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I libri più belli, letti nel 2015

Non c’è più molto da dire, quando mi trovo ad avviare questo post, con i libri più belli, letti nel corso dell’anno, in questo caso nel 2015. Non c’è molto da dire. Perché sono i lettori a rendere questi post, anno dopo anno, laboratori belli e straordinari delle abitudini di lettura e di condivisione della…

Non c’è più molto da dire, quando mi trovo ad avviare questo post, con i libri più belli, letti nel corso dell’anno, in questo caso nel 2015.

Liseuse de Roman (Lettrice di romanzo), di Vincent Van Gogh (1888)
Liseuse de Roman (Lettrice di romanzo), di Vincent Van Gogh (1888)

Non c’è molto da dire. Perché sono i lettori a rendere questi post, anno dopo anno, laboratori belli e straordinari delle abitudini di lettura e di condivisione della lettura, di molte persone ricche di idee e di passione.

Mi limito quindi a ricordare la regola di base che ispira il post:

– indichiamo i libri che leggiamo nel corso dell’anno e che lasciano il segno; indipendentemente da quando sono stati scritti e pubblicati.

Per il resto, l’unica altra regola è quella del rispetto: rispetto delle letture e dei pareri di tutti. Il che non significa che non si possono avere giudizi duri sui libri che altri citano. Importante è farlo restando entro i confini dell’educazione.

Buone letture!

Come sempre, usiamo i commenti.


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Commenti

1.478 risposte a “I libri più belli, letti nel 2015”

  1. Avatar Jezabel
    Jezabel

    @tutti
    Se fossi un uomo…? E pure pieno di certezze…!
    Chissà che vita diversa avrei ? !
    Comunque, tornando alle letture, qualcuno ha letto LE HO MAI RACCONTATO DEL VENTO DEL NORD ?
    L’ho ripreso per pigrizia integrale (era sul comodino, faceva freddo e volevo leggere 😦 )
    non ricordo se ne ho parlato (le certezze si mal si fondono con questa mia distrazione patologica, mio ipercritico IDILLIO), ma magari mi ridite il vostro parere.
    Grazie, ciao.

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  2. Avatar Cristina
    Cristina

    @Marzia, Annie Ernaux è del 1940.
    GLI ANNI E’ una bio-storia” ricostruita a partire dalla propria vita personale allargandola a quella sociale e collettiva (con le canzoni, le pubblicità, le marche, i riti, le parole, i modi di dire, le manie).
    Insomma è la storia – se vogliamo metterla così- di una generazione. Quella che ha sentito parlare della guerra dai genitori o dai nonni, che ha visto la ricostruzione, che è andata a scuola negli anni 60 e che ha fatto il 68 e vissuto il femminismo. Nel caso francese che ha anche visto la Guerra di Algeria etc etc.
    Se non c’eri in certi anni non ci capisci molto, cioè non godi delle citazioni, non le apprezzi, insomma, e forse, nemmeno ti interessa.
    Scrittura affilata, sobria al massimo, sempre perfetta, con delle scudisciate inattese. Grande scrittrice Ernaux, la misura è il suo metro, e il libro, il libro è un tuffo in una sorta di passato collettivo dal suo punto di vista. Come direbbero dove sto io, ganzissimo

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  3. Avatar FALCO
    FALCO

    @Polissena mi spiace che tu ti ritragga da questo Blog! So per certo che avresti tante cose da dirci! Ho sempre seguito con grande interesse e apprezzato i tuoi consigli e penso sia buona cosa tornare a leggerti qui.
    E spero che anche Gabrilù, Adour e tanti altri tornino. Le letture sono la linfa di questo Blog ma anche la pluralità di sensibilità e di interessi di chi lo frequenta. Perdere qualcuno che regala i propri consigli è sempre una perdita per tutti noi.

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  4. Avatar wwayne

    Ero certo che non sarei stato il solo a pregare Polissena di tornare. L’affetto che riceve è meritatissimo, e la dice lunga sullo straordinario contributo che ha fornito a questo gruppo di lettura.

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  5. Avatar rosamavi
    rosamavi

    @jezabel: qui parlarono molto di LE HO MAI RACCONTATO DEL VENTO DEL NORD, Adour è un suo grande sostenitore! Io l’ho trovato grazioso e attuale!
    Non ricordo, invece, se si è mai parlato del libro (libretto) di DELERM, LA PRIMA SORSATA DI BIRRA E ALTRI PICCOLI PIACERI DELLA VITA. Si legge velocemente, sono piccoli capitoli che raccontano in modo poetico ed evocativo fatti di vita quotidiana, uno è quello che dà il titolo, altri come: “Il pacchetto delle paste la domenica mattina” (ah, che meraviglia!), “Si potrebbe quasi mangiare fuori”, “In un vecchio treno (bellissimo!)”, “Invito a sorpresa”, “Leggere sulla spiaggia” e forse il mio preferito: “L’orto immobile”. Da leggere col sorriso a fior di labbra per tutto il tempo, un respiro da prendersi tra un libro impegnativo e il successivo, provatelo! 🙂
    Ciao a tutti.

