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I libri più belli, letti nel 2016

Ecco, come ogni anno, l’invito a condividere le letture migliori (ma anche le letture deludenti). La regola è semplicissima: si parla dei libri più belli letti nel corso del 2016. Non importa quindi quando il libro sia stato scritto, pubblicato, ripubblicato. Quel che conta è che sia stato letto nel corso di quest’anno. Anche nel…

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L’immagine è di Christopher Myers, presa in prestito dal sito web del New York Times, pagine opinioni, del 16 marzo 2014

Ecco, come ogni anno, l’invito a condividere le letture migliori (ma anche le letture deludenti).
La regola è semplicissima: si parla dei libri più belli letti nel corso del 2016.

Non importa quindi quando il libro sia stato scritto, pubblicato, ripubblicato. Quel che conta è che sia stato letto nel corso di quest’anno.

Anche nel 2015 questo post è stato di gran lunga il più frequentato e il più fecondo: un flusso quotidiano di pensieri da parte di decine di lettori. Una valanga preziosa di idee e consigli e sconsigli.

Ribadisco infine che fra le regole -fondamentali- di questo gioco c’è il rispetto per gli altri.

Quindi, il confronto civile viene molto apprezzato, l’insulto invece no.

Ringrazio da ora chi continuerà a donarci questo tesoro di letture con tanto affetto, partecipazione, precisione e ricchezza culturale.

Abbracci

 

Commenti

3.202 risposte a “I libri più belli, letti nel 2016”

  1. Avatar camilla
    camilla

    @ cris.RIPARARE I VIVENTI , come sai, tratta il tema dei trapianti di organi e usa una reale descrizione di um “caso” per scriverci un romanzo di successo. Su questo tipo di “romanzi verita’”io ho sempre avuto una specie di rifiuto. Penso che la forma – romanzo dovrebbe restare nell’ ambito ” creativo ” nato da un pensiero originato dal grande scrittore ( qui si e’ parlato di grandi opere come LA RICERCA e L’UOMO SENZA QUALITA’: Proust e
    Musil esempi di grandi ” creatori”. Per esempio il tema drammatico spesso tragico degli organi umani , qualche anno fa’, venne narrato da un grande scrittore come Kazuo Ishiguro, nel suo magnifico romanzo NON LASCIARMI.I libri verita’ ,non dovrebbero assumere la forma del romanzo ma del saggio, del ” documento”. Riparare i viventi letto come romanzo mi sembra terribilmente macabro. lo lessi un paio di Anni fa’ e mi lascio’ il solito disagio e malessere di quel tipo di ” documenti” vestiti da romanzo. Questo il mio umile parere, tu Cosa ne pensi? E voi? Puo’ essere Che io sia la solita ” stramba”.

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  2. Avatar carloesse
    carloesse

    @cam
    Non ho letto RIPARARE I VIVENTI, ma di massima condivido il tuo parere. Non mi attraggono i “romanzi verità” ed è per questo che non ho mai letto neanche i romanzi di Saviano, pur ammirandolo come giornalista d’inchiesta, commentatore del politico e del sociale e come uomo di profondo coraggio (comunque non è detto che prima o poi lo legga).
    Anche per me il romanzo è fondamentalmente “invenzione”. Che poi suggerisca o inviti a pensare su temi attuali, scottanti , o su quelli eterni, è un altro paio di maniche.
    Ed è per questo che anche a me era piaciuto molto NON LASCIARMI, di Ishiguro, e più potenti e profonde le suggestioni desolanti e inconsolabili che mi avevano lasciato rispetto a qualsiasi rappresentazione del reale, capace di indignarmi, di divampare come un fuoco, ma come tale rapidamente spegnersi nel suo “quotidiano”.
    Un po’ come le peraltro meritorie e ammirevoli inchieste di Report della Gabanelli.

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  3. Avatar Domenico Fina
    Domenico Fina

    D’accordo Carloesse, il romanzo è anzitutto invenzione, nel senso più stretto e originario del termine, quello di invenire/rinvenire/trovare, Giuseppe Pontiggia nelle sue lezioni di scrittura alla radio lo faceva spesso presente, Kundera lo ripete costantemente. Un romanzo deve rinvenire, attraverso l’invenzione, un aspetto dell’agire umano che non è stato illuminato a sufficienza, o affatto. Un grande romanzo è sempre originale, in questo senso, Austerlitz è originale, nei movimenti mentali del protagonista,
    Kundera, nelle sue opere migliori (L’immortalità e L’insostenibile leggerezza…) lo è, Alice Munro, lo è. Coetzee, Antunes lo sono.

