Per l’album (o l’albero) delle coincidenze:

m.c. l.f. Sebald fa capolino in un testo di Javier Marias (altro scrittore di cui abbiamo parlato) pubblicato su La Repubblica / Donna, 350, 10-5-2003, (gi� segnalato da Antonio e che appare ora nella nostra “Scrittori per la pace”. Marias scrive: ” … stavo raccontando alla persona che mi aveva pazientemente aspettato sul binario della…

m.c. l.f.

Sebald fa capolino in un testo di Javier Marias (altro scrittore di cui abbiamo parlato) pubblicato su La Repubblica / Donna, 350, 10-5-2003, (gi� segnalato da Antonio e che appare ora nella nostra “Scrittori per la pace”.

Marias scrive:

” … stavo raccontando alla persona che mi aveva pazientemente aspettato sul binario della lettura nella quale mi ero immerso durante il viaggio e che mi aveva sconvolto: l’edizione inglese, appena pubblicata postuma, di Sulla storia naturale della distruzione, scritta da un autore che è stato un mio amico epistolare, il tedesco W. G. Sebald, al quale piaceva che lo chiamassero Max. Il libro non è ancora stato tradotto in Spagna, ma senza dubbio lo sarà presto […].

La prima parte, quella che stavo leggendo, tratta di “Guerra aerea e letteratura”, e in essa si esprime la perplessità che produce la quasi totale assenza di testi importanti sulla distruzione delle città e dei paesi tedeschi negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, sotto i massicci bombardamenti alleati. Si calcola che in essi morirono circa seicentomila civili e che furono rasi al suolo centotrentuno centri abitati, alcuni molto importanti come Amburgo, Dresda e Colonia. E tutto ciò, subito da milioni di persone – mi riferisco a quelle sopravvissute – che avevano perso non soltanto i loro cari e le loro case, ma anche gli spazi geografici nei quali erano cresciute e quindi anche il loro passato e la loro storia, fu incredibilmente sottaciuto, e non solo nei documenti scritti.

Dice Sebald che fu come un vergognoso segreto di famiglia condiviso da milioni di persone, che neppure in privato ne facevano parole le une con le altre. Le possibili ragioni di questo tacere o di questa non coscienza nazionale sono molte, le une insondabili e troppo comprensibili le altre.
E a ogni buon conto, questo caso tedesco non è l’unico in cui si sia taciuto ciò che in principio nessuno direbbe che si possa tacere. Anche i sopravvissuti di Hiroshima, sembra, mantennero, nella loro maggioranza, un assoluto silenzio”.

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