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  6. Avatar Maria- Teresa
    Maria- Teresa

    @Rosamavi,ho letto LA PRIMA SORSATA DI BIRRA parecchio tempo fa,quando ,col figlio piccolo e in pieno innamoramento verso tutto,i piccoli piaceri mi bastavano ed avanzavano.Ci stavo ripensando ultimamente,alla fine son quelle le cose da cercarsi.
    LE HO MAI PARLATO DEL VENTO DEL NORD e’ piacevolissimo e coinvolgente,finisce come deve finire (il seguito,voglio dire):Leo e’ l’uomo per me,fermatelo!!!
    Tonnellate di riflessioni profonde (e vere,ci mancherebbe) sulla vita si perdono facilmente sotto certe emozioni ,il romanticismo e’ disobbediente…😊
    Ciao a tutti

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  7. Avatar rosamavi
    rosamavi

    @Maria Teresa: ¡ viva el romanticismo! 😉 Adoooourrrrrrrr, dove sei????????

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  8. Avatar Jezabel
    Jezabel

    Ok, ok, andrò a cercare i vecchi commenti su LE HO MAI RACCONTATO…
    Farò i compiti.
    Bye a tuuutttti.

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  9. Avatar Dani

    La prima sorsata di birra…gnam gnam delicious!!

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  10. Avatar Marzia
    Marzia

    Ottimo consiglio Rosamavi, ho proprio voglia di piccole, belle cose.

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  11. Avatar camilla
    camilla

    da mesi non scrivevo qui e non leggevo nulla. Ho vissuto un periodo un paco malinconico, senza energia. Quei periodi dove , senza motivi speciali, si vive come in una specie di nebbiolina, un giorno uguale all’altro e pensieri tristi a farla da padrone.<oggi ho avuto un senso di simpatia per voi tutti, per Cristina e per l'idea di scrivere qualcosa sui libri che si leggono. In questo senso, questo blog è unico, mi sembra.
    e basta così Ecco alcuni libri che ho letto con piacere, e anche corroboranti.
    – vivamente consiglio RITRATTO DI UN MATRIMONIO di Robin Black (una donna)mi è piaciuto moltissimo e spero che a qualcuno di voi possa altrettanto piacere.
    -IIL CASO BELLVETHER di Benjamin Vood, sempre di Neri Pozza. La pericolosa illusione di essere onnipotenti. Secondo me questo romanzo è scritto benissimo.
    -UN GIOCO E UN PASSATEMPO del grandissimo , ultranovantenne James Salter. Lo stesso autore di UNA PERFETTA FELICITA. Questo è un autore estremamente live e esteticamente imbattibile, un poeta delle leggerezza, storie sospese nel nulla, un nulla apparente, in realtà il nostro inconscio, la parte del sogno , del sonno riparatore. magnifico e pieno di bellezza.
    – Ho letto i bei racconti, brevissimi, di Etgar Keret, SETTE ANNI DI FELICITA.Sono racconti col ritmo del respiro, da respirare più che da leggere.
    Ho letto tanti altri libri, IL GIGANTE SEPOLTO, PER ESEMPIO. ma va discusso con altri che l'abbiano letto. Spero che qualcuno mi accolga con affetto. baci a tutti, alla mia Cri, e , se li accetta, a Polissena e a tutti quantti. anche a quel mostriciattolo che è apparso da poco per dire le sue turbe. ciao Carloesse.
    camilla

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  12. Avatar carloesse
    carloesse

    Dei libri citati da Camilla ho letto solo IL GIGANTE SEPOLTO, che francamente, pur risultando una lettura piacevole, non mi è parso all’altezza degli altri più famosi libri di Ishiguro: “Quel che resta del giorno” e “Non lasciarmi”.
    E’ un romanzo abbastanza breve ambientato nella Britannia poco dopo la morte di Re Artù, ed alcuni elementi fiabeschi (anche se non realmente da “Fantasy”, come strombazzato talvolta) come draghi, sortilegi e luoghi misteriosi, si sovrappongono a quelli storici delle condizioni dell’isola al tempo delle invasioni sassoni, come nelle saghe di eredità vichinga (Beowulf) o nelle storie del ciclo Arturiano. Vi compare un vecchio e malandato Sir Galvano, unico sopravvissuto tra i Cavalieri della tavola rotonda, quasi una parodia di Don Chisciotte in sella ad un altrettanto stanco ronzinante che qui risponde al nome di Orazio, per portare a termine, solitario, una missione affidatagli molti anni addietro dal Re e da Merlino.
    Ma tutto ruota intorno ad una anziana coppia di contadini, che abbandonano il loro villaggio in cerca di un figlio di cui poco riescono a ricordare (e sono molto belli i dialoghi tra loro).
    Il senso del libro è tutto nel dubbio se sia (per l’uomo, per i rapporti personali, per la Società e le relazioni tra i diversi popoli) più utile la memoria o l’oblio.
    Questo il nodo (troppo filosofico, non letterario) della questione, ma (come al solito) la soluzione sta solo l’uso che ne sappiamo fare noi fragili esseri umani.
    Non un libro fondamentale, ma la capacità e la classe di Ishiguro come narratore è comunque confermata.

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  13. Avatar polissena

    Beh, che dire, Falco e WWayne che mi chiamano e Camilla che addirittura mi manda un bacio, che ricambio. Grazie a tutti! Devo proprio tornare! Ma solo tra qualche giorno, perchè sono impegolata in una traduzione non facile, per usare un eufemismo.

