Percival Everett, Hisham Matar, Olga Tokarczuk, Franz Kafka

Fra le novità di queste settimane

Fra le novità in libreria in queste settimane:

Percival Everett, James, Traduzione di Andrea SIivestri, La Nave di Teseo, 2024 336 pagine.
Il James del titolo è lo schiavo nero Jim che accompagna Huckleberry Finn (Mark Twain, 1884) nelle sue avventure. Qui James è la voce narrante della storia. La racconta dal suo punto di vista, e la voce che risuona è la sua, e non quella mediata dalla voce di Huck del romanzo di Twain (che peraltro è capolavoro assoluto della letteratura americana).
Come scrive Livia Manera su “La lettura“, Corriere della Sera 8 settembre 2024, Everett si misura con un capolavoro (quello di Twain) che oggi viene considerato al contempo antirazzista ma anche razzista.
“La scelta vincente di Everett è di immaginare che il Jim che parla ‘da schiavo’ (la parte razzista) sia una performance: un travestimento per nascondere il vero James”. Il quale, per esempio, insegna ai bambini figli di schiavi che per muoversi nel mondo dei bianchi senza correre rischi è necessario padroneggiare un certo linguaggio e conoscere i registri di un inglese grottesco (quello del “Sì badrone” , più o meno). Bisogna imparare sin da piccoli a usare lo slave filter, insomma: «I bianchi si aspettano che parliamo in un certo modo e non deluderli su questo fronte non può che esserci d’aiuto», spiega James. «Se si sentono inferiori, gli unici a soffrire siamo noi. O forse dovrei dire, “Se non si sentono superiori”…»
James ha letto Voltaire, e Locke nella biblioteca del Giudice Thatcher e, continua Manera, nelle occasionali pause delle botte, delle frustate e delle umiliazioni, intrattiene con i filosofi dell’illuminismo un dialogo silenzioso”. Filosofi che peraltro erano in generale piuttosto razzisti.


Hisham Matar, Amici di una volta, traduzione di Anna Nadotti, Einaudi, 2024, 376 pp.
Matar torna a esplorare la propria straziante cartografia, scrive Alberto Manguel su “Robinson”, La Repubblica, 8 Settembre 2024. La brutalità del regime di Gheddafi, e i suoi storici metodi di tortura ed esilio forzato fanno, inevitabilmente, da sfondo a tutti gli scritti di Matar. Il narratore di Amici di una volta è Khaled, un giovane libico che studia a Edimburgo e vive insieme a due compagni. Il regime è lontano ma la sua famiglia è dentro l’inferno, e essere oppositori dalla Gran Bretagna significa entrare nel mirino degli agenti all’estero del dittatore, e perdere l’identità, come la perde chi non può tornare.


Olga Tokarczuk, Il tenero narratore e altri saggi, traduzione Silvano De Fanti, Bompiani, 272 pp.
Una serie di saggi della Nobel 2018 – autrice di I vagabondi, e I Libri di Jakob fra gli altri – che articolano una riflessione complessa sulla letteratura e il suo ruolo, sulle voci del raccontare, sull’uso dell’io – prima persona. Leggiamo sulla quarta:
“Tokarczuk invita a liberarsi dai vincoli del proprio io narrante per abbracciare una voce nuova, che combini l’impersonalità con una dolce tenerezza. Già, la tenerezza, che è la forma più modesta di amore eppure la più potente, perché ci fa rivolgere lo sguardo oltre noi stessi, verso gli altri esseri umani, gli animali e la natura, nella consapevolezza di un destino comune.”
Robinson dell’8 settembre ha pubblicato uno di questi saggi: Perché detesto Indiana Jones. “Confinato nella capsula a chiusura ermetica dell’identità occidentale, si rivela impermeabile, refrattario alla diversità […] le sue relazioni con gli autoctoni non vanno in profondità; non c’è il minimo dialogo culturale.”


Reiner Stach, Kafka: 1 ) I primi anni. 2) Gli anni delle decisioni. 3) Gli anni della consapevolezza. 3 vol., traduzione di Mauro Nervi, il Saggiatore, 2024 – pp. 700 + 760 + 800.
Arriva al completo, finalmente in italiano, l’immensa biografia dello scrittore praghese.
Scrive su L’Indice (n.9/2024) Guido Massino:
“L’ultimo volume è quello più intenso. Difficile riassumerlo per la densità di avvenimenti e temi che affronta. Meritano particolare attenzione le pagine in cui Stach fa luce sul rapporto con la realtà drammatica e lacerante della guerra attraverso le mutilazioni fisiche e psichiche dei reduci con i quali il funzionario Franz Kafka fu per anni quotidianamente a contatto. Sono gli anni della dissoluzione dell’impero austroungarico, della creazione della Repubblica cecoslovacca, del risveglio dell’antisemitismo. Anni per Kafka segnati dalla malattia e da un progressivo isolamento sociale. Ma anche da grandi opere come Il castello. E dagli incontri illuminanti con Milena Jesenská, che traduce in ceco i suoi racconti, e con Dora Diamant, l’ebrea polacca che raggiunge a Berlino e sarà al suo fianco negli ultimi mesi di vita.”


Leggi anche: I libri non ancora letti e il nostro futuro


Immagine: Benjamin Canas, senza titolo, Wikiart

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