I libri più belli, letti nel 2019

Henri Matisse, The Innatentive Reader, 1919
Henri Matisse, The Innatentive Reader, 1919

Eccoci anche quest’anno al post dedicato ai libri più belli, letti nei dodici mesi. L’appuntamento è diventato quasi un caso di studio: un vero gruppo di lettura esteso, un fiume di idee e consigli; a volte anche di schermaglie, quasi sempre confronti ricchi di stimoli e argomenti.
Ricordo le regole per chi non avesse mai partecipato:
1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2019. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.
2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Per leggere i commenti del 2018 (sono 28 pagine in tutto):
https://gruppodilettura.com/2018/03/25/i-libri-piu-belli-letti-nel-2018/comment-page-1/#comment-74568

742 commenti

  1. @Dani
    Non conosco l’autrice che citi. è russa?

    @Tutti@Cristina
    Io penso che “In tutto c’è stata bellezza” di Vilas sia “anche” un libro sulla morte, ma, nonostante sia spesso nominata e a dispetto di alcuni aspetti macabri, la morte non è secondo me il tema più importante: ciò che io ho sentito come elemento ricorrente e pregnante è il tempo dell’infanzia, il tempo che ci forgia e che sempre ritorna alla nostra mente nella vita di tutti i giorni. La fanciullezza come momento formativo che non ci lascia mai, un tempo lontano a cui i ricordi ci riconducono, trasfigurando il passato, e con esso i suoi protagonisti principali, i genitori, in un elemento mitico, atemporale. Almeno, a ripensarci adesso, a libro chiuso, lo percepisco così.

    Ciao,

    Mari

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  2. Buongiorno a tutti.
    La mia vita è un su e giù di aerei.
    Dall’ultimo commento, in cui citavo mio padre, appunto il padre è decaduto fisicamente e mentalmente in poche ore.
    Noi però non lo vediamo così. È il nostro piccolo bimbo e non lo lasciamo mai solo.
    Sto leggendo L’isola di Arturo, mia grande mancanza non averlo mai letto.
    Tra un volo e l’altro ho letto La vita bastarda degli adulti.
    L’ho molto gradito. Chiunque sia la Ferrante – ed io immagino ora un team che scrive, ora una coppia maschio femmina- sa disegnare perfettamente personaggi femminili adolescenti ( il mio pane quotidiano). L’ambiente poi dei ceti sociali meno abbienti dei decenni passati è di una lucidità, di una sapienza abbaglianti. Lo dico con cognizione, essendo cresciuta in parte nel centro storico degradato di una città del Sud.
    Buona giornata.
    PS spero di non dimenticarmi più per così tanto tempo del gruppo di lettura. Brutta sensazione ritrovarmi dopo un mese tra vecchi amici come se avessi perso il filo.

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  3. @Jezabel
    Jez, mi spiace tanto per il tuo papà, per il resto non ti preoccupare, sappiamo che sei dei nostri anche quando non ti leggiamo.

    Ho sentito dire molto bene, in effetti, dell’ultimo libro di Ferrante, ma io non l’ho letto.

    Ciao,
    Mari

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  4. @Cristina leggo ora il blog dopo mesi di assenza , apprendo del tuo grave lutto , sono senza parole ma con il cuore in mano ti mando un abbraccio .

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  5. @Domenico Fina @ Tutti

    Sto ultimando “Fuori da noi” di Giovanna Zoboli, da te suggerito il 26 dicembre dello scorso anno, mi sta piacendo molto e ti ringrazio per l’indicazione.

    Raccontata in prima persona, la vita dell’autrice viene rivissuta attraverso ricordi infantili e per il tramite delle letture che hanno alimentato il suo immaginario e quello della sorella (citata in più occasioni). Ai libri forniti dai genitori, che tentavano di evitare le favore più truci della tradizione, la nostra preferiva quelli incontrati per caso, quelli meno mondati, più paurosi, ma proprio per questo più coinvolgenti e catartici.