    @Falco, noi che amiamo James Frey non mi sembra che abbiamo contagiato nessuno. Per me è un grande scrittore, pochissimo conosciuto qui da noi. Mi sembra che ti manchi ancora L’ULTIMO TESTAMENTO DELLA SACRA BIBBIA, un libro strano e durissimo, crudele e poetico ed anche commovente, che è stato il primo che ho letto. Se non hai letto ti tocca. Altro non c’è finora, speriamo che scriva ancora.

    @Ciao Wwayne, mi sembra di ricordare che ti piacciono i racconti del terrore. A me per niente, ma una volta me ne è capitato per sbaglio uno che mi ha spaventato a morte, A VENEZIA UN DICEMBRE ROSSO SHOCKING, scritto nientemeno che da Daphne Du Maurier, che consideravo una dolce signora inglese, incapace di fantasie così raccapriccianti. Se non lo hai letto vale la pena. Ne hanno anche fatto un film.

    Ciao a tutti per ora e a presto

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  14. Avatar claudio
    claudio

    Bentornata Polissena…ti leggo sempre volentieri e mi fa molto piacere sapere che parteciperai di nuovo con la tua sagacia al consiglio di nuove letture….ignora eventuali commenti acidi e vai per la tua strada….abbiamo bisogno di gente intelligente come te….Ciao e a presto

    Claudio

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  15. Avatar wwayne

    @Polissena: Grazie per la segnalazione! Il racconto mi manca, ma a questo punto lo voglio leggere il prima possibile. 🙂

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  16. Avatar polissena

    Ciao Claudio, è un piacere ritrovarti. Mi ricordo di te, sei comparso di tanto in tanto, sempre con parole gentili. Grazie davvero

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  17. Avatar Marzia
    Marzia

    Mi hai dato delle buone idee Camilla, mi sembrano interessanti: Ritratto di un matrimonio e Una perfetta felicità. Li ho messi sulla mia W.L. di Anobi, grazie. Invece in questo momento io sto leggendo due libri originali , anche se in modo diverso, ed entrambi interessanti: il più noto: “le intermittenze della morte ” del grande Saramago e “Una parete sottile” di Ragazzoni.

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  18. Avatar Marzia
    Marzia

    Scusate: Regazzoni, non Ragazzoni.

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  19. Avatar FALCO
    FALCO

    Bentornata Camilla!
    @Polissena. Per noi amanti di James Frey: vedo un titolo che ci mancava, IL MIO AMICO LEONARD, che suppongo riprenda un personaggio di Un milione di Piccoli Pezzi.

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  20. Avatar Cristina
    Cristina

    Ho appena finito LUCE PERFETTA di Marcello Fois. Michela Murgia ne ha scritto benissimo. ERo curiosa, e molto ben disposta, ma mi ha delusa.
    Sardissimo, l’apoteosi della sardità, fin troppo. Riti,bisogno di riconoscimento sociale, il dover essere sociale, la robba ( si come in Verga), che qui sono i terreni e l’edilizia – personaggi neri e dannati, pronti alle peggio nefandezze, anche a far uccidere in modo ferocissimo.

    Linguaggio a volte ( spesso) troppo arzigogolato, avvitato in deliqui aggettivali a spiegare i fiori, l’aria i profumi gli spazi dell’isola. E poi, troppi sogni premonitori, presenze oniriche molto concrete. Insomma agnizioni ovunque.
    Un libro che conclude una saga – una trilogia – epica, che a mio parere di epico ha poco, anzi, forse troppo. E’ calcato.. Non mi ha presa, anzi, mi ha anche un po’ infastidita in vari punti.
    Non che sia illeggibile, no anzi, non è un libro brutto.
    MA c’è un compiacimento sottile, una sovrabbondanza lessicale, un incastro di avvenimenti a colpo di scena che , no, a me non dice e non mi chiappa. E ‘sto ambiente chiuso, soffocante, questa comunità nuorese giudicante, malpensante, che determina i doveri sociali, come ci si veste, come si fa un funerale, come si deve fare un matrimonio. Questi uomini dannati per il denaro, il potere dell’onorabilità, il patrimonio…Fa pensare al film ANIME NRE, ma il film era forte, qui…non c’è quella tensione della malvagità
    e le donne, ieratiche che di più è difficile. Delle madonne di dolore e di testardaggine.
    Mizzica, che barba

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  21. Avatar camilla
    camilla

    @Cristina — ciao cri, sono perfettamente d’accordo con te su Fois. Vivere nel mondo anzi,nei mondi, è meglio. Ci si può perdere ‘ in cosa? in quella maledetta “identità” che crea sempre cattivi pensieri. Baci
    @Marzia . sono due narrazioni perfette ma assolutamente diverse. Diverse. Diverse.E diverse. ciao ciao anche il CASO BELLWETHER di benjamin Wood , Neri Pozza, è bello assai.

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  22. Avatar cristina
    cristina

    @Cam, ciao Camilla del mio cor! ma sai, non è tano il fatto di mondi aperti. Qui è tutto volto al passato, a una Sardegna antica, immobile, fosca, soffocante anche se recente. E santapace. Insomma basta con sti toponimi stra triti.
    Mi sono segnata i tuoi libri. Prima o poi….SI. Dai, ce la farò.
    Ora voglio leggere l’ultimo Marias!!

