Parlare d’amore è sempre stato un bell’inghippo (Ay, there’s the rub, direbbe il vecchio bardo) perché è così facile scivolare nella retorica più frusta, nella banalità neomelodica o nel cinismo che fa tanto avanguardia, oggi come ieri.
Ma Hamnet ci riesce. Con il frusciare delle foglie, con l’odore acre della terra appena smossa, con l’eleganza del falco, riesce a mantenere la giusta distanza. Non urla, non strepita, non insulta, non sogghigna, non insegna, non declama (nemmeno nel monologo più famoso della letteratura inglese).
Racconta. Di come ogni relazione con l’altro (partner, figli, amici e via così) sia intrisa di amore e distacco, dolore e rispetto, vicinanza e solitudine… All’infinito e per sempre.
Perfino alla morte, protagonista indiscussa del film, non è concesso esagerare. Appare all’improvviso sì, ma senza drappi né paramenti. Nessuna concessione barocca, nessun compiacimento luttuoso, nessun trionfo. Non ha falce né sembianze mortifere. Tantomeno promette eterne delizie, passeggiate nei Campi Elisi, riscatti ultratterreni, fiamme infernali o dannazioni perpetue.
È solo una porta nera.
«E questa è la remora che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti. Chi vorrebbe altrimenti sopportare le frustate e gli insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, l’oltracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale?», ci avverte Amleto.
Ma se nessun aldilà può consolarci in questo incerto aldiqua, forse dovremmo accettare la nostra finitudine per quello che è, senza esorcizzarla di continuo con elisir di longevità, filtri di giovinezza e antidoti alla vecchiaia.
È come una giornata di pioggia o il tramonto del sole.
Noi, ci dice Chloé Zhao nella scena finale, possiamo trovare una soluzione, una cura, un rimedio. Insieme. Tutti insieme.
Quelle mani tese verso Amleto, un semplice momento di connessione umana, oggi sembrano un amuleto magico contro il bubbone dell’individualismo che tutto appesta, un Eldorado che non dobbiamo smettere di cercare. Ancora, ancora e ancora.

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