    Sono d’accordo con tutto quello che hai scritto sulla prosa di Zoboli, lieve e profonda, ma per me il libro ha un valore aggiunto perché dedica molte pagine alla letteratura naturalistica (io la chiamo così, ma non so se la definizione sia corretta) di cui l’autrice è appassionata. Avete presente quei libri sul giardinaggio che partono sì dalle indicazioni colturali, orticole, ma subito spaziano superando qualsiasi definizione o etichetta e travalicando il campo d’indagine che penseremmo dover delimitare la loro indagine?. Grazie alle tante citazioni trovate nel libro, ho già incontrato un nome che ho scoperto essere famoso, un intellettuale che non conoscevo.

    Dell’infanzia e dell’adolescenza in questo libro ci sono tanti altri ricordi, spiccano momenti felici, come le vacanze sulla collina romagnola, i viaggi in treno, alcuni squarci di Milano.

    Ciao,
    Mari

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  6. Mari, sono contento che ti stia piacendo è un libro intelligente, curioso, premuroso, direi; ci sono capitoli splendidi, quello del viaggio a Cracovia, intitolato ‘Contare celati dietro le quinte’ ad esempio. Hai ragione nel sottolineare che è un libro alla maniera dei manuali di giardinaggio inglesi, si citano peraltro manuali di giardinaggio al suo interno, quel genere tra il curioso, eccentrico, erudito ma non affettato; si cita anche Wislawa Szymborska e le sue “Letture facoltative”, autrice (Szymborska) molto amata da Giovanna Zoboli.

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  7. Grazie Edita e Rosamavi.
    UNa setta, dicevo, di Modus legendi solo per come è organizzata. C’è del potere anche nel far avanzare dei librio o un libro.

    Prova solo a mettere un pelo in discussione il leader e i suoi diktat( sorry, indicazioni) e vedi che ti succede. GUarda, non parlo mai se non conosco una cosa personalmente.
    Brutto gruppo, telecomandato,NON libero..
    A me proprio, NO

    non sto leggendo nulla di nulla.

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  8. @Cristina @ Camilla
    Cristina, scrivici lo stesso, anche se non stai leggendo. Anche tu, Cam, fatti sentire e dicci come stai.

    @Domenico Fina @ Tutti
    Vi dicevo che grazie al libro di Zoboli “Fuori da noi” ho scoperto un nome importante della cultura italiana: ho fatto la conoscenza di Ippolito Pizzetti, intellettuale poliedrico che si è guadagnato un posto d’onore nella libreria, e di conseguenza anche nella quasi autobiografia, della nostra scrittrice. Di Pizzetti ho voluto procurarmi almeno questo testo citato da Zoboli, raccoglie i suoi articoli apparsi sull’Espresso negli anni ‘70:

    ► Ippolito Pizzetti, “Pollice verde: il giardino, un hobby, una filosofia, un’arte”, Rizzoli, 2006, 348 p. BUR Saggi

    Mi direte che andarsi a prendere un libro sapendo di non poterlo leggere è frustrante, in parte avete ragione, ma almeno ho soddisfatto una curiosità. Si comprende subito di essere al cospetto di uno che sa scrivere e che scrive con cognizione di causa (non do niente per scontato, visto quello che c’è in giro), e poi spazia e non solo nella scelta degli argomenti, dalla malattia dei platani, alle colture per terreni poveri, fino al paesaggio inglese, no, spazia proprio nel senso che le sue argomentazioni sono vaste, ricomprendono problematiche orticole tanto quanto motivazioni paesaggistiche, individuano responsabilità politiche e di costume, addirittura, si permettono incursioni in campi che dal giardinaggio penseremmo molto lontani: in un articolo sui funghi, che devo ancora leggere, c’è anche Anna Karenina!

    Apprendo dall’OPAC che si è occupato anche di traduzione, è famosa la collana da lui curata degli Ornitorinchi (pure citata da Zoboli) che ha contribuito alla diffusione delle scienze naturali in Italia.

    Il libro non lo leggo ora, ma è nel fienile per “l’inverno”, cosa vuol dire? Che andrò senz’altro a riprendermelo in un momento no, perché, per usare un aggettivo che hai impiegato tu, Domenico, i libri come questo e come quello di Zoboli, sono “premurosi”, anzi, mi spingo a dire che per me in certe situazioni sono stati terapeutici.