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  4. Avatar Dani

    @Carlo, solo un appunto su Saviano. Gomorra e OOO non sono romanzi. Se proprio dovessi definirli, cosa non necessaria, direi “saggi accattivanti” scritti molto molto bene. Saviano sa indubbiamente raccontare in modo suggestivo, lo fa sui giornali, in tv e nei suoi imperdibili libri. Per questo leggerò prima o poi anche La Paranza dei bambini. Poi mi rifiuto di vedere Gomorra film, così come la serie tv. Poche scene mi sono bastate. I suoi libri soddisfano pienamente le mie esigenze di documentarmi sui temi trattati.
    Ciao

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  5. Avatar carloesse
    carloesse

    @Dani: in parte è vero. Bisogna intendersi su cosa definire come romanzo. E cosa per “romanzo -verità” o “romanzo-inchiesta” o romanzo-biografico (o “autobiografico””).
    Le categorie sono spesso (sempre?) artificiose.
    Non so bene a quale possa appartenere il libro di De Kerangal, non avendolo letto. E neanche quelli di Saviano (per quanto definirli “saggi” anche se “accattivanti” mi sembra che neanch’esso possa rendere appieno l’idea).
    E poi ci sono veri capolavori come A SANGUE FREDDO di Capote. Che cos’è? E’ sicuramente un romanzo, che segue i fatti di una vera inchiesta (è un romanzo-verità ?) , ma che aggiunge qualcosa di fortemente personale , di conturbante, che pervade la mente di chi la conduce (lo scrittore stesso) e che viene magistralmente a galla. E qui sta l’invenzione, l’originalità, che ne fanno un grande romanzo a tutti gli effetti.

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  6. Avatar camilla
    camilla

    @ Carlo e domenicofina. Mi ha fatto un gran piacere leggere il tuo Post. Penso Che se manca una ” trasformazione” tra la notizia, la divulgazione scientifica, la ” verita’ ” dei fatti e la creazione artistica ci sia una enorme differenza pur avendo entrambe un valore in ambito diverso. Le lezioni di letteratura di Pontiggia e di Kundera , ma penso anche alle lezioni di Nabocov o ai magnifici saggi brevi su poeti e scrittori di Jhosif Brodskji. Oltre a Ishiguro del potente NON LASCIARMI. ( e Chi se li dimentica piu’ quei Bambini nel collegio) e nel suo ultimo IL GIGANTE SEPOLTO, penso anche alla assoluta perfezione di trans – sostanza tra biografie ” fedeli” e la. triologia di Jhon Banville su KEPLERO, NEWTHON ,e KOPERNIKUS , eccezionali “lezioni di letteratura” .
    Molte Grazie a Carlo e Domenico sempre interessanti e acuti e preziosi grandi lettori. Cam
    @ dani- sono d’ accordo con te in tutto. Assai diversa e’ , a Mio parere, la Serie TV LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE , di PIF dove la poetica interpretazione dell’io narrante , un Bambino delizioso pieno di ingenuita’ e sentimento, ci dona una visione della terribile problematica della mafia tutta letteraria ma per questo assai , assai efficace. Ciaociao Cam

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  7. Avatar carloesse
    carloesse

    Farò un esempio più lampante: forse molti di voi conoscono la storia dei “delitti del Sonora”.
    OSSA NEL DESERTO è un libro inchiesta. L’autore, Sergio González Rodríguez che seguì le inchieste della polizia e ne condusse di proprie per il suo giornale, descrisse in quel libro l’orrore della terribile catena di delitti (in massima parte donne, con tanto di stupri e sevizie, perlopiù di ragazzine a volte al di sotto dei 14, ma anche dei 10 o 12 anni: centinaia dal 1993 fino ad oggi) e di scempio di cadaveri di Ciudad Juarez, e che ancora infanga il Messico e la dignità umana. Un bel libro, sconvolgente, ma che lascia poco oltre all’amaro in bocca.

    Ma (anche) da quel libro e da quelle inchieste Roberto Bolano trasse invece un capolavoro (“2666”), di completa invenzione, trasponendo quei fatti in una storia immaginaria, in una città immaginaria, che ruota attorno a quel clima e inventa personaggi che diventano protagonisti di altre storie, che vanno a comporre il vero e proprio romanzo in 5 parti di cui quei delitti (che ne compongono integralmente la quarta e rimangono costantemente sullo sfondo delle altre) sono un tassello fondamentale.

    E se il libro di Rodriguez piano piano svanisce dalla memoria, quello di Bolano resta ancorato alla memoria di chi lo legge.

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  8. Avatar Dani

    Ciò che fa Saviano è dare di un problema una visione realistica in tutte le sue orribili sfaccettature e per far questo narra fatti concreti, esempi tratti dalla cronaca, da atti giudiziari, indagini. Non mi azzardo a definire un romanzo, il romanzo, non ne sono capace e altri l’hanno fatto in modo egregio. Credo tuttavia che quest’ultimo si caratterizzi per un ciak si gira iniziale e una fine che racchiude personaggi e storie in un tempo delimitato, vero o immaginario che sia. Ho parlato di saggio, forse era più giusto parlare di racconti che, visti nell’insieme, formano un affresco efficace, vero di una pestilenza italica che sembra inestirpabile. Il finale è quindi tristemente aperto.
    @Cam mi hai fatto ricordare un bellissimo film di Silvano Agosti, Uova di garofano. La guerra vista con gli occhi di un bambino. Da rivedere!

