I libri più belli, letti nel 2021

Ciao a tutti, con un leggero ritardo rispetto agli altri anni eccoci con il nuovo capitolo della serie dei “Libri più belli letti quest’anno”.

Che dire: la lunga serie di commenti è sempre una grande sorpresa, fonte di conoscenza e informazioni ma anche di intelligenza emotiva e affetti. Nel racconto delle letture si intreccia sempre la vita dei lettori oltre a quella dei libri. A costo di ripetermi, come ogni anno ringrazio questa comunità preziosa e civile. Forza lettori!

Le regole sono arcinote ma le ripeto per chi arriva per la prima volta (i nuovi arrivi sono sempre benvenuti e preziosi):

1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2019. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.
2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto (in passato) si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Gli interventi/commenti del 2020 si possono leggere qui:

I libri più belli, letti nel 2020

(L’immagine è di Oliver Kilbourn, 1950, Station Bridge – Wikiart.org)

242 commenti

  1. @tutti

    Questi i miei “distinto” del 2021: libri che ho apprezzato e che consiglierei:

    1. Sylvie Schenk, “Veloce la vita”

    2. Sorj Chalandon, “La quarta parete”

    3. Fredrik Sjöberg, “L’arte di collezionare mosche”

    4. Diana Athill, “Da qualche parte verso la fine”

    5. Aeham Ahmad, “Il pianista di Yarmouk”

    6. Daniele Mencarelli, “Tutto chiede salvezza”

    7. Enard, “L’alcol e la nostalgia”.

    8. Sumerset Maugham, “La lettera”

    9. Thomas Hardy, “Barbara”

    Sono particolarmente contenta di avere ”scoperto”, nel senso che non ne avevo mai sentito parlare prima, Sylvie Schenk e Sorj Chalandon e quasi mi stupisco di trovare nel mio elenco anche un autore italiano, Daniele Mencarelli.

    Mari

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  2. @Cam avevo deciso di autoregalarmi il libro di Mendelsohn, che sicuramente mi piacerà. Non so se troverò il tempo per elencare le mie letture meritevoli.
    Nel frattempo, scorci belli di un libro in corso di lettura.

    “Chi è corroso dal peccato non è più malvagio di altri. Ma è freddo dentro, ha azzerato le energie vitali e morali, che si neutralizzano a vicenda spingendo in direzioni opposte…il peccato non è una colpa, è una malattia dell’anima”.

    “Salvezza non è necessariamente salvezza nell’aldilà. Anzi, questo genere di salvezza mi pare irrilevante. Pensare la salvezza vuol dire rendersi conto che esistono vie buone e cattive; discernere tra una via e l’altra richiede concentrazione, purificazione, lavoro. Dimenticarsi di pensare e di vivere nella dimensione della salvezza significa lasciarsi trascinare dalla corrente”.

    Pia Pera, Al giardino ancora non l’ho detto.

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  3. @tutti @Dani

    Dani, Tutti, scriveteci almeno il libro che di più vi è piaciuto in questo ancora anomalo e non normalizzato 2021!.

    Di quel libro di Pia Pera mi hanno detto bene anche altri lettori.

    Mari

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  4. E sia Mari. Tutte letture per me meritevoli, ma il primo siede sul trono.

    I TEDESCHI di Jakuba Katalpa

    PERMAFROST di Eva Baltasar

    NELLA PERFIDA TERRA DI DIO di Omar di Monopoli

    Questi ultimi due hanno un linguaggio nuovo

    IL CANNOCCHIALE DEL TENENTE DUMONT di Marino Magliano

    CIÒ CHE NEL SILENZIO NON TACE di Martina Merletti (un esordio notevole)

    TRIESTE di Jan Morris

    EUROPA 33 di Simenon

    Due libri di racconti:

    UOMINI D’IRLANDA di Trevor

    CATTEDRALE di Carver

    Un classico che mi mancava:
    FURORE di Steinbeck

    E una rilettura importante
    VITA E DESTINO di Grossman

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  5. @tutti@Dani

    Grazie Dani, ho segnato anche i titoli di Di Monopoli, Magliani e Merletti, degli altri avevo già preso nota. Quel “I tedeschi” …, accipicchia, non ho ancora trovato un attimo di testa per iniziarlo, non me ne faccio una ragione!

    Allora vado anch’io con i miei migliori. I libri che hanno meritato il mio voto più alto, quelli che nel mio opinabile giudizio si aggiudicano la dicitura di “libri più belli letti nel 2021”, sono i seguenti (al netto dei fuoriclasse di Morante e d Grossman già ricordati):

    1. Natalia Ginzburg, “La famiglia Manzoni”

    2. Virginia Woolf, “La signora Dalloway”

    3. Ta-Nehisi Coates, “Tra me e il mondo”

    4. Leonardo Sciascia, “La strega e il capitano”

    5. Leonardo Sciascia, “Morte dell’inquisitore”

    6. Leonardo Sciascia, “Porte aperte”

    7. Filelfo, “L’assemblea degli animali”

    8. Elena Ferrante “La vita bugiarda degli adulti”

    9. Elio Vittorini “Conversazione in Sicilia”

    10. Patrik Svensson,“Nel segno dell’anguilla”

    11. Ian McEwan, “Amsterdam”

    12. Italo Calvino, “La strada di San Giovanni”

    13. Paolo Rumiz, “Il filo infinito”

    Due specificazioni: il romanzo che mi ha divertita di più, durante la lettura, è “Amsterdam” di McEwan; il libro che ho trovato pù originale, in quanto fuori da ogni schema, è “Nel segno dell’anguilla” di Patrik Svensson.