    Ciao,
    Mariangela

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  9. Paolo Di Stefano sul Corriere (in allegato) ieri ha ripreso un post che avevo scritto sul forum “leggere e scrivere” circa le donne nella letteratura italiana. In un elenco ministeriale di autrici da leggere per il concorso all’insegnamento c’è solo una donna, Elsa Morante.
    Ma peggio ancora del maschilismo è l’automatismo, nel senso – come fa notare Paolo Di Stefano – con cui si formano materialmente e mentalmente liste indiscutibili e sempre uguali. Non mancano solo nomi importanti femminili come Lalla Romano, Ortese, Ginzburg, Cristina Campo, Amelia Rosselli ma anche nomi maschili come Landolfi, Parise, Bassani, Flaiano… in generale in questo elenco di nomi novecenteschi predomina il verso, la perpetua prosa d’arte di dannunziana memoria. E infine, come può mancare Pinocchio! che secondo La Capria è l’unico personaggio davvero universale creato dalla nostra letteratura.

    https://www.corriere.it/opinioni/20_febbraio_18/insegnare-letteraturaper-soli-uominimeglio-se-defunti-500c5104-527e-11ea-ac26-d47429c3b2e0.shtml?fbclid=IwAR0g8pqsyyn1HZqo691t3o8KEcHLwn1EWqTrEggUFDHkBojwTCn0ItZGf98

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  10. E bravo Domenico, giusta osservazione, speriamo venga letta da qualcuno che possa smuovere le acque stagnanti di quegli ambiti. In fondo anche quelli sono lo specchio di altri contesti dove predominano e persistono maschilismo e pigrizia intellettuale, incapacità di guizzi innovativi.

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  11. @Domenico @ Dani @Cristina @ tutti

    “Insegnare letteratura per soli uomini (meglio se defunti)”, titola l’articolo del Cds. Certo, il patriarcato, in questo senso il titolo dell’articolo è significativo, ma, per tornare al nostro vecchio argomento sulla capacità di leggere (e, in questo caso, di fare leggere) narrativa contemporanea, anche quanto espresso tra parentesi non è da sottovalutare. Secondo voi questo elenco non si ferma troppo in là nel tempo? Può essere che al XXI secolo neppure sia stato preso in considerazione? Forse sarebbe stato opportuno un cenno alla capacità di selezionare, e proporre, tra la vastissima offerta dei titoli di oggi.

    Ciao,
    Mariangela

    Piace a 1 persona

  12. @marian. Stranamente in un Paese che non legge (nulla o quasi) sarebbe urgente, irrinunciabile, dare spazio, spiegazioni, commenti, analisi incentivi,(magari a premio)alla letteratura contemporanea. Lì c’è il pensiero sul domani oltre che sull’oggi ed è urgentissimo ricorrere a forme
    di divulgazione affidate acritici, intellettuali di valore e di grande apertura mentale quanto gli scrittori contemporanei ci dicono.ciao. ciao. Cam
    aao

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  13. @Domenico Fina: La trovo una polemica stupida, nel senso che chi l’ha iniziata non ha avuto l’intelligenza di capire che se ci sono poche donne in elenco non è perché chi l’ha stilato è sessista, ma perché per lungo tempo in Italia le donne non hanno avuto neanche la possibilità di leggere, figuriamoci di produrre letteratura.
    Peraltro ho letto alcuni racconti di Elsa Morante (perché era da studiare anche per il mio concorso docenti), ed erano tutti tremendamente inconsistenti. Metterla nella stessa lista di Dante e Petrarca è ridicolo, sarebbe come mettere Massimo Boldi sulla Walk of Fame di Hollywood insieme a Cary Grant e Gary Cooper.

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  14. Wwayne, non so tu cosa legga, ma ti assicuro che Elsa Morante, Lalla Romano, Cristina Campo, Natalia Ginzburg non hanno niente da invidiare a scrittori canonizzati come Calvino, Pavese, Vittorini, Fenoglio eccetera, peraltro io sottolineavo il fatto che nell’elenco non c’è solo una miopia verso le scrittrici ma mancano anche scrittori grandissimi come Landolfi, Flaiano, Bassani, Parise, Volponi. Quindi il problema è: leggono seriamente coloro i quali stilano elenchi ministeriali? o si muovono per automatismi pigri. Paolo Di Stefano che ha raccolta la polemica è totalmente d’accordo con me, non si tratta di quote rosa, ha scritto Di Stefano, ma di una visione antropologica offuscata. Inoltre cosa c’entrano Dante e Petrarca, se io facevo riferimento esplicito ai nomi riguardanti il Novecento.