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  9. Avatar Dani

    Scusate, aggiungo che di Non lasciarmi di Isghiguro esiste versione cinematografica ben riuscita, cosa rara come sapete.
    Torno a Berlin che mi coinvolge parecchio, ciao

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  10. Avatar Cristina
    Cristina

    Camilla,
    Non mi pare proprio che il libro di De Kerangal si ispiri a un fatto di cronaca. Anzi lo escludo avendo appena letto due interviste della scrittrice. Mi pare sia tutta materia di sua invenzione.
    Ciò detto mi riservo il giudizio che ,in questo caso, è reso arduo dall’argomento di certo destabilizzante. E’ che pensavo di essere emotivamente coinvolta e invece…non tanto.

    Vi dirò, a me non pare di grande importanza sapere a che categoria appartiene Saviano o Ishiguro. resto dell’idea che un buon libro è un buon libro e un cattivo libro un cattivo libro. Più in là a me non interessa andare.

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  11. Avatar wwayne

    Anche se ha avuto un pepato scambio di battute con la mia Giorgia, nutro la massima stima per Saviano. Per la qualità dei suoi scritti, per il coraggio con cui porta avanti le sue battaglie (e non le condivido neanche tutte), per la forza che sta dimostrando nel sopportare una vita che sarebbe psicologicamente insostenibile per molti di noi.
    L’ho visto proprio qualche giorno fa su Nove: si è confermato un ottimo oratore, è uno dei pochi personaggi televisivi che ti tengono incollato allo schermo finché non arriva la pubblicità. E non ti fanno cambiare canale neanche allora.

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  12. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Tutti
    In merito a “Riparare i viventi”, concordo con Cristina: è un romanzo, non è cronaca e quand’anche lo fosse, se il libro mi piace per me va bene. Quello che semmai si può dire è che non è consigliabile leggerlo se si è impressionabili, anzi è consigliabile sconsigliarlo (l’aveva già scritto qui più di un anno fa Giulio).

    Cristina, mi spiace non ti appassioni, a me era piaciuto davvero.

    Ciao,
    Mari

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  13. Avatar Jezabel
    Jezabel

    @WWayne
    sì, penso che potrebbe piacerti.
    C’è anche una riflessione finale dell’autore sulle varie interpretazioni che la figura di Hitler ha suscitato in varie generazioni che ho letto con troppa fretta e voglio rivedere.
    Ciao.

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  14. Avatar Cristina
    Cristina

    allora: ho terminato RIPARARE I VIVENTI. l’ho letto senza fastidio, anzi, a tratti è un libro che prende,e avrebbe potuto agganciarmi totalmente se…
    . Ma c’è un diluvio di parole, sono stata annegata dalle parole, dallo stile ridondante, fluviale, surgivo, a ripetizione.a strati, della scrittrice, di cui credo di capire il motivo e anche lo scopo, l’anelito a riprodurre la vita e le emozioni per ondate successive di parole, a partire dalla prima onda, quella del surf.
    E così le parole si rincorrono, si sovrappongono, si accumulano come a formare il rumore della vita, le sue pieghe fragili, i suoi sussulti. E a volte, a tratti, ci riesce. Ma.
    Il fulcro per me qui è la morte di un ragazzo di diciannove anni, e i suoi genitori che lo vengono a sapere. Ecco, questa parte mi è parsa non centrata, questo sgomento impossibile mi pare sfuocato, tutto il resto si, lo capisco, si muove intorno, anche le baggianate, ma loro no, loro non sono a fuoco perchè sono…indicibili. Ed è questo che lei non riesce a fare, non sfiora quella tragedia, resta alla superficie, in periferia, la copre di parole. Inutili.

    Io amo in genere stili più sobri, mi piace Modiano e Ernaux ma anche l’esuberanza magnifica di Rodoreda, invece qui soprattutto alla fine, dove si sovrappongono trapianti e voli, e famiglie e pettegolezzi quasi, e squarci di vite e affetti e pensieri, no, qui c’è troppo che non riesce a dire il centro, la morte di un figlio. Il resto per me conta meno.
    Mi sono anche chiesta se fosse un libro onesto,sentito, e per gran parte ho pensato di si, solo in fondo negli ultimi capitoli ho sentito un suono finto, che mi ha vagamente irritata.
    Ma ripeto, capisco l’intenzione, non la disapprovo, è anche un libro pieno di tenerezza e curiosità delicate, ma per me avrebbe dovuto “asciugarlo” Cosa impossibile vista la direzione stilistica presa con decisione dall’autrice.

