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I libri più belli, letti nel 2015

Non c’è più molto da dire, quando mi trovo ad avviare questo post, con i libri più belli, letti nel corso dell’anno, in questo caso nel 2015. Non c’è molto da dire. Perché sono i lettori a rendere questi post, anno dopo anno, laboratori belli e straordinari delle abitudini di lettura e di condivisione della…

Non c’è più molto da dire, quando mi trovo ad avviare questo post, con i libri più belli, letti nel corso dell’anno, in questo caso nel 2015.

Liseuse de Roman (Lettrice di romanzo), di Vincent Van Gogh (1888)
Liseuse de Roman (Lettrice di romanzo), di Vincent Van Gogh (1888)

Non c’è molto da dire. Perché sono i lettori a rendere questi post, anno dopo anno, laboratori belli e straordinari delle abitudini di lettura e di condivisione della lettura, di molte persone ricche di idee e di passione.

Mi limito quindi a ricordare la regola di base che ispira il post:

– indichiamo i libri che leggiamo nel corso dell’anno e che lasciano il segno; indipendentemente da quando sono stati scritti e pubblicati.

Per il resto, l’unica altra regola è quella del rispetto: rispetto delle letture e dei pareri di tutti. Il che non significa che non si possono avere giudizi duri sui libri che altri citano. Importante è farlo restando entro i confini dell’educazione.

Buone letture!

Come sempre, usiamo i commenti.


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Commenti

1.478 risposte a “I libri più belli, letti nel 2015”

  1. Avatar Jezabel
    Jezabel

    @ tutti
    degli autori che sono stati citati nello scambio serrato tra Stefano, WWayne e Mariangela, io ho provato con McCArthy: autore preferito di vari lettori accaniti che mi circondano. In un’occasione speciale me lo sono autoregalato – con tanto di confezione regalo – in una libreria di Bergamo, dove mi consigliavano di prendere l’intera trilogia….
    Uff! Cominciato e lasciato. Mia mamma, lettrice più costante di me (COSTANTE = che tenta di finire qualunque testo) è arrivata a qualche pagina più in là di … è indicativo che io non ricordi neanche il titolo???? e ha detto che si è dovuta fermare per un atto di inaudita violenza che le ha impedito di andare avanti.
    Nemmeno questo mistero mi ha condotto alla costanza, al punto che il libro si trova in Sicilia ed io in Lombardia. Distacco fisico ed intellettuale!
    Oggi la mia cassetta della posta traboccava: LA FAMIGLIA MOSKAT e LA FAMIGLIA KARNOWSKI acquistati a prezzi stracciati via internet. Il primo sarà una rilettura, il secondo consigliato da molti di voi.
    Intanto procedo a rilnto con la mia MUNRO (LA VISTA DA CASTLE ROCK).
    Buona serata!

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  2. Avatar FALCO
    FALCO

    @ Mariangela di Foer ho letto OGNI COSA E’ ILLUMINATA (dal quale hanno tratto un ottimo film) e MOLTO FORTE INCREDIBILMENTE VICINO (dal quale, secondo me, hanno tratto un film dignitoso). Entrambi i libri, seppure di argomenti assai diversi, mi sono piaciuti moltissimo. Mi pare un giovane autore decisamente da seguire.
    Se li leggerai, parlacene.

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  3. Avatar mariangela
    mariangela

    @Stefano1 @Tutti
    Ho letto il discorso ai laureandi di David Foster Wallace, da te menzionato, e, ti dico, il resto della sua produzione non lo so, ma questo pezzo è veramente forte. Anche grazie a quello che hai scritto, penso che, se pur con le dovute cautele e al momento giusto, questo autore vada affrontato: trascurarlo per pigrizia potrebbe equivalere a negarsi un regalo!

    @Jezabel @Tutti
    Sei la mia consolazione: la tua sincerità (non nascondi gli abbandoni e i rifiuti) mi rinfranca e mi fa sentire un po’ meno fuori media!

    @Falco @Tutti
    Spero riuscire a far rientrare Foer nella mia lista per l’estate (che però, se non inizio quella dolorosa operazione che è la selezione, rischia di essere già troppo lunga). Ti chiedo una cortesia: mi interesserebbe il tuo parere e quello degli altri lettori (schematico, e detto in due parole) sui due libri che hai citato, sono indecisa quale dei due scegliere. Ti ringrazio.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

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  4. Avatar Jezabel
    Jezabel

    @Mariangela
    mi fai sentire “normal”. Essendo insegnante di italiano la gente si impaurisce un po’ a volte quando parla di libri con me. E invece, come vedi, chiunque può sorpassarmi, surclassarmi, farmi mangiare la polvere.
    Ho letto di Foer OGNI COSA ILLUMINATA e non mi aspettavo potesse piacermi tanto. C’è tutto quello che a me piace: fatti del passato che incombono sul presente, l’Europa dell’Est, un pizzico di realtà ebraica, il viaggio . . .
    Ti autorizzo ad abbandonarlo, però!!!! 🙂
    Beso.

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  5. Avatar FALCO
    FALCO

    @ su Ogni cosa è illuminata ha detto benissimo Jezabel.
    MOLTO FORTE INCREDIBILMENTE VICINO è un libro dove il racconto è fantasioso ma anche molto emozionante. La caduta delle Torri viste con gli occhi di un bambino che lì ha perso il suo bene più grande. Un libro molto ben scritto e davvero toccante.