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  15. Fuori di polemica e tornando alle letture più disparate, per chi non l’avesse letto consiglio un testo a suo modo di una intelligenza umoristica unica. Pnin (1957) di Valdimir Nabokov

    «Il mio nome è Timofej» disse Pnin, mentre si accomodavano a un tavolo vicino alla finestra nella vecchia e malandata trattoria. «La seconda sillaba pronunciata con “uff”».

    Che libro Pnin! 180 pagine in cui se non c’è quasi tutto, beh c’è parecchio. Tutti siamo il Pnin di qualcun altro. Pnin il professore di letteratura russa, impacciato, che però sa giocare a croquet, pelato, abbronzato, cinquantenne non in forma, con denti nuovi, dall’eloquio a suo modo affascinante, parla l’inglese ma non sa pronunciarlo, spiega ai presenti saputelli che Anna Karenina non comincia un giovedì, bensì un venerdì, esattamente venerdì 23 febbraio 1872. Poi si distrae. Pnin che sa essere taciturno perché si sottrae rigorosamente ai commenti sul tempo. Pnin non afferra l’ironia americana. Pnin può sbagliare treno e sbagliare copione da leggere, sua moglie Liza lo ha lasciato per un altro, ma egli è disposto ad aiutarla economicamente ogniqualvolta quest’ultima si sia stancata degli altri uomini, perché Liza si stanca ripetutamente mentre ricorre alla psicanalisi per curare i guasti del suo umore, tuttavia Pnin non è certo che l’analisi sia un buon metodo. «Perché non lasciare alla gente i propri dispiaceri personali?». Sono una delle poche cose che si possiede veramente. Qui parla Nabokov, ma Nabokov non è Pnin. Pnin è Pnin: un personaggio che si inventa, si rinviene, mentre si va scrivendo.
    Quando Pnin si reca alla fermata del bus per incontrarla, scambia Liza per almeno quattro donne diverse, che da quattro distinti autobus salutano coloro i quali – come un trasognato Pnin – le stanno aspettando al capolinea.

    «Sai, Timofej, questo tuo vestito marrone è un errore. Un gentleman non porta il marrone»

    “Durante gli otto anni in cui aveva insegnato a Waindell, Pnin aveva cambiato alloggio – per una ragione o per l’altra, ma soprattutto per ragioni acustiche – all’incirca ogni sei mesi. L’accumularsi nella sua memoria di quel succedersi di stanze somigliava ormai a quelle esposizioni di sedie a braccioli assembrate, e letti, e lampade, e angoli di focolare, che ignorando ogni distinzione spazio-temporale, si mescolano nella luce morbida di un negozio di mobili mentre fuori nevica, e il buio si infittisce, e nessuno vuole davvero bene a nessuno.”

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  16. @Domenico Fina: Non sapevo che tu apprezzassi così tanto Elsa Morante: se l’avessi saputo, avrei evitato di esprimermi su di lei in modo così duro. Mi scuso dunque per le mie parole.
    Riguardo alla questione di chi includere o escludere dal canone, effettivamente è un problema spinoso. Qualunque scelta faccia il ministero, ci sarà sempre qualcuno che noterà un’esclusione eccellente, o alzerà il sopracciglio per l’inclusione di un autore da lui ritenuto un Carneade assolutamente trascurabile.
    A mio giudizio comunque la politica migliore è quella di essere il più restrittivi possibile: non dimentichiamoci che ogni autore del concorso andrà spulciato fin nei minimi dettagli dai candidati del concorso, quindi se il ministero allevia un po’ le loro fatiche male non fa.

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  17. @Domenico Fina @tutti

    Letteratura del Novecento (ormai da 20 anni secolo scorso, tra l’altro) questa sconosciuta!

    Grazie per le tue considerazioni su grandi autori e grandi autrici.