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  15. Avatar Cristina
    Cristina

    Domenico, il gruppo si sta orientando verso Slow Man di Coetzee, lo hai letto??

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  16. Avatar Cristina
    Cristina

    Dani, poi quando e se ti va, mi dirai della tua lettura di Berlin. eh?

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  17. Avatar Cristina
    Cristina

    Dani! il pezzetto è fantastico: eccoli chi sono: Lino Ventura, Jacques Brel, Charles Denner, Johnny Halliday, Charles Gérard, Aldo Maccione,

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  18. Avatar Domenico Fina
    Domenico Fina

    @Cristina. Ottimo anche Slow man, in cui compare un personaggio (Elizabeth Costello) che è una donna che Coetzee ha inserito in più libri. Lo stesso ‘Elizabeth Costello’, romanzo saggio è da leggere. Ma di Coetzee se ne potrebbero leggere ancora altri, penso a ‘La vita e il tempo di Michael K’. Il vantaggio di Coetzee è che scrive libri sempre della stessa lunghezza, mai troppo lunghi, sempre intorno alle 200/250 pagine, con una lingua precisa e mai affettata. Non è barboso, si lascia leggere, ma allo stesso tempo Coetzee non è mai quello che ci aspetta, è sempre sottilmente anarchico, perturbatore, i suoi personaggi non sono mai umanamente come ce li aspettiamo, spesso sono amorali, amorfi. La capacità di Coetzee, da grande scrittore, è appunto questa. Coetzee non consente empatia con i suoi personaggi, così facendo, ottiene l’effetto opposto. Li rende memorabili.

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  19. Avatar Cristina
    Cristina

    Grazie mille Domeico, prezioso come sempre

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  20. Avatar camilla
    camilla

    @ cri e Mari. Non ho certo detto Che non deva piacere. Ho spiegato le mie reazioni emotive e letterarie, Il mio e’ un parere come gli altri .😐 In questo caso (Riparare i viventi) la scrittura un pochino alla ULISSE di J. mi e’ sembrata inadatta. Ma e’ solo un parere. Ciao 😊

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  21. Avatar camilla
    camilla

    @ cri. Leggo ora il tuo Post Sulla scrittura di RIPARARE I VIVENTI e sono molto d’accordo. Il Mio Post si e’ sovrapposto. Ciao. Cam
    Sto finendo Brokker. IL GIARDINO DEI COSACCHI. Un. Dostoevskij inedito ( almeno per me) e commovente. La Siberia e la Steppa…mon dieu. Queste anime Baltiche sono cosi’ lontane e cosi’. Vicine.
    Poi vorrei leggere la Rodoreda saltando una torre di regali di natale. Ciao. Cam

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  22. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Tutti
    Dieci pagine al giorno tolgono la malinconia di torno: sto parlando della lettura de “L’uomo senza qualità”; la riformulazione del proverbio può sembrare impropria per il libro di Musil, ma tra le tante cose che ci sto trovando mi ha colpita l’ironia: si sente subito che è l’arma con cui sbeffeggia la presunzione e la piccineria di noi esseri umani. Per questo, come primo giudizio, voglio dirvi che lo sto trovando (anche) divertente, come primo aggettivo riferito ad un libro che ha la fama di essere “serio”, mi piace.

    Non vengo certo qui a dire a voi che il libro è veramente unico; che io riesca o meno a finirlo – e nel caso di abbandono me ne assumerò senz’altro la piena responsabilità – sono conscia di essere al cospetto di un libro eccezionale, che va letto.

    La traduzione einaudiana del 1996, indicata da Domenico Fina, è effettivamente quella con cui mi sono trovata meglio e che ho scelto (Domenico, quante cose che hai letto!). Ho voluto vedere anche l’edizione Mondadori nella collana dei Meridiani: la traduzione mi piace meno di quella di Einaudi, ma le note curate da Vigliani sono secondo me un lavoro meritorio. Tra le altre cose, mi hanno fatto comprendere perché non mi fosse chiaro se avessi già letto questo corposo romanzo in tempi lontani: sono quasi sicura di avere letto qualcuno dei racconti e delle novelle in cui Musil ha anticipato molti temi che si sono riversati in seguito, in certi casi quasi alla lettera, nel romanzo della sua vita. Ecco perché alcune frasi dei brani “saggistici” non mi suonano nuove, mentre nulla mi dicono i nomi dei protagonisti del romanzo.

    Staremo a vedere cosa riesco a combinare, in qualsiasi caso ho un debito nei confronti di chi mi ha recentemente ricordato questo capolavoro.

    Saluti,
    Mariangela

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  23. Avatar Cristina
    Cristina

    Bene! io attacco La figlia di Burger di Nadine Gordimer….