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  6. Avatar Jezabel
    Jezabel

    @tutti
    torno per dirvi che qualcuno mi aveva regalato MOLTO FORTE INCREDIBILMENTE VICINO virtualmente durante un gioco natalizio che abbiamo fatto due o tre anni fa qui sul blog. Devo leggerlo al più presto…
    Ciao!

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  7. Avatar Dani

    @mariangela. Se devi scegliere ti consiglio MOLTO FORTE Incredibilmente VICINO senza dubbio. Ho letto anche l’altro ma l’ho trovato più debole. Vedrai ti piacerà, è intenso, emozionante, originale, anche sorprendente, dove si intrecciano storie diverse, personaggi indimenticabili. Buona domenica, Dani

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  8. Avatar mariangela
    mariangela

    @Jezabel @Falco @Dani @tutti
    Ho deciso: Foer lo devo proprio tenere nell’elenco e penso che a luglio mi dedicherò a “Molto forte incredibilmente vicino”. Vi ringrazio per le indicazioni!

    @Stefano1 @tutti
    Di DFW ieri ho letto un altro paio di racconti della raccolta “Questa è l’acqua”. Il primo “Il pianeta Trillafon in relazione alla Cosa Brutta”, è un racconto apparso sulla rivista “Hamrest Review”, nel 1987: si parla di tentato suicidio, depressione, antidepressivi, temi che, l’hai scritto anche tu, ricorreranno altre volte nella produzione dell’autore. Al proposito ho trovato azzeccate le parole di commiato pronunciate da Don DeLillo in occasione del Memorial, tenutosi a NY il 23 ottobre 2008:

    “La sua opera tende ovunque a conciliare ciò che è difficile e consequenziale con un fraseggio che è giovanile, spontaneo e spesso spiritoso, contrassegnato qua e là da qualche piccola curiosa intromissione del gergo di strada”.

    Il secondo, “Altra matematica” non l’ho proprio compreso (devo rileggerlo: parla di un individuo che si innamora di un cadavere!).

    Mi sembra di aver capito che la disuguale qualità di questi racconti dipenda dal fatto che la raccolta raccolga qua e là nelle pieghe della sua produzione, questo, a mio parere, spiega la disomogeneità di stile e il differente valore artistico dei pezzi proposti. È comunque un inizio accettabile, per essere autore difficile, lui, e lettrice un po’ impaziente con le cose “strane”, io. Aggiungeteci l’età e il caldo capirete che è già un esito da non buttar via.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

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  9. Avatar Stefano1
    Stefano1

    @ Mariangela: DFW è uno scrittore diseguale, nella sua produzione trovi delle perle sfolgoranti in un mare di cose molto difficili ed è un po’ una palla cercare queste perle in mezzo a molta noia. La saggistica è più comprensibile, forse meglio iniziare da quella. Perciò: Considera l’aragosta, Una cosa divertente che non farò mai più e Tennis, Tv, trigonometria, tornado. In un secondo tempo, casomai, potresti leggere la sua produzione “fiction”, i cui vertici sono il romanzo Infinite Jest e il racconto Caro vecchio neon che trovi nella raccolta Oblio. Ma siccome so che a te piace approfondire, ti consiglio la biografia di D.T.MAX “Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi” e un lungo libro intervista in cui si racconta (leggibilissimo) che si intitola “Come diventare se stessi / David Foster Wallace si racconta”. Vacci piano, devi avere pazienza con questo autore/genio e scartare molte molte cose senza paura. Ciao

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  10. Avatar editalara
    editalara

    @mariangela MOLTO FORTE INCREDIBILMENTE VICINO è piaciuto molto anche a me, e anche il film non era male!
    buona settimana a tutti!

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  11. Avatar rosamavi

    @Mariangela: mi unisco al coro e ti consiglio MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO, commovente e scritto in modo originale (anche graficamente!).
    Buona settimana.

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  12. Avatar Dani

    La famiglia Glass è composta da papà Less, mamma Bessie e 7 figli straordinariamente dotati, noti per aver partecipato, tutti, allo show radiofonico”Ecco un bambino eccezionale” nel corso di vari anni. In due giornate del novembre 1955 scopriamo, intromettendoci nella vita di due di loro, che lo specchio di questa perfezione si è incrinato in più punti. Seymour si è suicidato, Buddy vive in solitudine, Franny attraversa un momento di profonda inquietudine mistico-emotivo e Zooey… Mi fermo con la trama e lascio, a chi lo vorrà, il piacere di farsi condurre da J.D. Salinger nella vita di FRANNY AND ZOOEY. Perchè Salinger non è solo “Il giovane Holden” e scrive come pochi. 158 pagine in cui si parla di teologia e di cultura, si affrontano dialoghi serrati, si caratterizzano personaggi indimenticabili, con le loro manie e nevrosi, la loro ottusità, e tanto tanto ancora. Davvero notevole!!!!

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  13. Avatar mariangela
    mariangela

    @Editalara @Rosamavi @Tutti
    Cosa state leggendo? Edit, hai scovato qualche altro libro fotografico?

    @Dani
    Ho avuto modo di vedere, purtroppo non ancora di leggere come si dovrebbe, “L’arte della cucina sovietica. Una storia di cibo e nostalgia”, di Anya von Bremzen da te consigliato e molto apprezzato anche da Carloesse: è molto bello, divertente ed istruttivo, per certi versi è un viaggio nella storia dell’URSS attraverso il cibo e le vicissitudini per il suo procacciamento.