    Ricordo all’esame di letteratura II, un prof evitato da tutti per la sua “severità” mi chiese espressamente l’ultima pagina del programma, convinto che Jovine, Pasolini e comitiva fossero per me nomi e trame imparate da un Bignami.
    Lo rattristava il fatto che giovanissimi studenti fossero così portati ad uno studio, trito, mnemonico e di terza mano. E se il problema era già emerso nella prima metà degli anni ’90 in una sede deputata come l’Università, direi che da tempo è assodato.
    Nel preparare le simulazioni degli esami di Stato siamo costretti a definire e dividere gli autori tra canonici (Pascoli, Montale etc) e insoliti, non canonici tra cui comprendere una Lalla Romano, una Alda Merini e in fin dei conti anche la prima cantautrice che ha scritto una canzoncina significativa …di sto passo.
    C’è confusione! UFFA!

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  18. Mariangela, su questi ultimi venti anni le cose sono ancora in faticosa via di sistemazione, non è facile individuare letture ‘solide e durevoli’, la volatilità impazza. Posso pensare a Magris, Tabucchi, Calasso, Mari…
    Siti può essere autore di consistente e indiscusso valore? Boh. Sandro Veronesi? Boh. Elena Ferrante andrebbe considerata? Forse sì se tiene a mente come abbia saputo creare personaggi a loro modo universali. A me piace Letizia Muratori, che leggono quattro gatti. Interessanti giovani autrici come Claudia Durastanti e Marta Barone (Torinese 32enne) che ha appena pubblicato per Bompiani “Terra sommersa”, che non ho ancora letto, ma sembra (dal parere di lettori fidati) un ottimo testo.

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  19. Hai ragione, Domenico Fina, Pnin è un grande libro, indimenticabile. Intelligenza, ironia e struggimento. Intense le pagine in cui qualcuno gli ricorda Mira, una donna che ha amato e che è morta in campo di concentramento. Per poter vivere secondo ragione, Pnin aveva insegnato a se stesso, negli ultimi dieci anni, a non ricordare mai Mira Belockin, non in quanto di per sè la rievocazione di un amore giovanile, banale e breve, minacciasse la sua serenità spirituale, ma perchè, volendo essere sinceri con se stessi, era impossibile credere che sussistesse una qualsiasi coscienza, e di conseguenza una qualsiasi consapevolezza, in un mondo dove erano possibili cose come la morte di Mira.

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  20. @Domenico Fina @Camilla @tutti
    Domenico, è vero, però un cenno alla narrativa contemporanea si poteva pur fare, vista la sua indispensabilità per capire il mondo di oggi, sottolineata da Camilla. Grazie per le indicazioni.

    @tutti
    Ho terminato “Resoconto” di Rachel Cusk e devo dire che non mi ha convinta benché abbia raccolto recensioni più che positive.

    L’io narrante riferisce i racconti di quanti a lei confidano la loro vita: il vicino d’aereo, gli amici, i conoscenti, i suoi allievi di scrittura creativa. Il libro, costituito da tanti racconti, è tutto impostato con il discorso indiretto, ne dovrebbe sgorgare un flusso di coscienza, un intrecciarsi di esistenze o qualcosa del genere, ma qualcosa per me non ha funzionato. Forse, perché è troppo labile il filo rosso che vorrebbe legare i racconti (è lei, la narratrice che tiene assieme tutto e ogni tanto infatti apprendiamo dei suoi figli e delle sue traversie familiari), o forse perché, appunto, il resoconto di quanto ascoltato e riferito non è abbastanza incisivo. O meglio, ci sono delle scene che mi hanno colpita (intenso il racconto del padre che, per la prima volta dopo la separazione, porta da solo i figli in gita e, a causa di un forte temporale, si perde e vive quella disavventura come sintomatico del suo smarrimento esistenziale), ma a parte qualche sprazzo, nel complesso non ne ho ricavato molto.

    Lo conoscete? è il primo di una trilogia, è appena uscito anche il terzo, di cui ora non ricordo il titolo.

    Ciao,
    Mari

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  21. concordo, Pnin libro delizioso, godibilissimo, molto molto carino. Non direi grande, ma davvero interessantissimo.

    Sul Novecento e le scrttrici, bah, a me cascano solo le braccia, sto paese di un maschilismo feroce e così tanto stupido… ohimè.

    La storia e L’isola di Arturo di Elsa Morante sono due capolavori totali e indiscutibili.
    Certo per parlarne bisognerebbe averli letti.