    Mari

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  6. Ciao a tutte, vi leggo e sono messa così male che mi dimentico dei libri letti anche solo tre o quattro mesi fa. ah la vecchiaia e i traumi che fanno! io quest’ anno metto solo Trevi e trevi e Pia pera.

    Cara Jez e tutte/i, sono stata 5 giorni a Palermo che in pratica non avevo veramente mai visto ( una visita in malessere 40 anni fa in un’estate afosa e non ricordavo nulla). Che splendore, che meraviglia, che contrasti, che lusso, e che miseria, e che eccessi e sporco e debordante sfarzo e arancine, sfincioni, f ritti, caponate ahhhhhh delizia… poi ho beccato pure 4 giorni di e
    sole e azzurro quindi me la sono sciallata.

    Nessuno credo conosce una meraviglia appena aperta, palazzo Butera. Un sogno incredibile. dico solo questo merita il viaggio.

    un ligure ricchissimo lo ha comprato in stato di totale degrado e restaurato,in modo sublime e moderno, e ha tiaperto alla città la visione del golfo dall’alto del torrino vista da super urlo sul mare.
    poi dentro c’è la sua collezione di collezionista ( lui è Massimo Valsecchi, la moglie Francesca de angeli frua, due signori anziani e molti ironici e con ungusto impagabile, lei è nipote di agnelli, insomma grandi broker d’arte e finanza), il restauro è costato 20 milioni di euro, e lui ha vendutro UN solo quadro della sua collezionee per pagarselo… Mi ha estasiata la vista il restauro, il luogo le sale infinite la passeggiata gli alberi, la collezione di arte moderna, una roba incredibile.

    sono piena di dolori. tanti, ossei fastidiosi. vi abbraccio

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  7. …e lista sia…
    Le letture che nel 2021 mi hanno piu’ appassionato e che vi consiglio sono le seguenti:
    io e Mr Wilder – J.Coe
    le maestose rovine di Sferopoli – M.Mari
    nella quiete del tempo – O. Tokarczuk
    la neve dell’ammiraglio – A. Mutis
    la natura della grazia – W.Kent Krueger
    casa d’altri – S. D’Arzo
    piove all’insu – L. Rastello
    la citta’ dei vivi – N. Lagioia
    la vita davanti a se – R.Gary
    il crepuscolo del mondo – W.Herzog
    i tre piani – E. Nevo (di quest’ultimo in realta’ ho ascoltato l’audiolibro e ho trovato la lettura della protagonista del secondo piano (Alba Rohrwacher) veramente emozionante…)

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  8. @tutti@Dani@Giulio

    Dani, “Permafrost” era già segnato ed è in cima alla lista!

    Grazie Giulio!!

    A causa di un errore, nel mio elenco dei “distinto” sono stati tagliati fuori dal copia incolla questi libri che ho apprezzato. Bando alle ingiustizie: faccio ammenda e integro ora la lista:

    1. Laura Pariani, “Milano è una selva oscura”

    2. Magda Szabo, “Ditelo a Sofia”

    3. Hans Tuzzi, “Il maestro della testa sfondata”

    4. Antoine Laurain, “La donna dal taccuino rosso”

    5. John Steinbeck, “Uomini e topi”

    6. Carlo Castellaneta “Notti e nebbie”

    7. Giovannino Guareschi, “Alla scoperta di Milano”

    “La donna dal taccuino rosso”, libro leggero e divertente, lo devo a Giulio; ho passato parola e ho saputo che è piaciuto anche a un’amica lettrice piuttosto… difficile da accontentare!

    Mari

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  9. A tutte,/i
    qui è un freddo boia,leggo tra coperte e copertine e ogni volta che devo alzarmi ( e devo, ovviamente) .mi è venuta voglia di rileggere il grande Flaubert ,è un gran Flaubert mi accompagna per ore e giorni. Che bello , che raffinato , che GRANDE.Attorno a me una selva di libri mi attende ma …..ancora un po’ di Gustave. Vi pensò e vi voglio un gran bene. Tengo conto con cura dei vostri consigli. Ciao Cristina un abbraccio speciale per te. Tornasse. la primavera!!! Buon Natale a tutte/tutti. Cam

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  10. Camilla fai benissimo a rileggere e ammirare Flaubert, il 12 dicembre scorso peraltro ricorrevano i 200 dalla sua nascita.