    @Stefano1
    Sto sfogliando “Come diventare se stessi”, lunga intervista di Lipsky a D F Wallace, da te citato. Ho deciso di affidarmi alla prefazione e alla postfazione per non perdermi in un mare di dettagli che rischiano di far perdere di vista il quadro d’insieme (l’intervistatore non omette di relazionare nulla, neppure la mancia che DFW decide di lasciare alla cameriera). Anche qui, mi sembra di capire, ci vuole molta pazienza, a tratti emergono pensieri profondi sulla lettura, sulla scrittura, sulla vita, tutto sta ad andarseli a cercare.

    Saluti a tutti,
    Mariangela

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  14. Avatar editalara
    editalara

    ciao @Mariangela, sempre aperto su di un ripiano in sala il bellissimo libro fotografico “New York vista dal cielo” tanto per farmi venire la nostalgia…che masochista!!
    Sono a tre quarti de “Il buio oltre la siepe” , mi sta piacendo moltissimo , finalmente uno di quei romanzi che meritano i premi che vincono!
    I moltissimi impegni di lavoro e un temporaneo problema familiare mi stanno lasciando poco tempo per leggere ( per “fortuna” soffro di insonnia e un po’ rimedio eh eh )..
    quanto a Wallace è uno dei miei scrittori sempre in lista da leggere e sempre posposti.. che ne dite di “mattatoio n.5”? si può partire da quello?

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  15. Avatar Jezabel
    Jezabel

    @editalara
    ma non è di Vonnegut?
    Io l’ho trovato interessante. Peccato che non trovo più il libro. Chissà in quale delle case che ho cambiato è rimasto… UFFA!

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  16. Avatar editalara
    editalara

    Si sorry hai ragione! Aggiungiamo alla lista comunque.. Ma mi sa di pesante…

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  17. Avatar Jezabel
    Jezabel

    @editalara
    lo definirei una lettura insolita, ma molto interessante.
    Per il pesante dipende dalle spalle di ciascuno. Aiuto il fatto che abbia l’aspetto di un libriccino…

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  18. Avatar Jezabel
    Jezabel

    ehm, volevo scrivere “aiuta” non “aiuto”
    😦

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  19. Avatar mariangela
    mariangela

    @Editalara @Jezabel @Tutti
    Non so perché, se dipenda da recensioni lette o da una sensazione, ma anche a me, “Mattatoio n. 5” sa di pesante. Jezabel, non è che hai due minuti per farci venir la voglia di leggere anche questo titolo che a noi suona istintivamente ostico?

    @Tutti
    Io nel frattempo ho terminato “Le dodici domande”, di Vikas Swarup, da cui hanno tratto anche un film. A me non è sembrato un gran che, dico la verità, né per il contenuto, né per come è scritto. Era il primo libro di questo autore e, salvo mi convinciate che perdo qualcosa, anche l’ultimo.

    Ciao a tutti
    Mariangela

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  20. Avatar Jezabel
    Jezabel

    @Mariangela
    metti a dura prova la mia memoria, visto che l’ho letto almeno 10 anni fa.
    Ricordo la Germania, Dresda in particolare e il famigerato bombardamento. Un giovane e sgangherato protagonista che odia la guerra e – se non ricordo male – racconta a ritroso la sua storia a tratti alquanto paradossale. Libro decisamente molto buono.
    Scritto molto dopo gli eventi, alla fine degli anni ’60, risuona in esso l’eco dell’epoca: la guerra è insita nel sistema e viene decisa da vecchi che mandano a combattere i giovanissimi (vedi il sottotitolo che si ricollega al tristissimo episodio della crociata dei bambini).
    Oltre queste info non posso andare: la mia mente incontra immagini del TAMBURO DI LATTA, che, cara Mariangela, consiglio vivamente. Cerca però un’edizione con scrittura bella grande! Sono stata costretta a leggerlo col binocolo 😉
    PS Spero che il tuo invito a parlare di Mattatoio sia raccolto da qualcuno che ricorda più cose.
    A presto.

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  21. Avatar mariangela
    mariangela

    @Jezabel
    Grazie!

    @Tutti @Cristina
    Nutrivo un forte pregiudizio nei confronti di “Olive Kitteridge”, della Strout, non volevo proprio leggerlo (perché poi?). Ho letto quasi tre quarti dei racconti e, inaspettatamente, lo sto trovando bellissimo.

    Ma sono poi racconti oppure siamo davanti a un unico romanzo? Come si chiama, tecnicamente, quella struttura narrativa che si basa sul filo rosso che, attraversando tanti racconti, ci consegna tanti episodi, narrati da punti di vista diversi e riferiti a periodi diversi, che sono come tante tessere di un mosaico con cui possiamo ricostruire la vita del protagonista? Voglio dire, che voi sappiate, c’è una parola sola? In ogni caso, a me sta piacendo.