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  24. Avatar EditaLara
    EditaLara

    Ciao a tutti, piccola gioia stasera 🙂 allora nin sempre faccio male a tenere i vecchi inserti culturali!!
    Rovistando mi sono imbattuta in un gran bell’articolo di Piperno su La lettura del 31 gennaio 2016 ; ovviamente parla di romanzi e l’ho trovato così vicino al mio sentire che lo voglio condividere con voi!
    Riporto solo una frase, poi vi copio il link: “..per comprendere un pezzo di narrativa devi sottoporlo al vaglio dei sensi, e solo dopo a quello settario dell’intelletto”.
    http://www.corriere.it/la-lettura/16_gennaio_29/piperno-letteratura-estetica-3289f468-c6b1-11e5-bc00-4986562dd09c.shtml
    Buona serata!

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  25. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Editalara @tutti
    Edit, ho letto l’articolo di Piperno e, con tutto il rispetto per chi la pensa diversamente, vi ho trovato alcuni punti che non condivido.

    Innanzi tutto Piperno afferma esplicitamente di riferirsi solo ai romanzi e questo a mio parere è un limite notevole del suo discorso perché non sembra neppure considerare l’ipotesi che anche il resto possa essere fonte di piacere per il lettore.

    Anche le sue affermazioni sulla lingua mi sembrano azzardate: sto constatando proprio in questi giorni con Musil, come ho scritto, che una cattiva traduzione snatura anche i libri più belli, quindi ci andrei cauta con l’affermazione che i romanzi sono comunque cosmopoliti.

    Dice di non lasciarsi assillare dalle questioni di classificazione e in parte ha ragione: la ricerca dell’etichetta non deve angustiarci e assillarci più di tanto, è però vero che collocare un’opera in un contesto, in un genere può farci capire tante cose e amplificare la nostra ricezione emotiva del libro; così come, a mio parere, non si può negare che le storie che leggiamo ci insegnino molto sul mondo o sui mondi in cui ci coinvolgono.

    L’ opposizione, infine, tra intelletto e sensi, secondo me, non regge: non sapremo mai se nasce prima l’uovo o la gallina. Quanto all’acquolina in bocca, poi … capisco la spina dorsale, che non a caso è centro dei terminali nervosi, ma l’acquolina in bocca no, proprio no.

    Saluti,
    Mariangela

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  26. Avatar EditaLara
    EditaLara

    @Mariangela, guarda io ho condiviso il link perché ho trovato l’articolo piacevole e molto nelle mie corde, per me è incomprensibile il tuo modo di leggere, molto preciso, circostanziato e serio per carità, ed è un grande merito, ti attira anche molti meritati complimenti; io però questo continuo analizzare, sezionare, verificare pezzo per pezzo, pensare ai pro e ai contro, leggere non leggere, quante pagine al giorno, al mese..è tutto troppo razionale per me, mi smonta completamente, è per me privo di qualsiasi passione sia essa in positivo o in negativo, è un modo totalmente privo di trasporto e poesia e infine di piacere, si avvicina molto allo studio , come se i libri fossero i pazienti sul tuo tavolo operatorio sotto il tuo abilissimo bisturi. Ti ammiro in certo modo ma per me è un percorso di lettura pesantissimo, preferisco leggere prima coi sensi e poi con il cervello, lasciarmi trasportare anche un po’ dall’imprevisto, e lasciate a volte ai libri e ai loro autori quel velo di magia e mistero che si meritano..
    Ognuno ha il proprio modo,certo, ma a volte a voler smontare gli ingranaggi per “capire di più” , porta a perdere la magnifica visione d’insieme.
    Già la vita ti scaglia contro i suoi macigni, la quotidianità si mangia il poco tempo che abbiamo, almeno leggere che sia un atto totalmente libero, io voglio “sentirli” i libri, rispondere quando chiamano e scagliarli lontano da me senza troppe elucubrazioni se mi deludono!
    Notte 🙂

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  27. Avatar Cristina
    Cristina

    a ciascuno il suo…. state in pace

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  28. Avatar Dani

    @Edita ciao. Ho letto l’articolo, interessante, condivisibile x me, ma in effetti, come dice la Cri, c’è posto x tutti. Anche nella lettura portiamo noi stessi, chi va de panza, chi contestualizza e classifica. Evviva la varietà che porta sale e arricchisce.
    @Cri a proposito di classificazioni, ti trovo ungarettiana ultimamente. Ermetica e concisa!! 🙂

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  29. Avatar EditaLara
    EditaLara

    @Dani certo, il confronto è sempre utile e io cerco di accoglierlo con rispetto 🙂
    ciao!

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  30. Avatar EditaLara
    EditaLara

    p.s. @Dani sai io non vado esattamente “de panza”, leggo con tutti i sensi e poi non escludo il cervello 😉
    viva le differenze e L’ACCOGLIENZA di esse!

