qualche mancanza. Soprattutto perché il libro è grande nell’elaborare lo smarrimento di Michele, e in questo il film ha un compito difficile. Quasi impossibile. Infatti la narrazione è ancorata all’intreccio più che all’analisi dei personaggi. Nel romanzo, la narrazione in prima persona, il flusso dei fatti cadenzato dalle riflessioni, facilitano però alcuni tratteggi psicologici del personaggio/narratore. Il romanzo mantiene un egregio equilibrio fra il dilemma/conflitto/evoluzione del personaggio e il procedere della storia, che anzi è spinta avanti proprio dalle decisioni/risoluzioni di Michele. Anche il film funziona così, sacrificandone però un po’ il percorso di trasformazione e raggiungimento della consapevolezza.

La lettura del romanzo riporta qualcuno all’adolescenza. A quell’avventura dell’infanzia di fronte al male, che invece Salvatores e i due sceneggiatori non hanno potuto trasferire completamente al cinema. Meglio, che si intuisce in alcuni momenti, si lascia intravedere.
Nella pellicola appare trattato un po’ rigidamente anche il tema della difficoltà di comunicazione fa il mondo dei bambini e quello degli adulti.Anche le dinamiche del gruppo di ragazzini mancano.

Il romanzo di Ammaniti è una macchina narrativa formidabile: con un apprezzabile dosaggio di descrizioni, azione, dialoghi, il ritmo è dettato dalle pedalate dei bambini. La scrittura è moderna, cinematografica ma maledettamente forte. Il film tutto sommato è sufficientemente rassicurante.

– Forse, come sempre quando si confronta un romanzo con il film che ne è stato tratto, si pecca di ingenerosità nei confronti di quest’ultimo. La vera domanda da porsi è se la visione del film arricchisce il patrimonio accumulato con la lettura. La risposta però quasi mai è univoca. Il Gdl per esempio ha apprezzato molto l’estetica fotografica del lavoro di Salvatores, le immagini scintillanti, i cieli azzurri, l’indugiare sugli animali. Qualcuno però lamenta una specie di patinata rappresentazione alla “mulino bianco”.

La scrittura del film però risolve – viene puntualizzato – alcuni passaggi poco convincenti del romanzo: per esempio il rapporto fra Michele e Filippo è più chiaro, più bello, più vero nella sceneggiatura. In particolare, la scena decisiva quando Michele prende in spalla Filippo ha un impatto emozionale e un significato narrativo che al testo del romanzo manca.
Anche il finale, secondo alcuni, è più efficace nella versione cinematografica.


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