    Kundera scrive che alcune scene in Madame Bovary hanno inventato (invenuto, rinvenuto attraverso la scrittura)
    il potere della futilità nella forma romanzo, esempio: Madame Bovary finisce per amoreggiare con Leon dentro una carrozza il giorno in cui era andata a incontrarlo con l’intenzione di consegnargli una lettera per lasciarlo, ma le cose diventano imprevedibili, incontrano una guida di quelle noiose che illustrano l’interno delle chiese, di quelle che ci fanno perdere una giornata con una sola frase retorica, Leon estenuato e infuriato esce dalla chiesa e trascina con sé Emma, finiscono in carrozza per puro incidente… la vita che sor-prende.

    L’immaginario che arriva da Flaubert:

    Kundera e Vargas Llosa e Nabokov sono scrittori Flaubertiani, Nabokov in Lolita (nelle ambientazioni della provincia americana lo è molto). Lolita è un libro sull’angustia mentale come forma di vita contemporanea. Il protagonista non è Humbert Humbert che è chiaramente uno psicopatico disturbato, non si deve rivelare, lo rivela Nabokov fin dalle prime pagine, protagonista è il mondo che si trova a vivere manovrato da luoghi comuni come fosse tutto un luna park, la madre di Lolita è un personaggio alla Homais, per dire.

    Kafka amava “L’educazione sentimentale”.
    Il libro preferito in assoluto da Joyce sembra fosse “Bouvard e Pecuchet“.
    Natalia Ginzburg ha tradotto “Madame Bovary”.
    Lalla Romano ha tradotto “L’educazione sentimentale”.
    Philip Roth aveva una sua frase stampata sopra la scrivania:
    “Siate regolati nella vita e ordinari come un borghese, per essere violenti e originali nelle opere“.
    Julian Barnes prende in prestito il titolo del suo splendido “Pappagallo di Flaubert“ dal racconto ”Un cuore semplice”.
    Fino a Sorrentino che lo evoca ne “La grande bellezza”; il finale è un ricordo che resiste come brace di gioventù e che rimanda a “L’educazione sentimentale”.

    E così via.

    Tutto questo amore per la sua opera, per le lettere, i diari, gli aneddoti, per la sua vita mondana seppure in fondo solitaria, di uomo che vive con sua madre, di zio che si indebitò per l’amata nipote Caroline. Flaubert un buono irritabile, che mangiava troppo e immaginava altrettanto. Di tanto in tanto soffriva di attacchi epilettici. Flaubert uno che non stava al gioco se il gioco era futile.
    Da bambino viveva gli scherzi dei grandi come la tristezza degli adulti, fingeva di non capirli, ci cascava; il domestico a Gustave: “vai a vedere se sono in cucina, ahahah”.
    C’è una scena nell’Educazione sentimentale in cui si racconta del mancato incontro di Frederic Moreau con Madame Arnoux, la donna amata, agognata. Motivo di frustrazione. A questo punto Frederic organizza, per puntiglio furioso, una serata amoreggiante con Rosanette, la sua amante prostituta, alla quale dichiarerà che a lui non importa più nulla di Madame Arnoux, e si domanderà persino se non poteva essere lei il suo vero amore per la vita a venire. La critica si è espressa su questo romanzo definendolo romanzo parodia romantica, o romanzo romantico a intermittenza.

    La critica, ciao.

    Dopo l’uscita dell’educazione sentimentale, che si rivelò un mezzo fiasco, George Sand sua confidente letteraria lo esortò a scrivere libri che avessero più cuore, perché Flaubert col suo romanzo inattivo «voleva scoraggiare i giovani dal vivere».
    Perché?

    Scrisse il racconto “Un cuore semplice” che è la storia di Felicité, una domestica che ha avuto un unico amore da ragazza, ma il suo finto spasimante l’aveva abbandonata con la scusa del militare. Prenderà servizio a casa della signora Aubain, che la vessa in ogni modo, suo nipote parte per Cuba e la nave naufraga, lei immagina Cuba come un mondo lontanissimo in cui tutti fumano sigari. Lo cerca sul mappamondo. L’immaginazione di Felicité è ordinaria, come chiunque, qui in Flaubert non c’è una riga di derisione. Oggigiorno ci stiamo accorgendo sempre più che nessuno è al di sopra della sua creduloneria.
    La nipotina della signora Aubain morirà. Tutte le vicissitudini dolorose non annienteranno le ragioni per vivere di Felicité che si attaccherà a un pappagallo, Lulù. L’animale diventerà il suo unico amore. Quando Lulù morirà lo farà impagliare, lo venererà, lo terrà con sé.
    Nel momento del trapasso a Felicité sembrò di vedere «un pappagallo gigantesco che planava sopra la sua testa».

