Mi ero segnata questo libro leggendo un post di lettoreambulante su questo blog, in cui segnalava *Tre vite* di Penelope Lively, ed. Guanda, come esempio di bella storia da leggere e diffondere (definendo bella storia come un romanzo leggibile a più livelli che può quindi accomunare il lettore più sicuro e quello più debole, con una struttura tradizionale e non sciatta e che ti racconti soprattutto una storia che ti rimane dentro).
Me l’ero segnato, e per fortuna. L’ho letto in questa prima parte delle mie vacanze _in montagna_, divorandolo in pochissimi giorni, e rimanendone davvero conquistata.
Per la storia, una storia di donne, la nonna Lorna _la sua la storia più bella fra le tre_, la madre Molly e la figlia Ruth, tre donne dell’Inghilterra dagli anni Trenta a oggi. Tre grandissimi personaggi, nelle quali, di volta in volta, mi sono identificata, che mi hanno commossa, a volte divertita.
Un libro _e non mi capita molto spesso_ che mi ha fatto provare veramente molte emozioni, pianto compreso.
E fattore non meno importante, oltre che avere una storia molto molto bella, è veramente scritto bene.
Riprendo quindi il consiglio di lettoreambulante (ringraziandola per la segnalazione) e vi invito a leggere questo libro e a diffonderlo anche voi. 
Per inciso, bellissima come sempre la copertina di Scarabottolo.
Chiudo poi con una citazione dal libro (mi piacciono moltissimo le citazioni in un libro in cui si parla di lettura, libri, leggere,…):
Talvolta Molly aveva l’impressione che la biblioteca fosse un luogo di anarchia e discordia inespresse, data la tranquillità superficiale che celava una babele di informazioni e dispute. La narrativa è una stridente menzogna – o meglio, un insieme di molte menzogne; la storia è un lungo racconto di argomentazioni e revisioni; i libri di viaggi un’evidente autopromozione; le biografie servono a spingere un certo prodotto. Quanto all’autobiografia, invece… Ma va più che bene. E’ questa la funzione dei libri: offrono un punto di vista, anzi, molti punti di vista conflittuali, stimolano il pensiero, provocano fastidio e ammirazione, fanno meditare. Portano chiunque li legga lontano da sé e lo lasciano in un posto da cui non tornerà mai completamente.
tratto da *Tre vite*, Penelope Lively, ed. Guanda, pp. 113-114
*giuliaduepuntozero
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