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  22. Cristina concordo su Morante, Pnin invece non lo trovo soltanto godibile è carino, lo trovo un libro di grande valore per l’occhio col quale si descrivono gli interni, gli atteggiamenti tra i personaggi, le loro velleità, le relazioni, il kitsch degli arredamenti; è un libro scritto magnificamente, un esempio di stile, intimamente flaubertiano nello sguardo.

    @Mariangela
    Il primo volume della trilogia di Rachel Cusk l’ho abbandonato a metà, non so se lo riprendo, mi sembra uno di quei romanzi esageratamente incensati, come capita con alcune serie tv, che un certo mondo editoriale, tutto connesso, caldeggia. Non ho trovato niente di nuovo né di mirabolante nel testo. Credo che ci sia in giro un spaventoso bisogno di individuare capolavori, che se ci si ferma con la giusta distanza a guardare, non lo sono, penso anche ai film, ho visto Parasite, stracelebrato, ma non ha niente del capolavoro autentico.

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  23. Bene bene, questo blog si è riacceso. Ultimamente era, come dire, dormiente.
    Io devo iniziare un saggio di Rifkin, UN GREEN NEW DEAL GLOBALE. Spero di riuscire a portarlo a termine. Ho seri problemi con i saggi. Se la scrittura non è in qualche modo accattivante fatico a leggerli, mi annoio.. ed è un peccato perché spesso i temi trattati sono interessanti e meritevoli. Ora però mi devo impegnare, facendo un po’ la bibliotecaria non posso non essere aggiornata. Anche voi avete la mia difficoltà?

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  24. @Domenico Fina @tutti
    Domenico, mi induci a raccontare una cosa che avevo taciuto nel precedente commento su “Resoconto” di Rachel Cusk per non sembrare presuntuosa.

    Quando posso, ascolto volentieri “Sabato libri” di Radio Popolare, apprezzo molto il conduttore e, quando interviene, vado sempre a vedermi i libri citati da Cataluccio, scrittore anch’esso, che spesso viene intervistato durante la trasmissione. Due sabati fa, però, proprio su Rachel Cusk, ho sentito un commento di Bruna Miorelli che, anche dopo il solito esame di coscienza (ho letto con attenzione? sono stata frettolosa? Ero concentrsta su quello che l’autrice voleva dirmi?) non ho condiviso:

    https://www.radiopopolare.it/podcast/sabato-libri-di-sab-15-02-seconda-parte/

    Presentandone il terzo libro appena edito in Italia, Miorelli ha parlato della trilogia, di cui “Resoconto” è il libro d’esordio, in termini unitari e molto elogiativi. Cusk sarebbe scrittrice che rifiuta gli schemi tradizionali perché non cerca l’intreccio classico, saprebbe parlare con profondità e senza infingimenti dei rapporti familiari, sonderebbe l’animo umano con considerazioni profonde che deriva dalla sua precedente esperienza di saggista. Nelle sue storie, spesso verrebbe scandagliato con attenzione il tema della produzione artistica.

    Ecco, nel rispetto delle idee degli altri, io penso che questo sia un esempio di recensione un po’ troppo entusiastica per un libro a mio parere piuttosto debole.

    Però nello stessa trasmissione ho sentito anche Amitav Ghosh!

    Ciao,
    Mariangela

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  25. @Dani @tutti
    No, Dani, con i saggi, se sono quelli scritti come dico io, da autori che vogliano farsi capire, problemi mai, solo divertimento puro. Adesso no perché non ho tempo, ma appena posso …

    Di Rifkin avevo letto un libro che era stato condiviso anche dal gdl di Cologno Monzese e di cui avevamo parlato qui:

    https://gruppodilettura.com/2015/02/17/jeremy-rifkin-societa-costo-marginale-zero-3-riflessioni/

    https://gruppodilettura.com/2015/02/10/jeremy-rifkin-gruppo-lettura-cologno-monzese/

    Ciao,

    Mari

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  26. @Dani
    Mamma mia, i saggi.
    Non ho un buon rapporto. Però con gli anni, via via che si è consolidata una certa fiducia nelle mie capacità di comprensione del mondo e soprattutto dal momento che sono nati in me interessi specifici.
    Resto attaccata alla narrativa. La divoro.
    Con i saggi è un percorso più tortuoso.