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  31. Avatar Cristina
    Cristina

    ho letto l’articolo di Piperno, che è motlo ironico, estremamente soggettivo, autocompiaciuto e (credo) volutamente esagerato, e senza nessunissima pretesa di corrispondere all’universale del lettore o della lettrice. Mi pare ci siano molti aspetti che mi corrispondono, alcuni che non mi corrispondono, ma secondo me va preso per quello che è.
    Una confessione di amore a 360° per la letteratura, di amore scodinzolante e grato, quello che riempie gli occhi, gonfia il cuore, fa circolare il sangue più veloce, e fa friccicare il cervello.
    Ma che vi mettete a baruffare su una cosa così? maddai.

    Mari è meticolosa e un po’ “ragioniera” (mari scusa, è una scorciatoia per farmi capire) nel suo procedere, credo nessuno/a qua legga nel modo in cui lo fa lei ma va bene, lei ha bisogno e piacere di essere così, di mettere schermi, suddivisioni, derivazioni e categorie e rimandi… altri no, sono più focosi e viscerali e voraci, io ad esempio vado sempre di pancia ( no, di cuore), tengo le papille attivate ma c’è pure sempre il cervello acceso nel retro e ho uno spirito critico inflessibile ma talora assolutamente cedevole per compassione.

    Va bene. state calmi/e , va tutto bene, abbiamo capacità comuni di confronto e discussione, insomma ci capiamo? eh, è quello l’importante!

    (Mari, anche tu, non stare a prendere sempre tutto tutto sul serio, dai…è un consiglio da amica)

    Si Dani, mi sa che sto diventando pure ecumenica.. ahahah ihih

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  32. Avatar Jezabel
    Jezabel

    @tutti
    l’articolo è veramente divertente e mi ritrovo in questo girovagare dei sensi tra le pagine di narrativa.
    Conosco il tipo classificatore maniacale e ne sto alla larga, ma condivido il problema spazi, anche perché essendo anche maniaca dell’abbigliamento le librerie cozzano con gli armadi. . .

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  33. Avatar EditaLara
    EditaLara

    @Cri d’accordissima con te, e comunque chi baruffa?? si scambiano opinioni, magari focose perchè vedersi demolire di schianto uno slancio di condivisione neanche di un grande romanzone ma di un semplice e molto piacevole e ironico articolo mi ha fatto confrontare con uno stile di lettura che davvero non fa per me, ma che rispetto , quando mai ho scritto il contrario?
    E’ che a volte non sembra più un blog di letteratura bensì più un blog di critica letteraria, ma se è così tiro fuori dalla mia libreria un corposo Harold Bloom e mi auto massacro 😉
    Piperno nell’articolo parla chiarissimamente per sè stesso, e se lui pensa ai romanzi non vuol dire che dileggi gli altri libri. Parla delle sue sensazioni, molto fisiche e “disgustose” proprio in contrapposizione a quelle di Nabokov, cita con rispetto molti importanti autori e critica simpaticamente i maniaci accumulatori di libri, proprio come sono io , e in questo l’articolo mi ha aiutata con un sorriso ad auto criticarmi 🙂
    L’unico punto su cui dissento con Piperno è questo: di fronte a un tramonto il mio occhio non scende sul libro che ho tra le mani ma resta su, incollato al cielo finché il sole non sparisce dietro l’orizzonte, solo allora torna al suo amato libro, ragazzi la Vita vera è Vita vera e mi reclama a gran voce!
    ciao a tutti!

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  34. Avatar Cristina
    Cristina

    Edita, che bello il tuo d’accordissima al femminile! còccolo..me g’à piaso ( veneto).

    unblogèunblogèunblog

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  35. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Tutti
    Mi sembra una polemica sterile e già sentita, mi limito a far notare che io mi sono espressa (mi sembra in modo accettabile) nei confronti dell’articolo di Piperno, non ho tranciato giudizi sulle abitudini di lettura degli altri lettori di questo blog. Per il resto sarebbe noioso (e inutile, temo) cercare di confutare tutti gli stereotipi contro la lettura che ho letto negli ultimi post (quello più brutto è quello che contrappone lettura a vita: Edit, chi legge non vede un tramonto in meno, ne vede uno in più!).

    Edit, ti chieso una cosa: ma cosa ti ha fatto di male Harol Bloom? Perché non potremmo parlarne qui, è proibito?

    Cristina, prendere sul serio i link che voi mettete qui è una forma di rispetto (quello vero) verso i miei interlocutori, che siete voi!