    Mariangela

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  22. Avatar wwayne

    @Mariangela: L’italiano ha oltre 400.000 parole, sicuramente ne avranno inventata una anche per questa tecnica narrativa. Il guaio è pescare quel lemma in mezzo ad altri 400.000. 🙂

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  23. Avatar camilla
    camilla

    @mariangela—da tanto tempo non apro questo blog e oggi, sabato mattina, in attesa di una telefonata, trovo il tuo strano post su OLIVE KITTERIDGE di Strout. E’ un romanzo che ho letto (e riletto) anni fa’, bellissimo e scritto con una tecnica complessa e non comune.E’ un unico romanzo, ovviamente, tutto, anche gli episodi che sembrano racconti a sè stanti, sono profondamente uniti tra loro e con Olive, sempre presente, sempre attenta, col suo grande cuore Flaubertiano.Richiede una rilettura con appunti affinchè nessun personaggio, nessun episodio, nessun tragico dolore, nessuna gioia nessun avvenimento sfuggano al lettore. E nulla sfugge, tra la storia di una e la storia degli altri personaggi, estremamente coerenti e complessi, uniti , appunto come un unico grande affresco dove Olive K. è sempre o protagonista unica o testimone silenzioso, presente anche fisicamente, magari più defilata, ma fortemente unita a tutto il quadro d’insieme, memorabile. Baci Cam

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  24. Avatar Maria- Teresa
    Maria- Teresa

    @Tutti:ho voluto leggere ‘THE HELP’,sempre sul razzismo ,bello come il film.Sto leggendo ‘Ippopotami e sirene’ di Eva Cantarella,un libro di ‘viaggi’ un po’ particolare…

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  25. Avatar Domenico Fina
    Domenico Fina

    Io arrivo a dire che Olive Kitteridge è uno dei veri pochi capolavori di questo inizio 2000.

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  26. Avatar wwayne

    @Domenico Fina: I capolavori di questo inizio 2000 non sono pochi. Solo a pensarci pochi minuti mi sono venuti in mente:

    Stephen King, “Buick 8”
    Stephen King, “The Dome”
    Stephen King, “22/11/’63”
    Frank Leslie. “Il sentiero della morte”
    Kathryn Stockett, “The Help”
    Don Winslow, “Il potere del cane”
    Joseph Wambaugh, “Hollywood Crows”
    Carlos Ruiz Zafón, “L’ombra del vento”

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  27. Avatar mariangela
    mariangela

    @Tutti @WWayne
    Beh, Wwayne, che possano essere proprio tutti capolavori … ho qualche dubbio: chi ha scritto che per confezionare un “capolavoro”, nel vero senso del termine, può anche volerci una generazione?

    Colgo l’occasione per chiedervi una cosa: vedo che citi Zafón; qualche settimana fa, a seguito di una ricerca in rete, l’ho trovato in compagnia di altri due nomi famosi della letteratura spagnola (di cui non so nulla): Montalban e Pérez-Reverte Arturo. Qualcuno di voi ha letto “La bella di Buenos Aires”, o “Luis Roldán né vivo né morto” di Montalban? “L’ombra del vento” di Zafon, appunto, com’è? Di Pérez-Reverte Arturo, invece, mi sembra che sia famoso “Il cecchino paziente”, qualcuno l’ha letto?

    Buonanotte
    Mariangela

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  28. Avatar wwayne

    L’ombra del vento è universalmente riconosciuto come un capolavoro. E lo stesso vale per The Dome, 22/11/’63, The Help e Il potere del cane. Buick 8 invece è piaciuto meno, per il motivo che ho spiegato in questo mio post: https://wwayne.wordpress.com/2014/04/18/misteri-e-segreti/.

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  29. Avatar Domenico Fina
    Domenico Fina

    Sui capolavori non si troverà mai una piena comunanza, tuttavia questi per me sono 12 libri rappresentativi di questo inizio 2000:
    2001 Austerlitz – Winfried Sebald – Adelphi
    2001 Nemico, amico, amante… (Racconti) – Alice Munro – Einaudi
    2004 In fuga (racconti) – Alice Munro – Einaudi
    2005 Dottor Pasavento – Enrique Vila-Matas – Feltrinelli
    2006 La furia del mondo – Cesare De Marchi – Feltrinelli
    2007 Il paese delle chimere (saggio) – Lionello Sozzi – Sellerio
    2007 Uomini d’Irlanda (racconti) – William Trevor – Guanda
    2009 Olive Kitteridge – Elizabeth Strout – Fazi
    2009 Tempo d’estate – John M. Coetzee – Einaudi
    2009 Trash europeo – Ulf Peter Hallberg – Iperborea
    2011 Storia parziale delle cause perse – Jennifer DuBois – Mondadori
    2013 Felici i felici – Yasmina Reza – Adelphi

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  30. Avatar wwayne

    @Domenico Fina: Come forse ricorderai da alcuni commenti che ho scritto nel post sui libri più belli del 2014, ho provato più volte a leggere Coetzee, rimanendone sempre amaramente deluso, quindi ti confesso che probabilmente non leggerei Tempo d’estate nemmeno se me lo raccomandasse San Pietro. Massima apertura da parte mia invece sugli altri 11 libri, dato che nella maggior parte dei casi non conoscevo né loro né i loro autori. Grazie per gli spunti di lettura! 🙂

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  31. Avatar camilla
    camilla

    @domenico fina – Già, è difficile stilare liste perchè grandi romanzi ce ne sono moltissimi e non si può leggere tutto, purtroppo.Le novità , poi, sempre più in fretta spariscono dai mercato e questo è un gran peccato: tutti bellissimi i libri che hai elencato che per fortuna possiedo e ho letto e . talvolta, riletto. Forse non mettere Enard (o altri scrittori grandi) di ogni nazionalità (IBISCO VIOLA , METà DI UN SOLE GIALLO, di Adichie Kimamanda lascia un certo senso di …vuoto.
    Fresco di stampa, nuovo e molto buono è il romanzo di Benjamin Wood IL CASO BELLWETER, Ponte alle Grazie. E’ solo l’iltimo che ho letto tra tanti belli o bruttissimi. Grazie ciaociao