    Buona serata ✨

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  11. A Domenico Fina
    Grazie per tuo bel post relativo a Flaubert. Mi ha fatto un piacere vero, è ben difficile che ci si lasci incantare da Flaubert.( oddio mi sembra una frase di Bouvard e Pecuchet) che leggiucchio in questi giorni. Ti ringrazio molto, mi sentivo un poco sola nella mia lettura ( e nelle mie solitarie risate , sto leggendo quei due “nostri eroi” BOUVARD E PECOUCHET.
    Tu hai letto il bel romanzo del buon. Yates. REVOLITIONARJ ROAD ? L’autore dice di essere un Fl.infatti il suo bellissimo romanzo è molto F., secondo me.( la morte della giovane moglie è terribile. Ciao e grazie. Cam

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  12. Ciao Camilla, no, non ho letto Revolutionary road, ma ho presente la scrittura di Yates, avendo letto altri suoi libri. Ricordo il film del 2008, tratto da Revolutionary road, con Leonardo DiCaprio e Kate Winslet, film ben fatto.

    Ho appena finito “Leggere gli uomini” di Sandra Petrignani (Laterza, 2021), un libro interessante in cui l’autrice nel raccontare i libri scritti da uomini che sono stati importanti per lei (tantissimi: Tolstoj, Melville, Nabokov, Joyce, Beckett, Walser, Kafka, Mann, Cechov e molti altri) esprime le sue considerazioni su ciò che le donne prediligono leggere e scrivere (o non scrivere) rispetto ai testi scritti e pensati dagli uomini.

    Buone feste a tutto il forum ✨

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  13. @Cristina
    Che bellezza Palermo; sono catanese, ma adoro questa città piena di contrasti e – come tu fai emergere – che ti abbuffa di cibo, odori, impressioni. Devo fare una bella gita lunga per riscoprirla.
    Grazie dei vostri suggerimenti.
    Leggo tanto di storia e sto approfondendo il mondo del cristianesimo orientale.
    Però, c’è anche la narrativa. TRE PIANI d E. Nevo mi è piaciuto un sacco.
    Lista molto breve la mia quest’anno!
    Ciao a tutti e buone feste!!!

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  14. @tutti @Cristina
    Cristina, ti ricordi quando ero andata a prendermi “Leggere donna” per scovare qualche autrice “nuova”? Ecco, in questi giorni sto prendendo spunto da un volumetto che persegue i medesimi intenti, proporre scrittrici donne:

    ► “Atlante della letteratura al femminile: l’anima dell’altra metà del cielo”, a cura di Elena Pigozzi, Susi De Pretis, Demetra, 1998, 110 p.

    Sto volutamente ignorando le grandissime, i cui nomi mi sono noti, per concentrarmi sulle artiste meno famose, in pratica, sono incuriosita da quelle scrittrici di cui conosco a mala pena, e non sempre, il nome e talvolta il titolo delle opere principali.

    Per ora ho letto “L’incrinatura nel cristallo”, di May Sinclair, e “Al mondo” di Radclyffe Hall, assolutamente trascurabile il primo (per me troppo intriso di soprannaturale), molto interessante, invece, anche se incompiuto, il secondo.

    Quello di Radclyffe Hall è un abbozzo di storia, due solitudini si incontrano, sono due persone apparentemente insignificanti, impiegato di banca lui, segretaria in una ditta di scarpe, lei. Per motivi diversi si trovano su una nave da crociera, lontano dalla grigia routine delle loro dimore. Delicato, intimo, indagatore: nel profondo del proprio animo nessun essere umano è insignificante, ognuno ha i propri travagli.

    Non è terminato come romanzo, ma l’ho gradito veramente, forse conoscete queste due autrici oppure avete letto il romanzo più famoso di Radclyffe Hall, che è “Pozzo di solitudine”, mi dite qualcosa?

    Mari

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  15. @Mariangela
    sono solo dei nomi per me, non posso aiutarti.

    @Mariangela @tutti
    In aeroporto e poi in aereo ho letto un libro che ho comprato direttamente dall’autore. Conoscete Fulvio Capezzuoli? Credo di averne già parlato: autore milanese che parla di Milano nei suoi gialli.
    Ha creato il commissario Maugeri, le cui indagini si dipanano attraverso una Milano dell’immediato dopoguerra (con buona documentazione storica). Maugeri è un buono ed un sensibile conoscitore dell’animo umano; un padre di famiglia che cerca anche di stare dietro al figlio ed alla moglie.
    Gli amanti di Milano fra voi potrebbero diventare dei fan sfegatati …
    Jez

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  16. @tutti @Jezabel@Camilla
    Jez, questo commissario Maugeri, che già mi avevi segnalato, mi incuriosisce molto il fatto è che al momento sono felicemente sommersa da altri libri!

    Dopo Sinclair e Radclyffe Hall, ho iniziato l’unico romanzo di una poetessa, che voi conoscerete senz’altro (Camilla, sono sicura che la conosci!), si tratta di Sylvia Plath e il libro si intitola “Campana di vetro”. A me sta piacendo moltissimo: doloroso, ben scritto, atto a far comprendere le “opportunità” che la società USA riservava alle giovani donne negli anni ’50. Devo finirlo, ma mi sento di consigliarlo.