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  23. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Cristina @Tutti
    Cristina, leggevo che anche Niffoi ci gioca molto con l‘elemento regionale, al limite dell’esagerazione, scriveva un critico di cui non ricordo il nome; mi sa che il recupero delle radici è una molla potente per tante cose, anche per le vendite.

    @Tutti
    Ho terminato “In tempi di luce declinante”, consigliato su questo blog in un pezzo di Panorama: bello, anzi molto bello, per ora tra i libri più belli letti quest’anno, e non lo dico per onorare il titolo dell’articolo che ci ospita.

    Prima di impantanarmi in definizioni più grandi di me dico che mi è piaciuto perché la narrazione è avvincente in sé, perché in questo romanzo familiare i personaggi sono veri e perché la scrittura è spigliata. La tecnica narrativa, che è quella che riprende la medesima scena cambiando il punto di vista di chi osserva, ora di un protagonista ora di un altro, è ben congeniata e manovra senza difficoltà i salti temporali che partono dal 1952 per arrivare al 2001, tornando spesso all’ottobre del 1989, alla festa di compleanno del vecchio nonno, che compie novant’anni.

    Poi potrei dire che mi è piaciuto perché è un romanzo storico ambientato in Germania, ma presterei il fianco a due osservazioni: i puristi potrebbero obiettare che gli elementi tipici del romanzo storico forse non ci sono tutti (e fin qui poco male: delle definizioni noi ce ne facciamo un baffo quando il romanzo ci è piaciuto); potreste poi farmi notare che io non sono imparziale nel giudicare un libro che parla di storia tedesca perché solo l’argomento, l’ambientazione, intendo dire, Berlino, con le sue vicende, le sue vie, Alexanderplatz (tutti posti dove tornerei anche domani) me lo avrebbero fatto sembrare interessante al di là della qualità del libro. È vero, sulla Germania sono andata a prendermi un po’ di tutto, ma questo non è un romanzo che proponga triti luoghi comuni per turisti, io ho trovato che la travagliata storia tedesca, perlomeno quella della ex DDR, ci sia tutta e che sia rappresentata senza cadere in stereotipi e senza togliere vita ai personaggi o alla vicenda familiare.

    Il miscuglio di fatti inventati e avvenimenti storici, proprio per voler scomodare un grande, è a mio parere ben dosato, vicissitudini personali e sfondo storico si tengono sempre senza forzature, i personaggi sono indovinati e convincenti e, per come scrive l’autore, è facile provare empatia per i membri di questa famiglia.

    Sulla storia tedesca solo un’osservazione (altrimenti pensate che sia un libro pesante e invece proprio non lo è): dal romanzo emerge bene, tra le altre cose, la liquidazione della DDR, la sua svendita materiale e culturale e il peggioramento della qualità della vita dei suoi abitanti dopo la svolta.

    Ciao,
    Mariangela

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  24. Avatar cristina
    cristina

    Mari, ma chi è l’autore/l’autrice di questo libro? potevi almeno dircelo!

    Niffoi? uhhh una noia insopportabile.Sempre sopra le righe.

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  25. Avatar camilla
    camilla

    @mariangela –anni fa’ ho letto LA TORRE di Uwe Telkamp, Bonpiani. Un pilastro (!) nella letteratura tedesca contemporanea, sui temi che ti interessano. ciaociao

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  26. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Camilla,
    Grazie!

    @Cristina,@tutti
    Ecco i riferimenti bibliografici del romanzo di cui parlavo l’altro ieri:

    • Eugen Ruge, “In tempi di luce declinante. Romanzo di una famiglia”, Mondadori, 2013.

    @Tutti
    Ho trovato quasi per caso un testo che potrebbe essere definito una sorta di dizionario, una specie di piccola enciclopedia della cultura statunitense. Vi dico, è così ricco, così pieno di storia, di curiosità di aneddoti e si legge così volentieri che sta sbaragliando alla grande altre letture di narrativa (deboline, per la verità). La nuova scoperta, la miscellanea di voci sugli USA che ha conquistato la mia attenzione è questa:

    • Mario Maffi, Cinzia Scarpino, Cinzia Schiavini, Sostene Massimo Zangari, “Americana. Storie e culture degli Stati Uniti dalla A alla Z”, Il Saggiatore, 2012.

    Io ho cominciato con la voce “Bronx”, e mai avrei immaginato che se ne potesse dire così tanto: gli autori non ci raccontano solo la storia di questo borough di NYC, divenuto per antonomasia sinonimo di luogo povero e malfamato, ma ci spiegano anche le implicazioni del quartiere nel mondo sportivo, in quello del cinema e teatrale, i collegamenti culturali (sissignori, prima di guadagnarsi una così brutta fama, era un luogo di cultura) insomma di tutto di più. Fatemlo dire: la narrativa sarà bella, ma quando uno trova un libro così, non può venirmi a dire che sono solo nozioni!