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  32. Avatar wwayne

    @camilla: Hai fatto un’ottima osservazione: di capolavori forse ne sono stati scritti moltissimi dal 2000 ad oggi, ma sono passati drammaticamente inosservati. Proprio pochi giorni fa leggevo un articolo su Internet in cui si diceva che molte case editrici, se un loro libro non “fa il botto” in tempi brevi, smettono di promuoverlo, indipendentemente dalla qualità del libro stesso. Questo, è inutile negarlo, significa condannarlo a morte, dato che solo in casi eccezionali un libro può imporsi grazie al passaparola, senza un’adeguata promozione da parte della casa editrice che lo ha pubblicato. Lo scopo del mio blog tra l’altro è proprio questo, dare spazio a libri (e film) che hanno avuto meno successo di quanto meritassero. E in fondo è lo stesso scopo anche di molti dei commenti che ho postato qui.

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  33. Avatar Jezabel
    Jezabel

    @Mariangela
    Ho letto Montalban e Zafon. Il primo non ha incontrato il mio gusto, ma direi che merita una certa attenzione rispetto a Zafon.
    Quest’ultimo, che dire – non me ne voglia WWayne – ma non lo avrei mai letto se non fosse stato l’unico autore presente in una casa che mi ha ospitato durante un lungo week end in cui mancavo di personali provviste letterarie…
    Se fosse una pietanza, sarebbe il panino prodotto in un fast food. 😦

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  34. Avatar wwayne

    @Jezabel: Adoro gli Internauti dissacranti, quelli che prendono a pesci in faccia anche delle opere d’arte universalmente riconosciute. Di conseguenza, invece di dirti “Come osi criticare un libro con oltre 4 stelle di media su tutti i siti?”, io ti dico brava, anche se hai smontato uno dei romanzi più belli che abbia mai letto.
    Tra l’altro a me i panini del McDonald’s piacevano, ma ho smesso di mangiarli qualche mese fa perché avevano cominciato a darmi problemi intestinali. O il mio fisico è diventato meno resistente alle porcherie che ci mettono, oppure suddette porcherie sono state aumentate di quantità.

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  35. Avatar carloesse
    carloesse

    Se posso dire la mia, farei un bel distinguo tra i capolavori e i libri comunque belli e piacevoli a leggersi. E prendo ad esempio proprio il controverso libro di Zafon L’OMBRA DEL VENTO . A me è piaciuto abbastanza: mi sono divertito nel leggerlo, l’ho trovato appassionante e trascinante.
    Ma da qui a dire che è un capolavoro ne passa.
    E allora cerchiamo di definire cosa possa essere un libro per potersi catalogare quale “capolavoro”. Secondo me un vero capolavoro dovrebbe:
    1) distinguersi da altri libri per la sua originalità: del soggetto trattato (la storia narrata) , e/o delle modalità in cui è trattato (scelta del narratore , dei tempi, dei luoghi, del loro alternarsi , dei personaggi e delle scelte del modo in cui descriverli, ecc..), e/o di stile del suo autore (lessico, fraseggio, uso del discorso, della punteggiatura, ecc.);
    2) essere in grado di esercitare forte influenza su altri autori (possibilità che spesso può essere accertata solo in tempi posteriori), o almeno sui lettori (che dopo averlo letto ne rimangono talmente colpiti da poter dire “ecco quello che aspettavo da tempo, e che nessun altro libro riusciva a darmi”);
    3) rimanere impressi nella mente del lettore anche dopo molto tempo averlo letto: quante volte un libro che sul momento ci è parso bello, soddisfacente, dopo poco tempo inizia a sfumare nella memoria, fino quasi a scomparire del tutto ?); su questo punto bisognerebbe fare però una precisazione: è facile che alcuni libri letti in giovane età rimangano più impressi (la memoria più sgombra? Il confronto con un numero ben minore di letture effettuate? Una maggiore propensione a impressionarsi ed esaltarsi?) di altri letti in età più avanzata, quando l’esperienza si fa più matura, si è maggiormente esigenti e la memoria stessa comincia a dare segni di calo.
    Ecco, a me il primo Zafòn era sembrato piacermi abbastanza, ma già non lo ricordo più…., a differenza di altri libri e di altri autori (cito da parte mia per questi ultimi 20-30 anni: W.G. Sebald innanzitutto, e poi sicuramente Bolano, forse Vila-Matas, McCarthy, Foster-Wallace,…; e negli anni precedenti Calvino, la Ortese, Saul Bellow, Queneau, Marquez, P.K. Dick,… fino ai grandi maestri del primo 900: Kafka, Joyce, Proust, …).
    Se avete opinioni diverse (non tanto su Zafòn, quanto sui criteri da me espressi) sarebbe bello confrontarci: a me pare un tema interessante.

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  36. Avatar carloesse
    carloesse

    … E per quanto mi piaccia la buona tavola, ogni tanto anche un panino in un fast-food, o un hamburger con patatine fritte…. (il mio motto: mai essere integralisti!)

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  37. Avatar wwayne

    @Carloesse: I tuoi ultimi 2 commenti mi sono piaciuti (soprattutto il secondo), ma nessuno dei 3 criteri da te citati mi convince. Ti spiego perché:
    1) Se per definire le opere letterarie come capolavori o meno adottassimo il criterio dell’originalità, allora dovremmo buttar via tutto ciò che è stato scritto dalla fine dell’età classica in poi, perché i Greci avevan già scritto tutto lo scrivibile.
    2) Come dicevo a Camilla, molti capolavori passano inosservati a lungo o per sempre. E poi, la qualità di un libro è un fatto interno all’opera stessa, non correlato quindi ad un elemento esterno come la percezione che di esso hanno gli altri scrittori.
    3) Anche il rimanere impresso nella mente del lettore è in una certa misura un dato esterno all’opera, perché, come tu stesso hai sottolineato, la conservazione di un libro nella memoria del lettore dipende da molti fattori che con il libro in sé non hanno niente a che vedere.