    Ciao a tutti,
    Mari

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  17. A. Marian. Certo che conosco sul Sylvia Plath,e quante lacrime al suo suicidio.Una grande poetessa in un ambiente …..non adatto alla sua sensibilità.per me è una delle moltissime ( ormai) emozioni del passato.
    Dopo la lettura ( attenta, ripresa, più volte, e credo che rileggerò ancora I tre anelli di Mendelson che mi portata assai lontana dalle “solite”emozioni)mi ). mi accingo ad affrontare i regali.Credo che comincerò CROSSROADS di.Jonatan Franzen .Buon anno. Cam

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  18. @tutti@Camilla
    Certo, Camilla, storia triste, la biografia di Sylvia Plath; il libro che ho letto io, “La campana di vetro”, che deve essere autobiografico, non è solo triste, è proprio la storia di una profonda depressione giovanile: manicomio, elettroshock, tentato suicidio, più che lacrime provoca sconforto e amarezza. Sento le obiezioni di chi, nei libri, cerca anche un filo di felicità: non cercatelo ne “La campana di vetro” perché non lo troverete, però leggetelo ugualmente, perché è un libro che merita (ho detto la mia anche l’ultimo dell’anno!!).

    Camilla, tanti auguri a te e a tutti i lettori di questo blog!!

    Mariangela

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  19. Dopo decenni e decenni di letture ho accumulato tanti di quei libri , mille ?
    duemila, è inevitabile dimenticare,cioè so di averli ma non riesco più a trovarli. Mi succede allora di andare in cerca. Ho ritrovato Flaubert , ieri però non riuscivo più a ricordare i nomi delle Dannunziane VERGINI DELLE ROCCE e le magnifiche pagine della passeggiata nel bosco,la incredibilmente bella descrizione del canto dell’usignolo. Insomma D’Annunzio è un grande scrittore,e forse è troppo dimenticato.Ecco i nomi delle tre bellissime vergini : VIOLANTE, ANATOLIA, e. MASSIMILLA.Il resto è letteratura. Rileggerò anche L INNOCENTE, e qualche poesia. Mi hanno regalato tanti libri a Natale.
    A tutte e tutti buon anno.Affettusamente. Cam

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  20. @tutti@Camilla

    Camilla, non sai cosa hai scatenato col tuo commento di domenica! Ti chiedevi quanti fossero i libri letti nella tua vita, in tanti decenni da lettrice. Ti domandavi: saranno mille? Forse duemila? Ti dico, mi hai comunicato questa (insana?) curiosità e sono qui che è da due giorni che elenco, copio, incollo, metto assieme titoli letti, poi ci ripenso, seleziono per genere, e li tolgo. Insomma, un’impresa ardua ma anche abbastanza strabiliante, per come ti immerge in periodi trascorsi sul calendario ma mai sopiti nel nostro tempo interiore.

    E voi, l’avete un’idea di quanti siano i libri che avete letto?

    Mariangela

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  21. Cara. Marian,sei …brillante ’, quando scrivi e mi piace molto leggerti.
    Dico solo che,quando si frequentano a lungo varie BUONE biblioteche, anche assoluta mente private ( mia madre, anche mio padre , a modo suo), e certe particolari biblio di particolarissimi amici, è ovvio che si legga tanto e DI TUTTO, e non si fanno i , i conti’. È impossibile e anche meno che inutile.
    In questo periodo ( credo che sia dopo la splendida lettura dì Mendelson , TRE ANELLI)ho voglia di emozioni dimenticate eppure (per me preziose), e le ritrovo , fresche e perfette ,la, nei vecchi/antichi libri che ho letto tanto anni fa ‘.Ciao carissima e saluti a tutta la compagnia. Cam

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  22. @tutti@Camilla
    Cam, sono d’accordo che tentare l’impresa di stabilire il numero dei libri letti nel corso della vita sia impossibile (o quasi, io ancora non voglio gettare la spugna!), ho invece qualche dubbio che sia del tutto inutile, per lo meno psicologicamente, a mio parere, inutile non lo è! Tu pensa, già mettersi lì a scorrere i titoli ti fa venire fuori sensazioni, ricordi, magari non definiti, forse solo ombre, ma è comunque un’operazione che tira fuori tante cose, e non solo in riferimento al libro, ma anche in relazione a un periodo di vita vissuta.

    Poi c’è anche il fenomeno contrario, forse anche più sconvolgente: scorro gli elenchi dei libri letti, e se li ho segnati, so che li ho certamente letti, senza dubbio, e non mi dicono niente, di più, ripesco on line i commenti della quarta di copertina e, ancora, del libro non ricordo nulla di nulla (ai tempi non tenevo un commento di quanto leggevo!!). Amnesia in litteris!!

    Beata te che hai sempre avuto a disposizione preziose biblioteche private da cui attingere! Da bambini, in particolare, è una gran fortuna!

    Ciao,
    Mariangela

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  23. @Mariangela@Camilla
    da quando avevo 16 o 17 anni ho un quaderno bello spesso, che ho trasformato in rubrica e a cui ho dovuto aggiungere fogli e apportare alcune modifiche (gli autori con la C, la S, la M poi…sono tantissimi), su cui appunto regolarmente i libri che ho letto.
    Ma non li ho mai contati. Non è contarli che mi preme, ma sapere quali.
    Adesso che di anni ne ho 50 non avrei mai potuto ricostruire.
    Una piccola mania – o passione, o hobby – che accompagna il gusto per la lettura.
    Un abbraccio e purtroppo ancora mala tempora currunt.

