Su “La Repubblica” del 5 agosto, in uno degli articoli dedicati a Henri Cartier-Bresson, si cita il volume pubblicato nel 1996 da Leonardo Arte, Henri Cartier-Bresson. Lo Zen e la fotografia. Fra le caratteristiche delle fotografie di h. c.-b. c’è in effetti un indicibile, io certo non so formularla, forza dell’*intuizione* del mondo, attraverso lo sguardo sul quotidiano, ordinario e straordinario.
H. C. – B., ci dice l’autrice dell’articolo, Luciana Sica, venne molto colpito dalla lettura di Lo Zen e il tiro con l’arco, di Eugen Herrigel, “lo ebbe in regalo da Braque e per lui fu una lettura fondamentale, illuminante. Gli si rivelò come ‘un manuale di fotografia’. Del resto, credeva, con Breton, nell’hasard objectif: ‘Non si deve riflettere’, diceva. ‘Lo sforzo cerebrale è molto pericoloso per una fotografia’.”
Il buddismo zen, scrive Herrigel, “non vuole essere speculazione, ma diretta esperienza di ciò che, in quanto fondo senza fondo dell’essere, non può essere concepito intellettualmente, anzi non può essere affermato e spiegato neppure dopo che se ne è fatto esperienza, per quanto precisa e inoppugnabile: lo si conosce non conoscendolo. Per amore di queste esperienze decisive il buddismo zen segue vie che per mezzo di una meditazione praticata metodicamente devono condurre a scoprire nel più profondo dell’anima quell’indicibile senza fondo né forma, anzi divenire tutt’uno con esso.” (edizione Adelphi, pagina 21).
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