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  38. Avatar Domenico Fina
    Domenico Fina

    Non posso che ripetere che un capolavoro non mette mai d’accordo tutti, ma non solo tra noi lettori, in tutti gli ambiti, anche tra quelli più titolati. Basta vedere il Nobel, le critiche a ogni nuovo Nobel, i disaccordi su un autore e anche sui migliori libri di uno stesso autore. Le certezze di critici alla Bloom, perentorie e spesso ideologiche anch’esse, tutte puntate sugli autori inglesi. Scrittori e critici affermati, Franzen, Wood, Citati, Magris, Steiner, eccetera sarebbero d’accordo su pochi autori rappresentativi contemporanei. E come afferma giustamente Carloesse, noi stessi possiamo abbagliarci su un testo e poi rileggerlo e non trovarvi più nulla di un tempo. Passando ai nomi.
    Saramago ha scritto libri importanti ma per me il suo unico capolavoro è L’anno della morte di Ricardo Reis, perché si sottrae alla sua indole di procedere per parabole e restarne prigioniero. Alice Munro. Io che amo Alice Munro non riesco a capire come si faccia a non notare che Alice Munro ha condotto la forma racconto verso un’improvvisazione limite, quando si fanno confronti con Cheever, Carver eccetera secondo me è perché davvero non si è capita la grandezza della Munro. È su un altro livello. Strout. Olive Kitteridge è un capolavoro, a mio avviso, perché riesce ad avere lo scatto e l’imprevedibilità di Alice Munro in una storia estesa nel tempo, con un finale perfetto. Altro autore grande è Kundera, i suoi romanzi migliori, (L’immortalità e L’insostenibile…) hanno quello che deve avere il romanzo, il recondito assillo, cioè in un romanzo deve esserci un aspetto originale che non era stato inventato, trovato, messo a fuoco prima. In Kundera è l’idea che la libertà sia un’illusione dell’immaginazione e allo stesso tempo, peró, se la vita è più forte di ogni scacco del pensiero qualcosa va vitalmente escogitato; i personaggi di Kundera sono uccelli impazziti che rifiutano il ritorno sempre uguale delle cose, delle esperienze. Altro grande è Goran Tunstrom, non ho trovato nessuno scrittore negli ultimi decenni che sappia usare la scrittura come lui, Tunstrom è un autore dal talento prodigioso, una sorta di Fred Astaire della parola. Il suo libro più bello è l’ultimo: Uomini famosi che sono stati a Sunne (1998), ancor prima del più celebrato Oratorio di Natale.
    Sebald ha scritto libri importanti, Austerlitz e Gli emigrati. Antunes è un autore notevole, con risultati alterni, Spiegazione degli uccelli è un capolavoro. Rezzori ha scritto pagine importanti. Memorie di un antisemita (1979) è un testo poetico e aspero, frutto del suo talento ribelle. Nabokov, sì, anche se io continuo a preferire Lolita ai suoi altri celebrati testi. Bolano con tutta la buona volontà non mi piace, mi annoia, così come Wallace, credo che siano autori che una volta sparita la fregola postmoderna si svuoteranno. Vila-Matas spesso simile a se stesso ha scritto però libri come Dottor Pasavento, ispirato a Robert Walser, struggenti e ineffabili. Philip Roth forse resisterà per il suo aver saputo rappresentare l’erotismo contemporaneo. Ma non ci giurerei. Tra i grandi di inizio novecento non posso che ripetere i nomi di Kafka, Proust, Faulkner, Joyce, Musil, Svevo. Il libro più grande e ineguagliato, per me, resta L’uomo senza qualità di Musil.

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  39. Avatar mariangela
    mariangela

    @Tutti, @WWaynwe, @Carloesse@DomenicoFina
    Sono d’accordo con WWayne che il fattore memoria non possa essere eletto a criterio discretivo: può accadere di ricordare libri che non ci hanno dato nulla e di dimenticarne altri che ci hanno formato e che si sono impressi dentro di noi profondamente e in modo decisivo per il nostro sviluppo mentale. Non li ricordiamo proprio perché oramai sono parte di noi.

    Quanto all’influenza su lettori e autori, può dipendere da fattori che non sempre hanno a che fare con il valore del libro, pensiamo alle strategie commerciali della casa editrice, alla sua capacità di imporre l’opera nei canali giusti, all’attitudine dell’autore di compiacere il pubblico e di seguire l’onda.

    Anche l’elemento della “originalità” non mi sembra, di per sé, decisivo; un libro può muoversi nel solco di una tradizione (sotto il profilo dell’ambientazione, della lingua usata, dei personaggi inventati, del tema trattato) ed essere un capolavoro a tutti gli effetti.

    E allora? Dovete accontentarvi della pars destruens, perché, posto che il nostro giudizio sulla qualità di un libro è inficiato dalla nostra percezione (ci siamo detti tante volte che ci giocano fattori diversissimi: stato d’animo, età, condizionamenti esterni, luogo di lettura, condizioni meteorologiche), non sono in grado di individuare quelli che dovrebbero essere gli elementi, gli ingredienti essenziali di un capolavoro.

