DISCUSSIONE FINALE SU AUSTERLITZ: scrittura “narcotica”

m.c. – l.f .

il consueto sintetico resoconto della riunione del 29 maggio.

In apertura rapido flashback sul precedente libro letto (“Sefarad” di Antonio Munoz Molina), visto che alcune persone non erano presenti alla riunione di discussione. Quel che rimane della lettura – dice per prima la signora Altan – � un ricordo di figure intagliate che saltano fuori dal libro, come nei cartonati per bambini.

Una lettura che ha avvinto ma anche in parte disorientato. Il signor Pezzotta si � gi� espresso ma ribadisce: un grande libro ma che lascia (soprattutto dopo aver letto anche “Austerlitz”) la necessit� di prendere il fiato, di allontanarsi per un po’ dalle tragedie del secolo. Mastromauro, che ci rivela la natura “fisica” del suo rapporto con i libri, confessa di non riuscire a separarsene e di averlo riletto, trovandovi nuovi elementi di collegamento anche con opere e mostre fotografiche.

La lettura di “Austerlitz” � introdotta da Marilena, che lo ha trovato un libro complesso, stratiforme, affascinante. La scrittura, sulla base di un osservazione di un lettore-bibliotecario catalano, con cui siamo in contatto, e che per uno di quei casi, che casi non sono, ha appena finito
di leggere lo stesso libro, viene definita “narcotica”. Pezzotta, dopo aver subito questa narcosi, ha deciso di prendersi la libert� di tuffarsi nel “Gattopardo” (prima il libro e poi il film).

A suo dire Austerlitz � difficile anche perch� ricerca e ostenta la difficolt� (si vedano le parti in inglese non tradotte). Pezzotta ha anche letto in questo periodo “L’uomo duplicato” di Saramago: un grande scrittore, una storia bellissima, ma perch� gli scrittori debbono essere “difficili”, perch� debbono scrivere, ad esempio, senza punteggiatura?

Stefano Longarini ha apprezzato di Austerlitz il tono malinconico, l’uso della fotografia, le osservazioni sull’architettura; non ha avuto bisogno di una boccata d’aria esterna, quest’aria “gli fa bene”. Dopo che il GdL gli ha fatto conoscere libri come Sefarad e Austerlitz, “massimo rispetto”.

Luigi, che ci ha gi� inviato, via e-mail, numerosi importanti spunti di discussione sul libro di Sebald, si sofferma soprattutto sul tema del tempo, sul tentativo di fermare il tempo che � uno dei punti fondamentali del libro. Lo stile � avvolgente, lento, narcotico: la fatica della lettura nasce per� dalla quantit� impressionante di scoperte che si fanno leggendo, e uno rimane senza fiato, ma non per soffocazione, per meraviglia.

La signora Cangini ci propone una sua personale, approfondita, stringente pista di lettura, che privilegia l’angolazione psicologica e interpreta il libro come la storia di un trauma infantile – quello dell’abbandono – mai rimarginato e mai rimarginabile. La storia di Austerlitz � anche la storia
di una lunga rimozione, destinata a saltare su input sensoriali, visivi, tattili. La costruzione del falso s�, con cui ci si difende dal trauma, � molto fragile, e tutto il libro pu? essere letto come una seduta psicanalitica (in questo senso la scrittura e anche la lettura sono “narcotiche”) in cui si cerca di ritrovare l’origine del trauma. Austerlitz � un uomo chiuso da una pietra tombale: chi non � stato amato nell’infanzia non � pi� capace di amare.

Seguono poi molti altri interventi. Caratteristica della serata � una discussione a strati: che sovrappone e fonde citazioni ed esperienze di lettura tratte sia da “Sefarad” che da “Austerlitz”.

Chiuso l’argomento, si fanno i programmi per il futuro e ci si congeda con la finestra di lettura offerta da Stefano Mastromauro: un fulminante raccontino dello scrittore spagnolo Rafael Sanchez Ferlosio.

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