il titolo di questo post è BELLE STORIE!? SIGH!, GULP! C’è una parte positiva e una molto negativa, se non polemica.
Il tutto nasce da una riflessione del gruppo di lettura di Mantova Librar dove abbiamo letto “Un difetto impercettibile” (Rizzoli) di Nancy Huston.
Davvero un bel romanzo nel senso classico di bella storia, ben scritta, ben costruita, con una trama studiata, personaggi approfonditi e l’idea originale di raccontare una saga familiare non solo partendo dal presente e andando poi a ritroso, ma ritraendo i quattro protagonisti all’età di sei anni. Non vi dico di più perché merita di essere letto e scoperto.
Ci siamo un po’ stupiti del fatto che è un libro di cui non si è sentito quasi parlare ed è invece di grande valore. Qui finisce la parte positiva del post e inizia quella negativa.
Vi siete accorti che pur nella vastissima produzione editoriale italiana si pubblicano sempre meno belle storie in senso classico e spesso si fa anche fatica a scovarle?
Parlo di un romanzo leggibile a più livelli che può quindi accomunare il lettore più sicuro e quello più debole, con una struttura tradizionale e non sciatta e che ti racconti soprattutto una storia che ti rimane dentro. Non so se sono riuscita a spiegarmi.
Intanto vi consiglio altri libri del genere che per sostenere la campagna “Belle storie!?” dovete impegnarvi a leggere e diffondere.
Cominciate con Anita Rau Badami e le sue “Donne di Panjaur” (Marsilio) e proseguite con “Tre vite di Penelope Lively” (Guanda).
Poi tornate a quel capolavoro della Badami che è “Il passo dell’eroe“.
Cos’hanno in comune questi romanzi? Che intanto che li leggi ma anche dopo i protagonisti diventano la tua famiglia, ti preoccupi per loro, cerchi di capire come aiutarli, li pensi e li consideri veri. La lettura non ti provoca un’emozione e una partecipazione momentanea, le storie ti entrano proprio dentro. L’autore si mette in gioco e il lettore pure. Fiducioso e ben ripagato.
E le vostre “belle storie”?
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