    Saluti,
    Mariangela

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  36. Avatar EditaLara
    EditaLara

    @Mariangela mi spiace tu non abbia colto il significato profondo che davo all’immagine di guardare un tramonto.
    per il resto i miei scritti sono molto limpidi e non ho nulla da aggiungere.
    ciao

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  37. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Editalara @tutti
    Editalara, mi spiace tu non abbia risposto su Harold Bloom; visto che tu, purtroppo per noi, non hai nulla da aggiungere, rilancio io mettendo qui un passo di Calvino e ponendovi una domanda:

    ► “La lettura d’un classico deve darci qualche sorpresa, in rapporto all’immagine che ne avevamo. Per questo non si raccomanderà mai abbastanza la lettura diretta dei testi originali scansando il più possibile bibliografia critica, commenti, interpretazioni. La scuola e l’università dovrebbero servire a far capire che nessun libro che parla d’un libro dice di più del libro in questione; invece fanno di tutto per far credere il contrario. C’è un capovolgimento di valori molto diffuso per cui l’introduzione, l’apparato critico, la bibliografia vengono usati come una cortina fumogena per nascondere quel che il testo ha da dire e che può dire solo se lo si lascia parlare senza intermediari che pretendano di saperne più di lui. Possiamo concludere che: un classico è un’opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso”
    (Italo Calvino,”Perché leggere i classici”, Oscar Mondadori, Milano 1995)

    A costo di meritarmi altre analisi ai raggi X e di guadagnarmi la fama di sconsiderata presuntuosa che vuole mettersi a fare a pugni con Calvino, mi domando: ma ha poi sempre ragione Calvino quando sostiene quanto riportato sopra? O meglio, io penso abbia ragione, senz’altro, perché la scuola troppo spesso ha esagerato nell’obbligarci a conoscere le recensioni, le prefazioni, le postfazioni più del testo stesso, ma la sua affermazione può essere assolutizzata per qualsiasi testo? Per esempio, al cospetto di libri importanti, particolari, diciamolo pure, difficili (ovvio che io stia pensando a Musil), il sostegno delle note esplicative non può essere, oltre che fattore di arricchimento culturale, un elemento detonatore delle nostre emozioni e della nostra ricezione del libro? Detto con le tue parole, Edit, non può la lettura del paratesto, in certi casi, permetterci di leggere ancora di più “con il cuore” o “d’istinto”? Non ho l’animo di scrivere “di pancia”.

    Saluti,
    Mariangela

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  38. Avatar EditaLara
    EditaLara

    @Mariangela non ho risposto su Bloom perché non ho capito la tua domanda. Il mio riferimento a Bloom era ironico, nel senso che qui nel blog io cerco pareri, sensazioni suscitate dai libri negli altri lettori, non disquisizioni e disamine dei testi, altrimenti , appunto, leggerei mattoni di critici come Harold!
    Io concordo con Calvino, pur amando molto i libri che parlano di libri ( ne ho una bella collezione in casa 🙂 ) preferisco leggere con i sensi ma anxhe con il personale senso critico e godermi la lettura. Certo apprezzo e leggo molti approfondimenti, ma proprio questo cercavo di dire: bando ( vale per me ovviamente) a troppe ragionate analisi e lasciamo che i libri ci parlino.
    Harold Bloom non fa per me perché troppo legato al Canone Occidentale.
    Spero di essere stata chiara.

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  39. Avatar EditaLara
    EditaLara

    @ps. Mari il tuo post era assai arrogante trattando tutti i post come stereotipi indicando il mio come il più brutto . Forse devi leggere con più calma, io non contrapponevo per nulla vita vera a lettura, davo solo una priorità diversa rispetto a quella di Piperno sulla vista di un tramonto.
    Non mi è parsa una polemica, men che meno sterile, e se fossi in te non darei giudizi così supponenti, questo è un blog,ed io ieri ho solo condiviso con voi un link con grande e ingenuo entusiasmo. Non pensavo di essere sotto esame, sennò avrei studiato 😉 !

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  40. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Editalara @tutti
    Edit, non si potrà dire che non ti abbia alzato una palla sotto rete, perché, come dire, ho deliberatamente voluto porgere il fianco a ulteriori stoccate, ma la domanda secondo me era seria.

    È chiaro che quando leggo sono io e il libro, ma la conoscenza di certi elementi, di alcuni particolari possono sì, a mio parere, implementare le nostre emozioni. Ribadisco, non voglio neppure ripetere che secondo me la divisione cuore, sensi e cervello è solo un modo di dire, tollerabile, se accettata per quello che è, un’espressione verbale e basta, ma insostenibile se pensi che l’essere umano non è fatto a compartimenti stagni e che l’effetto più bello della lettura è proprio il miscuglio che sa provocare.

    Si può escludere del tutto che la critica letteraria, nel suo sviscerare gli effetti della lettura, nell’analizzare le umane reazioni, ci aiuti ad implementare le sensazioni derivate dalla lettura di un romanzo? Secondo me no, non è detto che succeda, ma non lo si può escludere.