    Saluti,
    Mariangela

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  27. Avatar Cristina
    Cristina

    @Mari, sei una farfalla! ti piace svolazzar di fior in fiore. E va benissimo, si intende. A me, notoriamente poco interessata agli USA, un libro così forse non direbbe un granchè. Ma chi lo sa?
    In ogni caso ne approfitto per ri-lanciare unlibo meraviglioso ( a mio parere ) ,l’ultinmo pubblicato in vita di Christa Wolf. LA CITTA’ DEGLI ANGELI: che sugli USA dice parecchio ( lei era stata ospite del Rockefeller center o qualcosa così per un anno….e il libro parla di questo suo soggiorno, ma non solo). Delizioso, profondo, stravagante, singolare. Ti piacerebbe!

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  28. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Cristina @Tutti

    Cristina ti chiedo: eri tu che scrivevi di “Via dei ladri” di Énard? Io ne ho letto circa un terzo e non mi sta dicendo molto, né nei contenuti, né per lo stile. Penso che lo mollerò senza rimpianti.

    Ciao
    Mariangela

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  29. Avatar Cristina
    Cristina

    Ma come? Via dei Ladri è un libro potente! ma scherzi? vai avanti, vai avanti. fidati di me ( la prima era stata la Cam a parlane, poi io l’ho letto due volte, il mio Gdl entusiasta, un libro forte, forte forte, lascia che la trama si svolga, che furia!)

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  30. Avatar claudio
    claudio

    Ho finito ieri sera il libro di Marias ‘COSI’ HA INIZIO IL MALE’.E’ questo un autore che leggo sempre di quelli che quasi mai mi hanno deluso.Fa parte con Murakami,McEwan,Coe,Yehoshua Oz e Grossman di quelli che amo di piu’ e anche questa volta mi ha incantato.Il libro come al solito ben scritto con mille dettagli (un po’ mi ricorda McEwan) molto descrittivo sia nel presentare i protagonisti che nello sviluppo della storia.Storia che intriga, che fa capire come la mancanza del perdono mina la vita di una persona fino a conseguenze inimmaginabili.Unico neo che ci mette un pochino a carburare quindi il primo terzo del libro è un po’ troppo lento.

    Ciao a tutti,

    Claudio

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  31. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Cristina @Claudio @tutti

    Certo, se uno sa scrivere come Marìas può permettersi di carburare lentamente, perché una scrittura così densa, così profonda, già da sola ripaga il lettore, ma se hai letto un terzo di “Via dei ladri”, scritto in un modo che proprio non scalda il cuore, e ancora non ci trovi niente, o continui sulla fiducia (e l’azzardo c’è sempre, anche quando ad elogiare il libro è una fonte fino a quel momento ritenuta sicura) o leggi per dovere d’ufficio, ma allora non è più un divertimento. Scusatemi, in genere cerco di finirli i libri, ma un terzo del libro, nel mio caso una settantina di pagine, è già una bella concessione che facciamo all’autore, o no? Per quanto tempo dovrei annoiarmi prima di passare a qualcosa di meglio?

    Saluti,
    Mariangela

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  32. Avatar Cristina
    Cristina

    Cara Mari, VIa dei ladri è la storia di un ragazzino infelice e sfortunato. Nella sua vita capiteranno tragedie senza nome, tanto è l’orrore. Un libro che ha una parte di Conrad dentro di sè (il raccatta morti…). Bisogna avere pazienza, con i libri, a volte. Certo tu ne leggi due o tre alla volta, per forza ti distrai e perdi pure l’intensità.Credo io.

    Non ti era nemmeno piaciuto La piazza del diamante ( a mio avviso, e non solo, capolavoro capolavoro) che è un libro così raffinato, delicato, tragico..
    Forse, semplicemente, abbiamo gusti diversi, parecchio diversi.
    Ricordo che un libro che ho molto amato molto tempo fa -Possessione di Byatt – ha un inizio palloso e respingente )almeno le prime 50 -60 pagine) ,
    Ma poi, ah, che libro fenomenale!

    Ogni scrittore ha le sue strategie…

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  33. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Cristina @Tutti
    Cristina, se bastasse l’argomento importante a fare il buon libro saremmo quasi tutti buoni scrittori, se poi fosse sufficiente parlare di tragedie, a questo mondo saremmo tutti da Nobel. La forza di coinvolgimento molto raramente è data solo dai contenuti; nel mio caso, questo tipo di appeal, da solo, può scattare al più per i luoghi della narrazione, quando il romanzo mi serve per sapere qualcosa di più sui posti, allora divento più indulgente nei confronti dello stile e della trama, altrimenti, diciamolo, non è il tema in sé che mi fa affezionare al libro.

    A proposito del prosieguo del libro di Enard “Via dei ladri”, ho già superato il punto dove l’autore fa dire al suo protagonista che da lì a poco avrebbe appreso quale fosse stata l’entità della tragedia che gli era capitata in sorte. Vi dico, mi sembra un prestigiatore che fatichi a trovare il coniglio nel cappello dopo averlo annunciato ai suoi spettatori. Proprio questo tentativo di creare tensione senza riuscirci è uno dei motivi per cui l’ho mollato (penso definitivamente).