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  24. A Marian. Sì, Marian è una grande fortuna. Trovarsi in ambienti dove la lettura è indispensabile così semplicemente senza “giudizi e/pregiudizi” “puzza sotto al naso” è per me una gran bella cosa
    . Si diventa spesso grandi lettori seNa regole/legami A molti questa cosa da’ fastidio, io ci convivo benissimo con questo preziosissimo caos. Mi piacerebbe molto conoscerti personalmente. Quando verrà primavera…..Un abbraccio. Cam

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  25. Ciao cara Jezabel, da tanto non ti leggevo. Per rimane. In argomento , contare i libri letti non ha altro che il senso ‘di contarli”. Invece è la “voce” che ti chiama , sulle ali delle emozioni del momento. Allora si do i numeri se non trovo “ quel” libro, e lo cerco ………a oltranza. Non so il perché di quella emozione, ora non ho ancora ritrovato LE VERGINI DELLE ROCCE, che da secoli non era nei miei pensieri e invece ora ci sono due o tre pagine di quel libro di DAnnunzio che devo , devo LEGGERE.
    con affetto Cam

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  26. @tutti @Jezabel@Camilla

    Jez, tienitelo caro, quel quaderno(ne)!

    Cara Camilla, anche a me piacerebbe conoscervi di persona, ma la vedo dura, penso sia difficile, sai, viviamo lontano, ognuno di noi ha i propri impegni e anche qualche guaio (per me non è un gran periodo). Potrei fare la furba, però: visto che vivo a Milano potrei dirvi: ci vediamo tutti a BookCity, il prossimo novembre, così avrei solo poche fermate di metro da fare, e magari neppure quelle!

    Ciao, e scrivete!

    Mari

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  27. @tutti @Dani
    Ho finito “I tedeschi: una geografia della perdita” di Jakuba Katalpa, consigliato qui da Dani, e l’ho molto apprezzato, sia come scrittura, sia per la vicenda familiare narrata.

    La storia ci conduce nell’Europa in guerra degli anni ’40 e, ancora prima, per gli antefatti, a ritroso fino a cavallo tra ‘800 e ‘900. Linguaggio serrato, ritmo incalzante, l’autrice ci racconta di una donna del XXI secolo che vuole capire cosa sia accaduto alla famiglia del padre: perché dalla Germania arrivano pacchi regalo con biscotti e dolcetti? Cosa c’è sotto?

    La protagonista, Klara, è un bel personaggio femminile, come ha spiegato Dani nel suo articolo:

    https://gruppodilettura.com/2021/05/13/i-tedeschi-una-geografia-della-perdita/

    A dividere le famiglie ci sono la guerra e … i trattati di pace!

    Mariangela

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  28. Ebbene, si, in questi giorni “di feste “ho letto soltanto D’Annunzio. Le vergini delle rocce,non senza qualche fatica, è che non siamo più abituati a questo continuo riferimento all’etimo,questo impegno artistico estremamente colto. eccetera. Comunque LE VERGINI DELLE ROCCE per es. mi ha molto stupita per molte cose che da un , sia pur grande scrittore di molto tempo fa, non mi sarei aspettata. Ve ne scrivo una piccola “ chicca” ……..Il protagonista fa delle considerazioni sulle tre bellissime sorelle. ( sono le vergini delle rocce , Violante. Anatolia e MASSIMILLA)…………..”….E. Io. pensava, guardandola, salendo dietro la sua traccia : “ È giusto che ella rimanga intatta. Ella non potrebbe essere posseduta senza onta se non da un dio”. E,mentre il suo capo sovrano passava nella luce come in un elemento natale……………………..”Ah io la adorerò ma non oserò amarla……..Pure ogni suo moto rivela che ella e’ fatta per l ‘amore; ma per l’amore sterile,per la voluttà che non crea. Giammai le sue viscere porteranno il peso difformante; giammai l’onda del latte sforzerà il puro contorno del suo seno.” O. Povera me. Io a tutte. Cam

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  29. @tutti @Dani

    Per chi fosse interessato, metto qui il link del Centro Ceco di Milano, hanno presentato proprio il libro di Jakuba Katalpa “I tedeschi: una geografia della perdita”:

    Io il libro lo sto ancora rimuginando, benché mi sia piaciuto, avrei un appunto, o forse è una cosa che non ho compreso io. A leggere la parte finale del libro sembra che a dover scappare dai Sudeti, a guerra finita, anzi a guerra ancora in corso, fossero solo di tedeschi del Reich, mentre io sapevo che le migrazioni forzate avvenute a quel tempo interessarono grandi masse e coinvolsero anche i tedeschi di ben più antico stanziamento. Forse il fatto storico è presentato in modo un po’ edulcorato, però è un dubbio, non un’affermazione.

