Scene sullo schermo della letteratura

Il narratore, per definizione, racconta ciò che è accaduto. Ma ogni piccolo avvenimento, non appena diventa il passato, perde concretezza e assume contorni indistinti. La narrazione è un ricordo, quindi un riassunto, una semplificazione, un’astrazione. Il vero volto della vita, della prosa della vita, si trova solo nel tempo presente. Ma come raccontare gli avvenimenti…

Il narratore, per definizione, racconta ciò che è accaduto. Ma ogni piccolo avvenimento, non appena diventa il passato, perde concretezza e assume contorni indistinti. La narrazione è un ricordo, quindi un riassunto, una semplificazione, un’astrazione. Il vero volto della vita, della prosa della vita, si trova solo nel tempo presente.
Ma come raccontare gli avvenimenti passati e restituire loro il tempo presente che hanno perduto?
L’arte del romanzo ha trovato la risposta: presentando il passato attraverso scene.
La scena, anche se raccontata al passato grammaticale, è, ontologicamente, il presente: noi la vediamo e la sentiamo; si svolge davanti a noi, qui e ora.
[…]
Balzac trasformò i lettori in spettatori intenti a guardare uno schermo (uno schermo cinematografico ante litteram) sul quale la sua magia di romanziere mostrava loro le scene da cui non riuscivano a staccare gli occhi.

Milan Kundera, Il Sipario, Adelphi (pagina 25)

Commenti

4 risposte a “Scene sullo schermo della letteratura”

  1. Avatar Caino
    Caino

    bellissimo post, è giusto fare il punto ogni tanto e ricordarlo.

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  2. Avatar theleeshore
    theleeshore

    Sì. Il genio di Balzac sta proprio in questo: grandi affreschi corali e infiniti dettagli particolari che vanno a costruire personaggi vivi, al limite – anzi sul baratro del presente – perché universali. Un personaggio per tutti (che è trasversale a vari libri della Comédie Humaine) è Vautrin – o per citare solo alcuni degli altri suoi pseudonimi Jacques Collin, Trompe la morte o Carlos Herrera. In lui convivono passato, presente e futuro. Ecco perché si muove agilmente dal papà Goriot alle Illusioni perdute fino a Splendori e miserie delle cortigiane. Ogni volta diverso (perché sempre uguale nel suo paradigma negativo): è come guardare in uno specchio (o uno schermo, come dice qui Milan Kundera) per vedere noi stessi.

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  3. Avatar John Crish
    John Crish

    nel testo tutto è superficie ed alla superficie si dispiegano e si risolvono le storie e la caratterizzazione dei personaggi, senza illusorie profondità: molto intrigante la metafora della narrativa come scena che si svolge nel presente.

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  4. Avatar whitelight

    Molto bella la metafora della scrittura come film che si svolge davanti agli occhi del lettore. E aggiungerei che la ricchezza dei dettagli di un libro rende molto viva la scena che si presenta al lettore. Di contro un film punta più sull’immediatezza della lettura delle immagini sullo schermo per fare colpo sullo spettatore.

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