    “Americana”, il libro enciclopedia sugli USA, chiamiamolo così, potrebbe invece piacerti, o perlomeno, offrire degli spunti di interesse anche a te (ho pensato anche a Jezabel) che ami il cinema. Lo sapevate che la prima proiezione negli Stati Uniti di importantissimi film italiani quali “Roma città aperta“ e “Ladri di biciclette” è avvenuta proprio in un locale del Bronx? Se fosse notizia già nota a tutti o se l’avessi comunicata con enfasi eccessiva, perdonatemi: di cinema e di Stati Uniti non so nulla!

    Ciao,
    Mari

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  34. Avatar polissena

    A volte, per fortuna, ci sono autori che, anche se non molto pubblicizzati, arrivano fino a noi con un’efficace passaparola. Questa estate quasi tutti i miei amici, senza essersi messi d’accordo, leggevano Maurizio De Giovanni che impropriamente verrebbe etichettato come uno scrittore di libri gialli. Sono stata felice di scoprire un ottimo scrittore e finalmente un italiano, anzi un napoletano, profondamente napoletano .

    Ho cominciato dal suo primo libro, IL SENSO DEL DOLORE ed ho proseguito con altri tre degli otto che finora ha dedicato al commissario Ricciardi.
    Un altro commissario? Ebbene sì, ma Luigi Alfredo Ricciardi si stacca da tutti i suoi colleghi, da tutti i Maigret, gli Adamsberg, le Petre Delicado e così via.

    Siamo nella Napoli degli anni trenta, con i suoi quartieri residenziali ed i suoi vicoli, la sua ricchezza e la sua povertà, con un caleidoscopio di personaggi pittoreschi, di tradizioni ormai dimenticate ed ovunque la presenza incombente del regime fascista. Ricciardi, che avrebbe potuto vivere di rendita, è entrato in polizia perchè quasi costretto da quello che lui chiama “il fatto”, una specie di maledizione che lo sovrasta e fa sì che lui senta le ultime parole e gli ultimi pensieri dei morti di morte violenta. Non sempre questi fantasmi gli danno indicazioni utili, a volte l’ultimo pensiero può essere un rimpianto, un addio,…ma Ricciardi sente di dover indagare fino in fondo, senza tregua fino allo scioglimento delle indagini, con accanto il fido brigadiere Maione che lo venera.

    E’ un uomo giovane ed anche affascinante, ma i suoi incubi gli impediscono una vita normale e lo rendono cupo, silenzioso, solitario, ciò nonostante profondamente umano. Vive con la sua vecchia tata e coltiva segretamente un inizio di amore per la sua dolce vicina, Enrica, che osserva ricamare dalla sua finestra.

    Letto il primo libro si ha voglia di proseguire e si finisce per leggerli tutti.
    Mi sembra che questo sia il più gran complimento che si possa fare ad uno scrittore.

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  35. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @tutti @Polissena
    Penso anch’io che sia un gran bel complimento, per uno scrittore, sapere che ci sono lettori che vogliono leggere la sua opera per intero. Di Maurizio De Giovanni sarei quasi tentata di andare a prendermi l’audiolibro del suo “I bastardi di Pizzofalcone”, è uno dei titoli che hai letto?

    @tutti @Cristina @Polissena
    Cristina, vuoi saperne un’altra? Ho deciso oggi un altro abbandono, senza rimpianti e senza rincrescimento: è un libro di cui avete parlato anche qui, ma devo ancora andare indietro a vedere, si tratta di “Le ho mai raccontato del vento del nord?”, via, eliminato.

    Ci sono libri che accantoni con rammarico, ma sai che sono solo rimandati, per i più svariati motivi, sia di ordine pratico che psicologico; è il caso dei due libri di agosto che ho messo in stand by, uno è proprio quello di Rodoreda (non ho mai scritto che non mi fosse piaciuto) l’altro è la raccolta di racconti di Borges (chs è solo rinviato a data più propizia, naturalmente). Ce ne sono invece altri nei confronti dei quali sto sviluppando un atteggiamento diverso, voglio dire, più mi impratichisco con la lettura della narrativa (grazie a voi, al Blog e all’OPAC), meno rimorso provo a mollare i libri e qui, forse, devo dire che sto cambiando modus operandi rispetto a quello che scrivevo diversi mesi fa a Polissena. Mi piace pensare che dipenda da una maggiore consapevolezza .

    @Jezabel
    Cosa stai leggendo?

    Ciao,
    Mariangela

    Piace a 1 persona

  36. Avatar polissena

    @Mariangela, il libro di De Giovanni che vuoi “ascoltare”, non fa parte della serie del commissario Ricciardi. So che De Giovanni ha creato un altro personaggio, il commissario Lojacono, ma per ora non intendo tradire il mio tormentato ed amato Ricciardi che, come leggo anche su internet, ha sempre più ammiratori

    Ho letto per primo IL SENSO DEL DOLORE, che è del 2007, poi IL GIORNO DEI MORTI, IN FONDO AL TUO CUORE e ANIME DI VETRO che è uscito quest’anno. Me ne mancherebbero quattro
    Il mio preferito è senz’altro IN FONDO AL TUO CUORE, lo giudico un libro bellissimo, anche se consiglierei di cominciare dal primo, per entrare nel vivo dei personaggi e nella magica atmosfera della Napoli anni trenta.