    Ciao,

    Mariangela

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  30. @Mari, Jez mi fa piacere abbiate letto il libro, per me miglior lettura del 2021.
    Jez hai ragione, e il libro ne è la conferma. Tutti i tedeschi dovettero abbandonare le loro terre, anche quelli di antico stanziamento, come il personaggio di Fuchs. Le pagine che raccontano il distacco dalla tenuta di famiglia sono struggenti e meravigliose, piene di quel pathos che solo i bravi scrittori sanno comunicare.
    Grazie per il link, lo guarderò.
    Sto leggendo moltissimo, ma poche cose belle. Uno per tutti LA TERZA VITA DI GRANGE COPELAND, primo romanzo di Alice Walker, l’autrice de Il colore viola.

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  31. @Dani
    no, non ho letto il libro “I tedeschi”, anche se è in lista d’attesa.
    Ho controllato, però, se è conosciuto. Nelle librerie in cui sono stata a curiosare non ancora. Chissà che il passaparola funzioni, come per La porta, a cui ogni recensione di questo libro mi fa pensare, non so nemmeno io perché.
    Prima o poi lo leggerò.
    Ciauz.

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  32. Ops scusa Jez, in realtà il commento a cui mi riferivo era di @Mariangela!!!
    Mari era per te quindi la mia risposta sopra. Che stordita che sono 😄

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  33. Carissima Dani, e Marian e Jez e tutti i lettori di TEDESCHI,ho letto, senza gioia (?)I Tedeschi e vi posso dire che ho fatto anche fatica.So che Dani ne è entusiasta e so. bene quanto sia raffinata e intelligente la sua lettura.Infatti ho cercato di leggere alcune note di presentazione del libro e cose varie ( non ho trovato testi critici), e molto mi dispiace. Dani aiuta una povera lettrice che non capisce niente. Penso che sia l’età. Un abbraccio a tutte. Cam

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  34. ciao a tutte/i,
    un salutino, sono affranta per artrosi varie, e oramai dimentico tutto anche quello che ho letto l’altro ieri ( ah la memoria, che roba strana ).

    Ma finchè mi ricordo devo dire che ho molto amato Dolores Claiborne di Stephen King. Che libro! com’è bravo e tenero e delicato e introspettivo king col mondo interiore delle donne! Un unico grande monologo reso in modo esemplare. E che storia, e nemmeno un grammo di horror o fantasy! Grande grande grande King.

    sono contenta che abbiate letto Pia Pera, e tu Mari Sylvia Plath ( ma le sue cose bellissime sono le poesie!!!, lei è stata un grandissimo amore per me qualche decennio fa ho letto almeno tre libri sulla sua biografia).

    sto vedendo se riesco a portare la mostra di mio figlio a Milano, nel caso Mari te lodico… ( forse ad aprile chi lo sa virus permettendo…)

    io leggo, non annoto, dimentico spesso, e va bene così. i libri di una vita? migliaia boh, ma importa?
    vi abbraccio

    (Domenico io ho letto anni fa il pappagallo di Flaubert e no, splendido non è l’aggettivo che userei. Scintillante di erudizione affastellata e di deviazioni a iosa è un libro per me faticoso e sostanzialmente inutile nella sua sontuosa ridondanza, umanamente è di una sterilità senza fine).
    Ciao cara Camilla, a me D’annunzio fa venire i contati di vomito…. ti abbraccio

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  35. @Cristina
    Coraggio Cristina, magari con la bella stagione i tuoi acciacchi si attenueranno un pochino. Bella idea la mostra; vado a pochissimo a Milano e quel poco è per le mostre. Potremmo incontrarci lì, tutti quelli che vivono nelle vicinanze!
    Il libro che citi di King mi acchiappa. Me lo procurerò.
    Quanto a D’Annunzio, proprio oggi con un collega, che diversamente da me ne è rapito, ci confrontavamo sul fatto che è quello che resta più impresso. Chissà perchè… 😉

    Ciao a tutti.

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  36. A Cristina. mi da sempre un colpettin al cuore sentirti carissima Cristina,Parlare in tono vomitoso del DAnnunzio è sempre stato di moda, anch’io avrei detto lo stesso,per ….ovvi motivi. Tuttavia leggendo alcuni sui scritti mi sono svegliata per il grandissimo talento letterario di questo uomo,così figlio del suo tempo orrendo . Letterariamente D Annunzio in molti suoi scritti è davvero un grande scrittore,grandissimo direi, magnifico anche.
    Spero che tu stia bene e , almeno un po’ contenta . Felice non lo uso più per me, da tanto tempo. Ma per es. sono contenta di averti sentita. Non ti dimenticherò di tanti momenti dove la parola “felice” potevo usarla con tranquillità. Eravamo anche amiche e ho vissuto spesso in passato momenti di grande affetto e simpatia per te. Cam

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  37. @tutti @Cristina

    Cristina, che piacere sentirti! Certo, se vieni a Milano, ci vediamo, ricordi che già ti avevo chiesto di specificare meglio i riferimenti della mostra? Certo la situazione non è ancora stabilizzata, per queste cose, però ci vuole pazienza, tiriamo giù la Camilla dal Trentino, facciamo salire Jez dalla sua Trinacria, chiamiamo la Dani e gli altri, ed è la volta che ci conosciamo!

