Torino, Fiera del libro 2007, altre osservazioni

ecco il secondo mini-reportage. Prima osservazione. Strano che i cataloghi siano ancora cartacei. Su 30 stand in cui ho chiesto le novità, soltanto due mi hanno dato un cd (il Saggiatore e Felici editore) che mi sono infilato nella tasca della giacca. Il resto del materiale invece è finito in una pesantissima borsa che mi…

ecco il secondo mini-reportage.
Prima osservazione.
Strano che i cataloghi siano ancora cartacei. Su 30 stand in cui ho chiesto le novità, soltanto due mi hanno dato un cd (il Saggiatore e Felici editore) che mi sono infilato nella tasca della giacca. Il resto del materiale invece è finito in una pesantissima borsa che mi sono portato appresso per 51mila metri quadri della Fiera.
Altre ossrvazioni a casaccio.
– Bello e raffinato lo stand della casa editrice milanese Excelsior1881. Nata pochi mesi fa senza fare troppo rumore, ha già un bel catalogo, edizioni eleganti e una recente chicca: Sfogliar verze, di Giorgio Conte (fratello del più noto Paolo). L’ho letto tra Torino p.ta Nuova e Milano centrale, e devo dire che corre via come un treno. Bello, leggero, e con un’ironia tutta piemontese tra lo snob e il godereccio.
– Curiosa la campagna reclutamento scrittori promossa da Toilet.
– Più in generale, a parte gli editori grandi e medi, alla Fiera si trovano sempre personaggi che vale la pena di incontrare anche solo per la loro storia, per capire che c’è anche un volto umano dell’editoria. Ho conosciuto una coppia sui 50/60, friulani, titolari (credo) di Campanotto editore. Fanno questo mestiere da trent’anni, pubblicano cose tipo ricette e ricordi della cuoca (friulana) dei Kennedy, tra polenta, coniglio e pettegolezzi. Hanno voglia di chiacchierare. Comunicano una bella passione per i libri. Cercano nuovi autori.

Commenti

4 risposte a “Torino, Fiera del libro 2007, altre osservazioni”

  1. Avatar giuliaduepuntozero

    Ciao Capaldi, veramente ti è piaciuto lo stan dell’Excelsior 1881?
    Pensa che io l’avrei messo fra i peggiori. Freddo, distaccato, con i libri dentro a delle teche di vetro, il modo migliore per tenere le persone lontano dai libri.
    Anche se come casa editrice non mi dispiace, ho a casa due titoli che hanno pubblicato, non li ho letti, ma come edizioni non mi sembrano male.

    *giuliaduepuntozero

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  2. Avatar capaldi
    capaldi

    sì, Giuliaduepuntozero. L’ho trovato piacevolmente snob, con quel divano di cuoio su cui il placido Giorgio Conte sfogliava perplesso il libro di quel tale che scrive di libri non letti.

    Non tutti i libri erano nelle teche di vetro, comunque.

    Lo stand, tra le altre cose, mi sembrava carico di personalità. Se hai un’idea di com’è nata la casa editrice e delle sue ambizioni, ti rendi conto che anche l’immagine che dava a Torino comunicava un’identità precisa.

    Quella dell’identità (fredda o calda, antipatica o simpatica che sia) mi sembrava una categoria ignorata da quasi tutti gli editori in Fiera.

    Adelphi era davvero simile a un multicenter Mondadori. E le piccole quasi non si distinguevano tra loro.

    Poi excelsior1881, al di là delle questioni di packaging o di marketing, ha pubblicato Sfogliar verze, che mi ha proprio divertito…

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  3. Avatar caterina fiore

    certo la fiera del libro è un gran mercato..un supermercato se volete, ma ..io..ci sguazzo ..dentro..ci sto bene..mi sento..a casa mia, nonostante la confusione, il rumore, i bambini anche piccolissimi che devi stare attenta a non calpestare. Non mi interessano tanto gli stand dei libri, che preferisco comprare altrove con qualche sconto in più, ma l’incontro con gli autori..entrare dentro a infinite storie e problemi e fare il giro del mondo. Lingua madre, come previsto, è stato il mio habitat.E così sono tornata con il desiderio di leggere..leggere..leggere!!! Ho già letto della cinese Wei Wei “La ragazza che leggeva il francese”, che era stata con simpatia presentata da Paola Mastrocola.
    Mi ha ispirato simpatia anche l’indiana Laila Wadia con “Amiche per la pelle”, un romanzo di integrazione a Trieste dove vive da 20 anni( mi ricordava un po’ lo Scontro di civiltà…di Amara Lakous).
    Che dire di Monique Truong vietnamita che fa raccontare in “Il libro del sale” la storia di Gertude Stein e Alkice Toklas dal cuoco vietnamita, o dell’indiano Anosh Irani con la sua tenera storia “Il bambino con i petali in tasca “?
    Mi è venuta la voglia di rileggere i racconti o i romanzi della cicana Sandra Cisneros dalla personalità prorompente o di conoscere Alicia Gaspar de Alba un’altra cicana con il suo romanzo giallo ( Il deserto delle morti silenziose ),che è una documentata trasposizione di fatti brutali e ignorati, anche se denunciati da Amnesty International (dal 1993 più di 400 donne uccise, stuprate.. a Ciudad juarez al confine tra Messico e Usa ).
    E poi la somala Ayaan Hirsi Ali , autrice di Non sottomessa con il nuovo libro L’infedele: fredda, determinata nella sua denuncia contro l’islam e per questo anche in fiera circondata da guardie del corpo e dalla polizia.
    Posso continuare con la cambogiana Somaly Mam, che , venduta dai genitori e vissuta in un bordello per più di 10 anni, oggi si batte contro la prostituzione infantile anche con il suo libro “Il silenzio dell’innocenza”.
    Potrei continuare a lungo, ma chiudo, ricordandovi la simpatia di Skarmeta o il cinese MO YAN, presentato da Magris e la scoperta che quello che oggi è ritenuto uno dei grandi della narrativa cinese ( L’uomo che allevava i gatti o Sorgo rosso…. ) con la sua scrittura forte, travolgente fino a 20 anni viveva coi contadini e pascolava capre e buoi e “usava orecchi e non occhi per leggere”
    Scusate la lunghezza..non so se è buona letteratura..ma queste storie mi interessano.Xochitl

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  4. Avatar Stefano Lorefice

    beh, quelli di Campanotto hanno passione. sì. nelle loro collane poetiche ci sono degli autori di livello elevato.

    “Geografia senza fiume” Anna Ruchat
    “Album italiano” Gianfranco Fabbri

    per esempio

    un saluto

    Stef

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