    Non ricordo di cosa abbiamo parlato mesi fa, ma se si tratta di abbandonare i libri che non mi piacciono, lo faccio da sempre e senza rimorsi. Non credo che qualcosa che non mi piace, che non mi attira o che mi annoia, possa migliorare continuando la lettura. Se un piatto ti piace lo sai alla prima forchettata, certo non migliorerà mangiando. Inoltre i libri sono tanti ed il tempo è poco, perchè sprecarlo?

    Mariangela, permettimi qualche amichevole considerazione personale. Quando sei comparsa sul blog chiedendo consigli, io non te ne ho mai dati perchè non avrei saputo cosa consigliare ad una persona di cui non sapevo niente. Ultimamente non sono stata molto assidua sul blog e forse qualcosa mi è sfuggito, ma mi sembra che di te tu non abbia detto mai niente, neppure dove vivi. Non ti andrebbe di raccontarci qualcosa di te?
    Un abbraccio.

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  37. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @tutti @Polissena @Cristina @Jezabel
    In merito all’abbandono del libro: temo che il paragone con il cibo, esperibile per altri aspetti tra lettura e alimentazione, qui non regga perché un po’ di tempo al libro, come dice Cristina, bisogna pur darlo. Penso che la questione sia quella di raggiungere la via di mezzo tra l’abbandono facile e il masochismo di leggere oltre un certo punto, quando proprio dal libro non si trae che noia; l’obiettivo che mi sono posta è quello dell’ abbandono, diciamo così, consapevole e ponderato. Ne avevamo già parlato anche con Carloesse, anche se quello era un caso particolare perché parlavamo di un titolone un po’ controverso, si discuteva di “Il Maestro e Margherita”, niente di meno.

    Quando scrivevo che mi sento un po’ più sicura nella lettura della narrativa non volevo certo pormi come protagonista, la mia era solo una forma di ringraziamento: al blog, in generale, e a voi tutti, naturalmente. Scribacchio qui le mie impressioni di lettura da ventidue mesi e rileggendomi mi stupisco talvolta di vedere quanto di me io vi abbia raccontato in tutto questo tempo; posso non essere stata chiara, ma cercherò di migliorare.

    Ci avevo tenuto a rivendicare la mia identità professionale (non è prerogativa di chi insegna essere orgogliosi del proprio mestiere, anche se ammetto che insegnare in certe condizioni può diventare una missione) e vi ho riferito di essere impiegata contabile anche perché maestri, insegnanti, educatori, professori sono così numerosi nel gruppo di lettura, e anche “on line” a scrive di libri, che si potrebbe pensare che leggono solo loro, invece leggono anche i travet (nel mio caso, come correggerebbe Cristina, “le travet”).

    Saluti,
    Mari

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  38. Avatar Cristina
    Cristina

    @Mari. Mah, penso che travèt sia solo maschile, coi dialetti non si scherza… amche perchè son fermi, rispetto alla lingua vera e propria.
    comunque la lettura secondo me è un’esperienza di formazione , anche del gusto, mi fa strano che tu usi il verbo impratichirsi, che mi pare più adatto a un mestiere, cioè a un fare, più che a un essere, o a un sentire. Comunque le letture “emozionali” o emozionanti, mi sembrano lontane dai tuoi gusti, e non c’è nulla di male, sia chiaro.

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  39. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Cristina @tutti
    Cara Cristina, è proprio questa questione dell’emozione che io non riesco a digerire, soprattutto se espressa da lettori elettrici che stimo e non so dirti quante volte ho trovato questo equivoco su questo blog, anzi, è proprio il motivo per cui su questo blog ho trovato il coraggio di iniziare a scrivere, quasi due anni fa!

    Cosa vuol dire letture emozionali? Esistono le letture emozionali e quelle razionali? Vuoi riproporre la contrapposizione tra mente e corpo, tra cuore e cervello? Chi legge i romanzi, legge con il cuore, peggio, “con la pancia”, si usa dire adesso; chi legge saggistica è razionale, non sa lasciarsi andare, non ha fantasia è un pedante. Certe dicotomie sono luoghi comuni, stereotipi mille volte ripetuti, lasciamole dire a chi con libri e lettura ha poca confidenza, non divulghiamole anche noi queste accoppiate e cerchiamo di far capire che alla pancia andrebbero lasciate unicamente le funzioni digestive cui è preposta, non la lettura, per cortesia!

    Saluti,
    Mariangela

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  40. Avatar Cristina
    Cristina

    Credo che non ci siamo comprese, cara Mari. La dicotomia esiste, lettariamente, eccome.
    Valéry è tutto testa, Colette è tutta cuore ( ma con che stile!!), Marias è elucubrativo e cerebrale, Rodoreda è emozionante e emozionale, Grossman ( il mio, David) è un flusso di emozioni,Youcenar è notoriamente una scrittrice “fredda” e potrei continuare all’infinito. Il che on vuol dire che non ci sia testa in chi scrive in modo caldo, o che non ci sia cuore in chi scrive in modo più aggelato e cerebrale ) adoro Mariaa, per dire…)
    Non c’enrano i saggi, che possono essere caldi e accattivantissimi. C’entra l’appello primcipale che l’autore/ll’autrice fa. In ogni arte esiste questa dicotomia. Nel cinema e a teatro massimamene. Ma anche in musica.
    Ma guarda che le emozioni, con la pancia, secondo me non c’entrano un fico secco.
    Son gli uomini che han sempre detto che le donne ragionano con la pancia… ma io ben mi guarderei dall’uare questo paragone sprezzante e volgarotto.
    Al limite le emozioni hanno a che fare con un organo un po’ più nobile, posto un po’ più su…