    E se il valore di un libro dipendesse dalla disomogeneità (non dal numero) dei lettori che l’hanno apprezzato? Intendo dire: si può affermare che, se un libro riesce a coinvolgere lettori, diversi per estrazione, per livello culturale, per genere, per stili di vita, per età, quel libro è in grado di travalicare le differenze e di arrivare al cuore umano?

    Ciao a tutti,
    Mariangela

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  40. Avatar Domenico Fina
    Domenico Fina

    @mariangela. Sono d’accordo, non esite un criterio univoco, tuttavia è qualcosa che risiede nella tua frase finale ciò che fa la grandezza di un libro, ossia la sua intima umanità che fa saltare i criteri di giudizio.

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  41. Avatar camilla
    camilla

    @tutti—sono d’accordo in particolare con Domenico, sui criteri. Certo è che il prevedibile non è mai un capolavoro. anche se può essere assai piacevole. Il successo commerciale può anche essere un segno di “capolavorismo”, ma quasi sempre è il contrario. Credo invece che sia sempre più importante che i gran lettori, nel senso di chi ama leggere tanti libri, si decidano a leggere con curiosità anche libri NUOVI. La scrittura di gente viva e molto contemporanea è comunque interessante e necessaria per capire il mondo o i mondi in cui viviamo, purche ci stupisca, ci dica ciò che non avevamo capito: che luce! Il culto del passato , la cultura museale (in tutte le arti) che si macina soprattutto da parte di grandi intellettuali, bravissimi, ma assolutamente legati ai capolavori del passato ha il torto di far morire sul nascere ogni reale novità. Grazie a tutti con cui sono in pieno accordo. Ovviamente adoro gli scrittori ormai classici, ma nuove nascite accolte con amore sono necessarie.

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  42. Avatar mariangela
    mariangela

    @Camilla @tutti
    Camilla, cosa intendi con libri “nuovi”? Se ti riferisci alla necessità che il lettore non si cristallizzi sugli autori già antologizzati, magari studiati ai tempi del liceo, senza volersi prendere l’azzardo di conoscere scrittori più recenti, senza rischiare niente, io sono d’accordo con te: può essere meno confortante che andare sul sicuro, ma è l’unico modo per evolversi, e non solo sul piano letterario.

    Se però con “libri nuovi” intendi necessariamente dire “la novità”, l’ultimo nato, il romanzo recentissimo dell’autore famoso, ti dico, concordo solo in parte. A questo proposito posso portare un esempio: contraddicendo la mia abitudine di non leggere titoli molto acclamati, ieri ho iniziato “Sottomissione” di Houellebecq e, al di là di un certo piglio spiritoso nel linguaggio che è in effetti accattivante, non ci sto trovando proprio niente.

    Al di là del caso specifico, comunque, non sono molto d’accordo neppure quando affermi che intellettuali bravissimi, ma troppo attaccati ai capolavori del passato, inibirebbero il fiorire delle novità (ti riferisci a qualcuno in particolare?). Le nuove nascite devono essere accolte con amore se sono di valore, altrimenti si meritano la nostra stroncatura.

    Saluti,
    Mariangela

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  43. Avatar Jezabel
    Jezabel

    @tutti
    sono d’accordo su molte delle affermazioni che sono state sviluppate dal “panino” in poi. Sia chiaro che pure io ho digerito panini e focacce unte letterarie, sia quelle superacclamate da pubblico e critica, sia quelle massacrate! Così come ho lasciato senza pietà lavori che io stessa riconoscevo come grandi, ma che lasciavano le mie budella indifferenti!!
    Il capolavoro è, come avete detto benissimo, qualcosa che resta (anche se noi non ce lo ricordiamo più), perchè segna (una rottura? una continuità con qualcos’altro?), perchè risponde ad un’intenzione dell’autore (in sostanza, se gli chiedi perchè l’ha scritto, entri in un mondo di riflessioni, di sensazioni, di studio, di immedesimazioni), perchè corrisponde (a dei canoni, a delle idee, a dei gusti).
    Credo che capolavoro possa essere sinonimo di “opera d’arte”.
    Mi piace questo scambio.
    Ciao a tutti.

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  44. Avatar Domenico Fina
    Domenico Fina

    Interessante l’argomento ricezione libri tra intellettuali. Ricorda un po’ le polemiche tra vecchi e nuovi politici che non si capiscono, e che oggigiorno ci assillano sulla cronaca. Ciò che scarseggia è la capacità di saper andare a spasso tra i libri, con cognizione, ovvio. O si è specialisti, per cui ci si interessa solo di una letteratura perdendo vista il resto. Oppure si prendono cantonate per l’ansia di individuare IL CAPOLAVORO Contemporaneo. Tra i giovani critici, Cortellessa, Raimo, Genna mi tocca leggere di un nuovo autore come se fosse ogni volta un nuovo Tolstoj, quella che Magris chiamerebbe endogamia asfittica, poiché scambiano Gilda Policastro, loro conoscente, per Virginia Woolf; tra i vecchi, vedi Bloom, antipaticissimo, sembra che la letteratura si sia fermata a Shakespeare. Franzen, Coetzee, Wood mi sembrano abbastanza affidabili. Magris riesce ancora a passeggiare fra le varie letterature contemporanee con lo spirito del talent scout di genio. Cordelli, spazia anch’egli con curiosità ma alle volte scrive recensioni in cui non tocca affatto il tema in questione. Ho letto il libro della giovane Giulia Villoresi (Chi è felice non si muove), scrittrice dalla capacità espressiva notevole, e incuriosito dal giudizio di Cordelli sono andato a leggere la sua recensione del libro sull’inserto culturale del corriere (La lettura), ebbene divaga su visione soggettiva, postmoderno, autofiction eccetera e del libro in sé dice due righe, tantoché sono arrivato a pensare che neppure l’avesse letto. Ciò detto, un problema che accomuna tutti, ripeto tutti, lettori professionisti e amatoriali, è che anche un romanzo che noi riteniamo di valore enorme, può sparire la settimana dopo, per cui talvolta ci cadono le braccia già mentre ne stiamo parlando. In altri termini oggi è molto più facile pubblicizzare un libro e far sì che le nostre parole siano lette da qui sino in Nuova Zelanda, ma è più difficile di un tempo essere presi seriamente.