    Ciao Edit, sii leggera!!
    Mari

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  41. Avatar EditaLara
    EditaLara

    ma certo @Mariangela, la Leggerezza, come questa neve che cade ora lieve sul mio giardino, è indispensabile, ricordiamocelo a vicenda 🙂

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  42. Avatar camilla
    camilla

    @ editalara. Sto scorrendo questi ultimi Post e ti voglio dire quanto mi piaci nel tuo modo di essere/leggere capace di entusiasmo e di amore senza condizioni. Mi piaci perche’ vivi le emozioni che un Libro ti sa dare con tutta te stessa , momenti du pura gioia.Un abbraccio. Cam
    @ Marian. Non Credi Cara Marian che il miracolo della lettura sia l’ incontro di amore alla pari tra l’autore e il lettore? E quando accade , non e’ cosi’ facile, ma quando accade
    non ammette interferenze e nulla puo’ “” implementarlo””. Il resto e’ un’altra cosa.
    Ciao ciao

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  43. Avatar EditaLara
    EditaLara

    @Cam grazie, è bello essere compresi nel proprio “sentire”, e condividerlo, ognuno poi trova il suo sentiero per approcciarsi alla lettura.
    Lungi da me affermare che il mio sia l’unico o il migliore dei modi, e quando mi interessa attingo con piacere alle precise bibliografie di Mariangela.
    Un caro abbraccio!

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  44. Avatar Cristina
    Cristina

    insomma!| dai, basta, su…
    rimettete le penne a posto, tanto ognuno/a di noi resta e resterà quello che è, leggerà come le/gli piace, e come sa o come le/gli serve…
    siamo diversi/e, vivaddio, e io credo che sia un bene anche solo capire che esistono modi/maniere diverse, magari strane o incomprensibili, di approcciare pure i libri.
    pace, che ne abbiamo tutte/i bisogno….

    ma tu pensa se mi tocca di fare il ruolo di carloesse, il nostro pompiere ufficiale …e chi l’avrebbe mai detto, ehh??

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  45. Avatar Cristina
    Cristina

    ci conosciamo anche, e soprattutto, per scarti e approssimazioni, per ruvidità e fratture, per momenti di comunione a lampi, per poi discostarci per secchezze, e fraintendimenti, e malumori e infiammarci per divergenze di stile, e modi di sentire o di fare, e nello scontro credo che diamo il nostro massimo, ma anche, spesso, il nostro minimo.
    Tutto ciò penso sia inevitabile, ma non dimentichiamoci di quante mani e pensieri, e vite ci capita di incrociare, anche qua, e che il sostrato diventi alla fin fine anche affettuoso (magari bellicosamente affettuoso) è una ricchezza comune. Nessuno/a ci rinuncerebbe, ne sono convinta.
    Difficile fare gli esseri umani sociali senza eliderci e urtarci tutti/e un po’.

    salute companeros e companeras….

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  46. Avatar EditaLara
    EditaLara

    @Cri dici cose vere ma assodate, non fare il pompiere, non serve, non c’è alcun incendio da spegnere 😉 stai serena 🙂 come direbbe qualcuno

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  47. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Camilla @Tutti
    Camilla, ti ringrazio di aver risposto alla mia domanda: tu escludi in modo reciso, se pur con un quesito retorico, che la critica letteraria, nell’analizzare i romanzi che abbiamo letto e nello scandagliare i moti dell’animo che essi producono in noi, possa “implementare” (lo virgoletto anch’io) le nostre emozioni di lettori di narrativa.

    Lo chiedo perché a me talvolta accade il contrario e, mi correggo, non solo nel caso di libri difficili, ma è successo anche, per esempio, con un romanzo che certo non presenta problemi di comprensione, “I vicerè” di De Roberto, ve lo avevo scritto. L’analisi critica, quando è fatta bene, mi fa rivedere la scena, me la ripropone al replay, mi fa cogliere particolari che magari non avevo colto; non so, è quasi come rivedere un film, è motivo di riflessione e di dialogo con il critico (è uno scrittore anche lui, anzi è lettore/scrittore).

    So che è una posizione difficile da sostenere, è arduo far capire che è una lettura di puro divertimento e non un impegno per sapere di più o per ostentare; se a questo aggiungete la diffusa diffidenza che il lettore nutre per i libri, quelli che apprezzano gli altri e che non apprezza lui, un’altra etichetta è già lì bell’e che confezionata. Pazienza, c’è sempre un prezzo da pagare.

    Saluti,
    Mariangela

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  48. Avatar wwayne

    Anch’io sono stato attaccato in passato da Editalara, e anche a me disse che ero un arrogante. Era un’accusa fondatissima: di conseguenza non me la sono presa, e men che meno le ho serbato rancore. Avevo una buona opinione di lei prima di quel dissidio (proprio per l’entusiasmo di cui parlava Camilla), e l’ho conservata anche dopo. Adesso noto che lei ha adottato la mia stessa filosofia (tentare sempre di ristabilire la pace dopo un litigio), e questo me la fa apprezzare ancora di più.

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  49. Avatar Maria Teresa

    È propria di Èdita ,a mia avviso,la vera Non Pesantezza e penso che la filosofia che adotti sia la sua.

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