    Non so se sono stata piu’ chiara…e non fare troppo la ragioniera, dai

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  41. Avatar Cristina
    Cristina

    ooops, scusate i molti refusi ed errori, non ho poprio riletto

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  42. Avatar wwayne

    A proposito di musica, condivido con voi una canzone che sto ascoltando spesso in questi giorni:

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  43. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Cristina @tutti
    Cristina, in lettura non possiamo trascurare quell’elemento decisivo che è la ricezione da parte di chi legge: posso emozionarmi con Youcenar, che tu dici essere autrice fredda, e rimanere indifferente a quella che per te è l’emozionalità della scrittura di Rodoreda. Se non considerassimo l’iscriversi della lettura nella soggettività del lettore, nel suo vissuto, nel suo immaginario, potremmo marchiare i libri con codici scritti col ferro e col fuoco, ma trascureremmo la parte più imprevedibile degli effetti del leggere, che è proprio la parte più stupefacente.

    Per “impratichirsi” intendevo riferirmi alla capacità di scegliere, di selezionare, quell’attitudine che ognuno di noi affina con la pratica, ascoltando i consigli, ma alla fine mettendoci del proprio, in modo da sapersi indirizzare verso le letture che più ci piacciono e che più ci emozionano. E non venitemi a raccontare che questa capacità di discernimento non è necessaria, che è bello farsi guidare dall’istinto, dal cuore, per tornare a tante frasi fatte che mi capita di sentire. Voglio vedere dove ci porterebbe il cuore, con tutte le migliaia di titoli che vengono editi all’anno, vorrei proprio vedere, senza saper scegliere (e scegliamo anche quando decidiamo di sperimentare un genere o un autore nuovo) che gusto trarremmo dalla lettura.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

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  44. Avatar Cristina
    Cristina

    Mari, anche la “ricezione” col leggere, col leggere molto e di più, e meglio, si affina, e discerne meglio. Che Yourcenar sia fredda non lo dico io, cioè lo dice tutta la critica anche la più benevola. Poi se ti commuove va bene.
    Un mio amico, pensa un po’, si commuoveva a leggere l’orario ferroviario… ad ogni gusto il suo sapore

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  45. Avatar editalara
    editalara

    Ciao a tutti, mi inserisco nel discorso solo per dire che il voler etichettare tutto mi è davvero ostico; uno scrittore è emozionale , uno è cerebrale.. mi sembra alquanto banale e riduttivo.. ho amato moltissimo Le memorie di Adriano , lette molti anni fa, e ancora rimangono uno dei miei libri più cari, altro che scrittura fredda!
    poi ovviamente è solo il mio parere.

    Piace a 1 persona

  46. Avatar Cristina
    Cristina

    cara editalara, allora sono banali e riduttivi i maggiori critici letterari italiani e stranieri. Va bene. questione di punti di vista.
    Ma la critica letteraria avrà bene diritto alle parole, e alle opinioni, o no?
    naturalmente nelle parole “caldo” e “freddo” non c’è nessun giudizio di valore, solo di stile. Pechè di questo si tratta e di questo io parlo 8 e ,ripeto, NON solo io…)
    O nemmeno questo va bene?

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  47. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Cristina @Editalara @Tutti

    Cristina, salvo non aver capito cosa intendi tu per “caldo” e “freddo”, io sono d’accordo con Editalara: la critica può parlarci dello stile di un autore, dei contenuti dei suoi libri, del suo modo di esprimersi, potrà anticiparci se l’autore è difficile e ostico, questo sì, perché può dipendere da fattori oggettivi quali per esempio la lingua o il periodare involuto, ma, trovate pubblicitarie a parte, non potrà mai essere in grado di assicurare che un testo emozioni, perché l’esito della lettura è di per sé imprevedibile e talvolta anche insondabile.

    Ciao,
    Mari

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  48. Avatar Dani

    Che dire Mariangela? Non posso che sposare appieno le tue ultime considerazioni..tue e di Editalara. Anch’io con la frequentazione del blog ho affinato le scelte. Ciao a tutti

    Piace a 2 people

  49. Avatar Cristina
    Cristina

    le emozioni sono personali, si sa ed è ovvio, perchè dipendono dalle nostre esperienze di vita e dai nostri cuori.
    Invece lo stile di un autore / una autrice è definibile, anche se un po soggettivamente ( ma non tanto) eccome. Se no cosa staremmo qui a scrivere ? Provate e dire che Bernhard non è ossessivo, o Marias non è cerebralissimo ( per fortuna, è una goduria).
    Comunque che Enard abbia vinto il Goncout ( che non è come i premi italiani, è, cioè, una roba seria) mi rende molto felice.
    E grazie a Camilla mia che me lo ha fatto conoscere, lei la libera battitrice delle pagine stampate.
    Poi, come sempre, qualunque parola etichetta, se proprio vogliamo sottilizzare, ma è questo il bello ( il butto) dell’essere pensanti e ragionanti, e anche giudicanti, sui libri

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