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  45. Avatar wwayne

    Tra uno qualunque dei romanzi di Coetzee e il famigerato libro del caviale, io preferirò sempre il secondo. Tra l’altro l’appellativo “libro del caviale” gli calza a pennello: per voi era un panino da fast – food, per me era caviale.

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  46. Avatar Domenico Fina
    Domenico Fina

    Beh, Wwayne io qui facevo riferimento a Coetzee saggista. Ad ogni modo ognuno ha i suoi autori indigesti, che prova e riprova, ha abbandonato. Io tanti. Uno ad esempio è Busi. Mai digerito 🙂

    Coloro l’occasione per dire che ho letto “Prigioniero del presente” di Suzanne Corkin, Adelphi. È un libro nella sua complessità, molto utile, bello e a tratti commovente, scritto con un linguaggio fluido e preciso. È la storia del rapporto tra una studiosa e il suo paziente, durato dal 1962 al 2008. Il paziente Henry Molaison in seguito a un’operazione sbagliata, nel 1952, ha perso la capacità di immagazzinare i ricordi immediati, è come se la sua vita fosse un eterno presente. Questo caso, famoso, ha fatto fare enormi progressi alle neuroscienze che non avevano capito un tubo sul funzionamento della memoria e dei ricordi, tantoché a questo uomo avevano asportato l’ippocampo convinti di attenuare la sua epilessia, ma non avevano considerato gli effetti tragici di impatto sulla memoria breve, anzi non avevano alcuna cognizione di memoria brev e a lungo termine. La memoria breve sì capì anche attraverso lo studio del caso. La memoria breve è di circa 30 secondi e permette tutte quelle normali attività di comunicazione che a Henry Molaison erano precluse. Memorizzava atti pratici, ovvero come usare una macchina per un esame di ambulatorio, ma cancellava i volti e le frasi di chi aveva davanti, la stessa dottoressa che era con lui per decenni era sempre un persona nuova ad ogni nuovo incontro. Non avendo il carico del passato era una persona molto gentile, non gravata da offese e in grado di ripartire continuamente. Ma allo stesso tempo chi può dire se era o non era felice, aveva un io? La dottoressa Corkin sostiene di sì, era in grado di fare ironia sul fatto che una persona nuova era nuova solo per lui, in qualche maniera sapeva della sua memoria a breve termine che non funzionava. Un caso umano toccante e dal punto di vista scientifico descritto con notevole maestria.

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  47. Avatar garife123
    garife123

    Non voglio inserirmi nel dibattito stimolato da Domenico Fina che peraltro e’ molto interessante e complesso; credo che definire un libro un “capolavoro” dipenda dalla nostra storia personale, dalla sensibilita’ , dal momento che si sta vivendo, dall’eta’, dagli studi fatti….
    Trovo molti stimoli da questo blog sulla letteratura che seguo ormai da alcuni anni e ho avuto la possibilita’ di conoscere autori che sarebbero rimasti a me sconosciuti.
    Detto questo uno degli ultimi libri che mi ripromettevo da tempo di leggere era PASTORALE AMERICANA di P.Roth, osannato dalla critica e giudicato un libro “importante” degli ultimi decenni.
    Ora posso dire che e’ effettivamente un gran libro e che merita certamente la lettura. I temi che tocca sono tanti: rapporto genitori-figli, il sogno americano, l’innocenza perduta, il terrorismo interno negli Usa di cui io sapevo pochissimo, l’ascesa e la caduta di un padre “perfetto”, la societa’ ebrea-americana nel bel mezzo degli anni sessanta, la guerra in Vietnam, la provincia americana contrapposta alla vita a New York, ecc ecc
    Gli altri libri di Roth che avevo letto non mi erano sembrati cosi’ incisivi.

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  48. Avatar rosamavi
    rosamavi

    @domenico fina: sono colpita dalle tue conoscenze e dalla semplicità con cui fai paralleli e distinguo. Chapeau!

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  49. Avatar Domenico Fina
    Domenico Fina

    Grazie Rosamavi 🙂

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  50. Avatar Jezabel
    Jezabel

    @tutti
    Finiti tutti gli impegni di lavoro più pressanti, finito LA VISTA DA CASTLE ROCK che è un romanzo lineare, ma al tempo stesso un insieme di racconti, come quello a cui accennava Mariangela, mi dedico alla lettura de LA FAMIGLIA KARNOWSKI, ampiamente caldeggiato fra queste pagine.
    Il pregiudizio che non possa piacermi quanto il fratellino ce l’ho, ahimè.
    A presto 🙂

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