    Ora dovrei leggere Emilio di Rousseau per i miei studi. Non mi alletta.

    Sono in un limbo tra l’altro.
    Mi trovo in Sicilia. Fuggita stamane, per timore di una quarantena che mi avrebbe impedito di raggiungere i miei, sono qui senza nulla, né PC né testi di studio, né lavori di scuola.
    Fuggita dalle vacanze!
    Surreale.
    Buona serata.

    Piace a 1 persona

  27. Cari tutti trovo che il blog goda buona salute. Certo che gli interventi di Domenico Fina. spesso lluminano certe stradine sconnesse dove si pesta il cosiddetto luogo comune ed è impossibile vedere.la bellezza di alcuni autori/trici originali, grandi inventori di arte della scrittura, che non somigliano a quanto già conosciamo fin dalla infanzia, un poco “cimiteriali” come foto incorniciate, un po polverose Oso segnalare un libro pieno zeppo di idee che non mi pare somigli al già visto. Si chiama. PERCHÉ IL BAMBINO CUOCE NELLA POLENTA, di Aglaja Veteranyi. ed. Keller, pag. 198.
    Abbracci a tutte /i. Cam

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  28. @tous le monde del blog. Ogni volta che vedo citato il famoso “Carneade chi era costui” mi viene voglia di dire che don Abbondio era ignorante e che il buon. CARNEADE, circa 200 a. C. fu un importante filosofo del suo tempo. Le citazioni Manzoniane sono tutte preziose. M. sapeva benissimo “chi era” costui. Ovviamente
    Cam

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  29. Ciao a tutti. Qualcuno di voi ha letto I VAGABONDI di Olga Tokarczuk? Vorrei un parere spassionato…sono indecisa sull’acquisto per la biblio. Io ho amato molto GUIDA IL TUO CARRO della stessa autrice, ma questo non lo conosco. Help!

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  30. Con la coda tra le gambe, avvilita e anche stupita (migliaia di libri ho divorato) ma io la scrittrice vincitrice del Nobel non sono riuscita a leggerla. AMEN. Ciao ciao. CAM

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  31. @Dani @tutti
    Dani, ti avevo risposto a proposito dei saggi, ma il mio commento deve essere ancora in stand-by.

    @Claudio @tutti
    Di alessandro Robecchi ho terminato “I tempi nuovi”, poliziesco ambientato nella Milano del XXI secolo: agile, gradevole senza essere facilotto, io me lo sono gustato e mi è piaciuto.

    Qui supereroi in azione non ce ne sono, ci sono poliziotti, una ex poliziotta, investigatori privati e una banda che ricicla danaro sporco. Tra una cosa e l’altra questo giallo butta lì anche qualche argomento di attualità (bullismo, TV spazzatura e socialmedia) e fa riflettere sui “tempi nuovi”. Umorismo e ironia non mancano, anzi sono proprio questi gli ingredienti che più ti portano a sorridere, ma in certi punti è un sorriso amaro, su alcuni aspetti della società contemporanea.

    Claudio tu lo conosci?

    Mari

    "Mi piace"

  32. Si Mariangela l’ho letto durante un tour in Marocco lo scorso anno e mi è piaciuto. Dovresti leggere anche Torto Marcio e Follia maggiore sempre con gli stessi sovraintendenti Ghezzi e Carella e gli investigatori della domenica Monterossi e Falcone. Sono gialli con storie attualissime e nello stesso tempo descrivono una Milano da bere di Craxiana memoria.

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  33. @Dani, buonpomeriggio, secondo me “I Vagabondi” è un molto bello; ad alcuni lettori sembra dispersivo: ci sono decine e decine di storie e personaggi, luoghi, descrizioni, osservazioni, considerazioni, pensieri, riflessioni. È una scrittura che non trova pace né soste. È una grande ricchezza ma richiede una lettura paziente; a volte va interrotta, rallentata. Inoltre suggerisce a sua volte al lettore di interrogarsi su cosa sia la narrazione nel XXI secolo, su come dobbiamo allargare la nostra idea di scrittura. Io lo consiglio, è un libro del quale viene voglia di parlare, di discutere.
    Abbracci
    – luigi

    Piace a 1 persona

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