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Appunti su “LA NOTTE” di Marco Lodoli
a.p.

Il sogno: terminata la lettura ho avuto l’impressione di essere uscito da un sogno, anzi da un sogno contenente altri sogni che si avviluppano tra loro e che, come tutti i sogni, non accettano alcuna spiegazione razionale, ma si prestano a cento interpretazioni diverse, a seconda di ciò che desideriamo vedere. E’ intrigante che il sogno, o la sua o le sue interpretazioni, continuino a generare impressioni anche a lettura finita con ritorni alle pagine lette, quasi ci fosse il bisogno di capire, di interpretare. Le parti che possono sembrare reali sono lì a supportare il sogno, non hanno altra funzione che quella di poter dipanare il sogno stesso in tutte le sue infinite diramazioni, servono come impalcatura per lo sviluppo dell’irrazionale, delle molte allegorie che ad ogni pagina ti obbligano a fermarti e a riflettere sul senso di ciò che Lodoli ti ammannisce.

Le allegorie: sono una prateria dove, se si vuole, si può correre con l’immaginazione senza soste.
– Il Pazzo: divinità misteriosa e incomprensibile che regola la vita di tutti e ne decide la vita e la morte, ne decide i comportamenti secondo un disegno noto solo a lui; quando leggo (pag 51) :
” Chi vi ha dato l’ordine?”
” Chi può darli a te e a tutti”
come non vedere il parallelo con i versi di Dante:
“Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare” ?
Il Pazzo, divinità misteriosa e sconvolgente, che non può né essere guardata, né si deve tentare di capire pena la cecità o la demenza (pag.30), chi è? Forse un dio malvagio che ha un potere senza limiti e che si diletta,come il destino o il caso, a tormentare i suoi sottoposti decidendo per loro ciò che è bene e ciò che è male. Che vuole, nonostante la gentilezza che usa nelle lettere a Costantino, che il suo sia un potere terribile al punto di voler tenere il Mostro marino (Serena) in una piscina come una minaccia per il mondo, un monito a tutti affinchè non scordino la sua potenza (pag. 58 ).

– Il Giardino: Giardino dell’Eden al di fuori del quale non c’è felicità alcuna. Luogo mistico al di fuori del mondo, destinato ad accogliere sia fiori e piante meravigliose, sia le tombe di sicari senza faccia, tutti con lo stesso nome di Ottavio e Fedele.

Il Cavallo, Il Falco, il Mostro marino: tutte figure destinatarie di un amore infelice, quello di Costantino; il Falco che fa sanguinare la spalla e le mani di Costantino con i suoi artigli, il Cavallo che gli spacca il petto con un calcio e il Mostro che lo morde a sangue prima di capirne il sentimento.

– L’amore: cercato in ogni dove, è la causa della perdizione di Costantino, provoca l’ira trattenuta del Pazzo che si sente tradito nel suo disegno di disumana perfezione dopo aver obbligato Costantino alla prigione dorata del giardino. Ricorda, forse in modo blasfemo, l’ira di Dio per Adamo ed Eva dopo aver ceduto al serpente e la loro cacciata dal Paradiso Terrestre.L’ira del Pazzo che non accetta che si vogliano cambiare, per vincere la solitudine o per amore, i suoi disegni :
“Dovevi stare buono al tuo posto, lo sai, il Pazzo vuole che ogni cosa mantenga il posto che le è stato assegnato” (pag 74)
La madre del resto risponde a Costantino che giustifica il suo agire in base all’amore in un modo che non prevede repliche:
“Ma chi hai mai amato,figlio mio perduto, chi?”
Tragedia quindi dell’uomo che vuole emanciparsi da una condizione di sudditanza prevista ed imposta da un potere assoluto e imperscrutabile; amore che ha un solo lampo di felicità rabbiosa con Serena per poi spegnersi malinconicamente e tristemente nelle acque fangose del Tevere.

– Le raffigurazioni: mi è venuto quasi immediato il collegamento del romanzo e dei sogni in esso contenuti con i dipinti di De Chirico e Aligi Sassu; il primo per le sue raffigurazioni di esseri senza volto ed il secondo per i suoi cavalli scatenati.

dechirico

De Chirico: “Le rive della Tessaglia”

dechirico2
De Chirico: “Consolazione”

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Sassu: “Cavalli”

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