Il provvedimento plateale di Valditara che vieta asterischi e schwa (Ə) è un atto politico reazionario. Qualsiasi sia il nostro parere sulla necessità della lingua di diventare più inclusiva, non possiamo mai dimenticarci di quanto sia un tema politico.
Ne avevamo parlato la scorsa settimana in termini più generici: il nostro blog deve scrivere in modo che la lingua sia inclusiva? Oppure basta il tradizionale maschile non marcato (o sovraesteso)?
Io sul tema non ho le idee ancora chiarissime. So solo che si tratta di una questione politica. Non è un caso che le destre di tutto il mondo proclamino ai primi posti dei loro programmi (in genere tenendo così più o meno celato che il loro principale obiettivo è tagliare le tasse per i ricchi) la lotta alla cosiddetta ideologia woke.
Che poi non è altro che la lotta delle destre contro chi nella storia ha subito ingiustizie, discriminazioni e violenza: siano i gruppi più deboli economicamente, le donne, le minoranze razzializzate, le persone discriminate per le loro attitudini sessuali, i disabili, i popoli colonizzati ecc. Secondo l’ideologia dei trumpiani-putiniani di tutto il mondo, compresi quelli di casa nostra, è che queste persone tornino silenziose a subire.
Ora, così inquadrata, l’iniziativa ridicola di Valditara assume tutta la sua portata ideologica e culturale. Valditara scrive che asterischi e schwa “sono in contrasto con le norme linguistiche, l’Accademia della Crusca ha più volte evidenziato che tali pratiche non sono grammaticalmente corrette”. Il che è vero, ma l’Accademia della Crusca vive in un universo che sembra essere impolitico.
A me personalmente asterischi e schwa non piacciano ma se ci aiutano a scrollarci di dosso la cultura dell’oppressione, anche in minima parte, perché non usarli?
Ricrdiamo il peso dello status simbolico di discriminati appiccicato agli oppressi dagli oppressori e dai loro lacché. Pensiamoci. Una lettura (o rilettura) di Frantz Fanon potrebbe aiutare.
Anche perché sono ovviamente altri i problemi della scuola italiana.
Del resto, nella corsa a mostrarsi più trumpiani, l’aggressione alle minoranze e ai diritti è la strada più semplice e che paga di più, conta su un certo bigottismo diffuso e, in questo caso, su una certa idea di lingua chiusa in una torre d’avorio. Come se non fosse invece una questione di giochi linguistici, da giocare continuamente.

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