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CINEMA E LETTERATURA E IL GRUPPO DI LETTURA
Grande tempismo del Gdl
Proprio quando decidiamo di affrontare il rapporto fra la lettura/scrittura narrativa e la “scrittura”/ “lettura” cinematografica [leggeremo e guarderemo Io non o paura], arriva una manifestazione tipicamente letteraria (il premio Grinzane – www.grinzane.it ) che da quest’anno inaugura una derivazione dedicata proprio ai rapporti con la settima arte.

Fra le molte questioni sollevate nei tre giorni (29 ottobre – 1 novembre) segnalo un’intervista apparsa su La Repubblica (30 ottobre, pagina 44) a Antonio Skármeta, autore di alcuni romanzi importanti (per esempio Il postino di Neruda, dal quale venne tratto il famoso film con Massimo Troisi) ma anche sceneggiatore di film. Interessanti alcune osservazioni su romanzi dai quali sono stati tratti film di grande valore: per esempio Cabaret, nel quale Bob Fosse ha trasferito la sua lettura di Addio a Berlino di Christopher Isherwood.



Christopher Isherwood, ispiratore di Bob Fosse in Cabaret

Skármeta racconta anche alcune differenze nel lavoro fra sceneggiatore e scrittore di narrativa:

::.. Quando scrivo un romanzo mi sento completamente libero, e posso lavorare con i miei materiali molto liberamente. Posso creare immagini sciolte, posso lasciare che accadano conse senza senso apparente. E’ come andare per mare senza sapere dove andrai. Un’esperienza bellissima di libertà. Quando scrivo una sceneggiatura ho invece la sensazione che ogni movimento deve essere giustificato, che devo sapere dove vado con il prossimo snodo della storia. E ogni volta ho in mente la tensione verso la fine. Il problema della risoluzione è sempre
presente fin dalla prima riga. Il film è un genere drammatico e devi giocare secondo le regole. ..::

Certo più è complesso il sistema di uno scrittore, più è rischioso portarlo sullo schermo, continua
Skármeta:

::.. In un romanzo in cui tutto funziona come un orologio è rischiosissimo smontare questa unità, affidarsi a dei personaggi che il cinema rischia di normalizzare. Ed è molto rischioso portare sullo schermo questo tipo di storieanche perché le rattrappisci, mentre ci vorrebbe un tempo infinito..::

Infine, segnalo anche un testo uscito nel 2000: Ken Dancyger – Jeff Rush, Il cinema oltre le regole – Nuovi modelli di sceneggiature, Rizzoli. Scritto a partire dai modelli di sceneggiatura tipici dei film hollywoodiani, il libro racconta come alcuni sceneggiatori se ne siano allontanati, come il film europeo sia spesso distante dal modello canonico di sceneggiatura. Soprattutto, interessante per noi, è scoprire come moltissima narrativa contemporanea sia in verità scritta “come se fosse una sceneggiatura”, con lo stesso stile ‘visuale’ e con le medesime regole: un’idea emersa molto spesso nelle discussioni del Gdl.

Ciao a tutti

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