    Se volete il titolo di un libro che mi ha fatto ridere, letteralmente, ridere, vi metto qui un giallo che io ho ascoltato con questo audiolibro:

    ► Marco Malvaldi, “Odore di chiuso”, letto da Alessandro Benvenuti, regia Flavia Gentili, Emons Italia, 2013, 1 compact disc (MP3) (4 ore ca.)

    Divertente, leggera, non priva di spunti che possono arricchire anche dal punto di vista culturale, questa breve storia si svolge in Toscana in epoca umbertina e c’è di mezzo anche Pellegrino Artusi, quello che ha scritto “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”. Tra una sghignazzata e l’altra (l’interprete è un toscanaccio che dà l’idea dell’ambientazione regionale), emerge bene la temperie del periodo: tra le altre cose, la nobiltà che sta perdendo terreno a favore della borghesia e il tentativo di raggiungere una unità italiana anche culturale e identitaria (significativamente, in un passo, Artusi spiega la ricetta della maionese … chiaro l’auspicio di una più sostanziale unità tra gli stati preunitari nell’ambito del nuovo assetto statale italiano)

    @Camilla,
    Cara Cam, tutti noi ci vediamo talvolta costretti ad usare il vocabolo felicità con parsimonia, molta parsimonia, in certi periodi, poi, l’aggettivo felice dobbiamo proprio accantonarlo, però, anch’io, quando scrivete, proprio come è successo a te leggendo Cristina, posso dire di essere contenta!

    Ciao a tutti
    Mari

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  38. A. Marian
    Cara Marian,se per un fausto caso ci potessimo incontrare,sparse come siamo, il punto di incontro dovrebbe essere Trento perché, come sapete,io Sono bisnonna.Ho avuto la mia prima figlia a 17 anni e a 37 ero già una gagliarda nonna, la mia prima nipote (bella come il sole), a una età molto più congrua, dopo laurea , matrimonio , seconda laurea ecc, vive a Dublino, ha avuto il suo bimbo, che si chiama Zeno è compirà. tre anni il prossimo maggio. Zeno ( che parrlocchia più inglese che italiano),a Natale è arrivato,bello e simpaticone. Mi chiama nonna bis,convinto che bis sia il mio nome.
    Ecco che l’eventuale nostro incontro ………tocca a Trento. Un abbraccio. Cam

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  39. Ciao Cristina, punti di vista come sempre, per me Il pappagallo di Flaubert resta uno dei migliori di Julian Barnes, scandaglia la vita di Flaubert parallelamente a quella del protagonista e lo fa in modo “flaubertiano”.
    Poi più in generale concordo con la frase che ho letto tempo fa su un blog secondo cui l’opera di Flaubert comprese le lettere e i diari contiene tutto quello che una persona può apprendere dalla vita (quasi tutto).

    Tornando alle letture recenti, sto leggendo “Stradario aggiornato di tutti i miei baci” uscito lo scorso anno
    per Ponte alle grazie e scritto da Daniela Ranieri. Il titolo forse non rende l’idea.
    È una divagazione in forma di romanzo su vita, amori e disavventure della narratrice, che come una novella Zeno o meglio ancora Donna Giovanni (Don Giovanni è uno dei numerosissimi riferimenti contenuti all’interno) compone un’opera che a mio parere (ne ho letto solo 1/4 ma sono in totale quasi 700 pagine) è impressionante per estro e stile; tra i riferimenti di Daniela Ranieri ci sono Gadda, Bernhard, Kafka, Marco Aurelio, Nietzsche, Kundera e molti altri. Le citazioni non sono pesanti, semmai l’io narrante è una donna debordante, infastidita dal mondo, dagli uomini vanesi, dai professori, dalla scuola, dai medici eppure è capace di momenti di tenerezza inaspettati. Un libro che non saprei ancora ben definire ma che spicca per una qualità indiscutibile nella nostra narrativa recente.

    Camilla, ho letto Tre anelli di Daniel Mendelsohn ed è una saggio sopraffino hai ragione, la parte centrale in cui si sofferma su alcune pagine di Proust, quella in cui si incontrano Albertine e le altre fanciulle in fiore, è uno spasso dell’intelligenza, sospinge a rileggere o leggere La recherche con nuovo occhi, così come accade con Sebald e Omero, anch’essi presenti e vivi nelle pagine del libro.

    Un caro saluto,

    Domenico

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  40. A Domenico Fina, Ti ringrazio Domenico,sono più che contenta di come hai “..compreso “. Mendelson,con poche parole hai detto tutto. Grazie.Oso. Chiederti se per caso hai letto il Pantagruelico romanzo ( ma quanto e quanto diverso da Mendelson). di MATHIAS Enard : Il Banchetto Annuale della. Confraternita. Dei Becchini.Gargantuesco ,,Pntagruelico . Se per caso lo hai letto mi diresti 2 parole..? Grazie Grazie e ciao.Camilla

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